
Lanterne magiche. Fotografie dalla collezione Valerio De Paolis al museo Carlo Bilotti di Roma
Al Museo Carlo Bilotti di Roma oltre cento capolavori della fotografia internazionale dialogano tra cinema, identità e spazio contemporaneo.
Dal 14 febbraio al 6 settembre 2026 il Museo Carlo Bilotti ospita Lanterne magiche. Fotografie dalla collezione Valerio De Paolis, una delle più significative esposizioni fotografiche della stagione culturale romana.
L’esposizione presenta per la prima volta al pubblico una vasta selezione della raccolta privata di Valerio De Paolis: oltre cento opere di alcuni tra i più importanti protagonisti della fotografia internazionale, da Nobuyoshi Araki a Tina Modotti, da Mimmo Jodice a Shirin Neshat, fino a Edward Weston, Saul Leiter e Candida Höfer. Una riflessione profonda sul potere della fotografia come strumento identitario.
Indice
Valerio De Paolis e il collezionismo fotografico contemporaneo
Il legame di Valerio De Paolis con la fotografia nasce all’interno di una più ampia cultura dell’immagine sviluppata nel corso della sua esperienza cinematografica. Produttore, distributore e figura centrale del cinema italiano contemporaneo, De Paolis ha costruito negli anni una collezione che riflette il suo rapporto personale con lo sguardo.
Cinema e fotografia convivono nella raccolta come linguaggi paralleli: entrambi fondati sul montaggio della memoria, sulla costruzione del tempo e sulla capacità di trasformare il reale in esperienza visiva. Le opere selezionate non seguono una logica enciclopedica, ma rivelano piuttosto affinità poetiche, ossessioni iconiche e continui richiami tra immagine fissa e immagine in movimento.
Non a caso la mostra è accompagnata da un ciclo di proiezioni realizzato in collaborazione con la Casa del Cinema e la Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, rafforzando ulteriormente il dialogo tra fotografia e settima arte nel contesto di Villa Borghese.
Lanterne magiche al Museo Carlo Bilotti: la grande mostra fotografica del 2026 a Roma
Il titolo della mostra richiama uno dei più antichi strumenti di narrazione visiva: la lanterna magica, antesignana tanto della fotografia quanto del cinema. Attraverso la proiezione luminosa di immagini dipinte o incise, questo dispositivo ottico trasformava vedute, figure e paesaggi in racconti capaci di suggestionare lo spettatore.
La mostra assume questa invenzione pre-cinematografica come chiave interpretativa della collezione De Paolis. Le fotografie esposte agiscono infatti come proiezioni mentali e affettive: immagini che costruiscono una geografia emotiva fatta di corpi, architetture, paesaggi e identità.



La prima sezione del percorso espositivo, Un’idea di donna, affronta il tema della rappresentazione femminile attraverso linguaggi e sensibilità differenti. Ad aprire la sequenza è la figura perturbante di Nobuyoshi Araki: una donna accovacciata su un tombino in una strada di Tokyo, sospesa tra vulnerabilità e tensione erotica.
Da questa immagine iniziale prende forma una costellazione di sguardi in cui il corpo femminile diventa campo di identità, desiderio, costruzione simbolica e autorappresentazione. Le fotografie di Ren Hang introducono una nudità provocatoria e teatrale, mentre Sebastiaan Bremer dissolve il corpo in una dimensione quasi evanescente.
Le opere di Mariella Bettineschi e Valérie Belin riflettono invece sui temi della presenza e dell’identità, trasformando il ritratto in uno spazio ambiguo tra artificio e riconoscimento.
Nella seconda sala il percorso si amplia ulteriormente: la frontalità provocatoria di Tracey Emin dialoga con le immagini urbane di Simone Mussat Sartor, mentre il volto intenso e dolente di Shirin Neshat conduce verso gli scatti di Letizia Battaglia, capaci di restituire con straordinaria forza emotiva l’infanzia, la fragilità e la memoria sociale.
La sezione culmina in una grande parete concepita come una moderna quadreria fotografica. Qui convivono le sperimentazioni surrealiste di Man Ray, la raffinatezza visiva di Dora Maar, il trasformismo identitario di Cindy Sherman e la vulnerabilità poetica di Francesca Woodman.
Straordinario anche il dialogo tra il celebre nudo di Tina Modotti fotografato da Edward Weston e le immagini di Henri Cartier-Bresson, Lillian Bassman e Paolo Di Paolo, autore di un intenso ritratto di Charlotte Rampling.
La seconda sezione, Un’idea di spazio, affronta il tema del paesaggio e della percezione dell’ambiente attraverso una pluralità di approcci fotografici.
Nelle immagini di Pentti Sammallahti il paesaggio assume la forma di un haiku visivo, essenziale e sospeso. Diversamente, le scale fotografate da Tina Modotti e le vedute di Vera Lutter trasformano luce e ombra in strutture ritmiche che organizzano lo spazio.
La mostra attraversa poi i segni astratti della terra fotografata da Mario Giacomelli, le architetture metafisiche di Gianluca Pollini e le celebri immagini di Gianni Berengo Gardin, dove realtà e rappresentazione si confondono continuamente.
Il percorso si muove tra natura e immaginazione: dagli alberi monumentali di Beth Moon alle prospettive del Santuario di San Luca interpretate da Silvia Camporesi, fino alle visioni sospese di Laurence de Vogüé e alle grandi immagini industriali di Luca Campigotto.
La terza sezione della mostra, Lo spazio dell’arte, riflette sul rapporto tra fotografia, creazione artistica e avanguardie del Novecento. Al centro del percorso emerge la figura di Luigi Ghirri, presente con un importante nucleo di lavori. La sua ricerca trasforma il paesaggio quotidiano in una continua reinvenzione dello sguardo. Emblematica in questo senso è la serie Atlante, composta da trentasei immagini che costruiscono una mappa poetica del mondo contemporaneo.
Accanto a Ghirri si sviluppano le visioni mediterranee di Mimmo Jodice, la teatralità immaginifica di Luigi Ontani e gli spazi liquidi evocati dalle fotografie di David Hockney.
Le immagini di Abbas Kiarostami e Flaminia Lizzani riportano invece il discorso sul tema del ricordo e dell’appartenenza, mentre Franco Fontana chiude idealmente il percorso con una fotografia urbana che riflette sul confine sottile tra finzione cinematografica e realtà quotidiana.
Lanterne magiche è una riflessione profonda sulla persistenza delle immagini nella memoria collettiva e individuale. Attraverso il dialogo tra generazioni, poetiche e geografie differenti, la collezione di Valerio De Paolis restituisce alla fotografia la sua natura più profonda: quella di linguaggio capace di custodire esperienze e trasformare lo sguardo.



Curata da Alessandra Mauro e Roberto Koch con Suleima Autore, la mostra è promossa da Roma Capitale, Assessorato alla Cultura e Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali ed è organizzata da Cinema in collaborazione con Contrasto, che ne pubblica anche il catalogo. I servizi museali sono affidati a Zètema Progetto Cultura.
Avete già visto la mostra Lanterne magiche. Fotografie dalla collezione Valerio De Paolis a Museo Carlo Bilotti – Aranciera di Villa Borghese di Roma o lo farete presto? Fatemelo sapere qui nei commenti, oppure sulla mia pagina Instagram!
Informazioni utili per la visita
Lanterne magiche. Fotografie dalla collezione Valerio De Paolis
A cura di Alessandra Mauro, Roberto Koch con Suleima autore
Dal 14 febbraio al 06 settembre 2026
Museo Carlo Bilotti - Aranciera di Villa Borghese
Viale Fiorello La Guardia 6, Roma (RM)
Orari: da martedì a venerdì dalle 10:00 alle 16:00, sabato e domenica dalle 10:00 alle 19:00 (ultimo ingresso quarantacinque minuti prima della chiusura). Chiuso il lunedì.
Biglietti: biglietto intero11€ / biglietto ridotto 7,50€.
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