
La mostra Con qualche parte della terra di Vincenzo Scolamiero al Mattatoio di Roma: oltre 30 opere, carte e libri d’artista in un percorso tra poesia, musica e materia pittorica.
Nel panorama della pittura contemporanea italiana, la ricerca di Vincenzo Scolamiero si distingue per una tensione costante tra materia e visione, quindi tra esperienza percettiva e riflessione poetica.
È una ricerca artistica e formale quella di Scolamiero, sviluppata in oltre tre decenni tra pratica artistica, insegnamento e confronto con il sistema espositivo internazionale. La mostra Con qualche parte della terra, al Mattatoio di Roma, aperta al pubblico fino al 17 maggio, consente di leggere questo percorso in continua ridefinizione.
Indice
Vincenzo Scolamiero: biografia, formazione e attività accademica all’Accademia di Belle Arti di Roma
Docente di Pittura presso il Dipartimento di Arti Visive dell’Accademia di Belle Arti di Roma, dove si è diplomato nel 1986, Vincenzo Scolamiero vive e lavora nella capitale. La sua ricerca ha avuto inizio nel 1987, anno della prima mostra personale alla Galleria Al Ferro di Cavallo di Roma, presentata da Antonio Alessandro Mercadante. Nello stesso anno viene selezionato per la rassegna “Giovani Artisti a Roma III”, promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Roma, con una sala personale al Palazzo Esposizioni. Il 1990 segna l’incontro con Maurizio Calvesi, che nel 1991 presenta una sua personale alla Galleria de’ Serpenti di Roma, consolidando un primo riconoscimento critico.
Nel 1995 avvia la collaborazione con la Galleria Edieuropa QUI arte contemporanea di Roma, cui seguirà nel 1999 la doppia personale con Laura Barbarini presso la stessa galleria. Nel 1996 espone alla Galleria AA.M – Architettura Arte Moderna, a cura di Fabio Briguglio e Francesco Moschini. In parallelo prende forma una partecipazione sempre più ampia a rassegne istituzionali e museali.



La sua opera è infatti presente in importanti contesti pubblici e internazionali: dalla Quadriennale di Roma del 1996, alla Biennale di Venezia nel 2011, fino alla Biennale d’Arte Sacra curata da Maurizio Calvesi, alla rassegna del Drawing Center di New York “The return of the cadavre exquis” e alla mostra “Italia-Giappone: venti artisti a confronto” alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, a cura di Augusta Monferini. Più volte invitato al Premio Michetti, ne risulta vincitore della LXV edizione nel 2014.
Accanto alla dimensione museale e istituzionale si sviluppa una intensa attività di mostre personali, tra cui “In un giro di vento” alla Galleria Delloro di Roma e “Senza permesso in un campo” alla Galleria Porta Latina. A queste si aggiunge la grande personale “Della declinante ombra” al Museo Carlo Bilotti di Roma nel2019, a cura di Gabriele Simongini.
Di rilievo anche le collaborazioni con Marco Goldin, avviate nel 1996 con la rassegna “Pitture. Il sentimento e la forma – Artisti italiani degli anni Cinquanta e Sessanta” alla Casa dei Carraresi a Treviso, proseguite nel 2009 con “Pittura d’Italia. Paesaggi veri e dell’anima” a Castel Sismondo di Rimini.
Sul versante internazionale, tra il 2014 e il 2017 partecipa al Busan Art Fair in Corea – presentato dalla Kips Gallery di New York – e nel 2014 è a Seul nella mostra “Ariadne’s thread”, con Luca Coser ed Enrico Luzzi, a cura di Ken Kim e Nicola Davide Angerame. Nel 2018 espone all’Art Museum di Phoenix in Cina, nella rassegna “Italian Contemporary Art of Cross-Cultural Vision”, a cura di Zhang Yidan e Wang Shengwen.
Un capitolo significativo della sua ricerca riguarda i libri d’artista e le collaborazioni interdisciplinari. Nel 1998 realizza con la poetessa Giovanni Sicari il volume “Nudo e misero trionfi l’umano”. Nel 2010, insieme a Milo De Angelis, dà vita a dodici libri/opera in pezzi unici, “Un finale d’assedio”. Nel 2017 avvia la collaborazione con la compositrice Silvia Colasanti, con cui realizza il libro/opera “Ogni cosa ad ogni cosa ha detto addio” e le video-scenografie per il Requiem “Stringeranno nei pugni una cometa”, commissionato dal 60° Festival dei Due Mondi di Spoleto e presentato al Transart Festival di Bolzano.
Tra le presenze più recenti rientrano anche la mostra “Di terra, acqua e vento” al Museo Nazionale Etrusco di Viterbo del 2023 e quella al Casino dell’Orologio di Roma del 2024, che ribadiscono la continuità di una ricerca fondata su stratificazioni visive e poetiche, in costante dialogo con la dimensione del paesaggio, della memoria e della materia pittorica.
La mostra “Con qualche parte della terra” al Mattatoio di Roma: opere e percorso espositivo
Dal 1° aprile al 17 maggio 2026 il Mattatoio di Roma accoglie la mostra Vincenzo Scolamiero. Con qualche parte della terra, promossa da Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, Azienda Speciale Palaexpo e Fondazione Mattatoio di Roma – Città delle Arti, con il patrocinio dell’Accademia di Belle Arti di Roma e dell’AICA, Associazione Internazionale dei Critici d’Arte. Il progetto si configura come una ricognizione estesa su circa quindici anni di ricerca pittorica di Vincenzo Scolamiero, docente di Pittura presso il Dipartimento di Arti Visive dell’Accademia di Belle Arti di Roma, dove vive e lavora.
L’arco temporale selezionato consente di leggere in profondità le trasformazioni interne al suo linguaggio, già avviato con la prima personale alla storica Galleria Al Ferro di Cavallo di Roma. In mostra sono presentate oltre trenta opere tra tele, tavole, carte e libri d’artista, restituendo una costellazione di pratiche che attraversano supporti e tecniche differenti.
La ricerca di Scolamiero si definisce infatti come un processo costantemente alimentato dalla lettura della poesia, dall’ascolto della musica e da un’attenzione quasi microscopica alle tracce del quotidiano. Il titolo Con qualche parte della terra, derivato da un verso di Louise Glück, introduce una tensione ontologica verso il mondo: una relazione totale che emerge attraverso indizi minimi, residui percettivi, tracce di caducità e di impermanenza dell’esperienza umana.
Attraversando gli ambienti del padiglione, il percorso costruisce una progressione per intensità. Le prime opere si fondano su equilibri essenziali, ridotti a pochi elementi compositivi. Successivamente la struttura si apre a una complessità crescente, sia tonale che formale, determinata dall’approfondirsi del dialogo con musica e poesia.
Un ruolo decisivo è affidato alla relazione tra pittura e altri linguaggi, esplicitata anche nei titoli delle opere, che evocano riferimenti diretti a Piero Bigongiari, Harrison Birtwistle, Louise Glück e Luigi Nono.



L’allestimento si misura, inoltre, con la sperimentazione tecnica che caratterizza la pratica dell’artista: pigmenti, oli, inchiostri, acrilici e strumenti di intervento sul supporto sono utilizzati come dispositivi di modulazione della materia pittorica. Da questa stratificazione operativa derivano variazioni di densità, velature morbide, trapassi luminosi che costruiscono una grammatica visiva instabile e continuamente ridefinita. Ne emerge una pittura in cui l’intero corpo dell’artista – mano, gesto, postura, respiro – partecipa al processo di formazione dell’immagine. Le campiture si costruiscono lentamente, secondo un tempo che coincide con la durata fisica dell’atto. Nel loro insieme, le opere in mostra danno vita ad un sistema in cui profondità e superficie non si oppongono ma si scambiano continuamente ruolo.
La mostra è accompagnata da un catalogo bilingue edito da De Luca Editori d’Arte, con testi critici di Francesca Bottari e Maria Vittoria Pinotti.
Avete già visitato la mostra Alfredo Zelli. Beata moltitudo al Mattatoio di Roma – Padiglione 9b o lo farete presto? Fatemelo sapere qui nei commenti, oppure sulla mia pagina Instagram!
Informazioni utili per la visita
Vincenzo Scolamiero. Con qualche parte della terra
A cura di Maria Vittoria Pinotti
Dal 1° aprile al 17 maggio 2026
Mattatoio di Roma - Padiglione 9a
Piazza Orazio Giustiniani 4, Roma (RM)
Orari: dal martedì alla domenica dalle 11:00 alle 20:00. Chiuso il lunedì. L’ingresso è consentito fino a un’ora prima della chiusura.
Biglietto: ingresso gratuito.
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