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La mostra di Jack Vettriano a Roma: oltre ottanta opere, tra successo popolare, cinema interiore e critica dell’immagine.

Dopo il grande successo di Bologna e Milano, la primavera del 2026 porta a Roma la più attesa retrospettiva dedicata all’artista scozzese recentemente scomparso, figura controversa e insieme popolarissima, capace di attraversare con naturalezza il mercato, il pubblico e l’immaginario collettivo, mantenendo un rapporto problematico con la critica ufficiale.

Pittore autodidatta, narratore visivo di atmosfere sospese tra cinema, noir e melodramma, Jack Vettriano ha costruito un immaginario riconoscibile e seriale, come anche una pittura che non rinuncia mai alla dimensione narrativa e sensuale dell’immagine.

Dal 12 febbraio al 5 luglio 2026, presso Palazzo Velli Expo, nel cuore di Trastevere, il pubblico può attraversare un ampio corpus di opere che ripercorre il processo artistico di Vettriano. La mostra consente di approfondire la figura di uno degli artisti più venduti e riprodotti di tutti i tempi attraverso un percorso di oltre ottanta opere: dieci oli su tela, lavori su carta museale a tiratura unica e certificata realizzati appositamente per l’occasione, un ciclo di fotografie scattate nello studio dell’artista e un video in cui Vettriano racconta se stesso e la propria evoluzione stilistica.

Origini e formazione: dall’industria mineraria alla pittura

La biografia di Jack Vettriano contribuisce in modo determinante a spiegare l’intensità emotiva che attraversa le sue immagini. Nato nel 1951 nella contea di Fife, sulla costa scozzese del Mare del Nord, con il nome di Jack Hoggan, cresce in una famiglia legata all’estrazione del carbone. Fin dall’infanzia e dall’adolescenza contribuisce alle finanze familiari, iniziando a lavorare molto presto. A quindici anni lascia la scuola per seguire il padre in miniera e impiegarsi come apprendista tecnico e ingegnere minerario, affiancando successivamente mansioni d’ufficio nei servizi di gestione.

Jack Vettriano, The Days of Roses and Wine, opera su carta museale, 2010 | © Riproduzione riservata 
Jack Vettriano, Dance Me To The End Of Love, opera su carta museale, 1998 | © Riproduzione riservata 
Jack Vettriano, The Look of Love, opera su carta museale, 2010 | © Riproduzione riservata 

La pittura entra nella sua vita solo negli anni Settanta, inizialmente come attività amatoriale, quando una fidanzata gli regala una scatola di acquerelli. Da quel momento inizia un apprendistato solitario e ostinato, privo di formazione accademica: l’artista scozzese studia copiando i maestri del passato, guardando all’Impressionismo, al Surrealismo e all’arte scozzese, assimilando suggestioni provenienti dal cinema e dalla grafica pubblicitaria. Da queste influenze nasce un linguaggio figurativo diretto, immediatamente leggibile, fondato sulla costruzione di atmosfere più che sull’elaborazione formale.

Prima di trasferirsi da Kirkcaldy a Edimburgo, l’artista segna una cesura simbolica con la produzione precedente, fino ad allora firmata Hoggan, adottando il cognome da nubile della madre, figlia di un emigrante italiano della provincia di Frosinone: nasce così il nome d’arte Vettriano.

Il passaggio decisivo avviene nel 1988, quando riesce a esporre alla Royal Scottish Academy di Edimburgo. Nel primo giorno di mostra, entrambi i dipinti presentati vengono venduti. È l’avvio di una carriera professionale irreversibile, destinata a svilupparsi rapidamente nonostante l’ostilità di una parte della critica, che non gli ha mai perdonato la formazione autodidatta e un’estetica giudicata “leggera” e narrativa.

Nel 1992 Vettriano tiene la prima personale alla Edinburgh Gallery, Tales of Love and Other Stories, ed espone alle Mall Galleries di Londra

Nel 1996 la casa editrice Pavilion Books commissiona a W. Gordon Smith la curatela dell’antologia Fallen Angels, in cui oltre quaranta immagini di Vettriano sono accompagnate da testi di poeti, drammaturghi, romanzieri e attori scozzesi. Nello stesso anno Sir Terence Conran gli affida una serie di sette dipinti per il Conran’s Bluebird Club di Londra, ispirati alla vita di Sir Malcolm Campbell, rimasti esposti per dieci anni.

Nel 1998 il pittore si trasferisce a Londra, dove continua a registrare un successo costante con mostre come Between Darkness and Dawn, Lovers and Other Strangers e Affairs of the Heart. Dal 1994 al 2007 è rappresentato dalla Portland Gallery, periodo durante il quale realizza mostre a Edimburgo, Londra, Hong Kong e New York, tutte caratterizzate dal tutto esaurito. Tra i collezionisti figurano Jack Nicholson, Sir Alex Ferguson e Sir Tim Rice, a testimonianza di un successo che oltrepassa il sistema artistico tradizionale.

Il 2004 segna il momento apicale: The Singing Butler viene battuto da Sotheby’s per quasi 750.000 sterline, nonostante una critica che continua a guardare con sospetto alla sua pittura. Il dipinto raffigura una coppia che danza sulla battigia in una giornata ventosa, protetta dagli ombrelli di una cameriera e di un maggiordomo che, nell’immaginazione dell’artista, intona Fly Me to the Moon di Frank Sinatra. L’opera diventa un’icona non solo per il valore di mercato, ma per la capacità di condensare l’intero immaginario vettrianiano: amore, malinconia, eleganza, sospensione temporale.

Nello stesso anno riceve l’onorificenza di Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico per i servizi resi alle arti visive ed è protagonista del documentario Jack Vettriano: The People’s Painter per la BBC.

Nel 2008 gli vengono commissionati i ritratti di Sir Jackie Stewart e Zara Phillips, quest’ultimo nell’ambito di un progetto benefico per Sport Relief. Nel 2009 fonda la casa editrice e galleria Heartbreak e realizza una serie di dipinti per lo Yacht Club di Monaco in occasione del centenario dello yacht Tuiga.

Nel 2013 la Kelvingrove Art Gallery and Museum dedica all’artista la grande retrospettiva Jack Vettriano: A Retrospective, con oltre cento opere e 123.300 visitatori, superando il record detenuto da una mostra di Vincent van Gogh del 1948. Nel 2022 le Kirkcaldy Galleries ospitano Jack Vettriano: The Early Years, esponendo anche opere giovanili firmate Jack Hoggan.

Un immaginario pittorico tra cinema noir, desiderio e dimensione onirica

La mostra romana alterna oli, carte e materiali documentari, tra cui il ciclo di fotografie realizzate nello studio dell’artista da Francesco Guidicini, ritrattista ufficiale del Sunday Times, le cui opere sono presenti alla National Portrait Gallery di Londra. Il video autobiografico completa un impianto che non si limita a esporre opere, ma costruisce una narrazione complessiva.

Jack Vettriano, The Singing Butler, opera su carta museale, 1992 | © Riproduzione riservata
Servizio fotografico su Jack Vettriano realizzato da Francesco Guidicini, ritrattista ufficiale del Sunday Times | © Riproduzione riservata 
Jack Vettriano, Exit Eden, opera su carta museale, 2006 | © Riproduzione riservata 

I dipinti di Vettriano mettono in scena un mondo elegante e inquieto, abitato da figure che sembrano protagoniste di storie mai completamente svelate. Camere d’albergo, sale da ballo, club esclusivi o spiagge battute dal vento diventano spazi mentali e onirici. L’amore, declinato in forme romantiche ma ambigue, è il tema ricorrente di una pittura che guarda al noir e al melodramma, costruendo immagini dalla forte impronta cinematografica e malinconica.

Il ritmo della pittura di Vettriano è un ritmo jazz, irregolare e carico di pause. Le immagini scorrono come fotogrammi di film mai conclusi, in cui la danza diventa metafora dell’esistenza e l’amore resta sempre in bilico tra stabilità e disorientamento. Le figure, intrise di raffinato erotismo, abitano la quotidianità secondo un’armonia fatta di solitudine, attese e tensioni.

Integrare le contraddizioni dell’animo umano è per Vettriano un atto spontaneo, volto a favorire nello spettatore un rispecchiamento istintivo, fondato su una partecipazione emotiva intensa. Le donne di Vettriano, seducenti e romantiche, abitano la tela con l’eleganza delle femme fatale: dive magnetiche, affascinanti eppure inaccessibili. Gli uomini, autorevoli e carismatici, sembrano detenere un potere fragile e illusorio, pronto a vacillare di fronte al rosso di un rossetto, a un paio di tacchi a spillo e al margine sottile di un abito.

In opere come The Billy Boys, il riferimento al cinema noir (al poster del filmLe iene di Quentin Tarantino) e alla pittura introspettiva di Edward Hopper si intreccia con una costruzione iconica elegante e sospesa, mentre in Self Portrait – Lost Soul (opera del 1996) emerge una crisi identitaria. L’espressione è severa, lo sguardo frontale e penetrante. Vestito di nero, con le mani in tasca, l’artista emerge in netto contrasto con lo sfondo piatto color salmone. Una targa con il numero romano VI e scritte sfocate allude a un destino non ancora definito. Il titolo suggerisce una crisi esistenziale e identitaria che si riflette nella posa rigida, nell’ambiente vuoto e nella scelta cromatica ridotta, amplificando il senso di solitudine.

La luce, già centrale per i coloristi scozzesi Cadell, Hunter, Peploe e Fergusson – diventa per Vettriano uno strumento per delineare la condizione umana: solitudini, complicità e introspezioni.

Osteggiato dalla critica ufficiale e celebrato dal pubblico, Jack Vettriano ha trasformato la propria marginalità formativa in una forza espressiva, costruendo un universo iconico coerente e seduttivo. La retrospettiva romana del 2026 non si limita quindi a commemorare l’artista scomparso, ma offre uno spazio critico per analizzare come il successo popolare possa diventare, esso stesso, un oggetto di riflessione storica.

L’esposizione è organizzata da Chiara Campagnoli, Deborah Petroni e Rubens Fogacci per Pallavicini s.r.l., in collaborazione con Jack Vettriano Publishing, con la curatela di Francesca Bogliolo e il patrocinio di Palazzo Velli Expo.

Avete già visto o andrete a vedere la mostra Jack Vettriano a Palazzo Velli Expo a Roma? Fatemelo sapere qui nei commenti, oppure sulla mia pagina Instagram!

Informazioni utili sulla mostra

Jack Vettriano
A cura di Francesca Bogliolo
Dal 12 febbraio 2026 al 5 luglio 2026
Palazzo Velli Expo
Piazza S. Egidio 10, 00153 Roma (RM)
Orari: dal lunedì alla domenica dalle 10:00 alle 19:00. Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura.
Biglietto: intero 16€ / ridotto 14€ / open-flex 18€ (comprende l'ingresso a qualsiasi ora e in qualsiasi data, incluso i festivi). Per verificare le condizioni di riduzione o gratuità, consultare il sito ufficiale.
Sito web

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