
Cahors e l’abbraccio del fiume Lot
Breve itinerario di un giorno per visitare la città francese di Cahors, immersa nella splendida Valle del Lot, nella regione dell’Occitania.
Divisa in due aree: la più antica, situata in alto, conserva i tratti medievali con strade strette e ripide; la più moderna è separata dalla prima dall’elegante Boulevard Gambetta, caratterizzata da strade ampie e lunghi viali che seguendo l’andamento del fiume Lot. Questa è Cahors, una splendida cittadina inserita nella regione francese dell’Occitania. Simbolo della città sono i suoi ponti, tra cui spicca il ponte Valentré del XIV secolo.
Cahors è avvolta nell’abbraccio sinuoso del fiume, punteggiata da case dai tetti ocra, antiche torri e bastioni che raccontano il suo magnifico passato. Fondata dai Romani, la città francese è stata un crocevia di commerci e cultura, frequentata da mercanti, banchieri, artisti e pellegrini in cammino verso Compostela.
Si presenta così, adagiata in una conca e circondata da un grande vigneto di circa 4.000 ettari, che si sviluppa su entrambi i lati del fiume, che danno vita al famoso vino rosso dal carattere deciso, il Cahors Malbec.
Indice
Cenni storici su Cahors
Un tempo, Cahors non abbracciava l’intera penisola su cui oggi si adagia. Nell’epoca romana, la città si sviluppava a occidente, per poi espandersi nel medioevo lungo i pendii orientali, protetta da solide mura che la separavano dal mondo esterno. Oggi quelle antiche fortificazioni hanno lasciato spazio a un viale alberato che divide armoniosamente la città vecchia da quella moderna. Tuttavia, le mura che circondano l’istmo resistono ancora, con i loro bastioni, torri di guardia e l’imponente corpo di guardia del XV secolo.
Antica capitale dei Cadurci, divenne un centro fiorente dopo la conquista romana, grazie all’industria laniera. Già nel IV secolo fu sede vescovile, mantenendo la sua importanza anche dopo le invasioni visigote, franche e le devastazioni arabe e normanne. Il periodo d’oro si estese dal XII al XIV secolo, quando – sotto i conti di Tolosa e poi direttamente sotto la corona francese – La città si guadagnò una relativa autonomia comunale, pur rimanendo sempre nell’ombra delle immunità vescovili.
Ma più delle lotte di potere, ciò che rese famosa Cahors fu la sua attività bancaria. Il termine “caorsini” divenne sinonimo di usurai, tanto che già nel 1240, Matteo Paris li descriveva come “più esosi degli ebrei nelle loro attività in Inghilterra”. Documenti del 1216 e del 1224 attestano infatti, che i mercanti della città francese prestavano denaro oltre Manica, ma il legame con i banchieri lombardi alimenta l’ipotesi che siano stati proprio i lombardi a stabilirsi a Cahors, portando con sé l’arte del prestito.
L’economia della città subì un colpo irreversibile con le guerre di religione: nel 1580 Enrico IV privò Cahors degli ultimi privilegi legati al commercio vinicolo. Anche l’università, fondata nel 1331 da papa Giovanni XXII e che aveva avuto tra i suoi docenti il celebre giurista Cuiacio, venne assorbita nel 1751 dall’Università di Tolosa.



Cosa vedere a Cahors
Cahors e la maestosa cattedrale di Saint-Étienne
Iniziamo il nostro viaggio dall’ampia ed elegante Place François Mitterrand, dominata dalla scultura di Léon Gambetta – Primo Ministro francese dal 1881 al 1882 nato proprio a Cahors. Dalla piazza si diramano viuzze acciottolate del centro storico, dove si celano cortili e angoli segreti, all’ombra di edifici in legno e mattoni, come l’Hôtel Roaldès, con la sua loggia in stile italiano e la facciata sud in legno e mattoni rossi.
A pochi passi dalla piazza, si erge uno dei simboli religiosi della città, la cattedrale di Saint-Étienne, con due enormi cupole e il timpano scolpito della porta settentrionale – risalente al XII secolo – che raffigura l’Ascensione di Cristo. L’edificio sacro fu fondato nel XII secolo, mescolando armoniosamente elementi romanici e gotici, con un tocco bizantino evidente nelle sue cupole, tra le più grandi del sud-ovest della Francia. Il maestoso chiostro – costruito tra il XV e il XVI secolo – è uno dei giardini segreti della città.
Nel corso dei secoli la cattedrale ha subito trasformazioni, restauri e aggiunte. Nel XVI secolo le sue cupole furono liberate dal tetto che le copriva, rivelando il loro profilo inconfondibile di ardesia blu. Più recentemente un audace intervento artistico ha dato nuova vita alle vetrate, sovrapponendo immagini serigrafate per creare un particolare effetto visivo. Entrando nella cattedrale la luce filtra attraverso le vetrate istoriate, proietta un caleidoscopio di colori sulle possenti colonne di pietra. Il silenzio sacro dell’interno è rotto solo dal passo discreto dei visitatori e dai sussurri dei pellegrini, che qui fanno tappa lungo il celebre Camino de Santiago.
Tra le sue mura è custodita la Santa Coiffe, il sacro copricapo che, secondo la tradizione, avvolse il capo di Cristo nel sepolcro. Una reliquia che nei secoli ha attraversato guerre, saccheggi e leggende, prima di trovare la sua dimora definitiva in una cappella dietro il coro. Nel 2019 Cahors ha celebrato con orgoglio il 900° anniversario della consacrazione della cattedrale da parte di Papa Callisto II.
Indirizzo: 17 Pl. Jean Jacques Chapou, 46000 Cahors
Orari: è aperta lunedì dalle 8:30 alle 12:30 e dalle 14:00 alle 19:15, da martedì a sabato dalle 8:30 alle 19:15 e la domenica dalle 14:00 alle 19:15.
Angoli segreti e oasi vegetali: i Giardini Segreti di Cahors
Tra i vicoli stretti del centro storico di Cahors si celano 25 giardini segreti, che le hanno fatto ottenere il marchio “Jardin Remarkable”. Nascosti tra le antiche pietre, si trovano angoli di verde che raccontano storie di monaci, mercanti, pellegrini e leggende dimenticate: una costellazione di piccoli paradisi tematici, ciascuno con un’anima e un’ispirazione ben precisa.
Tra questi, i più famosi sono: il Giardino Moresco (Rue du Petit-Mot), un’oasi esotica che rievoca le influenze arabe nel sud della Francia, costituita da tre piccoli patii ricchi di vegetazione lussureggiante e profumi inebrianti, in un gioco di luci e ombre che sembra trasportare in un antico riad; il Giardino della Strega e del Drago (Rue du Château du Roi), un angolo misterioso e affascinante, dove crescono piante legate alla stregoneria, intorno a un simbolo oscuro tracciato sul terreno: un’ameba nera sotto forma di stella di ghiaia bianca.



Il Giardino dell’Ubriachezza (All. des Soupirs), ai piedi del maestoso Pont Valentré, è un vigneto che cinge un piccolo giardino, un omaggio al vitigno Malbec, il cuore pulsante del vino di Cahors, in un’atmosfera inebriante che sa di grappoli maturi e tradizioni vinicole secolari. Tra gli altri c’è l’Hortus delle Dame (Place Olivier de Magny) nel cuore del quartiere Daurade, è un omaggio alle Dame di Cahors, in riferimento all’antico convento benedettino che sorgeva lì; ombreggiato dai platani più antichi della città, vecchi di quasi 200 anni. L’Hortus della Fata Melusina (Parc Philippe-Gaubert) è creato a partire da una leggenda medievale e da un personaggio di un romanzo di Jean d’Arras del 1392; la fata Melusina era creatura incantata che, secondo il mito, si trasformava in serpente nelle notti di luna piena. Questo giardino è decorato in bianco, con cespugli di rose ed erba.
Proseguendo, incontriamo il Giardino del Passante (Place Lafayette), il più grande dei Giardini Segreti, sviluppato su quattro terrazze e aperto al pubblico nel 2006 per creare un passaggio dalla città alta fino alle rive del Lot. La Corte dei Monaci (il cortile dell’Arcidiaconato della Cattedrale di Saint-Étienne) è un giardino di piante medievali: ortaggi, erbe aromatiche e una curiosa pianta non commestibile dalle foglie pelose chiamata “orecchio d’orso“, che si diceva proteggesse dalla sfortuna. Qui si coltivavano le potherbes, piante utilizzate per la preparazione della “porée”, un’antica zuppa densa di pane, cipolle e verdure, ricetta tramandata da secoli, cotta a lungo in un calderone. Alcune ricette di questa zuppa sono contenute nel “Mesnagier de Paris”, un compendio di economia culinaria del 1394.
Il Posto delle spezie (Place Alain de Solminihac), è una piccola piazza organizzata attorno alla fontana del cane, realizzata nel 1992 da Jean-Luc Bertrand, scalpellino di Cahors. Il Recinto dei Cordiglieri (Rue Wilson) è un angolo di pace dove fiori e ortaggi convivono dietro siepi intrecciate di castagno, come nei giardini monastici del Medioevo. Un tempo, in questo luogo si trovava il convento dei Cordiglieri, seguaci di San Francesco, e ancora oggi il profumo della terra coltivata sembra evocare un passato di semplicità e contemplazione. Il Giardino di Saint-Jacques (Rue Podiensis) è un omaggio ai pellegrini che percorrono il Cammino di Santiago. Qui piante resistenti e paesaggi aridi evocano le terre battute dai viandanti, in un’ode alla fede e alla determinazione.
Il Giardino Biblico (a cui si accede oltrepassando l’abside della Chiesa di Saint-Urcisse) è un piccolo Eden che raccoglie piante citate nelle Sacre Scritture: cipresso, fico, melograno, ulivo e rose, che richiamano i paesaggi biblici e il legame tra natura e spiritualità.
Poi c’è il già citato Cortile Celeste – il chiostro della Cattedrale di Saint-Étienne – un piccolo paradiso in cui il bianco dei gigli e il blu della lavanda si mescolano in un tributo alla Vergine Maria. Il Cortile dei Caorsins (Rue Fouilhac) è un giardino di ispirazione italiana, che rimanda ai banchieri lombardi del Medioevo. Formati da quest’ultimi, i Caorsin erano ricchi mercanti usurai del Quercy, attivi tra il XII e il XIV secolo, la cui attività ebbe un’influenza internazionale. Intorno alla vecchia fontana crescono glicini e cipressi, completati da una parete verde composta da pervinche, edera, trachelium e gerani.



Nel quartiere di La Barre, il Chiostro delle Crociate (Place Luctérius), ai piedi del Barbacane risalente al XVI secolo e della Torre di San Giovanni – nota come Torre dell’Impiccato – è un giardino che racconta le Crociate attraverso le piante riportate dall’Oriente: rosa damascena, mirto, agapanto e pesco. All’ingresso del chiostro c’è un albero molto particolare, l’araucaria araucana – nota anche con il nome di “scimmia disperata“, a causa della difficoltà di accesso ai primati – che è una conifera originaria delle Ande peruviane e cilene, che può raggiungere i 25 m di altezza. Inoltre, a pochi passi dalle torri si trova una splendida chiesa dedicata a San Bartolomeo – l’Église Saint-Barthélemy (18-32 Rue Saint-Barthélémy), edificata in stile gotico del sud, e custodisce splendidi dipinti monumentali d’epoca medievale.
Infine, citiamo anche la Sala Capitolare “De Villis” (Prom. de Coty), un giardino suddiviso in otto stanze verdi dedicate alle diverse piante menzionate nel Capitolare De Villis, un editto promulgato da Carlo Magno, che in particolare elenca le 94 piante da coltivare nei monasteri per l’alimentazione, l’abbigliamento, la cura o il lavoro.
L’Ufficio del Turismo di Cahors (Place François Mitterrand) organizza dei tour guidati per scoprire questi magici angoli segreti della città.
Halle de Cahors: il mercato coperto e gourmet della città
Al termine di questo incredibile tour alla scoperta dei Giardini Segreti di Cahors, torniamo verso la cattedrale e entriamo nel mercato coperto cittadino. Halle de Cahors fu costruita nel 1865 dall’architetto Pinochet per ospitare il mercato dei cereali; questa struttura elegante sostituì una più modesta sala in legno del XVII secolo. Negli anni ’30, con il mutare delle esigenze agricole, la sala venne trasformata in un mercato coperto di prodotti alimentari. I decenni successivi videro continui interventi di ristrutturazione: negli anni ’60 e ’70, il tetto fu riparato, mentre nel 1987 la riorganizzazione degli spazi interni migliorò la fruibilità del mercato. Oggi, dopo oltre un secolo e mezzo di trasformazioni, è il punto d’incontro prediletto per gli amanti del buon cibo, una celebrazione dei sapori locali.
I banchi traboccano di tesori locali: profumati tartufi neri, foie gras, formaggi che si sciolgono al palato e, soprattutto, il leggendario vino di Cahors, il celebre ‘vin noir‘. Questo rosso racchiude in ogni sorso la forza della terra arida e generosa del Quercy.



Nel mercato non si può non assaporare i formaggi e latticini di Damien Marty, magari accompagnati da un tocco di tartufo fresco, una vera specialità locale. Se siete alla ricerca di qualcosa di fresco e genuino, la signora Pechberty vi conquisterà con la sua frutta e verdura biologica, un tripudio di colori e profumi di stagione. Per gli amanti del pesce, la pescheria di Stéphane Marzabal è una tappa obbligatoria: il pescato del giorno e i piatti di mare preparati al momento sono davvero irresistibili. E poi, come si fa a resistere ai dolci artigianali di Gérard Bodi? Gelati, pancakes e soprattutto i delicati macarons di Monsieur Rageot sono un peccato di gola a cui è impossibile dire di no.
Infine, c’è anche il Bistrot des Halles, dove vengono serviti piatti preparati con i migliori ingredienti del mercato, magari accompagnati da un buon calice di vino.
Indirizzo: 50-85 Pl. Saint-Maurice, 46000 Cahors
Orari: aperto da martedì a sabato dalle 7:30 alle 13:00 e dalle 15:30 alle 19:00, la domenica dalle 9:00 alle 12:30. Chiuso lunedì.
Per il pranzo, ritorniamo in Place François Mitterrand, dove si trova Le bistrot Gambetta (19 Allées Fénelon), una piccola brasserie accogliente, con piatti abbondanti e preparati con ingredienti che celebrano la tradizione culinaria locale. Degne di nota le loro prelibate tartare.
Pont Valentré: tra architettura, storia e leggende
C’è una tappa molto curiosa da fare a Cahors, dove oggi si trova il parcheggio privato “Anfiteatro” – sempre in Place François Mitterrand – e dove ci sono i resti di un antico anfiteatro gallo-romano del I secolo, scoperti nel 2007, proprio nel corso dei lavori per la realizzazione del parcheggio. L’accesso è gratuito, ma segue gli orari di apertura del parcheggio.
Proseguiamo ora in direzione del fiume Lot, per ammirare la bellezza del Pont Valentré – uno dei ponti medievali più noti della Francia e Patrimonio dell’Umanità UNESCO, parte del percorso di San Giacomo di Compostela. Le sue sette arcate gotiche e le tre torri merlate si specchiano dolcemente sulla superficie placida dell’acqua.



Costruito nel XIV secolo come parte del sistema difensivo della città, il ponte – lungo 172 metri – è lo sfondo di un’antica leggenda. Si narra che, esasperato dai continui ritardi nei lavori, l’architetto responsabile fece un patto con il Diavolo: in cambio della sua anima, Satana avrebbe garantito il completamento dell’opera. E il ponte, sotto l’impulso oscuro delle forze infernali, prese forma rapidamente. Ma quando l’opera fu quasi terminata, l’architetto, pentito, ideò uno stratagemma per ingannare il Diavolo: gli chiese di portare l’acqua ai muratori con un setaccio. Satana, furente per l’impossibilità del compito, capì di essere stato raggirato e – incapace di reclamare l’anima promessa – decise di vendicarsi. Ogni notte, alla vigilia dell’inaugurazione, faceva cadere una pietra dalla torre centrale, impedendo la conclusione definitiva del ponte.
L’astuto architetto trovò infine una soluzione: fece scolpire l’effigie del Diavolo su una pietra e la incastonò proprio nella torre centrale, la Tour du Diable. Placato da quell’insolita celebrazione della sua presenza, il Diavolo abbandonò il ponte, lasciando che Cahors conservasse intatta la sua meraviglia. Ancora oggi, chi attraversa il Pont Valentré può scorgere la piccola scultura del diavoletto, come monito silenzioso della battaglia tra ingegno e oscurità.
Maison de l’eau e Fontaine des Chartreux
Attraversando il Pont Valentré e seguendo il corso del Lot, si giunge alla Maison de l’eau, l’antica stazione di pompaggio di Cabazat – del XIX secolo – trasformata in un museo, dove antichi macchinari e mostre tematiche raccontano il legame indissolubile tra Cahors e il suo fiume.
Indirizzo: 175 quai Albert-Cappus, 46000 Cahors
Orari: aperta tutti i giorni dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 15:00 alle 19:00.
Biglietto: ingresso gratuito.
Proseguendo, lungo le rive del fiume, in pochi minuti si arriva a una piscina naturale dalle acque cristalline incastonata tra le rocce: la Fontaine des Chartreux, una sorgente calcarea venerata sin dai tempi celtici. Qui, nel silenzio rotto solo dallo scroscio dell’acqua, sembra di sentire l’eco di preghiere antiche rivolte a Divona, dea celtica delle acque, da cui Cahors prese il nome “Divona Cadurcorum”. Nel 1989 il ritrovamento di monete romane ha confermato che questo luogo era sacro già nel I secolo a.C.
Avendo ancora del tempo a disposizione, si possono visitare due interessanti musei: il Museo Martin Henri, custode di arte e tradizioni locali, e il Museo della Resistenza, che ripercorre il ricordo delle lotte per la libertà.



Per la cena, una delle scelte migliori è senza dubbio Le Dousil (124 Rue nationale), un omaggio ai sapori e ai vini del Quercy. Qui ogni piatto racconta la storia della regione: il petto d’anatra rosato, il confit dorato e croccante, le salsicce rustiche e il cremoso aligot rivelano il carattere autentico della cucina locale. Il menu fisso si arricchisce ogni giorno con proposte stagionali e l’atmosfera è rilassata, avvolgente, con un arredamento essenziale ma curato. Meglio prenotare, soprattutto nei periodi di alta stagione, perché Le Dousil è un gioiello gastronomico imperdibile.
Cosa mangiare a Cahors
L’Occitania è un mosaico di sapori e tradizioni secolari. Con oltre 250 prodotti certificati, l’Occitania è un vero santuario gastronomico. Sul litorale mediterraneo, il mare dispensa tesori come le ostriche di Bouzigues, le acciughe di Collioure e le olive Lucques della Languedoc. Mentre i pascoli interni donano prodotti deliziosi come l’agnello del Quercy e il Pélardon delle Cévennes, formaggio di capra AOP.
E poi c’è Cahors, città che incarna l’arte di vivere occitana. Tra le volte del suo mercato coperto – considerato uno dei più belli di Francia – si scoprono prodotti che raccontano perfettamente il territorio: il formaggio Rocamadour, le noci del Périgord, l’agnello del Quercy e i tartufi. Qui ogni assaggio è un tributo alla cultura gastronomica locale.
Tra i piatti tradizionali, c’è il mique, una preparazione a base di cereali simile al pane, accompagnato – in base alla ricetta – da stufato, maiale salato cotto nel brodo o anatra alla griglia confit. Il termine “mique” deriva probabilmente dall’occitano “mica”, che significa ‘briciola’. La sua origine contadina è attestata fin dal Medioevo.
Tra i dolci, citiamo il pastis, una fragrante torta sfogliata alle mele con limone, zucchero, cannella e Calvados.
Come raggiungere Cahors
In aereo: l’aeroporto più vicino per raggiungere Cahors e che opera voli diretti dall’Italia è quello di Toulouse-Blagnac, da cui si può scegliere se noleggiare un’auto o raggiungere il centro della città e muoversi in treno o autobus verso la Valle del Lot.
In autobus: con Flixbus si può raggiungere Cahors partendo da Parigi o da Tolosa, arrivando alla stazione degli autobus De Gaulle, con fermate intermedie in città affascinanti come Limoges e Brive-la-Gaillarde.



In treno: la linea Parigi-Tolosa collega la capitale alla cittadina in 5 ore, mentre Tolosa dista appena un’ora. Se si desidera allargare il viaggio oltre la Valle del Lot, si può prendere un TGV a Montauban o ad Agen e proseguire verso Bordeaux o Montpellier. Ogni primo weekend del mese, grazie all’iniziativa promossa dalla Regione Occitania e da SNCF Voyageurs, si può viaggiare in treno con un biglietto di 1€.
In auto: a mio parere, il modo ideale per apprezzare l’intera Valle del Lot. Percorrendo l’autostrada A20 – Occitane – che collega Montauban a Vierzon, si arriva a Cahors in circa 5 ore e mezza da Parigi, e in poco più di un’ora da Tolosa.
Quando andare a Cahors
Il periodo ideale per scoprire questa città storica si estende da maggio a ottobre, quando il clima culla le giornate con la dolcezza di una brezza accogliente. Durante l’alta stagione turistica – da giugno a settembre – Cahors si risveglia con un’energia vibrante. I mercati locali colorano le piazze, vengono organizzati concerti all’aperto, festival musicali e degustazioni di vino. Ma anche al di fuori di questi mesi intensi, Cahors mostra la sua bellezza più autentica. Maggio e ottobre, con il loro clima mite, sono i mesi migliori per visitare la città francese; in particolare l’autunno sfuma i paesaggi di tonalità che evocano un’irresistibile nostalgia.
Conoscevate già Cahors? L’avete già visitata o lo farete presto? Fatemelo sapere qui nei commenti, oppure sulla mia pagina Instagram!

