
Un giorno a Saint-Paul-de-Vence: il borgo d’arte e charme nel cuore della Costa Azzurra
Visitare Saint-Paul-de-Vence, il villaggio medievale dell’entroterra francese tra storia, arte e panorami mozzafiato a pochi chilometri dalle spiagge della Côte d’Azur.
Desideravo vederlo da tempo, non solo per visitare il borgo in sé, ma anche per rendere omaggio alla tomba di Marc Chagall, che ha scelto di riposare proprio qui, tra queste pietre che odorano di lavanda, olivi e vento. Saint-Paul-de-Vence si trova sulle colline alle spalle della Baie des Anges, a soli quindici minuti dal turismo della Côte d’Azur. È uno di quei borghi dove la storia si respira nei dettagli quotidiani: nei passi sulle pietre antiche, nelle vetrine delle gallerie d’arte, ai tavolini delle caffetterie all’aperto. Non serve correre dietro alle attrazioni: qui si assapora il tempo con calma, lasciandosi sorprendere da scorci nascosti e panorami emozionanti.
Indice
Cenni storici su Saint-Paul-de-Vence
Sul crinale assolato del Puy – un tempo si chiamava “Poggio” – prese vita, fin dall’antichità, un insediamento arroccato. In epoca medievale, quel piccolo insieme di case, costruite intorno alla chiesa di Saint Michel du Puy, cominciò a trasformarsi in un villaggio, diventando Saint-Paul.
Nel 1388 la contea di Nizza si separò dalla Provenza per passare sotto la protezione dei Savoia. Le frontiere si ridisegnarono, il fiume Var diventò linea di confine, e Saint-Paul si ritrovò a sorvegliare un lembo di terra divenuto improvvisamente strategico: ne diventò un avamposto.



Le prime mura furono realizzate nella seconda metà del Trecento. Di questa cinta difensiva, sono sopravvissute due torri: la porta di Vence, che conserva ancora i suoi piombatoi, e la torre dell’Esperon. Ma è nel Cinquecento, con l’Europa divisa tra Francesco I e Carlo V, che Saint-Paul assunse un ruolo ancor più cruciale: fu occupata nel 1524 e assediata nel 1536.
Nel giugno 1538, Francesco I in persona si recò a Saint-Paul durante il Congresso di Nizza. Decise di fortificarla secondo i canoni più avanzati dell’epoca: bastioni spessi e bassi, pensati per resistere alle nuove armi da fuoco. Il progetto fu affidato a Jean de Saint-Rémy, mente militare e ingegnere del re.
Tra XVII e XVIII secolo, sotto l’ala del vescovo di Vence Antoine Godeau – poeta, uomo di chiesa e membro fondatore dell’Académie Française – Saint-Paul attraversò un nuovo fermento spirituale e artistico. La collegiata fu arricchita di arredi preziosi: nacque la cappella di San Clemente, ornata da stucchi e affreschi; sull’altare di Santa Caterina d’Alessandria fu posta una pala attribuita allo spagnolo Claudio Coello. Le famiglie nobili come i Bernardi e gli Alziary trasformarono le loro dimore in piccoli palazzi: scale monumentali, camini in pietra e fregi decorativi.
Nel corso del Novecento, la luce di Saint-Paul attirò i primi artisti: Paul Signac, Raoul Dufy, Chaïm Soutine. Dal 1911 fu attivata anche una linea di tram, che collegava Saint-Paul a Vence e a Cagnes-sur-Mer: il villaggio, finalmente, divenne facile da raggiungere.
Molti di questi artisti si incontravano da Paul Roux, pittore dilettante e proprietario dell’osteria “La Colombe d’Or” – un tempo il “Robinson” – dove si scambiavano idee e quadri per un pasto caldo. Con il tempo giunse Matisse, poi Picasso, che visse tra Vallauris e Cannes.
Negli anni ’50 e ’60 anche le stelle del cinema passarono di qui, attratte dagli Studios della Victorine e dal fascino discreto del luogo. Jacques Prévert vi abitò per oltre quindici anni, nella minuscola “La Miette”. Registi come Clouzot e Cayatte lo seguirono. Chagall e Baldwin scelsero invece la campagna circostante, dove restarono per quasi vent’anni. Saint-Paul de Vence è da allora un nome inciso nella storia dell’arte.
Cosa vedere a Saint-Paul-de-Vence
Place du Jeu de Boules ou Place de Gaulle
Appena si giunge a Saint-Paul de Vence, la prima cosa che si nota è una piazza, in parte illuminata da luce dorata e in parte all’ombra di platani secolari. Qui si trova un campo da pétanque, dove il suono secco delle bocce che si scontrano accompagna da sempre i pomeriggi lenti del villaggio. Siamo sotto le fronde di Place Charles de Gaulle – che tutti però chiamano ancora Place du Jeu de Boules.
Sulla piazza affaccia una locanda “leggendaria”: La Colombe d’Or (Place du Général de Gaulle). Le sue pareti raccontano una storia fatta di arte barattata con pasti caldi e letti semplici: Matisse, Picasso, Chagall, Braque, Léger e perfino Hemingway, hanno lasciato qui un segno del loro passaggio.



Il mercoledì e il venerdì la piazza si anima di profumi e colori: il mercato dei piccoli produttori diffonde nell’aria l’aroma della lavanda, dei formaggi stagionati e delle marmellate d’albicocca. È il momento giusto per esplorare il borgo, attraversando la Porte de Vence, antico varco medievale che ancora custodisce le sue caratteristiche: feritoie, scanalature di saracinesche e piombatoi.
Subito oltre l’arco, inizia rue Grande, la strada principale che taglia il villaggio da un’estremità all’altra. È qui che si sviluppa il cuore vivo di Saint-Paul: un intreccio di botteghe d’arte, profumerie artigiane e gallerie che sembrano piccole cappelle votive dedicate alla bellezza. L’aria profuma di mirto, rosmarino e bergamotto. Le persiane sono scolorite dal sole e ricoperte di edera.
Lungo Rue Grande e la Fontaine de Saint-Paul-de-Vence
Continuando lungo Rue Grande, si arriva a Place de la Grande Fontaine. In questo intimo slargo un tempo si concentrava la vita del borgo. Le donne giungevano con ceste colme di biancheria da battere sul lavatoio, mani forti e storie intrecciate, mentre gli uomini riempivano le brocche. Gli animali si abbeveravano lentamente, e il mercato settimanale si teneva proprio qui. La fontana, risistemata più volte tra Seicento e Ottocento, si compone di un elegante bacino in pietra.
Seguendo le stradine che si fanno sempre più intime, si raggiunge La Placette, una piazzetta nascosta, perfetta per chi ama i dettagli: un vaso sbeccato, una sedia spaiata, un geranio fiorito. Poco più in là, la Porta di Nizza apre l’ultimo varco delle mura.
Qui si trova il cimitero del villaggio: una terrazza sull’infinito. Tra queste tombe riposa Marc Chagall, che qui visse, amò e dipinse. Infine, ritorniamo in Place de la Grande Fontaine per salire lungo Place de la Mairie e Place de l’Église.
La Collégiale Saint Paul e Place de l’Église
A pochi passi da Place de l’Église si trova la Collégiale Saint-Paul. La chiesa si è trasformata nel corso dei secoli, adattandosi alla crescita della comunità e ai gusti estetici del tempo. Le navate laterali, forse aggiunte all’inizio del Cinquecento, hanno dato respiro all’interno, permettendo a più fedeli di trovare posto tra i banchi consumati dal tempo.La luce filtra discreta dalle vetrate, cade sui quattro pilastri romanici sopravvissuti ai secoli, accarezza gli archi doppi della navata e le pareti del coro.



Nel 1666, il vescovo-poeta Antoine Godeau, uomo di lettere e di fede, elevò la chiesa al rango di collegiata. Si ammirano ancora oggi i decori lignei, le misericordie scolpite sugli stalli del coro, le sedute intagliate con grandissima maestria. Infine, la cappella di Saint Clément è un piccolo scrigno barocco nascosto tra le pareti antiche. Costruita nel 1680 dalla famiglia Bernardi, è un trionfo di stucchi e affreschi, un’esplosione di luce e colore. Qui sono custodite anche alcune reliquie romane, giunte dalle catacombe.
Indirizzo: Bell Tower, 5 Rue Bastion St Rémy, 06570 Saint-Paul-de-Vence, Francia.
Orari: aperta dal lunedì al venerdì dalle 8:15 alle 16:15, sabato, domenica e giorni festivi dalle 10:00 alle 18:00.
Nei pressi della Collégiale – lungo Rue de la Pourtoune – si trova la Torre dell’Esperon, l’unica superstite dell’antico castello, che un tempo sorvegliava le scorte di munizioni. Tutto ciò che un tempo era fortezza è stato smantellato e, nei secoli, assorbito dalle modifiche apportate alla chiesa vicina, ampliata tra il Cinquecento e il Seicento.
Il basamento in pietra squadrata della Torre dell’Esperon potrebbe risalire addirittura al XII secolo. Sulla sommità, una campana fusa nel 1443 reca incisa un’esortazione in latino: “hora est jam nos de somno surgere” – è tempo di svegliarsi.
Chapelle des Pénitents Blancs: da cappella a luogo d’arte
In pochi passi si raggiunge la Chapelle des Pénitents Blancs, un edificio in pietra semplice, quasi austero, nascosto tra i vicoli antichi di Saint Paul de Vence. Qui, per secoli, i Pénitents Blancs, si sono riuniti nel nome della carità. Curavano i malati, offrivano cibo agli affamati, vestiti a chi non ne aveva. Aiutavano i contadini dopo una gelata improvvisa, accoglievano chiunque giungesse stanco al villaggio.
La confraternita è rimasta attiva fino agli anni Venti del Novecento. All’inizio degli anni Duemila, lo spazio è stato restaurato e restituito alla comunità con una nuova luce. L’artista belga Jean-Michel Folon ha trasformato l’interno in un’opera d’arte poetica: vetrate dai toni pastello, mosaici e linee essenziali dell’altare. Sopra la facciata si erge un piccolo campanile triangolare.
Indirizzo: 5 Pl. de l'Église, 06570 Saint-Paul-de-Vence, Francia
Orari: aperta dal 15 aprile al 14 ottobre tutti i giorni dalle 10:00 alle 12:30 e dalle 14:00 alle 18:00. Dal 15 ottobre al 14 aprile da mercoledì a lunedì dalle 10:00 alle 12:30 e dalle 14:00 alle 17:00. Chiusa il martedì. Chiusa dal 15 al 30 novembre, il 25 dicembre e il 1° gennaio.
Scendendo lungo Rue de la Cassette, al numero 4, si incontra la casa dove visse Jacques Prévert, avvolta dai profumi dei gelsomini. Ancora oggi, quella dimora conserva il camino antico, le travi in legno e le finestre strette. Oggi è anche disponibile in affitto.



Le Remparts: i Bastioni di Saint-Paul-de-Vence
Da Place Charles de Gaulle si diparte un sentiero che scivola dolcemente attorno al borgo. Le mura, che risalgono al Cinquecento, furono costruite per ordine di Francesco I. Basta tenere la destra per arrivare ai piedi del bastione chiamato Dauphin. Di fronte, si erge il bastione Royal, antico guardiano dell’accesso settentrionale del villaggio. Un tempo, proprio qui, si apriva una delle porte principali, incastonata nelle mura fortificate.
Ogni angolo di questi bastioni rivelava una funzione strategica: sulle due ali del Dauphin si trovavano le casematte, piccole nicchie di pietra dove venivano custoditi i cannoni. Non erano semplici deterrenti: la loro posizione era pensata per consentire tiri di fiancheggiamento, una strategia difensiva capace di proteggere ogni angolo cieco.
Un cannone, in particolare, si affaccia ancora oggi da una delle aperture. È conosciuto affettuosamente dagli abitanti come Lacan. Si racconta che appartenesse a un artigliere di Saint-Paul, al servizio del re, e che lo abbia riportato come trofeo dopo la vittoria francese nella battaglia di Ceresole d’Alba, in Piemonte, nel 1544.
Chemin Sainte-Claire e il belvedere su Saint-Paul-de-Vence
C’è un punto da cui Saint-Paul de Vence appare ancora più bello, se possibile. Si raggiunge seguendo il chemin Sainte-Claire, una piccola via secondaria. Per arrivarci, si lascia il cuore del borgo attraversando Rue de Vence, si supera La Colombe d’Or e si svolta a sinistra, dove si incontra la cappella di Sainte-Claire. Bastano quindici minuti di salita per ammirare il villaggio da una prospettiva speciale.
Proseguendo lungo il sentiero, si raggiunge la cappella Saint-Charles-Saint-Claude, costruita in una posizione privilegiata su uno sperone roccioso. Le sue origini risalgono alla fine del Seicento, quando un vescovo in visita pastorale annotò che era stata “nuovamente costruita”. A volerne la rinascita furono due uomini del luogo: Charles Raymond, un borghese, e Claude Barcillon, giudice del re, che dedicarono l’edificio ai santi da cui prendevano il nome.
All’interno della cappella si trova un ciclo di affreschi contemporanei, vivaci e visionari, dipinti da Paul Conte, artista nizzardo che ha saputo ridare voce alle figure di San Claudio del Giura e San Carlo Borromeo.



Fondation Maeght a Saint-Paul-de-Vence: tempio dell’arte contemporanea
Appena ci si allontana dalle stradine acciottolate di Saint-Paul-de-Vence, salendo lungo le curve immerse nel verde della collina, si raggiunge la Fondation Marguerite et Aimé Maeght. Nata da un dolore – la perdita del figlio Bernard – e trasformata in un gesto d’amore universale, la Fondazione è il frutto della visione di una coppia straordinaria: Aimé e Marguerite Maeght, galleristi e mecenati che seppero radunare intorno a sé alcuni dei più grandi artisti del Novecento: Miró, Braque, Chagall, Calder, Léger, Giacometti.
Il progetto fu affidato all’architetto catalano Josep Lluís Sert, amico di Le Corbusier e preside della scuola di architettura di Harvard. Sert immaginò un villaggio artistico dove ogni spazio respirasse con la luce mediterranea, tra patii, terrazze e sentieri che si intrecciano. Ogni angolo è concepito per far dialogare le opere con l’orizzonte, gli ulivi e il mutare delle stagioni.
All’esterno si trova il Labirinto di Miró, dove venti sculture abitano un percorso onirico, come un rito iniziatico. Il cammino si conclude con l’Arco-Minotauro. Poco distante, la Corte Giacometti accoglie figure slanciate che sembrano camminare nella luce. La magia prosegue nel Giardino delle Sculture: la fontana animata di Pol Bury, la monumentalità aerea di Calder, la leggerezza intensa di Barbara Hepworth. Ogni artista ha lasciato una traccia, una firma poetica. Il mosaico di Braque, “Les Poissons”, nuota nel fondo di una vasca, mentre gli innamorati di Chagall sognano sospesi su un muro. E poi Tal Coat, Arp, Chillida, Takis.



Con oltre 13.000 opere, la collezione della Fondation Maeght è tra le più ricche d’Europa. Ma il suo tratto distintivo è la vitalità: cambia, si trasforma, si lascia attraversare da mostre tematiche, installazioni ed eventi. Da Kandinsky a Christo, da Calder a Lee Bae, la programmazione si rinnova ogni estate con progetti capaci di dialogare col tempo presente.
Forse il più grande capolavoro della Fondation Maeght è la Fondation stessa: un organismo vivo, concepito come spazio di libertà e creazione. L’idea nacque negli anni Cinquanta, durante un viaggio negli Stati Uniti, quando i Maeght scoprirono realtà come la Guggenheim o la Barnes Foundation e decisero di dar vita a qualcosa di simile in Europa, ma con l’anima del Mediterraneo. E così fu: il 28 luglio 1964, il Ministro della Cultura André Malraux inaugurò ufficialmente la Fondazione. Fu la prima istituzione privata in Francia interamente dedicata all’arte contemporanea.
Indirizzo: Fondation Maeght, 623 Chem. des Gardettes, 06570 Saint-Paul-de-Vence, Francia
Orari: aperta tutti i giorni dalle 10:00 alle 18:00 (dalle 10:00 alle 19:00 in luglio e agosto).
Biglietto: 18€ / per verificare le condizioni di riduzione o gratuità, consultare il sito ufficiale.
Dove mangiare a Saint-Paul-de-Vence
Anche i ristoranti a Saint-Paul-de-Vence hanno l’aspetto di un’opera d’arte. Le Tilleul (Pl. du Tilleul), ad esempio, sembra uscito da un dipinto impressionista: i tavolini affacciati sulla terrazza, le fronde larghe dei tigli che proteggono dal sole del pomeriggio, il silenzio che scivola piano tra le sedie. Potrebbe sembrare uno di quei ristoranti pensati per i turisti distratti, ma sorprende. I piatti sono preparati con ingredienti freschissimi del territorio: la tartare è profumata e gustosa, il filetto di manzo tenero e succulento; tutto accompagnato da erbe aromatiche e olio d’oliva dorato. Il servizio è gentile, discreto, senza fretta. Conviene lasciare il proprio nome al mattino e tornare più tardi, quando il borgo inizia a rallentare.
Se invece si è alla ricerca di qualcosa di più informale, dove il vino sia il protagonista, allora L’Art et le Vin (1 Rue de la Pourtoune) è una sosta perfetta. Un wine bar con tavoli all’aperto, un menu essenziale ma ben pensato, e una carta dei vini che è un viaggio nel viaggio: bottiglie francesi, naturalmente, ma anche piccole scoperte che raccontano la terra con note di novità. Qui si possono gustare formaggi locali, olive profumate, e piatti leggeri come la tapenade o il foie gras, da abbinare a un calice di rosé o a un bianco secco e fresco.
Infine, c’è il richiamo dolce di La Cure Gourmande (23 Rue Grande): biscotti che sanno di burro e mandorle, caramelle alla frutta e al caramello, cioccolatini confezionati come piccoli gioielli. Tutto è prodotto in Francia, e si sente. Un sacchetto da portare via, per ricordarsi che la felicità, a volte, ha il sapore del miele, della lavanda e della tradizione fatta a mano.



Quando andare a Saint-Paul-de-Vence
Il momento in cui Saint-Paul-de-Vence si svela nella sua luce più autentica è la primavera, quando l’aria si riempie del profumo dei fiori e il borgo si tinge di mille colori. In estate, invece, il clima gentile invita a passeggiate lente tra vicoli incantati. Ma per assaporare questo incanto senza il brusio della folla, il segreto è arrivare all’alba.
Se invece si preferisce vivere un Saint-Paul diverso, avvolto da un’atmosfera calda e un po’ malinconica, allora l’autunno è il momento giusto. I festeggiamenti della vendemmia, i profumi delle castagne arrostite e le luci dorate del tramonto trasformano il borgo in un quadro dai colori intensi.
Come raggiungere Saint-Paul-de-Vence
Saint-Paul-de-Vence gode di una posizione invidiabile, perfetta come base per esplorare la magia della Costa Azzurra senza rinunciare alla quiete dell’entroterra. Incastonato tra le colline di Cagnes-sur-Mer, si trova a soli sette chilometri dal mare che bagna Nizza e Antibes.
Raggiungerlo è semplice e piacevole: in auto, l’autostrada A8 offre uscite strategiche – Villeneuve Loubet o Cagnes-sur-Mer – a seconda che si arrivi da Marsiglia, Nizza o dall’Italia. Da lì, una strada panoramica conduce dolcemente verso le viuzze di Saint-Paul, seguendo le indicazioni per La Colle-sur-Loup e Vence, lungo la RD 436.
Per chi arriva in aereo, l’aeroporto di Nizza è il punto di partenza ideale: in pochi minuti, noleggiando un’auto, si ha tutta la libertà di esplorare questo angolo di Francia in piena autonomia.
Se si preferiscono i mezzi pubblici, dalla stazione ferroviaria di Cagnes-sur-Mer basta salire sull’autobus numero 400 e in 15 minuti si raggiungono le mura del villaggio.
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