
Tragicomica al MAXXI: l’arte italiana contemporanea tra ironia, paradosso e disincanto
Oltre 300 opere e 130 artisti al MAXXI di Roma per “Tragicomica”, la grande mostra curata da Andrea Bellini e Francesco Stocchi che racconta il secondo Novecento italiano attraverso il tragicomico.
Dal 2 aprile al 20 settembre il MAXXI presenta Tragicomica. Prospettive sull’arte italiana dal secondo Novecento a oggi, la più ampia ricognizione mai dedicata dal museo romano alla storia dell’arte contemporanea italiana. Curata da Andrea Bellini e Francesco Stocchi, l’esposizione riunisce oltre trecento opere e più di centotrenta artisti, costruendo un approfondimento critico della cultura italiana dal dopoguerra a oggi.
L’esposizione individua nell’arte italiana una capacità peculiare di attraversare la crisi senza cedere alla retorica della catastrofe. Il dramma, piuttosto che essere assolutizzato, viene stemperato nell’ironia, nel paradosso, nel grottesco e nell’assurdo; prende forma in atteggiamenti antieroici, refrattari a ogni dogmatismo, aperti alla contraddizione e all’ambiguità.
Indice
Il tragicomico come chiave interpretativa della cultura italiana
L’idea curatoriale nasce dalla convinzione che il tragicomico sia una modalità di sopravvivenza simbolica: trasformare il trauma in ironia, la crisi in deviazione e il potere in caricatura. In questa prospettiva, la comicità assume una funzione critica e sovversiva. È la risata beffarda di Gino De Dominicis, quella corrosiva di Giorgio Manganelli, l’irriverenza di Carmelo Bene, l’assurdo degli Skiantos. È anche il passaggio continuo tra tragedia e leggerezza che attraversa il cinema, la poesia, il teatro e le arti visive italiane dal Novecento in avanti.
Secondo Francesco Stocchi, direttore artistico del MAXXI e co-curatore della mostra, raccontare l’arte italiana dal secondo dopoguerra significa misurarsi con un territorio culturale instabile e sfuggente, attraversato da continue metamorfosi linguistiche, identitarie e formali, difficilmente riconducibili a categorie interpretative rigide o definitive. La scelta del tragicomico come filtro interpretativo consente quindi di leggere nel tempo una costante negoziazione del tragico attraverso il paradosso e l’ironia.
Andrea Bellini, direttore del Centre d’Art Contemporain Genève, sottolinea invece come il progetto aspiri a restituire una visione più complessa e stratificata della produzione culturale italiana, nelle arti visive, nel cinema, nella letteratura, nel teatro e nell’architettura, offrendo al pubblico nuove modalità di interpretazione dell’immaginario contemporaneo.
Ad accogliere il visitatore, all’inizio del percorso espositivo, c’è una frase in corsivo su una superficie lacerata da tagli netti: «Io sono un santo». Sul retro della stessa opera compare però un’altra dichiarazione, speculare: «Io sono una carogna». È in questa tensione tra aura e dissacrazione, che si apre Tragicomica. Prospettive sull’arte italiana dal secondo Novecento a oggi. Il progetto prende forma attorno a un’intuizione precisa: esiste, nella cultura italiana, una vocazione profonda all’antitragico, una tendenza a filtrare il dramma attraverso l’ironia, il paradosso, la comicità e la disobbedienza del linguaggio.
La mostra del MAXXI sceglie di disarticolare il canone, facendo convivere opere iconiche e lavori meno noti, artisti consacrati e figure rimaste ai margini della narrazione ufficiale. Il risultato è un’antistoria dell’arte italiana contemporanea, costruita per risonanze e cortocircuiti.
Tra gli artisti presenti figurano Gianfranco Baruchello, Mirella Bentivoglio, Tomaso Binga, Alighiero Boetti, Monica Bonvicini, Maurizio Cattelan,Roberto Cuoghi, Gino De Dominicis, Lucio Fontana, Chiara Fumai, Piero Manzoni, Giuseppe Penone, Carol Rama, Paola Pivi, Gilberto Zorio, Lorenzo Scotto Di Luzio e molti altri. Il percorso si estende inoltre oltre le arti visive grazie a un comitato scientifico composto da Andrea Cortellessa, Davide Oberto, Annalisa Sacchi, Elettra Stimilli e Giovanna Zapperi, coinvolgendo cinema, teatro, letteratura, filosofia, design e architettura.



Il percorso espositivo di Tragicomica tra paradosso e dissacrazione
L’allestimento si apre nella Galleria 3 con il lavoro di Lucio Fontana posto in dialogo con le guerriere armate di parole di Elena Bellantoni e con opere emblematiche come Merda d’artista di Piero Manzoni. Già da questo primo nucleo emerge il tono dell’intera mostra: un continuo oscillare tra gesto sacrale e sabotaggio dell’autorità artistica.
Nel corridoio successivo scorrono gli ironici ritratti animati realizzati da Simone Berti, dedicati ad artisti come Boetti, De Dominicis e Cattelan. Proprio Maurizio Cattelan introduce uno dei momenti più emblematici del percorso: sulla terrazza del museo compare La Nona Ora, il celebre papa colpito da un meteorite, icona della fragilità del potere e della collisione tra tragedia e assurdo.
La seconda terrazza ospita invece le monumentali torte di Roberto Cuoghi, presentate per la prima volta in Italia, accanto alla Scultura vivente di Piero Manzoni, che trasforma lo spettatore stesso in opera d’arte e dispositivo concettuale.
Il percorso continua attraverso numerosi lavori che alterano la percezione e destabilizzano il corpo: le maschere clownesche di Nori de’ Nobili, la scala ambientale Bariestesia di Gianni Colombo, capace di mettere in crisi equilibrio e orientamento e The Night Is Still Youngdi Chiara Fumai, dove l’artista appare sospesa su un’altalena in una dimensione fiabesca e perturbante.
Particolarmente significativo è anche 25.000 Covid Jokes (it’s not a joke) di Paola Pivi: un vastissimo mosaico di meme, battute e frammenti ironici nati durante la pandemia, in cui l’umorismo digitale si trasforma in un archivio emotivo di un trauma collettivo globale.
Nel grande braccio vetrato del museo si incontra il neon Chi è che ride di Pietro Roccasalva, mentre poco più avanti Daniela Comani mette in scena una relazione sentimentale interpretando contemporaneamente il ruolo maschile e quello femminile. Enzo Cucchi, invece, invita il pubblico a entrare letteralmente nel proprio universo visivo attraverso un videogioco.
L’ingresso nella seconda galleria è segnato dalla scritta luminosa Built for Crime di Monica Bonvicini, che introduce una sezione più densa, stratificata e quasi teatrale. Qui trovano spazio opere come la celebre Lampada annuale di Alighiero Boetti – che si accende soltanto per pochi secondi ogni anno – accanto ai lavori di Vincenzo Agnetti, Tano Festa, Francesco Vezzoli e Paola Pivi.
La mostra alterna continuamente sorpresa e riflessione critica: le stufe di Jacopo Belloni evocano scenari di sabotaggio e tensione latente; Giuseppe Penone costruisce una meditazione sulla continuità tra natura e artificio attraverso un cumulo di patate innestate con elementi in bronzo e frammenti di volti. Tra le opere più potenti compare Novecento di Maurizio Cattelan, il cavallo sospeso che domina una grande “piazza” interna in dialogo con Luciano Fabro.
La riflessione sull’identità attraversa opere come Dichiaro di non essere di Emilio Isgrò e la Sacra Conversazione di Michelangelo Pistoletto.
Accanto a queste, il percorso riunisce i lavori di Rosa Panaro, Mirella Bentivoglio, Ketty La Rocca, Clemen Parrocchetti, Suzanne Santoro e Cloti Ricciardi, artiste che hanno utilizzato corpo e parola come strumenti di critica politica e resistenza culturale.
La mostra si conclude con una serie di grandi installazioni simboliche: il lampadario di Vedovamazzei, le opere di Riccardo Benassi e Lorenzo Scotto Di Luzio, il tappeto-freccia di Piero Golia rivolto verso Napoli, fino alle dodici sculture di Pinocchio di Mario Ceroli, figura che attraversa l’intero progetto come emblema perfetto dell’identità tragicomica italiana: metamorfosi, menzogna, disobbedienza e invenzione.



La mostra è accompagnata, inoltre, da un vasto programma pubblico di incontri, proiezioni, letture e performance dedicati alla comicità e alla dimensione antitragica nella cultura italiana, con approfondimenti su cinema, letteratura, filosofia, poesia e teatro.
Completa il progetto un catalogo edito da Marsilio. Il volume raccoglie saggi inediti, contributi interdisciplinari e oltre duecento immagini, costruendo un atlante visivo della creatività italiana dagli anni Quaranta a oggi.
A sedici anni dall’apertura del MAXXI, la mostra rappresenta anche una riflessione sul ruolo stesso del museo contemporaneo: un luogo capace di rendere visibili le contraddizioni del presente e restituirne la complessità.
Perché, come ricordava Charlie Chaplin nella frase scelta dalla presidentessa della Fondazione MAXXI Maria Emanuela Bruni per accompagnare il progetto: «la vita è una tragedia se vista da vicino, ma una commedia se vista da lontano».
Avete già visto la mostra Tragicomica. Prospettive sull’arte italiana dal secondo Novecento a oggi al MAXXI di Roma o lo farete presto? Fatemelo sapere qui nei commenti, oppure sulla mia pagina Instagram!
Informazioni utili per la visita
Tragicomica. Prospettive sull'arte italiana dal secondo Novecento a oggi
A cura di Andrea Bellini e Francesco Stocchi
Dal 2 aprile al 20 settembre 2026
MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo
Via Guido Reni 4 A, Roma
Orari: da martedì a domenica dalle 11:00 alle 19:00 (la biglietteria chiude un’ora prima). Chiuso il lunedì.
Biglietti: solo mostra 14€ / mostra + biglietto intero del Museo 20€ / mostra + biglietto ridotto del Museo 17€
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