
Cosa vedere a Zagabria: musei unici, storia e quartieri da non perdere
Guida completa su cosa vedere a Zagabria: dalla Città Alta alla Città Bassa, musei imperdibili, piazze storiche e curiosità culturali per visitare la capitale croata.
Zagabria è la capitale politica e il cuore della Croazia. Costruita tra il monte Medvednica e il fiume Sava, la città è una destinazione ideale per un weekend lungo o per un soggiorno più lento, da vivere a piedi tra musei, mercati e scorci pittoreschi.
Il centro della capitale croata è diviso in due anime: la Città Alta (Gornji Grad) – culla storica arroccata su due colline – e la Città Bassa (Donji Grad), raffinata e ottocentesca, dove i viali alberati e i palazzi in stile liberty ricordano la Vienna imperiale.
Indice
Cenni storici su Zagabria
Zagabria è il risultato di un lento avvicinamento tra due colline: da una parte Kaptol, cuore religioso, dall’altra Gradec, anima laica e mercantile. Le prime tracce dell’insediamento umano in quest’area sono da individuare nel Neolitico, mentre l’epoca romana ha lasciato testimonianze significative nell’antica Andautonia. La storia urbana vera e propria, però, prese forma nell’XI secolo, quando nel 1094 il re ungherese Ladislao fondò una sede vescovile sulla collina di Kaptol. Poco distante, quasi in risposta, crebbe Gradec: una comunità autonoma che nel 1242, dopo le devastazioni dell’invasione mongola, ottenne lo status di città libera per volontà del re Bela IV, deciso ad attirare artigiani e mercanti da ogni parte d’Europa.
Per secoli, Kaptol e Gradec hanno convissuto più come rivali che come vicini. Le cronache raccontano di scomuniche lanciate dalla città vescovile e di incendi appiccati in risposta da Gradec. Collaboravano solo quando il commercio lo imponeva: tre grandi fiere annuali, ciascuna lunga due settimane, divennero l’unico terreno neutro dove le due anime della futura capitale si incontravano davvero.
Tra il XIV e il XVIII secolo Zagabria si ritrovò a essere una città di confine e una sentinella dell’Europa centrale contro l’avanzata dell’Impero Ottomano. Fu il periodo barocco a cambiare il volto della città. Tra Seicento e Settecento le vecchie case in legno lasciarono spazio a palazzi eleganti, chiese monumentali, conventi e residenze nobiliari. Zagabria si arricchì grazie ai commerci, alle rendite fondiarie e a una fitta rete di botteghe artigiane. Arrivarono famiglie aristocratiche, funzionari imperiali, alti prelati e mercanti stranieri; adottando usi e costumi delle grandi capitali europee. La città superò così i confini medievali e si espanse nella pianura circostante, tra giardini pubblici e ville di campagna, affermandosi come centro amministrativo, culturale e commerciale della Croazia.
L’unione definitiva tra Kaptol e Gradec avvenne nel XVII secolo sul piano culturale, ma è solo nel 1850 che la fusione amministrativa sancì ufficialmente la nascita della Zagabria moderna. Nell’Ottocento arrivarono la ferrovia, l’acquedotto, l’illuminazione a gas, le prime istituzioni accademiche e un nuovo assetto urbano. Fino al terremoto del 1880 che segnò una frattura profonda che portò alla ricostruzione della città come la conosciamo oggi. Architetti come Hermann Bollé ridisegnarono la cattedrale, furono realizzati grandi edifici pubblici, parchi e fontane, arrivò il tram e si organizzarono i servizi urbani.



Il Novecento moltiplicò la popolazione e allargò ulteriormente i confini urbani, ma durante la Seconda Guerra Mondiale la città divenne capitale dello Stato Indipendente di Croazia, teatro di violenze e persecuzioni. Nel dopoguerra entrò a far parte della Jugoslavia socialista, vivendo un’altra fase di espansione urbana e negli anni Sessanta nacque Novi Zagreb. Nel 1991, con l’indipendenza della Croazia, Zagabria assunse il ruolo di capitale nazionale.
Il 22 marzo 2020 un violento terremoto ha provocato gravi danni a migliaia di edifici, colpendo nuovamente la cattedrale, simbolo della città. Oggi molti edifici e strutture sono interessati da interventi di ristrutturazione, destinati a restituire loro lo splendore originario.
Cosa vedere a Zagabria
Piazza Petar Preradović e il Mercato dei Fiori
Giunti a Zagabria, iniziamo il nostro viaggio in una delle piazze simbolo della Città Bassa, Piazza Petar Preradović, meglio conosciuta come Piazza dei Fiori, una delle mete più amate dai cittadini. Questa piazza deve il suo soprannome ai chioschi floreali che da decenni la colorano. È il luogo perfetto per una pausa tra i caffè storici e i dehors all’aperto. Al centro svetta la statua del poeta Petar Preradović, generale e autore di liriche patriottiche e amorose, figura emblematica della cultura croata ottocentesca.
Sul lato nord si erge la Chiesa Ortodossa della Santa Trasfigurazione, edificata alla fine del XIX secolo sul sito dell’antica chiesa di Santa Margherita. La sua elegante facciata e le cupole dorate completano l’armonia architettonica di questa piazza, progettata durante la grande trasformazione urbanistica di fine Ottocento, quando furono demoliti diversi edifici per valorizzare lo spazio pubblico.
Poco distante, lungo via Bogovićeva, si trova una sfera dorata in bronzo: è il celebre Sole Atterrato di Ivan Kožarić, una delle opere contemporanee più amate della città. Da questa scultura prende vita il cosiddetto Sistema Solare di Zagabria, un progetto artistico che dissemina i pianeti in scala nelle strade cittadine.
Nel passaggio Miškec si tramanda la memoria di Mihael Erdec, acrobata di circo caduto in disgrazia negli anni Trenta, che visse nel locale delle caldaie del cinema vicino e divenne una figura leggendaria per i zagabresi, ricordato con affetto per la sua armonica e il suo sorriso. Non lontano, un monumento rende omaggio a un altro grande poeta croato, Tin Ujević, intellettuale ribelle e bohémien che trascorse la vita sfuggendo alle convenzioni.
A segnare l’angolo tra via Bogovićeva e via Gajeva si trova infine l’imponente edificio Napredak, costruito nel 1936 su progetto di Stjepan Planić. Con i suoi sette piani e la facciata azzurro rame, l’edificio fu considerato il primo “grattacielo” di Zagabria: la forma richiama una ruota dentata, simbolo della società culturale che lo commissionò.
Oktogon di Zagabria: l’elegante passaggio coperto dell’Ottocento
Da piazza Petar Preradović e a pochi passi dalla movimentata via Ilica, si nasconde un elegante passaggio: l’Oktogon. Questo raffinato corridoio coperto prende il nome dalla sua sala centrale di forma ottagonale, sormontata da una luminosa cupola in vetro che filtra la luce naturale.
Costruito alla fine dell’Ottocento come parte dell’edificio della Prima Cassa di Risparmio Croata, l’Oktogon rappresentò fin da subito un simbolo della Zagabria moderna che si affacciava al nuovo secolo.
L’imponente palazzo, progettato dall’architetto Josip Vancaš, venne completato in appena quindici mesi – un traguardo sorprendente per l’epoca – grazie all’uso di tecniche costruttive innovative e materiali d’avanguardia.
Con il suo stile che fonde l’eleganza austro-ungarica e le linee sinuose dell’Art Nouveau, l’Oktogon incarna perfettamente lo spirito di un’epoca in cui l’architettura era al tempo stesso funzionale e decorativa. Le ringhiere in ferro battuto, i pavimenti geometrici in mosaico e i rilievi decorativi che impreziosiscono le pareti creano un’armonia raffinata. Le sue vetrine scintillanti e le boutique eleganti raccontano una Zagabria borghese e sofisticata, mentre una piccola mostra al suo interno ricorda la nascita della cravatta, simbolo d’eleganza esportato dai croati nel mondo.
Un dettaglio curioso rende il luogo ancora più speciale: nel cortile posteriore si trova il monumento a un cane randagio di nome Pluto, che tenne compagnia agli operai durante i lavori di costruzione. Quando morì, fu lo stesso Vancaš a volergli dedicare un bassorilievo, un piccolo tributo che racconta la parte più umana della storia di questo elegante passaggio.



Il Museo Archeologico di Zagabria: viaggio tra antiche civiltà
Proseguiamo in direzione piazza Zrinski, dove si trova il Museo Archeologico. Ospitato nel raffinato Palazzo Vranyczany-Hafner, questo museo racconta oltre venticinque secoli di storia attraverso una collezione di circa 450.000 reperti provenienti da scavi, donazioni e collezioni private. Fondato nel 1846 come Museo Nazionale, l’istituto nacque con l’intento di preservare il patrimonio culturale croato in un periodo in cui la regione faceva parte dell’Impero austro-ungarico.
Dopo essere stato posto sotto la direzione dell’Accademia Jugoslava delle Scienze e delle Arti, nel 1940 divenne finalmente un ente autonomo, assumendo l’identità che conosciamo oggi. Da allora, il Museo Archeologico di Zagabria rappresenta un punto di riferimento imprescindibile per gli studiosi e gli appassionati di archeologia di tutta Europa.
La struttura si articola in cinque sezioni principali: preistoria, Egitto, antichità greco-romane, medioevo e numismatica. La sezione preistorica, con quasi 80.000 reperti, accompagna il visitatore dalle prime testimonianze umane fino all’età del ferro. L’area egizia, unica nel suo genere nei Balcani, custodisce circa 600 manufatti tra sarcofagi, amuleti e mummie, mentre le sezioni dedicate al mondo classico e medievale si focalizzano sulle civiltà che hanno influenzato l’Adriatico.
Particolarmente imponente è la raccolta numismatica, con oltre 260.000 monete e medaglie, una delle più ricche d’Europa. Tra i tesori più celebri spicca il Liber Linteus Zagrabiensis, un antico testo etrusco scritto su lino, noto per essere il più lungo documento in etrusco giunto fino a noi e considerato anche il libro più antico d’Europa. Curiosamente, il tessuto fu scoperto avvolto intorno a una mummia egizia acquistata nell’Ottocento da un ufficiale croato.
Altro simbolo del museo è la Colomba di Vučedol, un raffinato vaso rituale in ceramica risalente a circa 4.000 anni fa, proveniente dall’antica cultura indoeuropea che prosperò tra la Croazia e l’Ungheria. Ritenuta un simbolo di fertilità e pace, questa figura alata è diventata uno dei più noti emblemi del patrimonio croato, tanto da comparire un tempo anche sulla valuta nazionale.
Non meno interessante è lo Psephisma di Lumbarda, una pietra iscritta del IV-III secolo a.C. che documenta la fondazione di una colonia greca sull’isola di Korčula, preziosa testimonianza dei contatti tra il mondo ellenico e le coste adriatiche. Oltre alle sue collezioni permanenti, il museo continua a svolgere un ruolo attivo nella ricerca e nella conservazione: i suoi archeologi partecipano regolarmente a campagne di scavo in Croazia e all’estero. Il cortile interno ospita un suggestivo Lapidarium romano, con frammenti di epigrafi e colonne antiche.
Indirizzo: Zrinjevac 19, 10000, Zagreb, Croazia
Orari: aperto da martedì a venerdì dalle 10:00 alle 18:00, sabato dalle 10:00 alle 20:00 e domenica dalle 10:00 alle 13:00. Chiuso il lunedì.
Biglietto: 6€ / per verificare le condizioni di riduzione o gratuità, consultare il sito ufficiale.
Galleria Strossmayer degli Antichi Maestri di Zagabria (chiusa per lavori)
A pochi passi dal Museo Archeologico, il solenne palazzo dell’Accademia Croata delle Scienze e delle Arti ospita la Galleria Strossmayer degli Antichi Maestri. La galleria prende il nome da Josip Juraj Strossmayer, vescovo, intellettuale e mecenate ottocentesco. Strossmayer fu soprattutto un appassionato collezionista, convinto che l’arte fosse uno strumento di educazione morale e civile. Il suo sguardo si posò in particolare sulla pittura italiana del Quattrocento, che considerava il vertice di un ideale umanistico.
Nel 1868 decise di rendere pubblica la sua collezione, affidandola all’Accademia di cui fu promotore e anima culturale. Per ospitarla venne costruito un edificio all’altezza dell’ambizione del progetto: un elegante palazzo neorinascimentale, completato nel 1884 su progetto dell’architetto viennese Friedrich von Schmidt. Con l’apertura ufficiale, il 9 novembre di quell’anno, Zagabria si dotò di una delle istituzioni museali più prestigiose dell’Europa centrale.
Il percorso espositivo, articolato in dieci ambienti, segue un ordine cronologico e per scuole, offrendo una lettura chiara e armoniosa della collezione. Il fulcro della collezione resta il Rinascimento italiano, rappresentato da opere di straordinaria qualità: da Beato Angelico a Vittore Carpaccio, da Andrea Schiavone a Palma il Giovane, fino a presenze più rare come El Greco.
Accanto ai maestri italiani, la galleria giunge al Nord Europa e al mondo fiammingo e olandese, con dipinti di Joachim Patenier, Jan de Cock e Jacob van Ruisdael; ma anche alla pittura francese dell’età napoleonica, rappresentata da Jean-Antoine Gros.
Tra i tesori più preziosi spiccano le miniature del Breviario di Ercole I d’Este, realizzate da Matteo da Milano: pagine miniate di rara finezza, considerate uno dei vertici assoluti dell’arte libraria italiana.



Nel corso del tempo, la galleria si è arricchita grazie a nuove acquisizioni e a importanti donazioni private, tra cui quelle di Ivan Ružić, del marchese Étienne de Piennes, di Anthony Mimara Topić e del violinista Zlatko Baloković. Oggi la collezione complessiva conta circa quattromila opere, di cui una selezione di 256 è esposta in modo permanente, mentre le altre sono conservate nei depositi o concesse in prestito ad altre istituzioni culturali croate.
Indirizzo: Zrinjevac 11, 10000, Zagreb, Croazia
Orari: la Galleria è al momento chiusa per i lavori di ristrutturazione in seguito ai danni causati dal terremoto del 22 marzo 2020.
Museo Nazionale di Arte Moderna: l’evoluzione dell’arte croata tra Ottocento e Novecento (chiuso per lavori)
Affacciato su uno dei viali più eleganti di Zagabria, tra il verde del parco Zrinjevac e l’architettura austro-ungarica del centro storico, il Museo Nazionale di Arte Moderna nasce nel 1905 con il nome di Galleria d’Arte Moderna e da oltre un secolo custodisce il patrimonio più ampio e coerente dedicato all’arte croata tra Ottocento e Novecento. Dal 2021 ha ha ufficialmente cambiato il nome in Museo Nazionale di Arte Moderna.
Dal 1934 la collezione ha trovato sede nello storico palazzo Vranyczany, un edificio signorile che domina uno degli angoli più armoniosi della città. Le sale si sviluppano su due piani e accolgono circa diecimila opere tra dipinti, sculture e disegni: un corpus vasto che accompagna il visitatore lungo il percorso di maturazione dell’arte moderna croata, dalle prime aperture verso l’Europa fino alle espressioni più personali del Novecento.
Accanto all’esposizione permanente, il museo tiene una programmazione di mostre temporanee dedicate sia ad artisti croati sia a protagonisti della scena internazionale.
A completare il percorso, c’è una sede secondaria: la Galleria Josip Račić (Margaretska ul. 3). Uno spazio più intimo, dedicato a uno dei nomi chiave della pittura moderna croata, che offre uno sguardo ravvicinato sul processo creativo e sull’eredità dell’artista.
Indirizzo: Ul. Andrije Hebranga 1, 10000, Zagreb, Croazia
Orari: il Museo è al momento chiuso per i lavori di ristrutturazione in seguito ai danni causati dal terremoto del 22 marzo 2020. La Galleria Josip Račić è aperta da lunedì a venerdì dalle 11:00 alle 14:00 e dalle 15:00 alle 19:00, sabato e domenica dalle 10:00 alle 13:00. Chiusa nei giorni festivi.
Biglietto: l’ingresso alla Galleria Josip Račić è gratuito.
Padiglione d’Arte di Zagabria: architettura Art Nouveau e grandi mostre internazionali (chiuso per lavori)
Proseguendo lungo Trg Kralja Tomislava, si arriva al Padiglione d’Arte. In più di centoventi anni di attività, questo spazio ha accolto alcuni dei nomi più rilevanti della storia dell’arte moderna e contemporanea. Sulle sue pareti si sono succedute opere di Picasso, Rodin, Henry Moore, Andy Warhol, Sol LeWitt e Ivan Meštrović, accanto a protagonisti fondamentali della scena croata come Vlaho Bukovac, Edo Murtić, Nasta Rojc e Marija Braut.
Tutto ebbe inizio nel 1896, quando Vlaho Bukovac invitò gli artisti croati a presentare le proprie opere in un padiglione appositamente realizzato per l’Esposizione del Millennio a Budapest. La struttura, innovativa per l’epoca, fu costruita attorno a uno scheletro in ferro prefabbricato – una soluzione all’avanguardia che rende il Padiglione uno dei primi esempi di architettura prefabbricata in Europa.
Terminata l’esposizione, l’ossatura dell’edificio fu smontata e trasportata a Zagabria. Qui prende nuova forma grazie agli architetti viennesi già attivi nella progettazione del Teatro Nazionale Croato, che reinterpretarono la struttura in un raffinato linguaggio art nouveau. Il risultato fu un edificio armonioso e luminoso, oggi considerato uno dei più eleganti della città.
Indirizzo: Trg Kralja Tomislava 22, 10000, Zagreb, Croazia
Orari: il Padiglione d’Arte è al momento chiuso per i lavori di ristrutturazione in seguito ai danni causati dal terremoto del 22 marzo 2020.
Biglietto: da 5€ a 15€ in base alla mostra ospitata.
Museo Mimara: una delle collezioni private più discusse d’Europa (chiuso per lavori)
A pochi passi dai viali monumentali di Zagabria, c’è anche il Museo Mimara, che custodisce la vasta collezione donata da Ante Topić Mimara, affiancato dalla moglie Wiltrud, un patrimonio che conta migliaia di opere e che viene spesso citato come una delle più grandi raccolte private mai rese pubbliche. Attorno a questa collezione aleggia da sempre un’aura di mistero: la quantità e l’eterogeneità dei pezzi hanno alimentato discussioni e leggende, ma ciò che resta indiscutibile è la forza narrativa dell’insieme.



Dipinti attribuiti a grandi maestri europei – da Raffaello a Tiziano, da El Greco a Rubens, da Velázquez a Goya, fino a Renoir – convivono con sculture, reperti archeologici e oggetti decorativi provenienti dall’antica Grecia, dall’Egitto e dal mondo romano.
Particolarmente suggestive sono le collezioni dedicate alle arti del vetro, che attraversano i secoli dall’Egitto faraonico alle raffinate produzioni dell’Impero Romano, fino alle celebri manifatture veneziane e ai centri europei dell’età moderna. Altrettanto affascinante è la sezione riservata all’Estremo Oriente, con oggetti realizzati in materiali preziosi e rari: giada, lacca e corno di rinoceronte.
Ufficialmente noto come Collezione d’arte di Ante e Wiltrud Topić Mimara, il museo ha aperto le sue porte al pubblico nel 1987, nel rispetto di una consuetudine trentennale legata alla donazione delle opere. La sede è un elegante edificio neorinascimentale di fine Ottocento, un tempo destinato a uso scolastico, che oggi accoglie le collezioni in ambienti ampi e luminosi.
Indirizzo: Rooseveltov trg 5, 10000, Zagreb, Croazia
Orari: il Museo è al momento chiuso per i lavori di ristrutturazione in seguito ai danni causati dal terremoto del 22 marzo 2020.
L’Orto Botanico di Zagabria: un’oasi storica nel cuore verde della città
A pochi passi dal centro della Città Bassa di Zagabria, si estende l’Orto Botanico della città. Fondato nel 1889 dal botanico Antun Heinz, professore dell’Università di Zagabria, questo giardino di cinque ettari rappresenta una delle gemme naturalistiche più preziose della Croazia. Nato come laboratorio scientifico e didattico per gli studenti di scienze naturali, oggi è anche un rifugio urbano. Il progetto, ispirato ai grandi orti botanici europei visitati dallo stesso Heinz, fu realizzato con il supporto del giardiniere Viteslav Durhanek, che ne ideò la disposizione secondo un raffinato equilibrio tra criteri scientifici e armonia estetica.
Gran parte del giardino segue lo stile paesaggistico inglese, con sentieri curvi e prospettive naturali, mentre la zona più formale, accanto alla serra, si distingue per le sue aiuole geometriche in stile francese, ornate da fontane e fioriture stagionali.
Nel corso dei suoi oltre 130 anni di storia, l’Orto ha raccolto una straordinaria varietà di specie – oltre 10.000, provenienti da ogni angolo del mondo, di cui circa 1.800 esotiche. Passeggiando tra viali ombreggiati, laghetti con ninfee e ponticelli in legno, si incontrano piante rare, conifere secolari, cactus, piante acquatiche e collezioni di flora montana e mediterranea.
Nei Giardini Rocciosi, introdotti nel 1927 dal professor Ivo Horvat, si trovano specie endemiche croate, tra cui la celebre degenia del Velebit, una pianta simbolo della biodiversità nazionale. L’Orto Botanico è anche un centro di ricerca e conservazione; i botanici che vi lavorano si dedicano alla protezione della flora autoctona croata, allo studio dei suoi habitat e allo scambio di semi con altri giardini botanici del mondo. Ogni pianta è catalogata e contrassegnata con il suo nome latino, rendendo la visita un’esperienza educativa e accessibile anche ai non esperti.
Nel tempo le serre ottocentesche, che ospitano piante tropicali e subtropicali, sono state restaurate insieme al Padiglione Rosso, oggi sede di mostre e attività didattiche. La sua posizione, all’interno del complesso paesaggistico della cosiddetta “Ferro di cavallo di Lenuci” (Lenucijeva potkova), lo inserisce in uno dei percorsi verdi più affascinanti della città bassa di Zagabria.
Dichiarato monumento di architettura naturalistica nel 1971, è facile capire perché molti artisti, come la pittrice Slava Raškaj, abbiano trovato ispirazione davanti ai suoi stagni, riflettendo nelle loro opere la quiete e i colori di questo giardino.
Indirizzo: Marulićev trg 9a, 10000, Zagreb, Croazia
Orari: aperto da aprile a settembre lunedì e martedì dalle 9:00 alle 14:10 e da mercoledì a domenica dalle 9:00 alle 19:00. Ad ottobre chiude alle 18:00. L'Orto Botanico è aperto durante marzo e novembre solo se il tempo lo permette: a marzo chiude alle 17:00 e a novembre chiude alle 15:40.
Biglietto: 2€ / per verificare le condizioni di riduzione o gratuità, consultare il sito ufficiale.
Arriviamo in Piazza Ban Jelačić, dove gli edifici ottocenteschi, impeccabilmente conservati, disegnano una quinta elegante: facciate color pastello, insegne storiche, caffè e ristoranti pieni di folla. Sedersi a un tavolino permette di partecipare ad uno dei rituali più amati dai croati, la špica: osservare il passaggio continuo, farsi vedere, misurare il ritmo urbano sorseggiando un caffè. Qui si tengono concerti, manifestazioni culturali, celebrazioni pubbliche.
La piazza sorge nel punto in cui un tempo si incontravano i due nuclei originari della città, Kaptol e Gradec, accanto alla sorgente di Manduševac. Fu nel 1641 che le autorità cittadine decisero di concentrare qui le attività mercantili, trasformando l’area in un centro economico strategico.
L’aspetto attuale, invece, risale all’inizio del XIX secolo. In origine si chiamava Harmica, termine ungherese che indicava il dazio sulle merci, memoria della sua vocazione commerciale. Nel 1848 venne dedicata al bano Josip Jelačić, figura centrale della storia nazionale. Dopo la Seconda guerra mondiale divenne Piazza della Repubblica, per poi riappropriarsi, nel 1990, del suo nome originario, in un momento di riscoperta dell’identità croata.



Al centro svetta proprio la statua equestre di Jelačić, realizzata dallo scultore austriaco Anton Fernkorn e inaugurata nel 1866. Rimossa nel 1947, fu restituita alla città dopo una petizione popolare il 16 ottobre 1990, giorno del compleanno del bano. Un dettaglio particolare: il monumento oggi guarda verso sud, non più verso nord, cioè verso l’Ungheria, come accadeva nel XIX secolo.
Poco distante, c’è la fontana di Manduševac, che custodisce la sorgente che per secoli ha dissetato Zagabria, fino alla fine dell’Ottocento. Nei documenti legati alla persecuzione delle streghe, questo luogo compare come presunto punto di ritrovo. Ma c’è una leggenda che l’ha resa immortale: si racconta che un bano, di ritorno da una battaglia e stremato dalla sete, chiese a una giovane di nome Manda di offrirgli dell’acqua. Il gesto di “attingere” (zagrabiti), avrebbe dato il nome alla città.
Un tempo si diceva che chi beveva quell’acqua sarebbe tornato certamente in città; oggi è rimasto soprattutto il tradizionale lancio della moneta.
Dolac Market: sapori croati
Appena sopra Piazza Ban Jelačić – sempre animata da mercatini, eventi e musica di strada – si apre il Mercato Dolac, soprannominato affettuosamente “la pancia di Zagabria”. Al mattino, il profumo del pane caldo si mescola all’aroma delle erbe fresche, mentre un mare di ombrelloni rossi coprono le bancarelle colme di frutta e verdura.
La storia di Dolac ha inizio nei primi decenni del Novecento, quando Zagabria iniziò ad ampliarsi e nacque l’esigenza di un mercato centrale permanente. Nel 1926 si decise di spostare le bancarelle dalla piazza principale al nuovo spazio di Dolac, che aprì ufficialmente nel 1930. Da allora, questo mercato è diventato il simbolo gastronomico della capitale croata.
Il mercato si divide in più livelli e ambienti. Nella parte superiore, all’aperto, le bancarelle di legno sono un’esplosione di colori: pomodori maturi, mele profumate, miele dorato e formaggi freschi arrivano ogni giorno dalle campagne di Zagorje, Slavonia, Istria e Dalmazia. Scendendo al piano inferiore, il mercato coperto accoglie macellai, pescivendoli e casari. Tra i banchi si trovano formaggi tradizionali, tra cui l’inconfondibile Paški sir dell’isola di Pag. In un angolo più tranquillo, le anziane “kumice” – donne provenienti dalle campagne circostanti – vendono formaggio fresco, panna fatta in casa (kajmak) e uova.
Il mercato del pesce, la Ribarnica, completa questo microcosmo gastronomico. Qui arrivano ogni mattina pesci e crostacei freschi dall’Adriatico, permettendo a Zagabria – pur essendo lontana dal mare – di godere dei sapori delle coste dalmate. Non mancano poi i banchi di fiori, pizzi e merletti, dove si custodisce un’usanza locale: regalare un mazzo di fiori freschi durante i pranzi del fine settimana.
Indirizzo: Dolac 9, 10000, Zagreb, Croazia
Orari: aperto da lunedì al sabato dalle 6:30 alle 14:00 e la domenica dalle 6:30 alle 13:00.
Kaptol e la Cattedrale di Zagabria: cuore spirituale della capitale croata (chiusa per lavori)
Non lontano da Piazza Ban Jelačić, ci inoltriamo nel quartiere di Kaptol, nella Città Alta di Zagabria, che deve il suo nome dal latino capitolum; un nome che richiama l’antica comunità di canonici che un tempo viveva attorno alla cattedrale.
Al centro della piazza s’innalza la Cattedrale dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, le cui guglie gemelle – alte oltre cento metri – dominano lo skyline di Zagabria e sono visibili da quasi ogni punto della città. Le sue origini risalgono al 1093, quando il re Ladislao I d’Ungheria istituì il vescovato di Zagabria. La prima costruzione romanica venne distrutta nel 1242 durante l’invasione dei Tartari, ma rinacque poco dopo in veste gotica, più imponente e fortificata.



La sua storia travagliata non si fermò lì: un violento terremoto nel 1880 la danneggiò gravemente, dando vita a un restauro in stile neogotico guidato dall’architetto austriaco Hermann Bollé, che le conferì le eleganti guglie e la forma attuale. Un secondo sisma, nel 2020, ha nuovamente ferito l’edificio, oggi è in parte chiuso per restauri.
L’interno della cattedrale è magnifico: volte a crociera, vetrate istoriate e altari barocchi. Nella navata centrale, che può accogliere fino a 5.000 fedeli, si ammirano affreschi del XIII secolo e le celebri vetrate ottocentesche aggiunte da Bollé. Tra le opere più importanti spiccano la tomba del cardinale Alojzije Stepinac, figura centrale e controversa della storia croata, scolpita da Ivan Meštrović e alcune tele attribuite alla scuola di Albrecht Dürer.
All’esterno, la piazza è dominata da una fontana sormontata dalla statua dorata della Madonna, circondata da quattro angeli che rappresentano le virtù cristiane della Fede, della Speranza, dell’Innocenza e dell’Umiltà.
Intorno, le antiche mura di cinta, il palazzo vescovile, il seminario e il convento dei francescani restituiscono l’immagine dell’antico quartiere. Tra i vicoli si affacciano librerie di testi sacri, il teatro Komedija, la barocca Casa Kovačić e il Parco Opatovina.
Indirizzo: Kaptol 31, 10000, Zagreb, Croazia
Orari: la Cattedrale è al momento chiusa per i lavori di ristrutturazione in seguito ai danni causati dal terremoto del 22 marzo 2020.
Kamenita Vrata: la porta di pietra di Zagabria
Percorriamo le stradine acciottolate della Città Alta di Zagabria, raggiungendo prima Ul. Pavla Radića, per poi proseguire in direzione Kamenita Vrata (Porta di Pietra). Un tempo era l’ingresso orientale della città fortificata di Gradec, oggi è un piccolo santuario.
Costruita nel XIII secolo come una delle quattro porte difensive della città medievale, la Porta di Pietra è l’unica giunta intatta fino ai giorni nostri. Ciò che la rende davvero unica è l’aura di sacralità che la circonda: una leggenda, tramandata di generazione in generazione, narra che nel 1731 un violento incendio devastò le strutture in legno della porta, risparmiando miracolosamente solo un dipinto della Madonna con il Bambino, opera di un autore sconosciuto del XVII secolo.
Da quel giorno, l’immagine sacra è venerata come miracolosa e la Porta di Pietra si è trasformata in un luogo di pellegrinaggio. Il dipinto è oggi custodito in un altare barocco protetto da una grata in ferro battuto, circondato da centinaia di targhe votive in pietra e metallo: piccoli ex voto con la parola “Hvala” (grazie), incisa con riconoscenza da chi crede di aver ricevuto una grazia. Le candele tremolanti e il profumo di cera e fiori creano un’atmosfera di silenziosa contemplazione, tanto che persino i turisti abbassano la voce quando vi entrano.
Ogni martedì sera, alle otto, la porta si anima di canti e preghiere: gli abitanti di Zagabria si ritrovano qui per recitare il rosario. È uno dei momenti più autentici per percepire la spiritualità croata.
Architettonicamente sobria, costruita in calcare e arenaria, la Porta di Pietra conserva il fascino austero delle fortificazioni medievali. Sulla facciata occidentale, poco distante dal passaggio, una statua di Dora Krupićeva – protagonista del romanzo ottocentesco L’oro dell’orafo di August Šenoa – ricorda la Zagabria letteraria.
A pochi passi si trova anche la farmacia più antica della città -in attività dal 1355 – che un tempo apparteneva a un discendente di Dante Alighieri.
Crkva sv. Marka: emblema della Zagabria antica (chiusa per lavori)
Salendo si incontra Piazza Markov, dominata dalla Chiesa di San Marco. Con il suo straordinario tetto di tegole colorate, disposte a formare gli stemmi della Croazia e della città di Zagabria, questa chiesa è diventata un emblema della città.
Le sue origini risalgono al XIII secolo, quando fu costruita in stile romanico. Nei secoli successivi ha subito numerose trasformazioni: nel XIV secolo venne ristrutturata in stile tardo gotico, mentre il campanile, colpito da un terremoto, fu ricostruito nel 1502.



L’attuale tetto decorato, invece, risale al XIX secolo: realizzato tra il 1876 e il 1882 dagli architetti Friedrich von Schmidt e Hermann Bollé, che portarono a Zagabria l’estetica raffinata dell’architettura viennese. Il suo portale meridionale, riccamente scolpito, è considerato uno dei più belli della Croazia. Le quindici figure che lo decorano – tra cui la Vergine con il Bambino, gli Apostoli e San Marco con il leone – furono realizzate da artisti provenienti da Praga sul finire del Trecento e rappresentano un capolavoro del gotico centro-europeo.
All’interno, le tre navate con volte a vela custodiscono opere di alcuni tra i più importanti artisti croati del Novecento: le sculture di Ivan Meštrović, autore del monumento a Grgur Ninski e gli affreschi di Jozo Kljaković, che decorano pareti e soffitti.
L’edificio ha rischiato più volte di scomparire: nel XVIII e XIX secolo se ne discusse la demolizione per far spazio a edifici più moderni. Fortunatamente, prevalse la volontà di conservarla e oggi la possiamo ammirare nella sua forma originale, testimone di oltre sette secoli di storia.
Oggi, sebbene temporaneamente chiusa per i lavori di restauro dopo il terremoto del 2020, la Chiesa di San Marco rimane una delle immagini più fotografate e amate di Zagabria.
Sulla stessa piazza si affacciano anche il Parlamento (Sabor), la sede del Governo (Banski Dvori) e la Corte Costituzionale, rendendo questo luogo il centro politico del Paese.
Ogni sabato e domenica – da aprile a ottobre – a mezzogiorno, la piazza si anima con la cerimonia del cambio della guardia, uno spettacolo di costumi storici, musica e tradizione militare.
Indirizzo: Trg Sv. Marka 5, 10000, Zagreb, Croazia
Orari: la Chiesa di San Marco è al momento chiusa per i lavori di ristrutturazione in seguito ai danni causati dal terremoto del 22 marzo 2020.
Il Museo Croato di Storia Naturale: viaggio nella scienza
All’interno dello storico Palazzo Amadeo – un tempo primo teatro pubblico della capitale croata – si trova il Museo Croato di Storia Naturale (Hrvatski prirodoslovni muzej), recentemente rinnovato. Fondato nel 1846 come Museo Nazionale, rappresenta oggi il principale centro di ricerca e conservazione del patrimonio naturalistico della Croazia, con una collezione che supera i due milioni di reperti, tra minerali, fossili, rocce e oltre un milione di esemplari animali.
Il museo nacque dall’unione di tre sezioni specializzate – mineralogico-petrografica, geologico-paleontologica e zoologica – che nel corso dei decenni hanno raccolto e studiato campioni provenienti da ogni angolo del Paese e del mondo.
Tra i tesori custoditi spiccano la Collezione di Krapina, dedicata ai resti dei Neanderthal scoperti nella grotta omonima, considerata una delle raccolte più importanti d’Europa, e la Collezione degli olotipi, che conserva esemplari unici di specie descritte per la prima volta in Croazia. Accanto a queste, si trovano raccolte mineralogiche e petrografiche di straordinaria bellezza – come la Collezione Lanza, la Collezione Trepča e quella di pietre preziose e ialofane – che illustrano la ricchezza geologica del territorio croato.
La sezione zoologica, con oltre un milione di esemplari animali, racconta la biodiversità del Paese e include specie endemiche, esotiche e persino esemplari ormai estinti. Tra le esposizioni più suggestive spiccano quella dedicata al leone delle caverne di Vrtare Male – un maestoso felino preistorico lungo oltre tre metri – e la spettacolare ricostruzione del Megalodon, lo squalo gigante che un tempo nuotava nelle acque dell’antico oceano Paratetide.
Il percorso espositivo si arricchisce inoltre di mostre interattive e permanenti come la Mappa Rupestre della Croazia e il Polo Geologico, due installazioni che permettono di esplorare la geologia del Paese in modo visivo e coinvolgente.
A completare l’esperienza, una biblioteca scientifica aperta al pubblico, che conserva oltre 30.000 volumi dedicati alle scienze naturali e opere rare del XVII secolo di autori come Ulisse Aldrovandi, Niccolò Gualtieri e Carl Linné.
Inoltre, il museo pubblica la rivista accademica Natura Croatica, punto di riferimento per studiosi e ricercatori internazionali. Nonostante i danni subiti durante il terremoto del 2020, il museo ha saputo rinascere con nuove energie, rinnovando la sua missione divulgativa e confermandosi come uno dei luoghi più affascinanti di Zagabria.
Indirizzo: Demetrova ul. 1, 10000, Zagreb, Croazia
Orari: aperto da martedì a giovedì dalle 10:00 alle 18:00, venerdì e sabato dalle 11:00 alle 19:00 e la domenica dalle 10:00 alle 14:00. Chiuso lunedì.
Biglietto: 15€ / per verificare le condizioni di riduzione o gratuità, consultare il sito ufficiale.
Il Museo Croato di Arte Naïf: poesia e creatività balcanica
All’interno del settecentesco Palazzo Raffay, si trova uno dei musei più singolari d’Europa: il Museo Croato di Arte Naïf (Hrvatski muzej naivne umjetnosti); una tappa imprescindibile per chi desidera scoprire una delle espressioni artistiche più autentiche e sorprendenti della Croazia del Novecento.
L’arte naïf, dallo stile immediato e colorato, nasce dal desiderio di rappresentare il mondo con occhi puri, liberi dalle regole accademiche. In Croazia questo linguaggio ha trovato terreno fertile sin dagli anni Trenta, grazie alla Scuola di Hlebine, un piccolo villaggio della Podravina che divenne il punto di partenza di un movimento destinato a conquistare l’attenzione internazionale.
Fondato ufficialmente nel 1994, ma con origini che risalgono al 1952 – quando aprì la pionieristica Galleria d’Arte Contadina – il museo custodisce oggi quasi duemila opere tra dipinti, sculture, disegni e incisioni. I visitatori possono ammirare una selezione di ottanta capolavori permanenti, firmati dai grandi maestri croati del naïf come Ivan Generalić, Mirko Virius, Franjo Mraz, Mijo Kovačić, Ivan Lacković-Croata e Ivan Rabuzin, affiancati da artisti internazionali come G. van der Steen, E. Benassi e F. Bödeker.
La collezione rappresenta un viaggio nella storia dell’arte del Paese, dal suo legame con il movimento Zemlja – fondato dall’artista e intellettuale Krsto Hegedušić – fino alle espressioni più moderne del dopoguerra. La pittura su vetro, tecnica prediletta da molti autori croati, conferisce ai colori una luminosità particolare, rendendo le opere vibranti.
Il museo, considerato il primo al mondo interamente dedicato all’arte naïf, si distingue per la qualità delle opere e per il suo valore storico: già negli anni Cinquanta, la galleria zagabrese partecipava a importanti esposizioni internazionali, tra cui la Biennale di San Paolo del 1955 e mostre in Belgio e Francia. Questo fervore contribuì a far conoscere la “pittura ingenua” jugoslava nei principali centri artistici europei. Oggi, oltre alle sue mostre permanenti, il museo organizza retrospettive tematiche, laboratori didattici e iniziative divulgative.
Indirizzo: Ćirilometodska ul. 3, 10000, Zagreb, Croazia
Orari: aperto da lunedì a venerdì dalle 9:00 alle 17:00 e il sabato dalle 10:00 alle 14:00. Chiuso la domenica.
Biglietto: 5,50€ / per verificare le condizioni di riduzione o gratuità, consultare il sito ufficiale.



Museo delle Relazioni Interrotte di Zagabria: il museo più emozionante della città
Poco distante, si trova il Museo delle Relazioni Interrotte, uno degli spazi culturali più singolari d’Europa. Aperto al pubblico all’inizio del decennio scorso, il museo nasce da un’idea tanto semplice quanto radicale: raccontare la fine delle storie d’amore attraverso gli oggetti che ne sono stati testimoni.
Ogni vetrina espone un oggetto donato da ex amanti – una lettera, una fotografia, un regalo, talvolta qualcosa di apparentemente insignificante – accompagnato da poche righe anonime. Brevi testi, spesso disarmanti, che restituiscono il peso emotivo di ciò che resta quando una relazione finisce.
I fondatori, la produttrice cinematografica Olinka Vištica e lo scultore Dražen Grubišić, entrambi zagabresi, dopo la conclusione della loro relazione iniziarono quasi per gioco a immaginare un luogo dove “archiviare” i ricordi materiali di un amore terminato. Quella che all’inizio era una battuta privata, con il tempo si è trasformata in un progetto concreto. Coinvolgendo amici e conoscenti, i due artisti iniziarono a raccogliere oggetti legati a relazioni concluse, fino a dare forma a una vera collezione.
La prima esposizione pubblica risale al 2006, all’interno della Gipsoteca di Zagabria, durante il Salone d’Arte cittadino. Da lì, il progetto ha iniziato a viaggiare. Per anni il Museo delle Relazioni Interrotte è stato nomade, attraversando continenti e culture: dall’Europa all’Asia, dall’Africa agli Stati Uniti. In ogni città la collezione si è arricchita di nuovi contributi, accogliendo storie locali e dimostrando come la fine di un amore sia un’esperienza universale, capace di superare confini geografici e culturali.
Tra il 2006 e il 2010, oltre duecentomila visitatori hanno attraversato queste esposizioni itineranti, lasciando spesso, a loro volta, un frammento della propria storia. Proprio durante questo lungo viaggio, maturò la decisione di dare al museo una sede stabile. Dopo vari tentativi falliti di ottenere spazi istituzionali, i fondatori scelsero di investire personalmente, affittando un ambiente di circa 300 metri quadrati nel cuore della Città Alta di Zagabria. Così nacque uno dei primi musei privati della capitale croata, inaugurato ufficialmente nell’autunno del 2010.
Nel 2011 il museo ricevette il Premio Kenneth Hudson come museo europeo più innovativo, consacrandosi come modello di una nuova museologia, più intima e partecipativa. Nel 2016, l’idea ha varcato definitivamente l’oceano con l’apertura di una sede a Los Angeles, confermando la forza globale del progetto.
Il percorso espositivo si articola in tre dimensioni. La prima è quella dei reperti materiali, il cuore del museo: oggetti e documenti accompagnati da indicazioni essenziali – luogo, durata della relazione, una breve testimonianza – sempre anonima. Accanto a questa collezione fisica esiste un museo virtuale, accessibile online, dove chiunque può condividere la propria esperienza caricando immagini e testi, scegliendo se renderli pubblici o conservarli in forma privata. Infine, il confessionale: uno spazio intimo, quasi raccolto, dove i visitatori possono lasciare un messaggio, un oggetto o una confessione personale, contribuendo attivamente alla narrazione collettiva.
Indirizzo: Ćirilometodska ul. 2, 10000, Zagreb, Croazia
Orari: aperto tutti i giorni dalle 9:00 alle 21:00.
Biglietto: 7€ / per verificare le condizioni di riduzione o gratuità, consultare il sito ufficiale.
La Torre Lotrščak: il rintocco del tempo nella Città Alta di Zagabria
Non molto distante dal Museo delle Relazioni Interrotte, si trova la Torre Lotrščak (Kula Lotrščak), che domina la Città Alta di Zagabria ed è una delle testimonianze più antiche del passato medievale della capitale croata. Costruita intorno alla metà del XIII secolo per difendere la porta meridionale delle mura di Gradec, l’antica città libera, la torre doveva proteggere l’accesso principale a quella che era allora una piccola roccaforte.
Il suo nome deriva dal latino campana latrunculorum – “campana dei ladri” – che suonava ogni sera per annunciare la chiusura dei cancelli cittadini, avvertendo i ritardatari che le porte stavano per serrarsi. Con le sue pareti di pietra spesse quasi due metri e la struttura solida, la Torre Lotrščak ha cambiato più volte aspetto.
Nel XIX secolo venne sopraelevata con un quarto piano e una torretta lignea poligonale, aggiunta durante i restauri in stile romantico del 1857. Da allora, il suo profilo è diventato uno dei simboli più riconoscibili dello skyline di Zagabria. Ma ciò che davvero distingue la torre è una tradizione che da oltre un secolo scandisce la vita della città: il colpo di cannone di mezzogiorno.
Dal 1º gennaio 1877, un colpo sparato dalla sommità della torre segna esattamente le dodici in punto. In origine, lo scopo era pratico: offrire ai campanari delle chiese un riferimento preciso per sincronizzare gli orologi. Oggi è diventato un rito quotidiano che i zagabresi aspettano con affetto, tanto che molti regolano ancora l’orologio al suono della cannonata.
Si racconta che un colpo partito da questa torre, durante un assedio ottomano, abbia colpito per errore un gallo nel campo nemico. L’episodio, dicono, fu talmente demoralizzante da far desistere gli invasori dal tentativo di attacco.
Oggi la torre è anche un punto panoramico d’eccezione. Salendo i suoi stretti gradini, si arriva a una terrazza con una vista a 360 gradi su Zagabria. Da quassù si ammirano i tetti color mattone di Gradec, le guglie della Cattedrale e in lontananza le colline del Medvednica. All’interno, la torre ospita anche una piccola galleria d’arte e un negozio di artigianato locale, dove si possono acquistare opere e souvenir realizzati da artisti croati.
Per raggiungere la torre si può usufruire della funicolare più corta del mondo – al momento sottoposta a lavori – che dal 1888 collega la Città Bassa a quella Alta.
Indirizzo: Strossmayerovo šetalište 9, 10000, Zagreb, Croazia
Orari: aperta dal lunedì al sabato dalle 9:00 alle 21:00 e la domenica dalle 10:00 alle 21:00.
Biglietto: 3€ / per verificare le condizioni di riduzione o gratuità, consultare il sito ufficiale.



Tunel Grič: tra storia e rinascita creativa
Sotto la superficie della Città Alta di Zagabria si sviluppa un labirinto sotterraneo: il Tunel Grič. Costruito nel 1943 dal governo dello Stato Indipendente di Croazia, nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, il tunnel nacque come rifugio antiaereo per proteggere la popolazione dai bombardamenti. Con i suoi 350 metri di lunghezza e sei uscite, si snoda sotto il quartiere storico di Gradec, collegando via Mesnička a via Stjepan Radić, con diramazioni verso via Ilica e via Tomić.
Dopo la guerra, cadde nell’oblio e per decenni fu un luogo dimenticato, frequentato solo da senzatetto e curiosi, ma anche questo spazio ha saputo reinventarsi. Negli anni ’90 il Tunel Grič tornò alla ribalta in modo inaspettato: nel 1993 ospitò l’Under City Rave, uno dei primi eventi di musica elettronica in Croazia, segnando il suo ingresso nella leggenda urbana di Zagabria.
Durante la Guerra d’Indipendenza Croata, tornò momentaneamente al suo ruolo originario di rifugio, per poi essere nuovamente dimenticato. La vera rinascita arrivò nel 2016, quando il tunnel fu completamente ristrutturato e riaperto al pubblico, trasformandosi in una delle attrazioni culturali più insolite della capitale croata.
Oggi, le sue pareti in cemento armato, segnate dal tempo, convivono con installazioni luminose, proiezioni digitali e mostre temporanee. Qui si sono svolti eventi di grande impatto come Flora Art, l’Avvento nel tunnel e la celebre esposizione multimediale Croatia je Hrvatska, un viaggio immersivo nella storia del Paese che ha conquistato premi internazionali.
L’ingresso principale si trova in via Mesnička, a pochi passi dalla passeggiata panoramica Strossmayer, ma è possibile accedere anche da via Radićeva 19, dall’Art Park e da via Ilica. Durante gli eventi, solo alcune entrate restano aperte al pubblico, ma il percorso resta sempre accessibile tutti i giorni dalle 9:00 alle 21:00.
Il Parco Maksimir di Zagabria: il polmone verde della capitale croata
Basta allontanarsi di pochi minuti dal centro per ritrovarsi immersi in quello che è molto più di un semplice giardino urbano, il Parco Maksimir. È il parco pubblico più antico della Croazia – e dell’Europa sudorientale – nato alla fine del Settecento come raffinata interpretazione del paesaggio inglese.
Creato ufficialmente nel 1794 per volontà del vescovo Maksimilijan Vrhovac, che trasformò un fitto bosco di querce in un vasto giardino paesaggistico, Maksimir divenne subito una meta prediletta. Fu uno dei primi parchi pubblici concepiti con criteri urbanistici moderni. Quando, nel 1892, la città era ancora di dimensioni contenute, l’arrivo del tram a cavalli – la prima linea della capitale – ne moltiplicò le visite, sancendo definitivamente il suo ruolo di polmone verde urbano.
Con l’espansione di Zagabria, anche il parco si è arricchito di nuove funzioni. Nel 1925 venne inaugurato lo Zoo cittadino, mentre laghetti, viali alberati e padiglioni trasformarono Maksimir in un luogo di svago adatto ad ogni stagione. Passeggiare lungo uno dei cinque laghi, dove scivolano barche a remi e cigni bianchi, è ancora oggi uno dei piaceri più semplici e autentici.
Oggi Maksimir si estende per circa 18 ettari a est del centro storico ed è considerato il più grande parco cittadino di Zagabria. Paragonato spesso al Bois de Boulogne parigino o a Regent’s Park londinese, è anche un importante rifugio naturalistico: tra prati, boschi e corsi d’acqua vivono scoiattoli, pipistrelli, cigni e persino il raro picchio rosso mezzano, specie minacciata in Europa ma sorprendentemente presente qui in numero significativo.
Dichiarato Area Protetta nel 1948 e riconosciuto dal 1964 come Monumento di Architettura Paesaggistica e Bene Culturale Cittadino, il parco è oggi attraversato da sentieri per jogging, percorsi ciclabili e pedonali e spazi gioco. È facilmente raggiungibile da Trg Ban Jelačić con i tram 11 e 12.
All’interno di questa lunga promenade si incontrano edifici come il Padiglione Bellevue, costruito nel 1843, il suggestivo Padiglione dell’Eco in stile svizzero e, sulla sommità di una collina, il Belvedere – noto anche come “kiosk”. Voluto dall’arcivescovo Haulik tra il 1841 e il 1843, questo edificio di 17 metri si sviluppa su più livelli, con portici e terrazze panoramiche che un tempo ospitavano anche gli appartamenti dell’arcivescovo.
Non stupisce che Maksimir sia diventato anche set cinematografico: proprio qui, nel 1970, furono girate alcune scene del celebre film croato Tko pjeva, zlo ne misli, una commedia romantica entrata nell’immaginario collettivo del paese.
Indirizzo: Maksimirski perivoj 1, 10000, Zagreb, Croazia
Orari: sempre aperto.
Il Museo di Arte Contemporanea di Zagabria: l’avanguardia dell’arte
Il Museo d’Arte Contemporanea di Zagabria (MSU) si trova nel quartiere moderno di Novi Zagreb, al di là del fiume Sava. Progettato nel 1954 dall’architetto Igor Franić, l’edificio si impone con la sua architettura visionaria e linee futuristiche, un vero simbolo della rinascita culturale del Paese dopo l’indipendenza.
Con i suoi 17.000 metri quadrati di superficie espositiva e una collezione di oltre 9000 opere di artisti croati e internazionali, è il museo più grande e tecnologicamente avanzato della Croazia. A colpire subito è la facciata multimediale, un gigantesco schermo LED lungo 90 metri che trasforma l’arte in comunicazione urbana, dialogando con chi passa in tram o in auto lungo il viale trafficato.



All’interno, la mostra permanente Collection in Motion propone un viaggio dinamico e provocatorio attraverso oltre 600 opere di 240 artisti, metà dei quali croati, che esplorano il linguaggio, l’identità, la politica e i nuovi media. Non mancano installazioni iconiche come la scultura interattiva Double Slide di Carsten Höller – un enorme scivolo che unisce due livelli del museo e regala ai visitatori un finale divertente – o la toccante Ženska Kuća di Sanja Iveković, dedicata al tema della violenza sulle donne.
Le sale, ampie e luminose, accolgono pittura, videoarte, performance e scultura in un percorso che alterna riflessione e gioco visivo. Alcune opere, come The Kozarić Atelier, evocano l’intimità dello studio d’artista, mentre altre – come quelle dei gruppi Gorgona e OHO – raccontano la stagione concettuale dell’arte jugoslava del Novecento, tra utopia e disincanto.
All’esterno, il museo si estende con una serie di installazioni permanenti: Occhi della Purificazione di Mirosław Bałka, la luminosa Words, Neons, and Balloons di Ante Jerković e l’audio-installazione Battlefield di Antun Božićević, che trasforma la terrazza panoramica in un’esperienza sensoriale.
Il piano terra, concepito come una piazza coperta, ospita un bar, un ristorante, una libreria e uno spazio dedicato ai più piccoli. D’estate, il tetto del museo si anima con concerti e proiezioni all’aperto, mentre ogni primo mercoledì del mese l’ingresso è gratuito.
Indirizzo: Avenija Dubrovnik 17, 10000, Zagreb, Croazia
Orari: aperto da martedì a venerdì dalle 11:00 alle 19:00, sabato e domenica dalle 11:00 alle 18:00. Chiuso lunedì.
Biglietto: 11€ / per verificare le condizioni di riduzione o gratuità, consultare il sito ufficiale.
Come raggiungere Zagabria: voli, autobus, treni e auto
In aereo: l’aeroporto internazionale Franjo Tuđman (ZAG) – noto anche come Pleso – accoglie voli da molte città italiane: Lufthansa collega Milano, Roma, Torino, Firenze, Verona, Pisa e Bari a Zagabria con rotte stagionali e frequenti offerte, mentre compagnie come Croatia Airlines e Ryanair operano collegamenti diretti da hub come Roma Fiumicino, Bergamo, Brindisi e Napoli.
Accanto a questa infrastruttura convivono altri due aeroporti minori, a Lučko e Velika Gorica, riservati ad attività sportive e operative, lontani dal flusso dei viaggiatori. Una volta atterrati la città, ci sono navette dedicate come Pleso Prijevoz o l’autobus pubblico ZET linea 290, che permettono di raggiungere il centro di Zagabria in circa 30-45 minuti. In alternativa ci sono Uber e Bolt (a prezzi vantaggiosi) o i taxi.
In autobus/treno: gli autobus a lunga percorrenza – FlixBus, Autotrans, Globtour e Union Ivkoni – collegano Zagabria alle principali città italiane, attraversando confini e paesaggi con la calma necessaria per coglierne le trasformazioni. In alternativa, si possono combinare treno e autobus con un cambio a Trieste o Venezia.
In auto: percorrendo l’autostrada verso Trieste e poi verso est, si attraversa il confine con la Slovenia e si prosegue fino a entrare in Croazia. Da qui l’autostrada conduce direttamente a Zagabria, con un percorso scorrevole e ben segnalato.
Trasporti pubblici: si basano essenzialmente su tram e autobus, con un sistema tariffario a zone. Per spostarsi all’interno della città è sufficiente un biglietto valido per una sola zona; per raggiungere periferie o aree più distanti occorrono invece biglietti per due o più zone. Il centro storico è comunque facilmente visitabile a piedi.
Il tram è uno dei mezzi più amati di Zagabria, attivo da oltre cento anni. La rete conta 15 linee diurne, con frequenze tra i 5 e i 10 minuti, che collegano in modo capillare il centro ai quartieri periferici. Dopo le 23:00 entrano in funzione le linee notturne 31, 32, 33 e 34, con corse ogni 30-40 minuti. I biglietti hanno validità da 30 a 90 minuti; è possibile acquistarli a bordo con un piccolo sovrapprezzo e pagando in contanti l’importo esatto, ma è preferibile comprarli alle macchinette o presso i rivenditori autorizzati. Sono disponibili anche biglietti 24 ore, 3 giorni e settimanali.
Gli autobus coprono l’intera area urbana e suburbana con oltre 110 linee diurne e 4 linee notturne (116, 172, 212, 268). Consentono di raggiungere ogni zona della città, inclusi la Stazione Centrale e l’aeroporto internazionale. Il servizio è attivo tutti i giorni, domeniche e festivi compresi.
Le modalità di acquisto e la validità dei biglietti sono le stesse previste per i tram.
La funicolare di Zagabria è il mezzo di trasporto più antico della città e, con i suoi 66 metri di lunghezza, è tra le più corte al mondo. Perfettamente conservata nella struttura originale, è considerata patrimonio culturale protetto. Collega la Città Bassa a quella Alta in poco più di un minuto, con corse ogni 10 minuti, tutti i giorni. Il biglietto si acquista direttamente all’ingresso ed è valido per una singola tratta. Al momento è sottoposta a lavori di ristrutturazione.



Cosa e dove mangiare a Zagabria: guida alla cucina croata
La capitale croata custodisce una cucina ricca, genuina e sorprendentemente varia, in cui la carne, le zuppe e i dolci occupano un posto d’onore e dove la tradizione culinaria si intreccia con influenze austro-ungariche, balcaniche e mediterranee. Tra i piatti più rappresentativi troviamo il pečenje, un arrosto di carne (solitamente maiale o vitello) accompagnato da patate dorate al forno o da mlinci, una sorta di sfoglia sottile cotta e poi ammorbidita con il sugo di cottura. Un’altra pietanza iconica è la peka di agnello (peka janjetina): la carne viene cotta sotto una campana di ferro ricoperta di brace, assieme a patate e verdure. Il risultato è una consistenza tenerissima e un profumo irresistibile.
Imperdibile anche lo zagrabački odrezak, la “cotoletta di Zagabria”, parente stretto della viennese: una tenera bistecca di vitello farcita con prosciutto e formaggio, poi impanata e fritta fino a ottenere una croccantezza perfetta. Tra i sapori più tradizionali spicca la purica s mlincima, l’arrosto di tacchino sempre con i celebri mlinci e il grah s kobasicom, una zuppa di fagioli e salsiccia affumicata, nutriente e tipicamente invernale.
Poi la sarma, involtini di cavolo fermentato ripieni di carne e riso, cotti lentamente, e i celebri ćevapčići, piccoli cilindri di carne speziata che si trovano in ogni angolo dei Balcani, spesso serviti con cipolle e ajvar, la salsa di peperoni rossi. Dalla costa, invece, arriva il rižoto, una reinterpretazione croata del risotto italiano, che può essere al nero di seppia o ai frutti di mare, preparato con ingredienti freschissimi del Mare Adriatico.
Non si può lasciare la città senza assaggiare lo štrukli, simbolo per eccellenza della capitale: un rotolo di pasta ripieno di formaggio fresco e panna acida, servito al forno o lessato, in versione salata o dolce.
Per quanto riguarda i dolci, abbiamo le palačinke, simili alle crêpes francesi, vengono servite arrotolate e farcite con cioccolato, marmellata o panna. La kremšnita – la regina delle pasticcerie di Samobor – è a base di strati di pasta sfoglia, crema vellutata e una copertura di zucchero a velo.



Ristoranti di cucina locale
Tvornica Pljeskavica Kosta (Savska cesta 107): per assaporare l’anima più schietta dei Balcani bisogna spesso allontanarsi dai percorsi più battuti. È il caso della Tvornica Pljeskavica Kosta. L’ambiente è semplice, quasi spartano, dominato dal profumo della carne alla griglia e da un’atmosfera familiare che mette subito a proprio agio. Qui la pljeskavica, simbolo gastronomico dell’area balcanica, viene preparata con una maestria: succosa, morbida, intensa, servita con pane caldo e salse fatte in casa. Le porzioni sono generose e il servizio cordiale. Facilmente raggiungibile con il tram fino alla fermata Vjesnik.
Pod Zidom Bistro (Pod zidom 5): restando nel cuore di Zagabria, ma cambiando completamente registro, il Pod Zidom Bistro offre una lettura più elegante e contemporanea della cucina croata. Inserito nella guida Michelin, è un ristorante che lavora per sottrazione: pochi elementi nel piatto, grande attenzione alle materie prime e una presentazione curata senza eccessi. La tradizione rimane il punto di partenza, ma viene reinterpretata con creatività e precisione. L’atmosfera è rilassata, il servizio attento e professionale, ideale per una cena speciale o per chi desidera esplorare il lato più sofisticato della gastronomia locale.
La Štruk (Skalinska ul. 5): se invece si vuole andare dritti al cuore della cucina zagabrese, la tappa obbligata è La Štruk, nel centro storico. Qui il menù ruota attorno a un solo protagonista: gli štrukli. Simili a piccoli timballi di pasta arrotolata, vengono proposti in versioni salate e dolci, ma quella al formaggio resta la più fedele alla tradizione. Il locale è accogliente e informale, frequentato tanto dai locali quanto dai turisti. I prezzi sono accessibili e il servizio veloce: il posto giusto per assaggiare il piatto simbolo della capitale in un clima conviviale.
Batak Centar Cvjetni (Ground floor, Trg Petra Preradovića 6): tra le interpretazioni moderne della cucina balcanica spicca anche il Batak Centar Cvjetni, un ristorante vivace ed elegante nel cuore della città. Le carni alla griglia sono il punto di forza del menù, ma non mancano proposte di pesce e dolci ben costruiti. L’ambiente è curato, il servizio puntuale e il rapporto qualità-prezzo tra i migliori di Zagabria, rendendolo una scelta sicura per una serata piacevole.
Bar, pub e brunch caffè
Caffe Bar Jupi (Ul. Ivana Tkalčića 18): per una colazione lenta o un brunch goloso, il Caffe Bar Jupi è una scelta azzeccata. Le uova strapazzate su pane tostato sono preparate alla perfezione, così come il caffè e i drink. L’ambiente è rilassato, il servizio sorridente e rapido: un posto perfetto per iniziare la giornata osservando il risveglio della città.
Submarine Burger (Ul. Ivana Tkalčića 12): chi cerca un pasto veloce ma ben fatto può contare su Submarine Burger, soprattutto nella sede di Tkalčićeva. Gli hamburger, preparati con ingredienti locali, sono accompagnati da patatine rustiche tagliate a mano. La versione con bacon croato è tra le più apprezzate, ma non manca un’opzione vegetariana con Beyond Meat. Il locale è moderno e accogliente, con una buona selezione di birre artigianali.



Botaničar (Trg Marka Marulića 6): accanto al Giardino Botanico si trova Botaničar, un caffè che sembra pensato per pause rilassanti. Gli interni minimalisti, ispirati allo stile nordico, e la terrazza ombreggiata creano un’atmosfera calma e luminosa. La carta dei cocktail punta su note botaniche e prodotti locali, mentre il personale contribuisce a rendere la sosta piacevole, perfetta per un pomeriggio lontano dal caos.
Valhalla Beer Bar (Ul. Pavla Radića 3a): per gli amanti della birra, il Valhalla Beer Bar, a pochi passi da Piazza Ban Jelačić, è una tappa imprescindibile. La proposta spazia tra birre artigianali croate e internazionali, alla spina e in lattina, da gustare in un ambiente informale e conviviale, ideale per socializzare con la gente del posto.
Pri Nami (Stube Ivana Zakmardija 4): più nascosto e dall’anima bohémien è Pri Nami, un bar in un vicolo del centro. Tra arredi eclettici, graffiti e musica, l’atmosfera è creativa e informale. Spesso ospita concerti ed eventi, attirando una clientela giovane e internazionale che contribuisce a renderlo uno dei luoghi più autentici della notte zagabrese.
Bunt Bar (Stube Ivana Zakmardija 5): ai piedi della Torre Lotrščak, il Bunt Bar è uno dei luoghi più suggestivi per fermarsi a bere qualcosa. La terrazza panoramica regala una vista sui i tetti della città, mentre la selezione di birre artigianali e la musica creano un’atmosfera giovane e vibrante. È un punto di ritrovo molto amato dai locali.
Opzioni vegetariane e vegane
Simple Green & Bake by Jelena (Sutlanska ul. 1): Zagabria è una città attenta anche alle nuove tendenze alimentari e le opzioni vegane e vegetariane non mancano. Simple Green & Bake by Jelena è una piccola sorpresa per chi cerca piatti leggeri ma appaganti: il menù è colorato, creativo, basato su ingredienti freschi e stagionali, con porzioni generose e un servizio rapido. Perfetto per una pausa pranzo salutare.
OAZA Joyful Kitchen (Ul. Pavla Radića 9): nel cuore della città, OAZA Joyful Kitchen dimostra che il fast food può essere sostenibile e gustoso. Burger vegetali, falafel e kebab vegani vengono preparati al momento in un ambiente luminoso. I prezzi sono contenuti, l’atmosfera positiva e il locale si presta anche a gruppi numerosi.
Quando andare a Zagabria: clima, eventi e periodi migliori
Giugno e luglio sono il momento in cui Zagabria si accende davvero, non soltanto per il sole che illumina le facciate barocche, ma soprattutto per eventi come l’INmusic Festival, il grande festival musicale open-air di rock e arti contemporanee che anima il lago Jarun (a circa 14 km dal centro della città) tra fine giugno e inizio luglio, attirando artisti internazionali e giovani da ogni angolo d’Europa. In quei mesi la città si diverte al ritmo delle piazze popolate di musica jazz, cinema all’aperto e proiezioni sotto le stelle.
Un altro momento ideale per visitare Zagabria è a settembre e ottobre per godere del foliage nei parchi urbani come Zrinjevac. La città offre poi tutto l’anno sorprese culturali – dal Festival Internazionale del Folklore di luglio, con danze e costumi tradizionali celebrati sin dal 1966, ai mercatini dell’Avvento di Zagabria, spesso eletti tra i migliori d’Europa.
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