
Constantin Brâncuși. Le Origini dell’Infinito ai Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali
Ai Mercati di Traiano di Roma la mostra su Constantin Brâncuși ripercorre le radici della sua scultura tra tradizione romena, arte antica e avanguardia moderna.
Nel quadro del programma bilaterale dell’Anno Culturale Romania-Italia 2026, Roma ospita una delle più rilevanti esposizioni dedicate a Constantin Brâncuși, figura fondativa della scultura modernista del Novecento.
Dal 20 febbraio al 19 luglio 2026, i Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali accolgono la mostra Constantin Brâncuși. Le Origini dell’Infinito, un progetto espositivo che intreccia biografia, genealogia formale e riflessione teorica, restituendo all’opera brâncușiana la complessità delle sue matrici culturali.
Indice
Constantin Brâncuși: la ricerca dell’essenza e l’origine della scultura moderna
Constantin Brâncuși nasce a Hobița, in Romania, il 19 febbraio 1876. Si forma dapprima alla Scuola di Arti e Mestieri di Craiova e successivamente alla Scuola di Belle Arti di Bucarest. Nel 1905 raggiunge Parigi, epicentro dell’avanguardia europea, dove prosegue gli studi all’École des Beaux-Arts e attraversa rapidamente due studi emblematici della scultura moderna, quello di Aristide Maillol e, per un periodo ancora più breve, quello di Auguste Rodin, esponendo nel 1906 al Salon d’Automne.
L’esperienza è decisiva soprattutto per ciò che Brancusi decide di non diventare. L’imitazione della forma naturale, anche quando è animata dalla tensione plastica rodiniana, gli appare presto un limite. La scultura, per lui, non può essere descrizione né traduzione della superficie del reale: deve invece operare una riduzione, quasi un’estrazione, capace di coglierne l’essenza. Non la forma esterna, ma la verità interna delle cose – come egli stesso afferma – costituisce la materia autentica della scultura.
Anche l’incontro con l’arte africana – ammirata per la concisione e la potenza delle sue forme primarie – rafforza questa direzione. Attraverso un lavoro lento, quasi meditativo, Brancusi tende a liberare la forma dalla contingenza figurativa fino a farne emergere la struttura essenziale.



Dal 1907 inizia la fase della piena maturità artistica. A orientarlo è piuttosto una memoria più profonda: il mondo popolare rumeno, con i suoi miti, i suoi simboli arcaici e la sua sintassi formale elementare. Questa origine non viene mai rinnegata. Al contrario, resta il sottofondo costante della sua ricerca. Pur stabilendosi a Parigi, mantiene legami costanti con la Romania, esponendo quasi ogni anno a Bucarest. Nel suo ambiente parigino frequenta Amedeo Modigliani, Fernand Léger, Henri Matisse, Marcel Duchamp e Henri Rousseau.
Nel 1913 partecipa all’Armory Show di New York; nel 1914 Alfred Stieglitz organizza la sua prima personale nella galleria 291. Pur non aderendo mai formalmente a un movimento organizzato, negli anni Venti entra in contatto con l’ambiente dadaista, frequentando Tristan Tzara e Francis Picabia. Nel 1921, The Little Review gli dedica un numero speciale. Nel 1926 espone alla Wildenstein Gallery e alla Brummer Gallery di New York. L’anno successivo è coinvolto nel celebre processo intentato dall’Ufficio delle Dogane degli Stati Uniti per stabilire se Uccello nello spazio sia un’opera d’arte o un manufatto industriale: nel 1928 la corte riconosce lo statuto artistico dell’opera.
Brancusi attribuisce grande importanza alla presentazione delle sculture e alla loro documentazione fotografica, spesso realizzata da lui stesso. Nel 1921, con l’aiuto di Man Ray, installa una camera oscura nel suo studio. Negli anni Trenta viaggia in India, Egitto e in diversi Paesi europei.
Un’altra innovazione dello scultore riguarda il piedistallo. Per Brancusi non è un semplice supporto, ma una componente strutturale dell’opera. Legno, marmo e pietra vengono combinati come elementi plastici autonomi, creando rapporti ritmici e cromatici che prolungano la scultura nello spazio. Questo principio trova un’espressione monumentale nella Colonna senza fine del 1937 – monumento ai caduti di Târgu Jiu – in cui la ripetizione modulare dei blocchi produce un ritmo verticale potenzialmente infinito. La colonna non si limita a occupare lo spazio: lo misura e insieme lo trascende, proiettando lo sguardo verso una dimensione illimitata.
Dopo il 1939 lavora in isolamento a Parigi; nel 1949 realizza l’ultimo lavoro, il gesso Grand coq. Ottiene la cittadinanza francese nel 1952 e muore a Parigi il 16 marzo 1957. Alla sua morte nel 1957 l’atelier viene lasciato allo Stato francese con una clausola precisa: che nulla venga modificato nella disposizione delle opere. Oggi è ricostruito accanto al Centre Pompidou di Parigi, come testimonianza non solo di un artista, ma di un’idea nuova e radicale della scultura.
Il progetto curatoriale e il doppio asse interpretativo della mostra ai Mercati di Traiano – Museo dei Fori Imperiali
Curata da Erwin Kessler, direttore del Museo Nazionale d’Arte della Romania, la mostra propone una rilettura innovativa dell’opera di Brâncuși attraverso un duplice asse curatoriale.
Da un lato, l’eredità della tradizione artigianale e simbolica dell’Oltenia, regione natale dell’artista, con la pratica dell’intaglio diretto e i motivi arcaici dell’intaglio ligneo. Dall’altro, il confronto con la scultura romana antica, studiata da Brâncuși come modello di perfezione formale e come punto di partenza per l’astrazione dell’essenza delle forme.
Le origini cronologiche e concettuali dell’opera di Brâncuși si radicano nelle forme, nelle tecniche e nei motivi decorativi dell’Oltenia. La pratica tradizionale dell’intaglio diretto del legno influisce in modo decisivo sul metodo della taille directe, che consiste nello scoprire la forma direttamente nel blocco di pietra o di legno attraverso lo sforzo fisico dell’artista.
L’opera conserva il segno del lavoro performativo, superando il modello ottocentesco della separazione tra ideazione ed esecuzione. Brâncuși diviene autore unico dell’intero processo creativo, in continuità con i maestri artigiani della sua terra. Questa visione estetica e operativa sarà trasmessa anche ad Amedeo Modigliani durante gli anni condivisi a Montmartre.
Alla taille directe si affiancano riferimenti formali e simbolici come la colonna lignea torsa e modulare, la celebre torsade, sviluppata nella Colonna senza fine.
In mostra sono presentati anche esempi storici di colonne lignee realizzate da anonimi intagliatori contadini dell’Oltenia, provenienti dalla collezione del Museo e Centro d’Arte di Târgu Jiu, a testimonianza della continuità di una tradizione e della sua trasformazione formale, simbolica e spirituale nell’opera di Brâncuși.
Il secondo asse della mostra riguarda il rapporto con la scultura romana antica, studiata durante gli anni di formazione. Da essa Brâncuși deriva il principio dell’estrazione dell’essenza eterna e astratta dalla figura realistica.



Questo aspetto è illustrato attraverso opere meno note ma centrali come Testa di ragazzo e Torso, ispirate alle gallerie di ritratti romani. Il Torso, mezza coscia in marmo, è concepito come frammento intenzionalmente spezzato di una presunta Venere antica, affiancato dalla testa volutamente grezza di una Danaïde.
Accanto al dialogo con l’antico si colloca il costante interesse di Brâncuși per la mitologia come cornice simbolica e filosofica. L’artista gioca spesso nel presentare le proprie opere come reperti archeologici, simulando una provenienza da scavi contemporanei a Roma o in altre città dell’Impero. In questo contesto si inserisce Preghiera, presentata come ponte tra la figurazione simbolica e la successiva astrazione essenziale, tra realismo, arcaismo e tensione spirituale.
Delineate le due matrici originarie – quella arcaica romena e quella classica romana – il percorso segue lo sviluppo dell’opera verso una sintesi modernista in cui perfezione formale e simbolismo arcaico si fondono. Opere come Mademoiselle Pogany, il quasi astratto Prometeo e il geometrico Sgabello quadrato della serie del Tavola del Silenzio, parte del complesso monumentale di Târgu Jiu, segnano il contributo decisivo di Brâncuși alla cultura visiva contemporanea, proponendo forme pure capaci di concepire la continuità delle figure nel tempo e nello spazio.
La mostra Constantin Brâncusi: Origini dell’Infinito si inserisce nelle celebrazioni ufficiali per il 150° anniversario della nascita dello scultore, promosse nell’ambito dell’Anno Culturale Romania-Italia 2026, elaborato e sostenuto dall’Ambasciata di Romania in Italia con il supporto dei Ministeri della Cultura e degli Affari Esteri dei due Paesi, sotto l’Alto Patronato dei Presidenti di Romania e Italia.
L’organizzazione è curata dalla Sovrintendenza Capitolina con l’Ambasciata di Romania in Italia, ma anche con il Museo Nazionale d’Arte della Romania, in cooperazione con il Museo d’Arte Nazionale di Craiova e il Museo Distrettuale Gorj “Alexandru Ștefulescu”, con il supporto tecnico di Civita Mostre e Musei Spa e Zètema Progetto Cultura.
Constantin Brâncuși. Le Origini dell’Infinito si configura come un’indagine sulle condizioni di possibilità della forma moderna, confrontando la scultura di Brâncuși con la dimensione storica della materia e con il frammento, inteso come principio generativo da cui la forma prende origine.
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Informazioni utili sulla mostra
Constantin Brâncusi: Origini dell’Infinito
A cura di Erwin Kessler
Dal 20 febbraio al 19 luglio 2026
Mercati di Traiano - Museo dei Fori Imperiali
Via IV Novembre 94, 00187 Roma
Orari: tutti i giorni dalle 09:30 alle 19:30. Ultimo ingresso un'ora prima della chiusura.
Biglietto: intero 19,50€ / ridotto 14€ / gratuito per i residenti a Roma e per i possessori della MIC card.
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