
Grotta dell’Arco di Bellegra: il tesoro sotterraneo nascosto a un’ora da Roma
Viaggio tra storia, natura e speleologia nelle uniche grotte della provincia di Roma.
A circa un’ora da Roma esiste un luogo davvero unico ma ancora poco noto al grande pubblico: la Grotta dell’Arco. Situata nei pressi del borgo di Bellegra, questa cavità naturale rappresenta una delle manifestazioni carsiche più interessanti – per sviluppo in lunghezza e per l’ampiezza di alcune grandi sale – della regione Lazio e le uniche grotte della provincia di Roma.
La Grotta dell’Arco è una grotta carsica esplorata per la prima volta nel 1925 dagli speleologi del Circolo Speleologico Romano, tra cui Carlo Franchetti, e deve il suo nome alla presenza di un arco naturale di roccia, unica traccia rimasta di un ulteriore tratto della cavità poi crollato.
Il complesso ipogeo è situato in località Pantano, a circa 3 km dal centro abitato, in un’area di grande rilevanza ambientale che si estende tra la Valle Cupa e la zona conosciuta con il toponimo Le Cese.
Questa zona è interessata da vistosi fenomeni carsici. Caratteristica è una depressione naturale, la valle del Pantano, dove fino all’inizio del Novecento esisteva un lago prosciugato nel 1911 per l’utilizzazione agricola. Da questo piccolo bacino e dal suo emissario sotterraneo si è originato il fenomeno carsico naturale delle Grotte dell’Arco.
Oggi le grotte sono facilmente raggiungibili grazie ai lavori di pavimentazione della strada rurale e rappresentano una meta naturalistica sempre più apprezzata.
Indice
Cenni storici sulla Grotta dell’Arco
La Grotta dell’Arco di Bellegra vanta una storia affascinante e plurimillenaria, che la rende una destinazione imperdibile per gli appassionati di geologia, archeologia e storia umana. Questa cavità naturale è infatti emissario di un antico lago, il Pantano di Roiate. L’acqua, con infinita pazienza, ha scolpito nel corso dei millenni le spettacolari formazioni rocciose che oggi possiamo ammirare.
Il valore più straordinario della grotta è però rappresentato dalla presenza dell’uomo, che si sovrappone alla storia naturale del luogo. Originariamente utilizzata dai primitivi come rifugio, la grotta conserva epigrafi e pitture rupestri raffiguranti scene di caccia di ominidi, visibili lungo il percorso di visita.
Successivamente, grazie alla presenza di un pozzo votivo, la grotta divenne un santuario di ex voto, molti dei quali vengono ancora oggi ritrovati durante le visite speleoturistiche.
Durante il periodo medievale, la facile accessibilità della cavità favorì il suo utilizzo per l’estrazione del calcare necessario alla produzione di calce, impiegata nella costruzione degli edifici.
In tempi più recenti, la presenza di una risorgenza e di un fiume sotterraneo attivo per gran parte dell’inverno permise di utilizzare la grotta come mola per la macinazione del grano. Con l’elettrificazione della zona nei primi anni del Novecento, la grotta fu progressivamente abbandonata.



La prima esplorazione speleologica documentata avvenne nel giugno 1925 da parte del Circolo Speleologico Romano, mentre nel 1966 il Gruppo Speleologico Grottaferrata riuscì ad ampliare il tratto finale della cavità.
Solo molti anni dopo il Comune di Bellegra avviò un ambizioso progetto di valorizzazione, realizzando la passerella che ancora oggi consente la visita del percorso turistico. Dal 2017 la gestione della grotta è affidata all’associazione Sotterranei di Roma.
Cosa vedere nella Grotta dell’Arco
L’area è caratterizzata da spettacolari fenomeni carsici che hanno dato origine a un sistema di caverne, laghetti, torrenti sotterranei, stalagmiti e stalattiti. La grotta si estende per circa un chilometro con un dislivello di circa 14 metri. Il suo sviluppo è soprattutto in lunghezza piuttosto che in profondità, permettendo un accesso relativamente agevole; è attraversata in gran parte dal deflusso idrico di una sorgente carsica che emerge nella parte terminale della cavità.
L’imbocco della grotta è preceduto da un’area verde e da un ponticello che attraversa il torrente che fuoriesce dalla cavità e raggiunge l’arco naturale da cui deriva il nome del sito.
All’interno si possono osservare numerose formazioni calcaree come stalattiti, stalagmiti e altre forme di concrezionamento. Il corso d’acqua che percorre la grotta forma stagionalmente pozze e piccoli laghetti.
La fauna ipogea è particolarmente ricca: tra gli abitanti della grotta si possono osservare chirotteri (pipistrelli), anfibi come la rana italica e la salamandra, oltre a micro e mesofauna tipica di questi ecosistemi.
La grotta può essere suddivisa in tre tratti principali:
Il tratto iniziale: è composto da una prima galleria fangosa lunga circa 190 metri, alta tra i 7 e i 10 metri, seguita da una seconda galleria lunga circa 80 metri e alta tra i 12 e i 15 metri. Questa parte è facilmente percorribile grazie a una passerella.
Il tratto mediano: comprende una galleria lunga circa 150 metri con un’altezza media di 20 metri e tre grandi ambienti: il Salone Ciclopico, il Salone Titanico e la Sala del Duomo.
Il tratto terminale: include la galleria dell’altarino e la galleria finale, visitabili esclusivamente da speleologi attrezzati.
Il torrente sotterraneo anticamente fungeva da serbatoio d’acqua per un mulino, chiamato nel dialetto locale “Mola”. All’ingresso della grotta è oggi presente una riproduzione lignea di questo antico mulino.
Pitture rupestri e reperti paleontologici
Uno degli aspetti più affascinanti della Grotta dell’Arco è la presenza di pitture rupestri preistoriche, una peculiarità che non trova riscontro in nessun’altra grotta dell’Appennino.
Nel 1999 furono individuati due gruppi di pitture rupestri attribuite al periodo eneolitico: un gruppo di figure rosse e uno a figura nera. Successivamente, nel 2007, sono state studiate pitture databili tra il Neolitico finale e la prima età del Bronzo e del Rame (circa 4.000-3.000 a.C.), raffiguranti figure antropomorfe probabilmente impegnate in scene di caccia. La presenza dell’acqua fa ipotizzare che queste rappresentazioni fossero collegate a un culto delle acque.
All’interno della grotta sono stati inoltre rinvenuti resti paleontologici, tra cui ossa di Ursus spelaeus, l’orso delle caverne estinto circa 24.000 anni fa e capace di raggiungere i tre metri di altezza. Alcuni di questi reperti sono conservati presso il polo museale dell’Università Sapienza di Roma.
I percorsi di visita della Grotta dell’Arco
La Grotta dell’Arco è parzialmente attrezzata con una passerella protetta e un sistema di illuminazione interna che consente la visita in sicurezza.



Il Percorso Turistico permette di esplorare i primi 300 metri della grotta, illuminati e facilmente accessibili. Durante la visita è possibile osservare le epigrafi preistoriche e le principali formazioni calcaree.
Il Percorso Speleo Turistico offre invece un’esperienza più avventurosa: oltre al tratto illuminato, i visitatori entrano nel cuore della montagna, senza illuminazione artificiale, equipaggiati con casco, torcia e stivali forniti dallo staff. Durante il tour si visitano grandi sale sotterranee e si osservano spettacolari concrezioni calcaree.
Il Percorso Speleo Avanzato è dedicato agli appassionati più esperti e consente di raggiungere zone ancora più profonde della grotta, attraversando strettoie e ambienti fangosi fino alla sala delle vaschette e alla grande cascata finale.
Come arrivare alla Grotta dell’Arco
La Grotta dell’Arco si trova nel territorio del comune di Bellegra e dista da Roma circa un’ora. È raggiungibile dall’autostrada Roma-Napoli con uscita Valmontone oppure dall’autostrada Roma-Aquila con uscita Castel Madama. Da qui si prosegue verso Bellegra fino alla località Pantano, dove si trova l’ingresso del sito.
La Grotta dell’Arco di Bellegra rappresenta uno dei tesori naturalistici più affascinanti e meno conosciuti del Lazio. Tra stalattiti millenarie, pitture rupestri preistoriche, antichi mulini e resti di animali estinti, questo luogo racconta una storia che attraversa migliaia di anni.
Un viaggio nel sottosuolo che unisce natura, archeologia e avventura, perfetto per chi desidera scoprire un angolo sorprendente del territorio a pochi chilometri da Roma.
Conoscevate già la Grotta dell’Arco di Bellegra? L’avete già visitata o lo farete presto? Fatemelo sapere qui nei commenti, oppure sulla mia pagina Instagram!
Informazioni utili: come visitare la Grotta dell’Arco
Indirizzo: Località Le Cese, 00030 Bellegra (RM).
Orario: aperta il sabato e il domenica dalle 10:00 alle 18:00 (l'ultimo tour parte alle 17:00). Il percorso turistico è visitabile negli orari di apertura, con partenze circa ogni ora a partire dalle 10:00. Il percorso speleo-turistico è disponibile, solo su prenotazione per gruppi di almeno 5 persone, alle ore 15:00. Il percorso speleologico avanzato è disponibile, solo su prenotazione per gruppi di almeno 5 persone, in date da concordare.
Biglietto: 8€ per il percorso turistico / 15€ per il percorso speleo-turistico / 35€ per il percorso speleologico avanzato.
Consigli per la visita: la temperatura all’interno è di circa 16 gradi C°, caldo d’inverno e fresco d’estate. Nel periodo estivo è consigliabile portarsi un giacchetto.
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