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La Fondazione Cartier-Bresson celebra l’iconico fotografo giapponese e il suo approccio esistenziale alla fotografia stessa.

Il fascino di Henri Cartier-Bresson è indiscutibile. Da diversi anni ci ripromettevamo di visitare la fondazione a lui dedicata ma per diversi motivi (tra cui una lunga chiusura per lavori) non era ancora stato possibile. Alla ricerca di un’oasi di riflessione al riparo dalla canicola parigina di luglio, la nostra visita si è rivelata un’occasione perfetta per esplorare questo spazio.

Una struttura moderna dotata anche di un’interessante bookshop (ovviamente a tema fotografico), a due passi dall’iconico quartiere Les Marais, che al momento ospita due mostre oltre ad alcune opere (poche a dire il vero) di Cartier-Bresson e di sua moglie Martine Franck. In questi mesi, lo spazio ospita le opere di Daido Moriyama e un’altra mostra dedicata al fotografo ivoriano Nuits Balnéaires.

Daido Moriyama: istantanee esistenziali di vita urbana

Daidō Moriyama è nato nel 1938 a Ikeda, nella prefettura di Osaka. È considerato uno dei più importanti fotografi giapponesi contemporanei, nonché una figura chiave della street photography

Dopo gli studi in grafica e l’esperienza come assistente di Eikoh Hosoe,fotografo e regista giapponese noto anche per la sua collaborazione con lo scrittore Yukio Mishima, si afferma alla fine degli anni Sessanta entrando nell’orbita della rivista d’avanguardia Provoke.

La sua ricerca si concentra sulla vita urbana, in particolare quella del caos di Tokyo, osservato come un macrocosmo in continua evoluzione, frammentato e ricco di contrasti. Il suo linguaggio visivo rompe con la fotografia tradizionale attraverso immagini ad alto contrasto, spesso mosse, sfocate e sgranate, una sorta di approccio “punk” alla fotografia.

Più che immortalare la realtà, Moriyama si pone l’obiettivo di approcciarne l’intensità e l’instabilità, trasformando ogni foto in un’esperienza decisamente istintiva. La sua opera ha influenzato profondamente la fotografia contemporanea e continua a essere un punto di riferimento per intere generazioni di autori.

La Fondazione Henri Cartier-Bresson: gli archivi e le mostre

Voluta da Henri Cartier-Bresson, da sua moglie Martine Franck e dalla loro figlia Mélanie, la Fondation Henri Cartier-Bresson è stata inaugurata nel maggio del 2003. Oggi conserva gli archivi di Henri Cartier-Bresson e Martine Franck, ma soprattutto è uno spazio espositivo che ospita mostre fotografiche di grande rilievo.

Gli archivi di Cartier-Bresson e Franck comprendono oltre 50.000 stampe e 200.000 negativi, oltre a documenti di ogni genere. Fino al 2018 gli archivi erano distribuiti in quattro sedi diverse; da allora sono stati riuniti e conservati nel nuovo edificio in Rue des Archives nel terzo arrondissement (precedentemente la fondazione era visitabile nel quartiere Montparnasse). 

Di proprietà privata ma riconosciuta di pubblica utilità, la Fondazione è ormai considerata una delle istituzioni culturali più prestigiose di Parigi. Ospita quattro mostre personali all’anno dedicate principalmente a fotografi e illustratori.

Daido Moriyama. Lettres d’amour à la photographie | © Antonio De Oto
Daido Moriyama. Lettres d’amour à la photographie | © Antonio De Oto
Daido Moriyama. Lettres d’amour à la photographie | © Antonio De Oto

Lettere d’amore alla fotografia: la mostra

Non conoscevo bene la fotografia di Moriyama, per questo l’impatto è stato devastante, una personale e sottile sensazione di game-changing nell’approccio alla fotografia come forma d’arte.

Per Daidō Moriyama la fotografia è parte integrante dell’esistenza, non soltanto un mezzo espressivo, ma una presenza costante, poetica e intrisa di profondo realismo.
Fin dagli anni Sessanta ha costruito con essa un rapporto quotidiano, esplorandone le possibilità attraverso i propri scatti e dedicandosi anche a libri e testi teorici che riflettono sul significato stesso del fotografare. 

Nel 1972 pubblicò Shashin yo sayonara (Addio alla fotografia), un’opera destinata a rivoluzionare il linguaggio fotografico, mettendo in discussione i canoni della fotografia tradizionale. 

È proprio questo quello che emerge mentre si visita la mostra, in un percorso espositivo curato e ben scandito, in cui alcune pareti gialle offrono un’eccezionale contrasto che valorizza il bianco e nero delle opere di Moriyama.
Non solo volti e strade, ma anche bottiglie, lattine, lampadine e parti elettroniche prendono parte al pellegrinaggio emotivo del fotografo che smette di documentare per vivere le istantanee stesse.

Fra le pareti appare un’illuminante citazione:

Shashin yo sayonara [Farewell Photography], “it might seem like a somewhat ironic title, but it's about my feelings of hate and wanting to say farewell to spiritually peaceful photographs, to photographs that show no doubt about what photography means, in other words photographs that lack all reality.”

- Daido Moriyama, 1972

Forse è proprio qui che si manifesta in modo più lucido ed espressivo l’approccio di Moriyama, una ribellione “punk” ante litteram nei confronti di qualsiasi rappresentazione che sfugga dalla realtà per tendere verso un sublime finto e artefatto.
Il percorso espositivo è volutamente lineare e costruito attorno a un unico nucleo concettuale: il rapporto ossessivo e inesauribile che Moriyama intrattiene con la fotografia, senza indugiare su aspetti cronologici o forzatamente tematici.
Le foto, ineluttabilmente, parlano da sole.

Andrete a vedere la mostra Daido Moriyama. Lettres d’amour à la photographie alla Fondation Henri Cartier-Bresson di Parigi? Fatemelo sapere qui nei commenti, oppure sulla pagina Instagram!

Informazioni utili per la visita

Daido Moriyama. Lettres d'amour à la photographie
A cura di Clément Chéroux
Dal 20 maggio al 4 ottobre 2026
Fondation Henri Cartier-Bresson
79 Rue des Archives, 75003 Paris, Francia
Orari: da martedì a domenica dalle 11:00 alle 19:00. Chiuso il lunedì.
Biglietti: intero 10€ / ridotto 6€ / per verificare le condizioni di riduzione o gratuità, consultare il sito ufficiale.
Sito Web

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