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  >  In giro per l'Europa   >  La pittura comnena tra spiritualità e pathos: gli affreschi di San Pantelejmon a Gorno Nerezi
Arte bizantina del XII secolo, linearismo, fondi aurei ed espressione dei sentimenti.

Intorno alla prima metà del XII secolo, la pittura bizantina attraversa una fase di profonda rielaborazione formale e spirituale, in cui la dimensione trascendente dell’immagine si afferma con rinnovata intensità. È in questo clima che prende forma l’arte comnena, uno dei momenti più alti e complessi della cultura figurativa medio-bizantina. Gli affreschi della chiesa di San Pantelejmon a Gorno Nerezi si collocano pienamente in questo contesto, rappresentandone una delle testimonianze più raffinate e al tempo stesso più emotivamente coinvolgenti.

La svolta spiritualista della pittura bizantina nel XII secolo

Intorno al 1030 circa, la pittura bizantina accentua decisamente le proprie valenze spiritualiste, affermando uno stile solenne nel quale la figura umana si allunga in proporzioni innaturali, il panneggio si organizza in un fitto reticolo di linee e l’intera rappresentazione è pervasa da un senso di eterea leggerezza. I volti, spesso emaciati, e la riduzione della corporeità a puro segno lineare contribuiscono a esaltare la componente spirituale, la tendenza all’astrazione e il primato del linearismo.

In questa fase si impongono definitivamente i fondi aurei, che fino a quel momento erano stati alternati ad altre soluzioni. Anche i fondi architettonici, pur continuando a comparire, subiscono un processo di progressiva semplificazione. I colori assumono tonalità dense e profonde, simili agli smalti, talvolta cangianti e capaci di trasmettere il bagliore di una luce ultraterrena.

L’arte comnena e il “barocco tardo comneno”

Questi caratteri stilistici definiscono ciò che viene comunemente indicato come “arte comnena”. Nella seconda metà del XII secolo, lo stile grafico si accentua ulteriormente e si arricchisce di nuovi elementi: le figure diventano sempre più allungate e leggere, mentre il panneggio si fa dinamico, al punto che le vesti appaiono spesso slegate dal corpo, con bordi frastagliati e svolazzanti. È in questo contesto che si parla di “barocco tardo comneno”.

Facciata di San Pantelejmon a Gorno Nerezi | © Serena Annese
Part. degli interni di San Pantelejmon a Gorno Nerezi | © Serena Annese
Interni di San Pantelejmon a Gorno Nerezi | © Serena Annese

Parallelamente, emerge un aspetto del tutto nuovo per la tradizione bizantina: la manifestazione dei sentimenti. L’aura di divina serenità che aveva caratterizzato l’arte bizantina fino a quel momento inizia a incrinarsi, soprattutto nelle scene della Passione di Cristo, dove il contenuto stesso impone una rappresentazione intrinsecamente drammatica. Il sentimento si esprime attraverso la gestualità e le espressioni dei volti, aprendo la strada a una più intensa partecipazione emotiva.

Il contesto storico e architettonico della chiesa di Nerezi

È in questo orizzonte culturale, artistico e spirituale che si collocano i dipinti murali della chiesa di San Pantelejmon a Gorno Nerezi, piccolo villaggio macedone a pochi chilometri da Skopje, nei pressi di Tauresio, luogo di nascita dell’imperatore Giustiniano, allora parte dell’Illiria.

La chiesa fu edificata nel 1164 dal principe bizantino Alessio Angelo Comneno, nipote dell’imperatore regnante Alessio I Comneno. La committenza imperiale induce a ritenere che la decorazione pittorica sia stata affidata a maestri di formazione costantinopolitana.

L’edificio presenta una pianta a croce greca inscritta in un quadrato, preceduta da un nartece, con una cupola centrale e quattro cupolette angolari. L’abside principale è sporgente e profonda, con andamento triangolare all’esterno, affiancata da due absidi minori. La zona del bema (spazio chiuso alla fine della navata centrale e riservato al clero officiante) occupa, secondo la consuetudine medio-bizantina, lo spazio retrostante la cupola centrale, inserendo la chiesa nella tradizione architettonica più pura del periodo.

Le vicende conservative e il programma decorativo

La parte occidentale della cupola fu distrutta da un terremoto nel 1555 e successivamente ridipinta; tuttavia, il soggetto originario, il Pantocrator, fu probabilmente mantenuto. All’interno si conservano parti dell’iconostasi marmorea di epoca comnena, con lastre scolpite e due raffinate cornici in stucco che inquadrano le icone di San Pantaleone e della Theotókos.

Gli affreschi furono eseguiti subito dopo la costruzione della chiesa, tra il 1165 e il 1168. I più antichi si trovano nella zona inferiore del nàos, nel nartece e nelle quattro cupolette; quelli successivi al terremoto del 1555 interessano le volte, le parti alte del nàos e la cupola centrale.

Queste pitture rappresentano una delle più alte espressioni superstiti della pittura bizantina del XII secolo. Il programma iconografico, pur aderendo ai canoni tradizionali, introduce elementi di forte originalità.

In alto. Discesa dalla croce | © Serena Annese
Sezione absidale e iconostasi | © Serena Annese
In alto. Compianto sul Cristo morto | © Serena Annese

La centralità cristologica e le cupolette

Il ciclo insiste in modo particolare sulla figura di Cristo, raffigurato cinque volte in forme diverse per sottolinearne ora la natura divina, ora quella umana. In una cupoletta compare il Cristo sacerdote, giovane e tonsurato, secondo una tradizione apocrifa che lo vuole sacerdote del Tempio: un’immagine che ribadisce il fondamento cristologico della liturgia.

Nella cupoletta della prothesis (spazio destinato a contenere gli oggetti liturgici destinati all’offertorio e all’eucarestia) è rappresentato l’Emmanuele, che allude all’Incarnazione attraverso riferimenti ai testi profetici di Isaia. In quella del diaconicon (spazio con armadi che contenevano i paramenti degli officianti e i libri sacri) compare l’Antico dei Giorni, Cristo raffigurato con barba e capelli insolitamente castani, in riferimento alla visione di Daniele. Un’altra cupoletta ospita il Cristo dell’Ascensione, mentre nella cupola centrale domina il Pantocrator, espressione della natura divina e del dominio universale di Cristo.

L’insieme di queste immagini costruisce una complessa riflessione teologica sulla duplice natura di Cristo, sull’Incarnazione e sulla Trinità.

Il bema e la liturgia figurata

Nel bema, la decorazione si sviluppa su due registri. In basso, nel cilindro absidale, sono raffigurati otto Padri della Chiesa orientaleSan Giovanni Crisostomo, Gregorio il teologo, Epifanio di Cipro, Gregorio il Taumaturgo, Basilio il Grande di Cesarea, San Atanasio, San Gregorio di Nissa e San Nicola – con omophórion, una sorta di casula con croci, e cartigli liturgici. Sotto una finestra compare l’etimasia, il trono vuoto con i simboli della Passione, affiancato da due angeli con ripidia (ventagli liturgici), in riferimento alla liturgia celeste descritta da Dionigi l’Areopagita.

Nel registro superiore si trova la Comunione degli Apostoli: Cristo, duplicato, porge il pane a sei Apostoli guidati da Pietro e il vino agli altri sei guidati da Paolo. Il significato della scena è legato al sacrificio di Cristo e trova illustri precedenti nell’arte proto-bizantina, in particolare negli argenti liturgici di manifattura imperiale, le patene.

Nel catino absidale sovrastante compare la Vergine orante con il Bambino entro un clipeo, ridipinta nel 1555, ma fedele al soggetto originario. Nelle absidiole laterali ricorrono immagini affini, mentre nel diaconicon è raffigurato Giovanni Battista, contribuendo idealmente alla ricomposizione di una Deesis (un tema iconografico in cui la Vergine Maria e San Giovanni Battista affiancano Gesù Cristo benedicente e intercedono per la salvezza dell’umanità).

Le scene monumentali e l’espressione dei sentimenti

Più in alto si sviluppano le scene monumentali della vita di Cristo e della Vergine. Alle feste liturgiche principaliPresentazione al Tempio, Trasfigurazione, Resurrezione di Lazzaro, Ingresso a Gerusalemme – si affianca un sintetico ciclo mariano, con la Natività della Vergine e la scena della Vergine che fila la porpora nel Tempio.

A Gorno Nerezi si possono riconoscere due tendenze stilistiche. Da un lato, figure fortemente allungate e quasi irreali, dominate dal panneggio reso come un reticolo di linee che prevale sulla struttura corporea. Dall’altro, una resa dei volti che richiama la pittura tardo-antica, con un delicato plasticismo ottenuto attraverso strati di verdaccio e poche, misurate lumeggiature, come nel volto di San Giovanni nella Trasfigurazione.

Le scene della Passione sono quelle in cui l’espressione dei sentimenti emerge con maggiore forza. Nella Discesa dalla croce, la Vergine, innaturalmente allungata, accoglie il corpo del Figlio in un gesto carico di dolore; San Giovanni, pietrificato dal dolore, accosta il volto alla mano di Cristo.

Nella scena del Compianto sul Cristo morto, la gestualità dei corpi, il paesaggio che si piega in un climax ascendente e persino gli angeli, ormai meno composti, concorrono a un’esasperazione espressiva che rompe definitivamente l’equilibrio ieratico della tradizione.

Part. della sezione inferiore del bema con gli otto Padri della Chiesa orientale | © Serena Annese
La cupola con il Pantocrator | © Serena Annese
Catino absidale della Vergine orante con il Bambino | © Serena Annese

Gli affreschi di San Pantelejmon a Gorno Nerezi rappresentano così uno dei vertici della pittura bizantina del XII secolo, non solo per la raffinatezza formale e la complessità teologica del programma iconografico, ma soprattutto per la capacità di introdurre, all’interno di un linguaggio ancora profondamente astratto e spirituale, una nuova e intensa dimensione emotiva.

Informazioni utili per la visita

Indirizzo: X9GF+QQ5, Gorno Nerezi 1010, Macedonia del Nord
Orari:
aperta tutti i giorni dalle 10:00 alle 18:00.
Biglietto: 123 mdk (circa
2€).
Come arrivare: il monastero di San Pantelejmon è a 8 km da Skopje. Si raggiunge in auto o in taxi in circa 30 minuti. Le tariffe dei taxi si aggirano intorno ai 10€.

Conoscevate già il Monastero di San Pantelejmon a Gorno Nerezi? L’avete già visitato o lo farete presto? Fatemelo sapere qui nei commenti, oppure sulla mia pagina Instagram!

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