
Samobor: la cittadina barocca a pochi passi da Zagabria
Cosa vedere a Samobor, la cittadina a 20 km da Zagabria: musei, chiese barocche, la Strada del Vino e tradizioni locali. Una guida completa tra arte, storia, gastronomia e natura.
A soli 20 km da Zagabria, quasi al confine con la Slovenia e raggiungibile comodamente in autobus, si trova Samobor, una delle cittadine più autentiche e affascinanti della Croazia centrale.
Adagiata ai piedi del Parco Naturale Žumberak-Samoborsko Gorje, questa località rappresenta da secoli un rifugio prediletto per chi desidera allontanarsi dal ritmo frenetico della capitale, tra panorami collinari, sapori genuini e antiche tradizioni popolari. Dal 1901 al 1979 un piccolo treno a vapore – chiamato “Samoborček” e oggi esposto al Museo della Tecnica di Zagabria – collegava Samobor alla metropoli. Da allora la località è rimasta una classica meta per le gite fuori porta degli abitanti della capitale.
Il cuore della cittadina è attraversato dal ruscello Gradna, che riflette le facciate color pastello, i campanili e i piccoli ponti da cartolina. Le strade del centro storico sono caratterizzate da caffè dall’eleganza rétro, pasticcerie storiche e panchine dove concedersi una pausa golosa. È quasi un rito ordinare a Samobor una fetta di kremšnita, il dolce simbolo del luogo.
Indice
Cenni storici su Samobor: dall’età preistorica al Risorgimento croato
Prima ancora che sorgessero mura e mercati, queste colline offrivano ciò che serviva per vivere: acqua, boschi, alture difensive e una pianura aperta verso la valle della Sava. Non è un caso che i primi segni dell’uomo affiorino proprio qui, sparsi sui rilievi circostanti: asce di pietra, utensili e frammenti di armi pertinenti a comunità preistoriche. Sul Kosovac sopra Bregana, a Budinjak e a Veliki Lovnik, emergono resti di insediamenti e necropoli dell’età del bronzo e del ferro.
I Celti Taurisci arrivarono con il commercio e la moneta: le celebri monete d’argento note come Samoborci, rinvenute nei pressi di Okići, fanno pensare all’esistenza di una zecca locale. Con la conquista romana e l’inclusione nella Pannonia, strade, traffici e insediamenti stabili si moltiplicano, preparando il terreno a quello che Samobor fu nel Medioevo. La piccola cittadina divenne a vocazione mercantile ma pur sempre in posizione strategica, ai piedi della fortezza di Okić, nodo di controllo territoriale.
Il re Bela IV nel 1242 concesse a Samobor lo status di Libero Mercato Reale, confermando privilegi già attribuiti dal duca Koloman. Gli abitanti ottennero il diritto di autogovernarsi, eleggere il proprio sindaco, amministrare la giustizia e disporre delle decime ecclesiastiche.
Tra XIII e XIV secolo, Samobor divenne, però, una pedina nelle guerre tra il re ungherese e il sovrano boemo Ottocaro II Přemysl. Proprio in quegli anni nacque la cosiddetta Città Vecchia, una nuova fortificazione che passerà di mano in mano: re, bani e grandi famiglie nobili – Babonić, Frankopan, Erdődy e Auersperg – cercheranno a lungo di imporre la loro giurisdizione sulla città mercato.
Dal XVI secolo in poi, i cittadini di Samobor si opposero ai tentativi feudali di limitarne l’autonomia, fino al verdetto del 1769, sotto l’imperatrice Maria Teresa, oggi conservato in un monumentale volume manoscritto nel Museo cittadino. Nel Cinquecento, arrivarono i francescani portando istruzione e alfabetizzazione: già nel 1535 si parlava di una scuola e all’inizio del Seicento Samobor possedeva un edificio scolastico stabile. La chiesa di Sant’Anastasia fu ricostruita in stile barocco.



Il Settecento e l’Ottocento trasformarono il volto urbano. Incendi devastanti – soprattutto quello del 1797 – e un’alluvione cancellarono gran parte delle case in legno. Al loro posto sorsero edifici in mattoni, il municipio e le piazze che oggi definiscono il centro storico. La fortezza, ormai inutile dal punto di vista militare, fu progressivamente abbandonata.
Con il dominio francese e le Province Illiriche, Samobor entrò nella modernità. Arrivarono le terme sulfuree, i parchi e le pensioni; divenne ufficialmente una località di villeggiatura. Il XIX secolo la vide protagonista della rinascita nazionale croata: intellettuali, poeti e riformatori si incontravano nel castello di Ferdo Livadić, discutendo di lingua, identità e futuro. Allo stesso tempo, artigianato e industria si svilupparono grazie alle risorse naturali – legno, sabbia e minerali.
Il Novecento porta la ferrovia, nuove fabbriche e nuovi confini. Il Samoborček collegò la città alla capitale fino al 1979, mentre l’industrializzazione lasciò segni profondi, poi in parte cancellati dalla crisi degli anni recenti.
Questo borgo di confine ha attraversato secoli lasciandosi alle spalle un’elegante impronta barocca e una reputazione solida: quella di essere, come scrisse il poeta e scrittore croato Antun Gustav Matoš, uno dei luoghi “più autenticamente croati” che esistano.
Cosa vedere e fare a Samobor
Piazza Re Tomislav: cuore storico e architettura barocca
Un viaggio a Samobor ha inizio dalla sua piazza principale, che per secoli non ha avuto un vero e proprio nome. In seguito divenne Piazza Leopoldo Salvatore, omaggio all’arciduca austriaco, fino a ricevere nel 1925 il nome attuale, Piazza Re Tomislav, in occasione del millenario del regno croato.
In origine, era solo un terreno irregolare, segnato da buche ed erbacce, messo a dura prova da incendi e alluvioni tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento. Fu il sindaco Ljudevit Šmidhen a immaginare una piazza diversa, ordinata e riconoscibile, dando avvio a quel processo che le ha regalato il volto che oggi conosciamo.
Gli edifici che la circondano, raccontano questa meticolosa trasformazione: il primo albergo cittadino, il municipio, l’antica cassa di risparmio, la farmacia storica, la casa di Julijana Cantilly (musa platonica del giovane poeta Stanko Vraz), fino all’appartamento che fu dimora del poeta Antun Gustav Matoš. Linee tardo barocche, richiami classicisti, accenni Bauhaus: stili diversi che convivono con naturalezza e che oggi sono tutelati come Patrimonio Storico.
L’aspetto contemporaneo della piazza, è il risultato di un intervento del 2002 firmato da un team di architetti croati.
Al centro della piazza c’è un pozzo legato ad una leggenda. La prima testimonianza scritta risale al 1764, quando la piazza era poco più di uno spiazzo con un pozzo e una piccola cappella contenente la statua di Gesù ferito. Dopo una violenta alluvione a metà Ottocento, il pozzo rimase l’unico superstite. La leggenda dice che chi beve da questo pozzo – come accade per la fontana di Zagabria – è destinato a tornare.
Museo Civico di Samobor: storia, arte e Risorgimento culturale
A pochi passi dalla piazza, seguendo il corso d’acqua del Gradna, si trova il Museo Civico di Samobor. L’edificio, oggi sede del museo, fu la dimora di Ferdo Livadić, compositore, intellettuale e figura centrale del Risorgimento culturale croato. Tra queste mura si ritrovavano artisti, poeti e riformatori nazionali; il salotto di Livadić era un laboratorio di idee, musica e identità. Proprio qui risuonò per la prima volta l’inno illirico “Još Hrvatska nij’ propala” e qui si conserva ancora il pianoforte suonato da Franz Liszt, ospite illustre in questa cittadina di confine.
Le collezioni, disposte su due piani, sono nate grazie alla dedizione dei fondatori Ivica Sudnik e Stjepan Orešković: fossili e reperti geologici, tracce della preistoria, materiali archeologici che vanno dall’antichità al Medioevo. Tra le vetrine si incontrano documenti fondamentali per la storia locale, a partire dalla pergamena con cui il re Bela IV riconobbe ufficialmente Samobor nel XIII secolo.



Ci sono poi testimonianze più complesse: oggetti della vita quotidiana, opere d’arte, manufatti provenienti dal centro storico e dal sito medievale di Farkaševac, ma anche migliaia di pagine che raccontano le lunghe e accese dispute legali tra i signori feudali e la città.
Indirizzo: Ul. Ferde Livadića 7, 10430, Samobor, Croazia
Orari: aperto da martedì a venerdì dalle 10:00 alle 16:00, sabato e domenica dalle 10:00 alle 18:00. Chiuso lunedì.
Biglietto: 3,50€ / per verificare le condizioni di riduzione o gratuità, consultare il sito ufficiale.
Museo Marton: collezioni di porcellana europea e arte applicata
Il Museo Marton è stato il primo museo privato della Croazia, cheporta il nome del suo fondatore, Veljko Marton, la cui passione per l’arte applicata europea dei secoli XVIII e XIX ha dato vita a una collezione straordinaria. Tutto ebbe inizio nell’autunno del 2002, quando Marton presentò per la prima volta al pubblico oltre 700 opere della sua raccolta personale al Museo delle Arti e dei Mestieri di Zagabria.
L’entusiasmo e il successo di quella mostra convinsero il collezionista a dare vita a un museo permanente, inaugurato ufficialmente il 18 maggio 2003, in coincidenza con la Giornata Internazionale dei Musei.
Nel 2011, una breve parentesi a Zagabria con la nuova sede nello storico Palazzo Kulmer ha ampliato ulteriormente la visibilità del museo, prima del ritorno alla sede originaria di Samobor.
Tra le meraviglie custodite spiccano le porcellane europee: Meissen, Sèvres e una ricca selezione di porcellana viennese che va dai primi raffinati pezzi Du Paquier fino alle elaborate creazioni del periodo Sorgenthal. Osservando questi manufatti, si percepisce l’evoluzione del gusto aristocratico: dai delicati motivi floreali ispirati alla Cina ai paesaggi europei e ai decori neoclassici dorati.
Alcuni di questi oggetti vantano una provenienza reale: piatti commissionati da Caterina la Grande per l’Ordine di Sant’Aleksandr Nevskij e di San Vladimir, un servizio creato per le nozze del Duca Constantin Nikolaevič, figlio dello Zar Nicola I o rinfrescatori di vetro appartenuti alla Granduchessa Caterina Pavlova come parte della sua dote nuziale.
Indirizzo: Jurjevska ul. 7, 10430, Samobor, Croazia
Orari: aperto sabato e domenica dalle 10:00 alle 13:00. Chiuso da lunedì a venerdì, quando c’è la possibilità di visitarlo solo su appuntamento.
Biglietto: 2,65€ / per verificare le condizioni di riduzione o gratuità, consultare il sito ufficiale.
Chiesa parrocchiale di Sant’Anastasia: barocco e tradizione religiosa
La chiesa parrocchiale di Sant’Anastasia emerge tra le case della cittadina di Samobor. Le prime tracce scritte risalgono al 1334, ma la parrocchia è citata già nel 1242 nel documento con cui Bela IV riconosce ufficialmente Samobor. L’edificio attuale nasce nel Seicento, accanto a una più antica chiesa lignea, e viene completato nel 1675 dal costruttore italiano Hans Allio, grazie al sostegno della contessa Ana Jelisava Auersperg.
Il risultato è una chiesa rara nel panorama croato: un primo barocco sobrio ed elegante, arricchito nel tempo da interventi successivi. Consacrata nel 1688, conserva affreschi ottocenteschi di Marko Antonini, vetrate del 1889, una Via Crucis del 1896 e un organo che risale all’inizio del Novecento. È l’unica chiesa della Croazia settentrionale dedicata a Sant’Anastasia.
Tra le sue opere più evocative c’è il celebre Cristo ferito, una scultura antica che un tempo vegliava sulla piazza, collocata nella cappella accanto al pozzo. Le campane del campanile furono fuse per farne cannoni durante la Prima Guerra Mondiale; quelle che oggi scandiscono le ore furono consacrate nel 1927 dal vescovo Antun Bauer.
Indirizzo: Ul. Svete Ane 2, 10430, Samobor, Croazia
Orari: aperta da martedì a venerdì dalle 9:00 alle 11:00 e dalle 15:00 alle 17:00. Chiusa da sabato a lunedì.
Complesso francescano e chiesa dell’Assunzione: arte e spiritualità
Poco distante dal centro, si trova il complesso francescano. I francescani arrivarono qui già nel 1525, ma è nel XVII secolo che misero radici stabili, costruendo il primo monastero in legno nel 1618. Accanto sorgeva una chiesa gotica dedicata alla Beata Vergine Maria nel Campo, che la tradizione vuole voluta da Bela IV come segno di gratitudine verso la città. È la più antica struttura in muratura di Samobor.



Gli incendi distrussero più volte il monastero ligneo, finché nel 1712 iniziano i lavori che portarono alla costruzione dell’attuale complesso barocco. La chiesa, con una pianta affine a quella di Sant’Anastasia, custodisce un patrimonio artistico di grande valore: altari barocchi, arredi preziosi e soprattutto il monumentale affresco illusionistico dell’Assunzione della Vergine, dipinto nel 1752 dal maestro sloveno Franjo Jelovšek.
Qui nacque una scuola, fu aperta la prima farmacia cittadina all’inizio del Settecento, si formò una biblioteca di pregio e, in più occasioni, gli ambienti furono trasformati in ospedale. Durante le campagne napoleoniche, persino l’esercito francese trovò alloggio tra queste mura. Oggi, con la casa d’incontro Tabor, il complesso continua a essere un punto di riferimento per il turismo spirituale e culturale della città.
Indirizzo: Ul. Milana Langa 41, 10430, Samobor, Croazia
Orari: al momento la chiesa è chiusa per lavori.
Cappelle storiche di Samobor: San Michele e San Giorgio
Ai piedi del centro storico, leggermente defilata, si trova quella che molti considerano la chiesa più affascinante di Samobor: San Michele sul Taborec.
Forse esisteva già nel XIII secolo: lo suggeriscono una vetrata romanica e affreschi con croci medievali emersi durante i restauri. I primi documenti ufficiali la citano nel 1536, quando era chiesa parrocchiale con annesso cimitero. Architettonicamente è un caso raro: una cappella gotica trasformata in epoca barocca.
L’altare maggiore, dedicato a San Michele Arcangelo, fu realizzato tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento da Ivan Komersteiner; il dipinto del santo è considerato uno dei più antichi esempi superstiti del primo barocco nella regione.
Qui, ogni anno, si riuniscono i poeti di Samobor in occasione delle giornate letterarie “A San Michele”.
Indirizzo: Taborec ul. 3A, 10430, Samobor, Croazia
Sulle pendici di Giznik e Mala Rakovica, tra filari e colline, si trova la cappella di San Giorgio, costruita proprio grazie alle offerte dei viticoltori locali. Il luogo sacro è menzionato già nel XVI secolo, ma la cappella che vediamo oggi iniziò a prendere forma intorno al 1620, crescendo lentamente, un’offerta dopo l’altra, fino al completamento del campanile nel 1799. La leggenda vuole che sia apparsa miracolosamente e che non poggi su vere fondamenta.
Affidata per secoli alla Confraternita di San Giorgio, perse il suo altare barocco, i dipinti e l’arredo durante un incendio nella Seconda Guerra Mondiale, restando vuota e silenziosa fino al 1967. Solo nel 1992, grazie a un accurato restauro voluto dalla Confraternita, tornò a risplendere. Oggi è tutelata come Bene Culturale.
Indirizzo: Tepec ul. 2, 10430, Samobor, Croazia
Città Vecchia: rovine della fortezza e panorami sulla città
Con una breve passeggiata in salita si raggiungono le rovine della Città Vecchia di Samobor. Qui si trovava la fortezza, costruita nel 1268 dal re ceco Ottocaro II di Boemia, probabilmente su una struttura preesistente. Da allora passò di mano in mano: Arpadović, Frankopan, Erdődy, i conti di Celje, Mattia Corvino, fino alle famiglie Auersperg, Kulmer, Kiepach, Alnoch e Montecuccoli. Ognuno lasciò il proprio segno, trasformando nel tempo l’originario castello romanico-gotico in una residenza tardo gotica, poi rinascimentale e infine barocca.
Non fu però mai un rapporto sereno quello tra i signori della fortezza e la città mercato di Samobor. Per secoli si affrontarono in una disputa legale che durò dal XV secolo fino al 1769, una delle più lunghe della regione, oggi documentata in migliaia di pagine conservate al museo cittadino.
Abbandonata e ormai fatiscente, la fortezza fu acquistata dalla città nel 1902 per 5.293 corone. I cinefili ricordano ancora che qui Jackie Chan rischiò la vita durante le riprese di Armor of God del 1986. Oggi l’accesso alle rovine è interdetto, ma vale la pena salire fin qui per ammirare Samobor dall’alto.
La Cappella di Sant’Anna ad Anindol
Dal castello, il sentiero si immerge nel bosco di Anindol. È una camminata che riconduce verso il centro della città passando davanti ad una delle cappelle più amate dai cittadini: la cappella di Sant’Anna, patrona della città. Questo edificio religioso è entrato nell’immaginario collettivo grazie alla canzone popolare Kod kapele svete Ane, scritta nel 1937 da Marko Vukasović, che la descrive come luogo di incontri e confidenze. Ancora oggi, una volta all’anno, la foresta si anima in occasione della festa di Sant’Anna.
È la più giovane tra le chiese barocche di Samobor: menzionata per la prima volta nel 1677, fu probabilmente completata nel 1751, data incisa dietro l’altare maggiore e sulla campana. Si ritiene che la costruzione sia stata finanziata dai conti Auersperg. All’interno sono custoditi tre altari con dipinti barocchi del XVIII secolo. Anche questa cappella è oggi protetta come Bene Culturale.
Indirizzo: 10430, Giznik - Anindol, Samobor, Croazia
Orari: al momento la chiesa è chiusa per lavori.
Strada del Vino di Samobor: degustazioni e cantine locali
Parlando del patrimonio di Samobor, non si può non citare le vigne locali. Il primo documento scritto che le menziona risale al 1277, quando il duca di Okić donò tre vigneti ai monaci cistercensi di Jelenščak.



La Strada del vino, così come la conosciamo oggi, è stata ufficialmente registrata solo nel 2012, ma in realtà esiste da secoli, tracciata dai passi dei viticoltori e dai carri carichi d’uva. Si parte dal centro cittadino, nei pressi della sede dell’Associazione dei viticoltori e produttori di vino di Samobor, accanto all’Hotel Lavica, e si lascia lentamente alle spalle la città.
Il percorso si snoda tra villaggi e colline – Kladje, Molvice, Klake, Cerje, Mala Jazbina – passando per Rude e Slani Dol. Tra un calice e l’altro, si scoprono anche vini aromatizzati come il bermet, distillati casalinghi e liquori alle erbe.
Lungo questo tragitto si incontrano la Grotta di Grgos, la Miniera di Santa Barbara, la Casa Etnica Pod Okićem e il suggestivo Mulino delle Fiabe.
A pochi chilometri dal centro di Samobor, nel villaggio di Vrhovčak, la famiglia Pavlin (Ul. Vrhovčak – Pušine 7, 10430, Vrhovčak) accoglie gli ospiti. Circondata da circa 7.000 viti, a 320 metri di altitudine, la loro azienda agricola regala uno sguardo che spazia fino a Zagabria e Velika Gorica, alle colline della Plešivica, alla catena montuosa di Samobor e, nelle giornate limpide, persino verso la Slovenia.
Tra i vini proposti per la degustazione ci sono: Graševina, Kraljevina, Green Sylvaner, Rizvanac, Portugizac e l’immancabile bermet. I calici vengono accompagnati da ricotta e panna, pancetta stagionata, salumi e formaggi, zuppe, anatra, pollo con mlinci, stinco di vitello e carni alla griglia. In inverno, compaiono anche le salsicce all’aglio, i sanguinacci e il cavolo stufato con patate.
Sui pendii meridionali della Plešivica, c’è poi la cantina Sirovica (Lokošin Dol 4, 10450). Qui la degustazione prevede anche vini pluripremiati, non solo locali: Green Sylvaner, Chardonnay, Riesling Renano, Pinot Nero e Portugizac. Salumi, anatra arrosto e piatti semplici accompagnano, anche qui le degustazioni.
Escursioni e natura: sentieri, parchi e montagne del Samoborsko gorje
Fuori città, l’aria si fa più fresca e i panorami si aprono sulle colline del Samoborsko gorje, parte del parco naturale condiviso con Žumberak. Sentieri segnalati accompagnano sia i camminatori alle prime armi sia gli escursionisti più esperti. Le vette di Oštrc, Japetić e Okić non superano i 1.000 metri, ma sono luoghi simbolo dell’alpinismo croato: nel 1875, a Oštrc, fu organizzata la prima escursione ufficiale dell’associazione alpinistica, mentre nel 1843 la salita di Dragojla Jarnević a Okić segnò la prima avventura alpina documentata.
Lungo i percorsi non mancano rifugi e aree picnic, come quella di Gogo a Slani Dol, famosa anche per il liquore alle erbe Pušlek. Lungo i sentieri si può visitare anche l’Eco Center Budinjak, il Sentiero dei Principi con i tumuli preistorici o la Ethno House Pod Okićem.
Samobor si esplora anche su due ruote, grazie a numerosi percorsi ciclabili che collegano la città a Sveta Nedelja. Da non perdere una deviazione verso i laghi di Rakitje, Orešje, Kerestinec (con le rovine del Castello di Erdödy) e Strmec: qui si può pescare, passeggiare o semplicemente osservare gli uccelli che affollano le rive.
Artigianato locale: tradizioni e mestieri storici ancora vivi
A Samobor l’artigianato si basa su antiche tradizioni: già nel XVI secolo esisteva un sistema corporativo ben organizzato e nel 1754 si contavano 148 artigiani in 28 mestieri diversi. Nell’Ottocento, quasi un abitante su tre viveva di un lavoro artigiano.
Mugnai, cappellai, calzolai, fabbri, vetrai, produttori di licitari e cristallieri hanno modellato l’identità della città. Alcuni mestieri sono scomparsi, altri resistono con orgoglio in piccole aziende familiari che producono vetro, ceramica, cristallo, candele, licitari, cosmetici naturali, oggetti in legno e ferro, oltre a confezioni gastronomiche con specialità locali.
Tra questi ci sono il negozio di artigianato Arko (Petra Preradovića 10), Oslaković (Ivana Perkovca 17), Kristal Samobor (Milana Langa 63) e la Cantina Philipecz (Stražnička 1A), dove acquistare sia il bermet che la senape.
Cosa mangiare a Samobor: salame, kremšnita, kotlovina e dolci tipici
La cucina di Samobor ha subito numerose influenze. I tedeschi hanno lasciato il gusto per la struttura e le carni ben lavorate, i francesi una certa eleganza nel bere e nel servire, la Scuola di Vienna ha portato rigore e tecnica, gli ungheresi hanno aggiunto spezie e carattere. Il risultato è una tavola sorprendentemente armonica e riconoscibile.
Il salame di Samobor è un piccolo orgoglio locale: delicato, poco aggressivo, marchiato e tutelato, ma ancora prodotto in casa da molte famiglie che ogni anno partecipano alla Festa del Salame. La češnofka, più piccola e intensa, è la sorella minore che sta conquistando il suo posto d’onore, soprattutto durante le manifestazioni gastronomiche.
I boschi che circondano la città sono una dispensa naturale. I cercatori esperti conoscono i luoghi giusti e i ristoranti sanno valorizzare porcini, orecchioni e altre varietà in piatti semplici e profumati. La zuppa di funghi, preparata con raccolti freschi o essiccati, è un classico irrinunciabile. Poi c’è la kotlovina: carne rosolata e poi stufata all’aperto in una grande pentola di ghisa. Le trote crescono nei corsi d’acqua limpidi come il Gradna e negli allevamenti locali, e arrivano nei piatti in mille versioni: alla griglia, affumicate, bollite e impanate. L’area escursionistica Divlje vode e il Kršlinov mlin servono trote freschissime che sembrano arrivare direttamente dal torrente Bregana al piatto.
Accanto ai piatti salati, Samobor ha una lunga tradizione di dolci. La regina indiscussa è la kremšnita, la torta alla crema che ha reso celebre la città ben oltre i confini croati. Due strati di sfoglia sottile racchiudono una crema chiara, leggera e ancora tiepida. La sua storia inizia negli anni Venti del Novecento, quando il pasticcere Đuro Lukačić rientrò da Zagabria dopo aver studiato l’arte dolciaria nelle migliori botteghe. Mise insieme tecniche apprese, intuizioni personali e un profondo senso del luogo, dando vita a un dolce che divenne subito identità. La produzione iniziò nella pasticceria del fratello Marko, sulla piazza principale, attirando visitatori anche dalla capitale. U Prolazu (Trg Kralja Tomislava 5) vende la kremšnita migliore della città.



Tra i dolci della tradizione compaiono anche le krafne del Fašnik di Samobor, soffici ciambelle fritte, ripiene di marmellata o cioccolato, spolverate di zucchero a velo. C’è poi la rudarska greblica. Nata come pasto povero dei minatori di Rude, villaggio vicino a Samobor, era una torta sottile e salata, farcita con ciò che c’era: formaggio, noci ed erbe. Oggi è una specialità tutelata come Patrimonio Culturale Immateriale della Croazia, con regole precise di preparazione e un’identità forte.
Un altro simbolo è il bermet, aperitivo aromatico a base di vino rosso, frutta ed erbe selezionate, la cui ricetta resta gelosamente custodita dalle famiglie produttrici. C’è chi lo vuole più amaro, chi più dolce. Accanto a lui, la muštarda, salsa piccante e densa ottenuta da semi di senape e mosto dolce, perfetta con bolliti, salsicce e la češnofka, la tipica salsiccia all’aglio.
Come raggiungere Samobor: autobus, treno e auto
In autobus: l’opzione migliore per raggiungere Samobor è l’autobus. Dal terminal principale di Zagabria partono collegamenti frequenti per Samobor, con un tempo di percorrenza di circa mezz’ora. È un viaggio breve, che permette di arrivare a pochi passi dal centro storico.
In treno: dalla stazione centrale di Piazza Re Tomislav di Zagabria, si può prendere il treno fino a Podsused, per poi continuare in autobus.
In auto: che si arrivi dall’Adriatico passando per Trieste e Lubjana, dal nord attraverso Graz e Maribor, dalla Carinzia via Klagenfurt o da est seguendo l’asse Budapest–Varaždin–Zagabria, le strade conducono facilmente a Samobor.
Quando andare a Samobor: il Carnevale Fašnik e le tradizioni popolari
Durante l’anno si svolgono numerosi eventi musicali e letterari, ma l’evento più atteso è il celebre Fašnik, il Carnevale di Samobor, uno dei più antichi e amati della Croazia, famoso per la sua ironia e per le maschere colorate che animano le vie del centro.
Il Carnevale ha inizio in Piazza Re Tomislav, dove il Principe Fašnik, la Principessa Gazza, il Giudice e il Fiscal prendono simbolicamente le chiavi della città, proclamando la nascita di quella che tutti chiamano la “Libera Repubblica del Carnevale”. È un rito che culmina il Martedì Grasso, quando l’effigie del Principe viene condannata e bruciata, come per purificare l’anno nuovo da ogni influenza negativa, tra applausi e sorrisi dei cittadini.
Ma il Fašnik non si celebra solo in piazza: artisti di strada si mischiano ai cortei dei comitati locali, laboratori creativi animano bambini e ragazzi, e ogni piazzetta diventa un microcosmo di musica e creatività. Il Fašnik di Samobor s’ispira al tradizionale fašnik di Kompare, nato nel 1860; così la celebrazione non risparmia critiche e ironia. Attraverso maschere e carri allegorici, la città si prende gioco dei problemi locali, nazionali e persino mondiali, trasformando la satira in spettacolo.
Conoscevate già Samobor? L’avete già visitata o lo farete presto? Fatemelo sapere qui nei commenti, oppure sulla mia pagina Instagram!

