
Biografia, opere e percorso espositivo della retrospettiva dedicata a Max Peiffer Watenphul alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma: dal Bauhaus a Venezia, tra pittura, fotografia e avanguardie europee.
Dal Bauhaus di Weimar alle vedute di Venezia, passando per Roma, Ischia e le avanguardie europee del Novecento: la figura di Max Peiffer Watenphul attraversa alcune delle stagioni artistiche più decisive del XX secolo. Pittore, fotografo e sperimentatore, l’artista tedesco sviluppò un linguaggio autonomo capace di unire la lezione del Bauhaus a una personale ricerca sulla luce, sul paesaggio e sullo spazio urbano.
La retrospettiva allestita alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma – e aperta al pubblico fino al 23 agosto 2026 – ripercorre l’intera parabola creativa di un autore ancora oggi difficilmente classificabile, ma centrale per comprendere il rapporto tra pittura, modernità e interdisciplinarità artistica. Attraverso dipinti, fotografie, tessuti, documenti e opere inedite, la mostra restituisce la complessità di un artista cosmopolita che trasformò l’esperienza del Bauhaus in una poetica profondamente personale.
Indice
Chi era Max Peiffer Watenphul: biografia del pittore del Bauhaus
Nato il 1° settembre 1896 a Weferlingen, nei pressi di Braunschweig, Max Peiffer Watenphul crebbe in una famiglia borghese come figlio unico del farmacista Karl Josef Emil Peiffer e di Anna Peiffer. La morte prematura del padre, avvenuta nel 1903, segnò profondamente la sua infanzia. Dopo alcuni anni trascorsi con la madre, nel 1906 Anna sposò Heinrich Watenphul, insegnante presso il liceo di Quedlinburg. Sarà proprio il patrigno a incoraggiare il giovane Max a coltivare il talento artistico che emerse già nel 1910, quando iniziò a dedicarsi al disegno. Poco dopo la famiglia si trasferì a Hattingen, nella Ruhr meridionale, dove Heinrich Watenphul assunse la direzione del liceo classico cittadino.
Nel 1911 nacque Grace, la sorellastra con cui l’artista manterrà per tutta la vita un legame particolarmente intenso. Dopo il diploma al liceo di Hattingen, Peiffer Watenphul seguì inizialmente le aspettative familiari iscrivendosi a Medicina all’Università di Bonn. L’esperienza durò poco: scelse infatti di orientarsi verso gli studi giuridici, frequentando le università di Strasburgo, Francoforte e Monaco di Baviera. Nella Monaco degli anni Dieci, accanto allo studio del diritto, sviluppò una crescente passione per l’arte contemporanea, visitando musei e gallerie.
Determinante fu il 1917, quando alla galleria Neue Kunst di Hans Goltz entrò in contatto con le opere di Paul Klee. L’incontro con quella ricerca pittorica rappresentò una svolta decisiva. In questi anni Peiffer Watenphul dipinse e disegnò da autodidatta, mentre nel 1918 conseguì il dottorato in diritto canonico all’Università di Würzburg. Negli ultimi mesi della Prima Guerra Mondiale fu richiamato al servizio militare, senza però essere inviato al fronte.
Con la fine del conflitto e il crollo del Reich, nel 1919 tornò nella città natale e avviò il tirocinio presso la pretura di Hattingen. È anche l’anno in cui decise di adottare il doppio cognome Peiffer Watenphul e soprattutto di abbandonare definitivamente la carriera giuridica per dedicarsi alla pittura.
Nello stesso periodo tentò di avvicinarsi direttamente a Paul Klee, chiedendogli lezioni private. Il pittore svizzero rifiutò, suggerendogli tuttavia di frequentare la scuola del franco-polacco Stanislaus Stückgold a Monaco. L’esperienza si rivelò deludente e su consiglio di Lilly Klee, Peiffer Watenphul scelse di iscriversi al neonato Bauhaus di Weimar. Tra il 1919 e il 1922 frequentò il corso preliminare di Johannes Itten, distinguendosi rapidamente per talento e sensibilità artistica. Walter Gropius gli concesse l’accesso ai laboratori di tessitura, ceramica e stampa, oltre a uno studio personale. In questi anni realizzò nature morte, vedute urbane e paesaggi che testimoniano già una notevole maturità compositiva.
Al Bauhaus entrò in contatto con figure centrali dell’avanguardia europea, da Lyonel Feininger a Vasilij Kandinskij. Nacquero inoltre amicizie durature con Maria Cyrenius, Werner Gilles, Gerhard Marcks,Oskar Schlemmer, Kurt Schwitters, Grete Willers e con la poetessa Else Lasker-Schüler.



Nel 1920 firmò un contratto con il celebre mercante d’arte Alfred Flechtheim e partecipò alle mostre del gruppo Das Junge Rheinland. L’anno successivo la rivista Das Kunstblatt gli dedicò un articolo, mentre il Folkwang Museum di Essen ospitò la sua prima personale. Fu anche il momento del primo viaggio in Italia, paese destinato a diventare centrale nella sua vita e nella sua pittura.
Nel 1922 soggiornò a Salisburgo, lavorando nell’atelier di smalti dell’amica Maria Cyrenius. Qui incontrò Alexej Jawlensky. Successivamente aprì uno studio a Düsseldorf, dove conobbe la gallerista e mecenate Johanna Ey. Attorno a lui si formò una rete di relazioni che comprendeva artisti come Otto e Martha Dix, Max Ernst, Otto Pankok e Gert Heinrich Wollheim.
A partire dal 1924 intraprese lunghi viaggi in Messico, Francia e Italia, cui si aggiunse un soggiorno in Jugoslavia insieme a Maria Cyrenius. Le impressioni raccolte durante questi spostamenti alimentarono una pittura sempre più attenta alla luce, all’architettura e al paesaggio mediterraneo.
Tra il 1927 e il 1931 insegnò progettazione artistica alla Folkwangschule di Essen, ritrovando molti ex compagni del Bauhaus. In questi anni viaggiò anche in Marocco e si avvicinò alla fotografia, linguaggio che accompagnerà parallelamente la sua ricerca pittorica.
Il 1931 segnò un nuovo riconoscimento: ottenne il prestigioso Premio Villa Massimo e soggiornò a Roma presso l’Accademia Tedesca, insieme al pittore Ernst Wilhelm Nay. Nel 1932 ricevette inoltre il Premio della Akademie der Künste di Berlino. Ma l’ascesa del nazismo cambiò radicalmente il clima culturale tedesco e nel 1933 l’artista si ritirò nella casa di famiglia a Hattingen.
Nel 1937 la sua corrispondenza fu controllata e numerose opere furono confiscate o rimosse dai musei tedeschi. Una sua natura morta floreale appartenente alla Nationalgalerie di Berlino, premiata pochi anni prima, fu esposta alla mostra Entartete Kunst di Monaco, dedicata alla cosiddetta “arte degenerata”. Nello stesso anno Peiffer Watenphul si trasferì in Italia, raggiungendo la sorellastra Grace, che viveva con l’architetto Enrico Pasqualucci.
Tra il 1937 e il 1941 soggiornò prevalentemente a Ischia insieme a Werner Gilles, Rudolf Levi, Hans Purrmann e Karli Sohn-Rethel. Pur essendo considerato un artista sgradito al regime, continuò a insegnare disegno e pittura presso la Scuola tessile di Krefeld, distrutta però dai bombardamenti del 22 giugno 1943. Ottenne quindi un incarico alla Kunstgewerbeschule di Salisburgo, dove insegnò fino al 1946.
Alla fine della guerra, a causa della cittadinanza tedesca, non riuscì a ottenere il permesso di soggiorno in Austria. Decise allora di attraversare a piedi il Brennero per raggiungere Venezia, dove viveva la sorella. Furono anni economicamente difficili, ma anche straordinariamente fecondi sul piano creativo. Nacquero infatti le celebri Venedig-Bilder, le vedute veneziane che diventeranno uno dei nuclei più riconoscibili della sua produzione.
A Venezia strinse amicizia con Peggy Guggenheim e con Zoran Mušič, partecipando alle Biennali del 1948 e del 1950. Nel dopoguerra ottenne nuovi documenti che gli consentirono di tornare in Germania, mentre Salisburgo gli mise a disposizione uno studio. Qui si dedicò anche alla litografia.
Negli anni Cinquanta si susseguirono esposizioni importanti, tra cui quelle al Museum Folkwang di Essen e allo Städtisches Museum di Wuppertal nel 1952. Nel 1954 tornò nuovamente a Ischia e continuò a viaggiare tra Spagna e Marocco.
Il Kunstverein di Stoccarda gli dedicò una grande personale nel 1957. Grazie al successo commerciale delle sue opere acquistò uno studio a Roma, città in cui si trasferì stabilmente l’anno successivo. Tra il 1958 e il 1959 lo Städtisches Museum di Leverkusen organizzò una vasta retrospettiva incentrata soprattutto sui dipinti veneziani. Seguirono numerose mostre personali e collettive.
Tra il 1960 e il 1961 viaggiò in Libano e in Grecia, trascorrendo lunghi periodi a Corfù. Nel 1964 fu chiamato a succedere a Oskar Kokoschka alla Internationale Sommerakademie für Bildende Kunst di Salisburgo, dove ottenne anche l’anello d’onore della città. L’anno seguente entrò come membro ordinario nella Bayerischen Akademie der Schönen Künste di Monaco.
Tra il 1966 e il 1968 realizzò la decorazione della cappella Il Pero, presso Siena. Nel 1969 gli fu conferita la Große Verdienstkreuz der Bundesrepublik Deutschland, una delle più alte onorificenze della Repubblica Federale Tedesca.
L’ultimo dipinto a olio risale al dicembre del 1970; negli anni successivi continuò tuttavia a lavorare su carta, dedicandosi a disegni, acquerelli e litografie. Morì il 13 luglio 1976, poche settimane prima di compiere ottant’anni. È sepolto al Cimitero Acattolico di Roma, la città che più di ogni altra aveva eletto a propria patria spirituale.
La mostra “Max Peiffer Watenphul. Pittore del Bauhaus” alla GNAMC di Roma e il percorso espositivo
La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma dedica a Max Peiffer Watenphul una vasta retrospettiva, intitolata Max Peiffer Watenphul. Pittore del Bauhaus, aperta al pubblico dal 21 aprile al 23 agosto 2026. Curata da Gregor H. Lersch, direttore del Museo Casa di Goethe, l’esposizione è promossa e organizzata dalla Fondazione Max Peiffer Watenphul ETS, istituita nel 2025 con l’obiettivo di tutelare, studiare e diffondere l’opera dell’artista, contribuendo alla valorizzazione del suo patrimonio culturale.
La mostra nasce quindi dalla collaborazione con il Museo Casa di Goethe e si avvale del sostegno del Bauhaus-Archiv / Museum für Gestaltung di Berlino, oltre al patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania.
Per la direttrice della GNAMC, Renata Cristina Mazzantini, l’esposizione rappresenta «una preziosa occasione per riscoprire le opere di Watenphul insieme ai capolavori dei suoi maestri – Kandinsky, Klee, Albers e Itten – esposti nella Sala Mondrian e appartenenti alle collezioni della GNAMC». La mostra, sottolinea inoltre, consente di riportare l’attenzione sulla portata storica del Bauhaus, la scuola che dal 1919 avviò «un irreversibile processo di rinnovamento della creatività».
Enrico Pasqualucci Sammartini, presidente della Fondazione dedicata all’artista, definisce invece l’iniziativa «il primo passo pubblico della Fondazione», ringraziando la direttrice Mazzantini per aver sostenuto il progetto e riconosciuto all’opera di Peiffer Watenphul «una sede istituzionale di così alto profilo». Un impegno che, per il pronipote dell’artista, assume anche un valore personale: «trasmettere alle generazioni future lo spirito, le opere e le lettere dello zio Max, trasformando una memoria familiare in un patrimonio culturale condiviso».
Dopo il successo della retrospettiva ospitata nel 2023 al Museo Casa di Goethe, il nuovo progetto espositivo amplia e approfondisce la figura di Max Peiffer Watenphul. Pittore di città e paesaggi, fotografo interessato a soggetti dall’identità queer e viaggiatore instancabile, Peiffer Watenphul attraversò il Novecento mantenendo una posizione autonoma, accentuata soprattutto dopo il 1937, anno in cui una sua opera fu inclusa nella mostra nazista sull’Arte degenerata.
Sebbene la sua produzione abbia toccato linguaggi diversi – dall’arazzo alla fotografia – la pittura rimase sempre il centro della sua ricerca. È proprio a partire dalla dimensione pittorica che possono essere comprese anche le opere tessili e fotografiche, nate all’interno dell’approccio interdisciplinare assimilato durante il periodo di formazione al Bauhaus di Weimar tra il 1919 e il 1922. Un’esperienza decisiva, che contribuì a definire sia il suo linguaggio visivo sia la rete di relazioni con figure centrali della modernità artistica.
Attraverso circa ottanta opere, la mostra ripercorre integralmente il suo percorso creativo: dagli esordi giovanili agli anni del Bauhaus, dalle nature morte e dai paesaggi italiani fino alla stagione veneziana del secondo dopoguerra, momento in cui l’artista raggiunse una delle espressioni più mature e personali della propria pittura.
Il fulcro dell’esposizione consiste nel restituire la complessità del suo essere “pittore del Bauhaus”: un artista formatosi all’interno dell’esperienza interdisciplinare della scuola, ma capace di sviluppare un linguaggio autonomo e profondamente originale.
Come osserva il curatore Gregor H. Lersch: «al Bauhaus, in un’epoca segnata da riforme radicali e sperimentazioni collettive, Max Peiffer Watenphul sostenne con coerenza la pittura come mezzo artistico autonomo». La sua opera, prosegue Lersch, dimostra come la pittura fosse parte integrante della ricerca della scuola e rifletta pienamente il principio formulato da Walter Gropius: non la costruzione di uno stile unitario, ma «lo sviluppo di un nuovo atteggiamento verso una modernità visiva».
Numerose opere vengono presentate al pubblico per la prima volta. Tra queste c’è Grace con gattodel 1917, il primo olio noto dell’artista, dedicato alla sorella. Accanto al dipinto trovano spazio gli acquerelli realizzati prima e durante gli anni del Bauhaus, come Natura morta con limonidel 1921. Di particolare rilievo è anche Vista su Il Pero del 1970, paesaggio toscano della tarda maturità in cui topografia e colore si riducono a una sintesi estrema. L’esposizione è inoltre arricchita da lettere e documenti provenienti dal lascito dell’artista, finora inediti.



Il percorso espositivo si sviluppa in cinque sezioni. La prima sala, Introduzione e biografia, raccoglie gli studi iniziali, gli autoritratti e le prime sperimentazioni precedenti al Bauhaus. I dipinti raccontano luoghi fondamentali della biografia dell’artista – Weimar, la Ruhr industriale, il Messico degli anni Venti e soprattutto l’Italia – mostrando già la formazione di una sensibilità figurativa moderna. Un nucleo significativo è costituito anche dai ritratti familiari: l’autoritratto e le immagini della madre e della sorella.
La seconda sala, Bauhaus e avanguardia tedesca degli anni Venti, approfondisce il periodo trascorso a Weimar tra il 1919 e il 1922 e il dialogo con Paul Klee e gli altri maestri della scuola. Tra le opere di maggiore rilievo compare un arazzo del 1921, esempio emblematico di come le teorie cromatiche e formali di Johannes Itten siano state tradotte in una composizione tessile astratta e ritmica. Il tappeto progettato da Peiffer Watenphul è considerato uno dei lavori centrali della tessitura del primo Bauhaus; in mostra è esposta una copia realizzata appositamente a mano per questa occasione.
La sezione comprende inoltre opere appartenute alla collezione privata dell’artista, firmate da Otto Dix, Alexej von Jawlensky, Paul Klee e Oskar Schlemmer. Una ricca selezione di lettere provenienti dal suo archivio documenta inoltre la fitta rete di relazioni intellettuali sviluppata negli anni Venti.
La terza sala, dedicata alla Fotografia, presenta vedute architettoniche di Roma e ritratti realizzati all’inizio degli anni Trenta, rivelando quanto l’esperienza del Bauhaus abbia influenzato anche la sua ricerca fotografica. In queste immagini l’artista sperimenta composizioni rigorose e sviluppa quelli che definiva “dipinti fotografici”.
La quarta sezione, Paesaggi e nature morte – La pittura di Max Peiffer Watenphul nel dopoguerra, riunisce opere appartenenti a diverse stagioni creative, con particolare attenzione ai paesaggi italiani, sospesi tra realismo espressivo e tensione lirica.
Il percorso si conclude con la quinta sala, dedicata a Venezia. A partire dalla fine degli anni Quaranta la città lagunare divenne per l’artista il luogo di elaborazione di un linguaggio pittorico autonomo, costruito attraverso una personale interpretazione dello spazio urbano e della luce. In questi anni Peiffer Watenphul intrecciò relazioni con la scena artistica italiana e internazionale, frequentando figure come Filippo de Pisis, Peggy Guggenheim e Zoran Mušič.
Una parte della sezione finale approfondisce anche gli aspetti tecnici del suo lavoro, mostrando l’utilizzo di cartoline come strumenti preparatori per la pittura. Anche in queste pratiche riaffiorano i metodi appresi durante gli anni del Bauhaus. La partecipazione alle Biennali di Venezia del 1948 e del 1950 è documentata attraverso materiali d’archivio, tra cui lettere di Giorgio de Chirico e Jean Cocteau.
Il percorso è arricchito, nella prima, seconda e ultima sala, da postazioni multimediali che consentono di approfondire alcuni nuclei centrali della mostra, dal carattere interdisciplinare del Bauhaus agli aspetti più privati della vita dell’artista, raccontati attraverso fotografie e documenti.
Ad accompagnare l’esposizione è infine un catalogo bilingue, in italiano e inglese, pubblicato da Electa, con saggi del curatore Gregor H. Lersch e contributi di Riccardo Salvatori e Michael Semff.
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Informazioni utili per la visita
Max Peiffer Watenphul. Pittore del Bauhaus
A cura di Gregor H. Lersch
Dal 21 aprile al 23 agosto 2026
Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
Viale delle Belle Arti 131, Roma (RM)
Orari: da martedì a domenica dalle 09:00 alle 19:00 (la biglietteria chiude alle 18:30). Chiuso il lunedì.
Biglietti: biglietto intero17€ / biglietto ridotto 2€.
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