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  >  Lifestyle   >  Eventi   >  World Press Photo Exhibition 2026 a Roma: la mostra di fotogiornalismo che racconta il mondo contemporaneo
Dal 7 maggio al 29 giugno 2026 a Palazzo Esposizioni Roma, la 69ª edizione del World Press Photo Contest porta in Italia le immagini premiate: crisi globali, conflitti, cambiamento climatico e storie di coraggio.

La fotografia riafferma, con la nuova edizione della World Press Photo Exhibition 2026, la propria funzione documentaria, assumendo il ruolo di dispositivo capace di restituire, con immediatezza e densità semantica, la complessità dei fenomeni storici, politici e sociali contemporanei.

Ospitata negli spazi del Palazzo Esposizioni Roma, la mostra riunisce gli scatti premiati della 69ª edizione del World Press Photo Contest, offrendo al pubblico una sintesi visiva potente e stratificata delle principali questioni globali. Dalle crisi geopolitiche agli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico, fino alle storie individuali e meno visibili – spesso rimaste ai margini del racconto mediatico – le immagini selezionate restituiscono uno sguardo diretto e spesso disarmante sulla contemporaneità.

Cos’è il World Press Photo Contest: storia e importanza globale del premio

Il World Press Photo Contest rappresenta, da quasi settant’anni, uno dei principali osservatori globali sul fotogiornalismo e sulla fotografia documentaria. Ogni edizione raccoglie e seleziona le immagini più significative dell’anno appena trascorso, offrendo una sintesi visiva dei grandi eventi, delle tensioni e delle trasformazioni che attraversano il mondo contemporaneo. Nell’ultima edizione, sono state esaminate 57.376 fotografie inviate da 3.747 autori provenienti da 141 paesi: numeri che testimoniano la portata e l’autorevolezza di un concorso ormai centrale nel panorama internazionale.

Le origini del premio risalgono al 1955, quando alcuni membri della Nederlandse Vereniging van Fotojournalisten (NVF), il sindacato olandese dei fotoreporter, decisero di ampliare l’orizzonte di un concorso nazionale, la Zilveren Camera, trasformandolo in una competizione internazionale. L’iniziativa, nata per celebrare il venticinquesimo anniversario dell’associazione, prevedeva già allora una mostra pubblica delle immagini selezionate. Quella che doveva essere un’esperienza unica si trasformò rapidamente in un appuntamento annuale, mantenuto con continuità quasi ininterrotta fino a oggi. Fin dalla prima edizione, le fotografie premiate non sono rimaste confinate alla dimensione competitiva, ma sono state raccolte e presentate al pubblico attraverso esposizioni itineranti.

I numeri iniziali appaiono oggi modesti: nel 1955 parteciparono 42 fotografi di 11 paesi, con poco più di 300 immagini. Tuttavia, già l’anno successivo si registrò un incremento significativo, con un numero di partecipanti quadruplicato. Negli anni Sessanta la crescita fu costante, sia in termini di autori sia di provenienze geografiche. Il vero salto dimensionale avvenne però negli anni Novanta: si passò da 1.280 fotografi e oltre 11.000 immagini all’inizio del decennio a quasi 3.733 partecipanti di 116 nazionalità e 36.836 fotografie nel 1999.

Nonostante l’espansione globale, nel tempo è emerso uno squilibrio nella rappresentazione geografica e sociale dei partecipanti, delle storie raccontate e dei vincitori. Per affrontare questa criticità, nel 2021 la World Press Photo Foundation ha introdotto una nuova strategia che ha ridefinito il concorso, le mostre e i programmi educativi. Il cambiamento più rilevante è stato l’adozione di un sistema regionale articolato in sei aree: Africa, Asia, Europa, Nord e Centro America, Sud America, Sud-est asiatico e Oceania. Le opere vengono valutate inizialmente da giurie regionali, in base al luogo di realizzazione, mentre l’identità degli autori rimane anonima durante tutto il processo. Solo in una fase successiva viene considerata anche la variabile di genere, nel tentativo di ridurre il divario nella rappresentanza.

Parallelamente, anche le categorie di premiazione hanno seguito un’evoluzione coerente con i cambiamenti del linguaggio visivo e delle pratiche editoriali. In origine, il concorso distingueva semplicemente tra News e Sports per le immagini singole, affiancate dalle categorie Features e Picture Stories per i reportage. Nel 1965 fu introdotta una sezione dedicata alla fotografia a colori, mentre negli anni Settanta si assistette a una maggiore articolazione, culminata nel 1975 con la definizione di dieci categorie specifiche.

Separati dall’ICE | © Carol Guzy, ZUMA Press, iWitness, for Miami Herald. World Press Photo dell’anno 2026
I processi delle donne Achi | © Victor J. Blue, for The New York Times Magazine. Finalista World Press Photo 2026
Emergenza umanitaria a Gaza | © Saber Nuraldin, EPA Images. Finalista World Press Photo 2026

Oggi la giuria è composta da professionisti provenienti da contesti geografici, culturali e politici eterogenei. In linea con il sistema regionale, le selezioni avvengono prima a livello locale e poi attraverso una giuria globale, che individua i vincitori finali. Questo modello mira a garantire maggiore equità e rappresentatività, senza rinunciare al rigore della valutazione.

Anche i premi hanno conosciuto trasformazioni nel tempo. Accanto al prestigioso titolo di World Press Photo of the Year, in passato venivano assegnati riconoscimenti per il primo, secondo e terzo posto nelle diverse categorie, oltre a premi speciali come il Woman in View del 1975 o il Novosti/TASS dedicato ai temi di pace, progresso e umanesimo.

World Press Photo Exhibition 2026 a Palazzo Esposizioni Roma: l’immagine simbolo tra migrazione e diritti umani

Le fotografie premiate quest’anno al World Press Photo Contest 2026 delineano un panorama globale attraversato da fratture profonde, segnato da crisi urgenti ma anche da un coraggio diffuso, spesso silenzioso. Emergono con forza i temi dell’espansione del potere, dell’aggravarsi della crisi climatica e del costo umano dei conflitti, accanto a narrazioni di resistenza, ricostruzione e dignità quotidiana.

Il processo di selezione, svoltosi tra gennaio e febbraio 2026, ha coinvolto sei giurie regionali e una giuria globale indipendente. Le opere sono state giudicate in forma anonima, sulla base di criteri che intrecciano qualità visiva, rigore narrativo e attenzione alla diversità delle prospettive. Una volta completata la selezione regionale, la giuria globale – composta dai presidenti delle giurie regionali e da un presidente generale – ha individuato i 42 vincitori e tra questi la Photo of the Year e i due finalisti, distinguendo opere capaci di sintetizzare, con particolare efficacia, le tensioni del nostro tempo.

Photo of the Year 2026: la fotografia vincitrice e il tema della migrazione

Il riconoscimento principale è stato assegnato a Separated by ICE di Carol Guzy, realizzata per il Miami Herald (ZUMA Press, iWitness). L’immagine, scattata il 26 agosto 2025 all’interno del Jacob K. Javits Federal Building di New York, documenta il momento in cui Luis, un migrante ecuadoriano, viene arrestato dagli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement subito dopo un’udienza.

Le figlie dell’uomo, visibilmente sconvolte, si aggrappano al padre mentre viene portato via. Luis era l’unico sostegno economico per la moglie Cocha e le loro tre figlie – di 7, 13 e 15 anni – che si trovano improvvisamente ad affrontare difficoltà economiche immediate e un profondo trauma emotivo. Lo scatto è stato premiato per la sua capacità di rendere visibile, in modo diretto e profondamente umano, l’impatto sistemico delle politiche migratorie statunitensi.

Finalisti World Press Photo 2026: Gaza e diritti umani al centro

Accanto all’opera vincitrice, sono stati selezionati due finalisti. Aid Emergency in Gaza di Saber Nuraldin (EPA Images), scattata il 27 luglio 2025, ritrae civili palestinesi mentre si arrampicano su un camion durante la distribuzione di aiuti umanitari nella Striscia di Gaza, entrato attraverso il valico di Zikim durante una “sospensione tattica” delle operazioni militari. Per la giuria, l’immagine rende visibile la portata e l’urgenza della carestia nel secondo anno del conflitto. La composizione diretta costringe lo spettatore a confrontarsi con la realtà della fame e della distruzione, evidenziandone le implicazioni globali.

Il secondo finalista è The Trials of the Achi Women di Victor J. Blue, pubblicato da The New York Times Magazine. Lo scatto ritrae Doña Paulina Ixpatá Alvarado insieme ad altre donne Maya Achi all’esterno di un tribunale a Città del Guatemala il 30 maggio 2025. Sopravvissute a violenze durante la guerra civile guatemalteca, queste donne hanno avviato, dopo decenni, un percorso giudiziario durato 14 anni, che ha portato alla condanna a 40 anni di carcere per stupro e crimini contro l’umanità di tre ex membri delle pattuglie di autodifesa civile. La fotografia documenta il momento conclusivo di questo percorso, restituendo dignità e autorevolezza alle protagoniste e segnando una svolta storica nella ricerca di giustizia.

Tra i vincitori figura anche Chantal Pinzi, unica fotografa italiana premiata in questa edizione. Il suo progetto Farīsāt: Gunpowder’s Daughters ha ottenuto il riconoscimento nella categoria Stories per la regione Africa. Il lavoro racconta un gruppo di donne marocchine impegnate nella Tbourida, una tradizione equestre storicamente riservata agli uomini.

Oggi, sette gruppi interamente femminili partecipano a questa pratica su circa 300 complessivi. Le cavallerizze sostengono costi significativi per mantenere cavalli, costumi e attrezzature, affermando con determinazione il proprio ruolo all’interno del patrimonio culturale marocchino. 

Le opere premiate rappresentano una selezione tra oltre 57.000 fotografie inviate da 3.747 fotografi provenienti da 141 paesi. Il concorso, infatti, si articola in sei regioni – Africa, Asia-Pacifico e Oceania, Europa, Nord e Centro America, Sud America, Asia occidentale, centrale e meridionale – e in tre categorie: singole immagini, reportage e progetti a lungo termine.

A partire dal 23 aprile 2026, la mostra inaugurale presso la De Nieuwe Kerk di Amsterdam ha dato avvio al consueto tour internazionale, mentre a Roma l’esposizione sarà ospitata dal Palazzo Esposizioni Roma dal 7 maggio al 29 giugno. Promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e dall’Azienda Speciale Palaexpo, ideata dalla World Press Photo Foundation e organizzata con la collaborazione di 10b Photography, la rassegna si conferma come uno degli appuntamenti più rilevanti nel panorama culturale internazionale.

Andrete a vedere la mostra World Press Photo 2026 a Palazzo Esposizioni Roma? Fatemelo sapere qui nei commenti, oppure sulla mia pagina Instagram!

Informazioni utili per la visita

World Press Photo 2026
Dal 7 maggio al 29 giugno 2026
Palazzo Esposizioni Roma
Via Nazionale 194, 00184 Roma
Orari: da martedì a domenica dalle 10:00 alle 20:00. Ultimo ingresso un'ora prima della chiusura. Chiuso il lunedì.
Biglietto: intero 15€ / ridotto 12€.
Sito web

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