
Cairano, cosa vedere nel borgo sospeso dell’Alta Irpinia tra storia, panorami e tradizioni
Guida a Cairano: storia, collina panoramica, cantine ipogee e sapori tipici del piccolo borgo medievale dell’Irpinia.
Nell’entroterra dell’Alta Irpinia, tra crinali appenninici e ampie vallate, compare all’improvviso il piccolo borgo di Cairano. Il paese si trova a circa 770 metri di altitudine – quasi ottocento metri sul livello del mare – e conta appena 298 abitanti, ma la sua posizione spettacolare gli conferisce una presenza scenica ben più imponente.
È uno di quei luoghi dove il racconto dell’Irpinia più autentica emerge in ogni dettaglio. Le architetture storiche del borgo dialogano continuamente con l’ambiente naturale circostante: pietra, vicoli e case antiche si integrano con il profilo delle montagne e con l’ampiezza delle vallate che circondano il paese.
La collocazione geografica di Cairano non è casuale. Il borgo si trova infatti tra la Valle dell’Ofanto e la valle del fiume Sele, in una posizione che per secoli ha rappresentato un naturale corridoio di passaggio tra il versante adriatico e quello tirrenico della penisola. Un crocevia discreto ma strategico che ha segnato la storia del territorio. Attorno al piccolo centro sorgono altri borghi dell’entroterra appenninico: Andretta, Calitri, Conza della Campania e Pescopagano, che delimitano i confini del suo territorio.
Indice
Cenni storici su Cairano: dalle necropoli dell’età del Ferro al borgo medievale dell’Irpinia
Arroccato su uno sperone roccioso che domina l’intera Valle dell’Ofanto, l’antico abitato, un tempo noto come Castellum Carissanum, appare immerso in un paesaggio di grande suggestione. L’origine etimologica rimanda al termine Car-janus, interpretato come “monte di Giano”, che in epoca romana venne trasformato in Castellum Carissanum. La denominazione attuale, Cairano, compare stabilmente a partire dal XVI secolo, come attestano anche le carte geografiche vaticane completate nel 1585.
Molto prima di queste attestazioni scritte, però, il territorio era già abitato. A testimoniarlo sono importanti scoperte archeologiche che collocano qui insediamenti umani già prima dell’età del ferro. In quest’area è stata individuata una necropoli appartenente alla cosiddetta Fossakultur, tanto significativa da dare il nome a un’intera facies archeologica: la “Cultura di Cairano ed Oliveto Citra”.
Gli scavi effettuati nelle località di Vignale, Serra e Cannelicchio hanno infatti restituito tracce di abitati e necropoli databili tra il IX e il VI secolo a.C., riconducibili alla cultura definita dagli studiosi “Oliveto-Cairano”. Le tombe rinvenute sono tombe a fossa – tra le più antiche di questo tipo scoperte in Campania – e restituiscono l’immagine di una comunità già evoluta e ben inserita nei circuiti culturali dell’Appennino.



I corredi funerari raccontano molto di quel mondo antico: elmi in bronzo, rasoi, coltelli, fibule e vasi in terracotta testimoniano una popolazione esperta nella lavorazione dei metalli e coinvolta in reti di scambio che attraversavano le montagne. Oggi molti di questi reperti sono conservati presso il Museo Irpino di Avellino.
La conformazione del territorio contribuì in modo decisivo a questa continuità di presenza umana. Il borgo sorge in una posizione naturale di controllo tra la Valle dell’Ofanto e la valle del fiume Sele: un corridoio naturale che collegava il versante adriatico con quello tirrenico. Questa collocazione strategica rese Cairano un luogo di presidio e osservazione già in età antica.
Durante il periodo romano la rocca divenne infatti un avamposto militare a difesa della colonia di Conza, considerata di grande valore strategico. La località compare anche nelle fonti classiche: viene citata da Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia (Libro II, 57) e compare inoltre nel De Bello Civili di Giulio Cesare. Più tardi il territorio è ricordato anche in una bolla inviata nel 1096 da Papa Urbano II all’arcivescovo Alfano di Salerno.
Con il declino del mondo romano, il sito non perse la propria importanza. In epoca longobarda l’insediamento assunse con ogni probabilità la funzione di castrum, una struttura militare destinata al controllo delle valli circostanti. Successivamente furono i Normanni a rafforzarne le difese, dando origine alla fortezza attorno alla quale si sviluppò l’abitato medievale. Ancora oggi il centro storico conserva l’impianto urbanistico di quel periodo, nonostante le numerose trasformazioni e le vicende attraversate nel corso dei secoli.
Durante l’età feudale Cairano rimase per lungo tempo legato al feudo di Conza, di cui costituì una rocca fino alla seconda metà del Seicento. Tra il 1676 e il 1679 il borgo divenne finalmente feudo autonomo, segnando una nuova fase della sua storia amministrativa.
Per secoli l’economia del paese rimase profondamente legata alla terra. La fertilità delle vallate circostanti favorì una forte vocazione agricola che garantì al borgo una discreta prosperità e una popolazione stabile. Questo equilibrio iniziò a incrinarsi soltanto nel secondo dopoguerra, quando anche Cairano fu coinvolto nel grande fenomeno migratorio che interessò molte aree interne dell’Appennino.
Da allora il paese ha conosciuto un progressivo spopolamento che ne ha ridotto drasticamente gli abitanti. Il terremoto del 1980 segnò profondamente il destino del borgo e accelerò il progressivo spopolamento che già interessava molte aree interne dell’Appennino. Eppure, nonostante il calo demografico, il fascino storico e paesaggistico del borgo è rimasto intatto.
Oggi, però, Cairano guarda a una possibile rinascita: il recupero del patrimonio architettonico, le iniziative culturali e l’interesse crescente verso i piccoli borghi stanno lentamente riportando visitatori e nuove prospettive in questo angolo di Irpinia.
Cosa vedere a Cairano
Il paese sorge su di un’alta collina e sulla sponda sinistra dell’Ofanto. Dalla sua posizione dominante, che conserva ancora il caratteristico borgo medioevale formatosi con sviluppo concentrico intorno al proprio castello, Cairano sovrasta il fiume e ne controlla in parte il fondovalle.
Il piccolo borgo medioevale si sviluppa in un susseguirsi di vicoli a spirale, realizzati con pietra antica, e di palazzi storici. Nel punto più alto dell’abitato, si erge la chiesa madre di San Martino, con la caratteristica cupola e la torre campanaria. Inoltre, dal panorama della Rocca si può godere uno dei panorami più belli d’Irpinia.
Non sorprende che questo luogo, così carico di atmosfera, sia stato scelto come set cinematografico. Nel 1963 il paese divenne infatti la location del film neorealista La Donnaccia – tratto dai testi di Camillo Marino e Giacomo D’Onofrio – diretto da Silvio Siano. Per qualche settimana il piccolo borgo si trasformò in un grande palcoscenico: gli abitanti parteciparono come attori e comparse. La pellicola affrontava temi molto sentiti nell’Italia di quegli anni – l’emigrazione, le credenze popolari e le difficoltà della vita quotidiana – lasciando un ricordo ancora vivo nella memoria collettiva della comunità.
Il centro storico di Cairano: vicoli in pietra, palazzi storici e scorci panoramici
Le stradine di Cairano si intrecciano tra loro seguendo l’andamento della collina e conducendo verso piccole piazze e scorci panoramici. Gli edifici conservano ancora numerosi portali in pietra e dettagli architettonici che documentano la storia locale.
Tra gli edifici storici del borgo si distingue il Palazzo Marchesale Mazzeo, noto anche come Palazzo degli ex Marchesi Garofalo. La residenza risale al XVIII secolo e testimonia la presenza delle famiglie nobiliari che nei secoli hanno esercitato un ruolo importante nella vita amministrativa e sociale del paese.



Un altro edificio di rilievo è il palazzo gentilizio della famiglia Amato, anch’esso risalente al XVIII secolo. Al suo interno è conservata una piccola cappella privata che, secondo la tradizione, ospitò in passato San Gerardo Maiella durante uno dei suoi soggiorni nella zona. L’insieme di questi beni storici e paesaggistici ha portato il borgo a essere inserito tra i “Luoghi del Cuore” del FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano.
La Chiesa di San Leone Magno: il piccolo santuario del patrono di Cairano
Tra i luoghi più rappresentativi della devozione locale spicca la Chiesa di San Leone Magno, cappella dedicata al patrono del paese, San Leone Magno. L’edificio fu costruito nel 1727 e ancora oggi testimonia la profonda fede della comunità cairanese.
La chiesa si trova nell’omonima via dedicata al santo, affacciata su una piccola piazza delimitata dal Belvedere, da Palazzo Mazzeo e dai resti dell’antico borgo. A pochi passi si trova anche la Chiesa della SS. Immacolata Concezione e di fronte all’edificio il Monumento ai Caduti.
Architettonicamente la chiesa si distingue per la sua facciata sobria e per l’impianto a navata unica. All’interno si conserva un elegante altare in marmo policromo che impreziosisce lo spazio sacro. La posizione panoramica permette inoltre di affacciarsi sulla valle circostante.
Il legame tra il paese e il suo patrono emerge soprattutto durante i festeggiamenti religiosi: in quell’occasione una processione attraversa le stradine del borgo partendo dalla Chiesa di San Martino Vescovo e toccando tutte le vie del centro storico, fino a raggiungere via San Leone prima del ritorno alla chiesa madre. L’edificio è visitabile negli orari delle funzioni religiose.
La Chiesa della SS. Immacolata Concezione: l’elegante edificio religioso ottocentesco
Tra gli edifici religiosi più recenti del borgo si distingue la Chiesa della SS. Immacolata Concezione, costruita nel XIX secolo. Situata in via Silvano, a breve distanza dalla Chiesa di San Leone Magno, questa chiesa colpisce per la sua semplicità armoniosa.
La facciata, di colore giallo chiaro, è arricchita da un portale in pietra, un orologio murale e una croce che domina l’edificio. Sul lato posteriore destro si eleva una piccola torre campanaria sormontata da un’altra croce, di dimensioni più ridotte.
L’interno conserva uno degli elementi più interessanti della chiesa: una tela del XVIII secolo, posta su un altare marmoreo, realizzato con una raffinata combinazione di diverse tonalità di pietra. Anche questa è aperta al pubblico negli orari delle celebrazioni.
La Torre Civica di Cairano: l’antico campanile legato alla storia del castello
Imboccando via San Leone, si raggiunge la Torre Civica, costruita nel XIX secolo. La torre campanaria, di forma quadrangolare e realizzata con blocchi di pietra sbozzata, fu ricostruita dopo l’abbattimento del precedente campanile situato sul lato destro della facciata della chiesa.
Studi storici hanno dimostrato che la struttura originaria non era soltanto un campanile: in passato costituiva probabilmente una torre civica e uno dei bastioni della cinta muraria del castello, ulteriore testimonianza della funzione difensiva che Cairano ebbe nei secoli.
La Chiesa di San Martino Vescovo: la chiesa madre del borgo tra arte e storia
Poco distante dalla Torre Civica, affacciata su una piccola piazza circondata da case basse, sorge la Chiesa di San Martino Vescovo, edificio religioso che rappresenta la chiesa madre del borgo. Dedicata a San Martino di Tours, la chiesa fu edificata verso la fine del Seicento e si distingue esternamente per la cuspide poligonale che ne caratterizza la copertura.
All’interno si conservano diverse opere risalenti al Settecento, tra cui una tela raffigurante la Madonna con Bambino. Nell’abside trova posto anche la statua lignea di San Martino, custodita nella nicchia centrale. L’opera, realizzata in legno, è sopravvissuta quasi intatta al devastante terremoto del novembre 1980.
La struttura dell’edificio è imponente: la pianta a croce latina rivela l’importanza che la chiesa ebbe storicamente per la comunità locale, quando il territorio apparteneva all’antica arcidiocesi conzana. In origine l’edificio presentava un ricco apparato decorativo di gusto settecentesco, composto da stucchi e ornamenti che impreziosivano la navata centrale, le due navate laterali, il transetto e il presbiterio, fino all’abside che conserva ancora oggi l’antico coro ligneo.



Le vicende architettoniche della chiesa sono state complesse. Una prima struttura, probabilmente precedente al XVIII secolo, crollò alla fine del Seicento e portò alla completa ricostruzione dell’edificio. Un ulteriore ampliamento fu realizzato alla fine del Settecento su iniziativa delle famiglie più influenti del luogo. Questa configurazione rimase sostanzialmente intatta fino al terremoto del 1980, che provocò il crollo della navata centrale e gravi danni al presbiterio, al transetto, all’abside e alla cupola.
Il successivo restauro, condotto sotto la supervisione della soprintendenza, ha cercato di restituire all’edificio la ricchezza dello stile settecentesco napoletano. Grazie a questo intervento è stato possibile recuperare la pianta a croce latina del XVIII secolo e gran parte degli stucchi decorativi del presbiterio, del transetto e della cupola.
La cupola, rivestita da una calotta ottagonale, è decorata con stucchi che raffigurano la colomba dello Spirito Santo circondata da schiere angeliche. I raggi dorati che partono da questa scena illuminano simbolicamente il presbiterio sottostante. Ai quattro angoli del presbiterio compaiono le immagini di figure centrali della tradizione biblica: il profeta Isaia nel momento della purificazione delle labbra con il carbone ardente, Ezechiele con il carro di fuoco, Daniele liberato dall’angelo del Signore dalla fossa dei leoni e Zaccaria, l’ultimo dei profeti.
Anche il transetto è ricco di elementi decorativi: stucchi raffiguranti angeli sorreggono stemmi e motivi floreali che restituiscono all’ambiente una notevole eleganza. Nel braccio destro del transetto si trova la cosiddetta “cappellina del Sacro Cuore”, una piccola cappella in marmo bianco realizzata secondo i modelli della scuola napoletana. Al suo interno è custodita la statua del Sacro Cuore, recentemente restaurata insieme ad altre statue devozionali tra cui la Madonna del Carmelo, l’Ecce Homo, la Madonna Addolorata, la Madonna del Rosario e Santa Maria del Popolo.
Sempre nel transetto destro è conservato anche il busto di San Leone Magno, patrono del paese, la cui statua principale si trova invece nella cappella a lui dedicata.
L’ingresso della chiesa è segnato da un imponente portale marmoreo sul quale è incisa la frase latina “Haec est Domus Dei et Porta Caeli”, ovvero “Questa è la casa di Dio e la porta del cielo”. Il portale antico è stato arricchito in tempi recenti da una porta decorata con sei bassorilievi in rame battuto a mano. Le scene rappresentate richiamano simbolicamente Cristo come “inizio” e “fine”, la natura della Chiesa e il messaggio evangelico della carità e della vita eterna donata attraverso la Passione e la Resurrezione.
Le Cantine Ipogee: il quartiere sotterraneo del vino
Uno degli aspetti più sorprendenti del centro storico di Cairano è rappresentato dal quartiere delle cantine ipogee. Qui si estende un sistema di oltre cento grotte scavate nella roccia, di origine molto antica, utilizzate nel tempo come spazi per la conservazione del vino.
Queste cavità sotterranee possiedono caratteristiche geomorfologiche ideali per l’invecchiamento e la conservazione dei prodotti agricoli: la temperatura rimane costante durante tutto l’anno, creando condizioni perfette per il vino custodito al loro interno. Il quartiere delle cantine rappresenta dunque una testimonianza concreta della tradizione agricola del borgo.
I ruderi del Castello di Cairano: la fortezza medievale del Castellum Carissanum
Sulla sommità della collina che domina il paese si trovano i resti dell’antico castello, identificato nelle fonti come Castellum Carissanum. Le strutture visibili oggi sono frammenti delle mura perimetrali di una fortezza risalente almeno al 1096.
Nel 1269 fu acquistato da Bartolomeo Bellonaso e nel 1355 passò al conte Mattia Gesualdo della famiglia Castiglione, che ne mantenne il possesso per quasi tre secoli. L’ultimo proprietario fu il marchese Nicola Garofalo nel 1770.
La struttura originaria, risalente all’epoca longobarda, fu modificata più volte nel corso dei secoli e subì gravi danni a causa di eventi sismici e dell’abbandono, già a partire dal XV secolo.
La Rupe di Cairano e la Collina del Calvario: il balcone panoramico sull’Alta Irpinia
Nel punto più alto di Cairano si trova uno dei luoghi più suggestivi dell’intero territorio: la Rupe. Per raggiungerla bisogna risalire lentamente le stradine in pietra del centro storico fino alla cima tufacea del borgo, a circa 803 metri di altitudine. Una volta arrivati, il paesaggio si apre improvvisamente: una vallata vasta e luminosa incorniciata dalle montagne dell’Alta Irpinia.
Da questo straordinario punto panoramico lo sguardo giunge, attraversando i campi e i rilievi dell’entroterra, fino a incontrare i piccoli centri di Andretta, Conza della Campania e Sant’Andrea di Conza. Al centro dell’orizzonte si distingue lo specchio d’acqua del Lago di Conza, uno degli elementi più iconici di questo paesaggio naturale.
Negli ultimi anni la Rupe è diventata anche un’esperienza sensoriale grazie all’installazione di tre particolari organi a vento: strutture composte da gruppi di canne realizzate in lega di zinco e titanio, fissate su basi in cemento armato progettate per catturare le correnti d’aria. Il vento che risale dalla valle attraversa queste canne trasformandosi in suono, creando un accompagnamento naturale per chi passeggia o si ferma a contemplare il panorama.



Il borgo, grazie alla sua posizione e ai vasti spazi che si aprono tutt’intorno, è anche un punto di riferimento per gli appassionati di volo libero. Ogni estate il cielo sopra il paese si anima con la tradizionale festa dell’aria, quando parapendii e deltaplani colorano l’orizzonte.
Per la comunità locale questo punto del borgo ha anche un forte significato spirituale. Nel 1966, dopo una missione popolare dei padri Passionisti, l’area fu dedicata alla Crocifissione di Cristo. Da allora è considerata un luogo di meditazione e preghiera. Ogni anno, durante il Venerdì Santo, il paese mette in scena una suggestiva Via Crucis che attraversa tutte le strade del borgo per concludersi proprio in questo punto, in un’atmosfera quasi mistica.
Inoltre, la collina riveste un ruolo di grande importanza per l’archeologia locale. Qui sono stati rinvenuti numerosi reperti legati alla civiltà denominata “Oliveto Citra-Cairano”, parte della cosiddetta cultura delle tombe a fossa dell’età del Ferro. I primi ritrovamenti avvennero casualmente durante lavori agricoli.
Nel 1967 la Soprintendenza alle Antichità di Salerno, Avellino e Benevento avviò la prima campagna di scavi sistematici. Le indagini iniziarono nella contrada Vignale, dove venne scoperta una necropoli con 24 corredi funerari databili tra il IX e la prima metà del VI secolo a.C. Successive campagne di scavo, svolte tra il 1970 e il 1972 e nuovamente nel 1976, ampliarono la conoscenza del sito.
Proprio sulla Collina del Calvario furono individuati resti di un antico abitato accanto a una necropoli arcaica. Gli archeologi riportarono alla luce sei tombe a fossa – di forma rettangolare, strette e allungate – nelle quali i defunti venivano deposti supini e coperti con pietre e ciottoli di fiume. I corredi funerari erano generalmente collocati lungo le gambe e ai piedi dello scheletro.
Particolarmente interessante è l’insediamento databile al VI secolo a.C., formato da strutture costruite con ciottoli disposti a secco e pareti originariamente realizzate in mattoni crudi. L’area sembra aver avuto una funzione di incontro per le élite locali ed era affiancata da spazi destinati a magazzini, riconoscibili per la presenza di grandi giare interrate utilizzate per conservare derrate alimentari.
Nel V secolo a.C. l’insediamento fu improvvisamente abbandonato. Tra il IV e il III secolo a.C. parte dell’area fu rioccupata da un piccolo nucleo lucano. Altri ritrovamenti dell’età del Ferro provengono dalla località Cannelicchio, dove ceramiche e oggetti metallici appartengono alla stessa cultura delle tombe a fossa.
Durante l’età romana l’area rientrava nel territorio della città di Compsa e reperti databili tra il I secolo a.C. e il VI secolo d.C. sono stati ritrovati sporadicamente nelle località Ischia della Corte, Rasole e lungo il fondovalle dell’Ofanto. Molti dei reperti sono oggi conservati nel Museo Archeologico di Pontecagnano.
Cosa mangiare a Cairano: piatti tipici e formaggi della tradizione irpina
A Cairano la cucina racconta una cultura profondamente legata alla terra, alle stagioni e alla dimensione familiare dell’Alta Irpinia. Qui la gastronomia nasce da una tradizione rurale che ha trasformato ingredienti semplici in specialità identitarie.
Tra i prodotti simbolo spicca il caciocavallo irpino stagionato in grotta, riconosciuto come PAT – Prodotto Agroalimentare Tradizionale. È un formaggio a pasta filata ottenuto da latte proveniente da piccoli e medi allevamenti locali, soprattutto da bovine di razza bruna. Sapido e leggermente piccante al tempo stesso, con sentori di burro cotto e frutta secca tostata, con una buona persistenza. Dopo la lavorazione, le forme vengono lasciate stagionare nelle grotte naturali del territorio, dove l’umidità e la temperatura costante ne modellano aromi e consistenza, conservando inalterate tutte le proprietà ed il pregio del latte.
Accanto a questa produzione si trova il più noto Caciocavallo Podolico dei Monti Picentini. Si tratta di un formaggio semiduro anch’esso a pasta filata, realizzato con il latte delle vacche podoliche, una razza allevata sia per la produzione di carne che di latte. Si distingue per la sua capacità di resistere al freddo, poiché vive sempre allo stato brado, dalla nascita fino alla fine della sua vita. Durante l’inverno viene portata al pascolo nei boschi di bassa quota, mentre per il resto dell’anno si sposta sulle montagne, a partire dagli 800 metri di altitudine.



Tra i piatti della tradizione spiccano i cinguli di San Martino, pasta fresca fatta a mano condita con sugo di pomodoro, pane grattugiato passato in padella e parmigiano. Un tempo si usava solo il pane per completare questa pasta, perché solo i più ricchi potevano permettersi un formaggio pregiato.
La tradizione cairanese, vuole che “li cingul” siano preparati l’11 novembre, giorno in cui si ricorda San Martino di Tours Vescovo, ma in quell’occasione devono essere preparati con una piccola variante, semplicemente più lunghi.
Il tutto è accompagnato da vini locali e conservati nelle storiche cantine ipogee del borgo, dove la vinificazione segue ancora pratiche tramandate da generazioni. A completare la tavola non mancano olio extravergine, salumi locali e formaggi ovini e caprini, tutti espressione diretta del paesaggio agricolo che circonda il paese.
Come arrivare a Cairano: strade e percorsi per raggiungere il borgo dell’Irpinia
Il borgo di Cairano dista circa 67 km da Avellino e in auto ci sono tre alternative per raggiungerlo:
Autostrada Napoli-Canosa (A16): uscita Avellino Est, proseguire in direzione Montella-Laceno-Lioni lungo la SS7 Ofantina Bis. Uscita a Conza della Campania e poi SP44 verso Cairano. Distanza dal casello: circa 63 km.
Autostrada Salerno-Reggio Calabria (A3): uscita Contursi Terme, seguire la SS691 Fondovalle Sele e poi la SS7 Ofantina Bis verso Avellino. Uscita Conza della Campania e quindi SP44 verso Cairano. Circa 51 km.
Raccordo Autostradale Salerno-Avellino (RA2/E841): prima dell’uscita di Atripalda seguire la direzione Bari-Benevento e immettersi sulla SS7 Ofantina in direzione Montella-Laceno-Lioni. Uscita Conza della Campania e proseguimento sulla SP44. Circa 52 km.
Quando visitare Cairano: feste tradizionali, festival culturali ed eventi
Il calendario del borgo alterna celebrazioni religiose, eventi culturali e manifestazioni gastronomiche che raccontano l’identità della comunità. Gli abitanti, i cairanesi, celebrano il loro patrono San Leone Magno con una festa che culmina in una processione attraverso le strette vie del paese e si conclude con uno spettacolo pirotecnico che illumina la valle. La ricorrenza principale si svolge la prima domenica di giugno.
Negli ultimi anni Cairano è diventato anche un laboratorio culturale che attira artisti, studiosi e viaggiatori. Tra gli appuntamenti più significativi c’è il festival Cairano7X, nato da un’idea del regista e show maker cairanese Franco Dragone, noto a livello internazionale per aver creato spettacoli per il Cirque du Soleil.
Il festival si sviluppa in diverse sezioni tematiche, tra cui Orto Comunitario, Borgo Fiorito(manifestazione estiva con installazioni floreali diffuse negli spazi pubblici e privati), Recupera/Riabita (seminario dedicato al futuro dei piccoli paesi), il Festival dei Corti Teatrali e progetti di accoglienza diffusa, tutti pensati per riflettere sul futuro dei piccoli centri e delle aree interne.
Inoltre, si tiene anche Fabbrica del Vino – progetto sperimentale di vinificazione con tecniche arcaiche nelle cantine ipogee – e la Sagra dei cingul’ e sauzicchj’, manifestazione gastronomica con piatti tradizionali e degustazioni di vino.
Il paese partecipa spesso anche alle attività dello Sponz Fest, il festival ideato e diretto da Vinicio Capossela, che si tiene nel borgo vicino di Calitri. Durante queste giornate il Cairano ospita concerti, incontri e performance artistiche. Il cantautore irpino Vinicio Capossela descrive questo borgo nel suo libro Il paese dei coppoloni, finalista al Premio Strega 2015: «In mezzo alla valle si alza un solo monte, che ha tutti gli altri offre la sua erta. Tra tutti sta in alto, vantato sul dirupo. Nel buio è il lume più vicino al cielo. Lassù, come una stella polare, eccolo, orientante, il paese dei coppoloni… Tutti lo vedono ma nessuno ci va… Credono alle storie e se le inventano. Coltivano i Siensi dell’intelletto nella rupe, in forma di mosconi, poi li prendono e li vendono a cassette».
Piccolo per dimensioni ma straordinariamente ricco di stratificazioni storiche e culturali, Cairano rappresenta uno dei gioielli più autentici dell’Alta Irpinia. In un viaggio alla scoperta della terra degli antichi Irpini, Cairano è un’esperienza che insegna ad ascoltare il paesaggio e a riconoscere il valore della memoria custodita nei piccoli luoghi.
Conoscevate già il borgo di Cairano in Irpinia? Lo avete già visitato o lo farete presto? Fatemelo sapere qui nei commenti, oppure sulla mia pagina Instagram!

