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  >  Lifestyle   >  Eventi   >  Caravaggio oltre il mito: a Palazzo Bonaparte Marco Tamburro rilegge il presente attraverso lo sguardo del Merisi

Oltre quaranta opere, un percorso immersivo e documenti storici raccontano il dialogo tra Marco Tamburro e Michelangelo Merisi da Caravaggio nella nuova mostra di Palazzo Bonaparte, curata da Giulia Silvia Ghia e prodotta da Arthemisia.

Palazzo Bonaparte – dal 16 luglio al 23 agosto 2026 – ospita Caravaggio Forever, la prima mostra che Marco Tamburro dedica al ciclo di opere ispirato alla figura e all’eredità artistica di Michelangelo Merisi da Caravaggio.

L’esposizione riunisce oltre quaranta lavori dell’artista, affiancati da una selezione di documenti dedicati a Caravaggio, delineando un itinerario che mette in relazione la pittura contemporanea con l’opera di uno dei più influenti innovatori della storia dell’arte.

Curata da Giulia Silvia Ghia, la mostra prende avvio da un interrogativo: quale significato assume oggi osservare la realtà con lo stesso coraggio con cui Caravaggio trasformò il linguaggio della pittura più di quattro secoli fa?

La riflessione proposta da Marco Tamburro non si sviluppa attraverso la citazione o la riproduzione delle opere del maestro. I suoi lavori, infatti, non reinterpretano direttamente i dipinti di Caravaggio, ma ne raccolgono l’approccio allo sguardo: una visione intensa e priva di mediazioni, capace di restituirne le tensioni, la fragilità e la dimensione profondamente umana.

Marco Tamburro: biografia, ricerca artistica e percorso tra Milano e Roma

Marco Tamburro nasce a Perugia nel 1974. Dopo il diploma in Architettura e Arredamento conseguito presso l’Istituto d’Arte della città umbra, nel 1994 si trasferisce a Milano, dove si iscrive al corso di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Brera. L’ingresso nell’ambiente artistico milanese lo porta a collaborare come assistente di fotografi e scenografi, un’esperienza che alimenta il suo interesse per gli spazi teatrali e per la dimensione scenografica dell’opera. In questi anni prende forma una ricerca caratterizzata da grandi pannelli pittorici e da un’immaginazione fortemente visionaria.

L’attenzione di Tamburro si concentra progressivamente sulla pittura, riconosciuta come il linguaggio più efficace per tradurre immagini e riflessioni in una forma di comunicazione diretta. La sua ricerca si sviluppa attorno alle potenzialità espressive e alla versatilità del mezzo pittorico. A Milano realizza le prime esposizioni, presentando le proprie opere in gallerie e spazi alternativi, soprattutto negli ambienti legati alla moda e al design.

Attratto da Roma, si trasferisce nella capitale, dove approfondisce il proprio interesse per il teatro collaborando con diverse compagnie. Parallelamente si dedica interamente alla pittura, fonda un’associazione culturale dedicata alle arti visive e nel 1999, consegue il diploma all’Accademia di Belle Arti di Roma.

È proprio nella capitale che la sua formazione artistica raggiunge una piena maturazione. In pochi anni entra in contatto con critici, galleristi e operatori del settore, espone in numerose gallerie e prende parte a mostre collettive accanto a giovani artisti emergenti, ottenendo riconoscimenti e apprezzamenti per il proprio lavoro.

Attraverso diverse declinazioni di uno stesso nucleo concettuale, Tamburro indaga la quotidianità e il progressivo processo di spersonalizzazione dell’individuo, immerso in una realtà urbana frenetica, impersonale e dominata da meccanismi alienanti. In questa visione il tempo perde progressivamente il proprio valore, travolto dalla velocità della metropoli.

La figura umana assume così un ruolo marginale all’interno della sua produzione: è una presenza evanescente, quasi un’ombra, che attraversa lunghe strisce pedonali e si muove tra grattacieli monumentali, schiacciata dalla dimensione della città contemporanea. La metropoli diventa il simbolo di un potere ostile e dominante, capace di sovrastare l’individuo fino ad annullarne l’identità.

Marco Tamburro, Dialogo tra big, 2025-2026, tecnica mista su tela da Cena in Emmaus di Michelangelo Merisi da Caravaggio, 1601 | © Riproduzione riservata 
Marco Tamburro, Contemporaneamente, 2025-2026, tecnica mista su tela da Canestra di frutta di Michelangelo Merisi da Caravaggio, 1597-1598 ca. | © Riproduzione riservata 
Marco Tamburro, Una buona mira, 2025-2026, tecnica mista su tela da Crocifissione di Sant’Andrea di Michelangelo Merisi da Caravaggio, 1607 ca. | © Riproduzione riservata 

L’impiego dei ritagli fotografici, molto presente nelle opere degli esordi, lascia progressivamente spazio alla pittura come principale mezzo espressivo. Ampie campiture di bianco e nero, interrotte da improvvisi inserti di rosso acceso, definiscono quello che l’artista interpreta come un “teatro della vita”.

Nel corso della sua carriera partecipa a importanti esposizioni presso il Museo MAXXI di Roma, la Biennale di Venezia, il MACRO di Roma, Castel dell’Ovo di Napoli, Palazzo Penna di Perugia, Palazzo Medici di Firenze e Palazzo Frisacco di Udine. Parallelamente sviluppa un’attività espositiva internazionale con mostre a Miami, New York, San Paolo del Brasile, in Cina, a Monaco di Baviera, Londra e Berlino.

Il dialogo tra Caravaggio e Marco Tamburro: uno sguardo contemporaneo sul presente

Che cosa significa osservare il presente con lo stesso sguardo con cui Michelangelo Merisi rivoluzionò la pittura tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento? È intorno a questo interrogativo che prende forma Caravaggio Forever, la mostra che Palazzo Bonaparte dedica a Marco Tamburro, primo progetto espositivo interamente costruito dall’artista umbro attorno alla figura del maestro lombardo.

Curata da Giulia Silvia Ghia e prodotta da Arthemisia, l’esposizione riunisce oltre quaranta opere di grande formato, un percorso immersivo, un documentario firmato da Giovanni Storaro e una selezione di documenti storici dedicati a Caravaggio e alle committenze che ne accompagnarono l’attività. Il risultato è un dialogo tra due artisti accomunati da una medesima esigenza: rendere visibile ciò che, nella realtà, tende normalmente a rimanere nascosto.

La scelta di Palazzo Bonaparte si inserisce nel percorso che Arthemisia porta avanti ormai da alcuni anni nell’ambito dell’arte contemporanea. Dopo aver affiancato alle grandi esposizioni dedicate ai maestri del passato le personali di artisti come Han Yuchen, Jago, Vincent Peters, Valerio Berruti e Leandro Erlich, la società prosegue una linea curatoriale orientata a mettere in relazione epoche e linguaggi differenti.

Come ha spiegato la presidente Iole Siena, l’obiettivo è offrire al pubblico strumenti per comprendere anche i linguaggi dell’arte contemporanea, rendendoli accessibili senza rinunciare alla complessità. In questa prospettiva si inserisce la ricerca di Marco Tamburro, artista che, anziché confrontarsi con Caravaggio sul terreno della citazione, sceglie di assumere il suo punto di osservazione. Prova a guardare il mondo contemporaneo con la stessa radicalità con cui il Merisi osservava il proprio tempo. È proprio questa impostazione, ha sottolineato Siena, ad aver reso il progetto particolarmente convincente per Palazzo Bonaparte.

Il percorso non invita infatti a riconoscere riferimenti iconografici o esercizi di imitazione, ma accompagna il visitatore attraverso una riflessione sul presente. Se Caravaggio trasformava uomini e donne comuni nei protagonisti della pittura, Tamburro rivolge lo sguardo all’uomo contemporaneo, raccontandone la fragilità, le inquietudini, le relazioni, la vita metropolitana e le contraddizioni sociali.

Attraverso un linguaggio essenziale, costruito su forti contrasti luministici, campiture nette e una marcata tensione narrativa, l’artista invita a osservare il nostro tempo con occhi diversi, stabilendo un dialogo ideale con l’eredità del Merisi. Roma diventa il naturale punto d’incontro di questo confronto: è la città nella quale Caravaggio elaborò la propria rivoluzione artistica ed è la stessa città in cui Tamburro vive e sviluppa oggi la sua ricerca.

Anche la curatrice Giulia Silvia Ghia ha sottolineato come il progetto sia nato da un approccio particolarmente prudente nei confronti di uno degli artisti più studiati della storia dell’arte. Studiosa del Seicento, Ghia ha raccontato di aver apprezzato soprattutto la scelta di Tamburro di non riprodurre Caravaggio, ma di attraversarne i temi fondamentali, trasferendoli nella contemporaneità. La mostra segue infatti un percorso evolutivo che accompagna idealmente le diverse stagioni della produzione caravaggesca, mentre ogni opera di Tamburro rimanda esplicitamente, attraverso le didascalie, al dipinto del Merisi da cui trae ispirazione.

L’esposizione si articola in sei sezioni. La prima, Il desiderio e la caduta, introduce il visitatore ai temi della vulnerabilità e della perdita dell’innocenza. Il confronto con alcune opere giovanili di Caravaggio diventa il punto di partenza per una riflessione sulle tensioni dell’esistenza contemporanea. Corpo, desiderio e fragilità vengono reinterpretati da Tamburro come metafore del presente, mantenendo vivo il dialogo con l’universo caravaggesco.

Con la sezione Roma tra visione e rumore la mostra entra nel cuore della ricerca dell’artista. La capitale diventa il luogo simbolico in cui si incontrano il Seicento e la contemporaneità. Le opere affrontano il tema della rappresentazione, interrogandosi sul rapporto tra immagine e realtà e restituendo una città stratificata, attraversata da storia, potere, violenza e trasformazioni urbane.

La terza sezione, La fede nella strada, porta invece nel presente alcune delle grandi immagini caravaggesche dedicate alla spiritualità e al martirio. Il paesaggio urbano sostituisce gli scenari seicenteschi: traffico, denaro, gioco d’azzardo e marginalità sociale diventano il contesto entro cui Tamburro riflette sul significato della fede, della responsabilità individuale e della ricerca di senso nella società contemporanea. La dimensione religiosa lascia così spazio a un interrogativo più ampio sulla condizione dell’uomo di oggi.

Il percorso prosegue con Il tempo della frattura, sezione che segna uno dei momenti più intensi dell’esposizione. Qui il dialogo con Caravaggio si concentra sui temi della ferita, della colpa e della memoria, una riflessione sul modo in cui la contemporaneità costruisce e interpreta la realtà. Le opere di Tamburro affrontano il rapporto tra esperienza e rappresentazione, interrogando il ruolo dei media e delle immagini nella percezione del presente.

Marco Tamburro, Prima pagina, 2025-2026, tecnica mista su tela da San Girolamo scrivente di Michelangelo Merisi da Caravaggio, 1605 ca. | © Riproduzione riservata 
Marco Tamburro, Nessuna novità, 2025-2026, tecnica mista su tela da Deposizione di Cristo di Michelangelo Merisi da Caravaggio, 1602-1604 ca. | © Riproduzione riservata 
Marco Tamburro, Il pop a Roma, 2025-2026, tecnica mista su tela | © Riproduzione riservata 

Con Dentro la città degli umani il riferimento si sposta al periodo napoletano di Caravaggio, assumendo come punto di partenza alcune delle sue opere più drammatiche dedicate alla misericordia. Tamburro traduce quei temi nella dimensione della metropoli contemporanea, dove violenza, responsabilità collettiva, marginalità e speranza convivono nello stesso spazio urbano.

L’itinerario si conclude con Caravaggio nell’immaginario collettivo. Il Merisi viene osservato come figura ormai entrata stabilmente nell’immaginario condiviso. La sua presenza attraversa la cultura visiva contemporanea, i simboli popolari e persino la memoria collettiva, continuando a interrogare questioni come il potere, il denaro, la violenza, la fede e la responsabilità dello sguardo. È qui che Tamburro si concede una maggiore libertà interpretativa, costruendo un linguaggio che dialoga apertamente con le icone della cultura contemporanea senza interrompere il filo che lega l’intera mostra al pensiero caravaggesco.

A rendere ancora più articolato il progetto contribuisce un apparato documentario che accompagna l’intero percorso espositivo. Accanto alle opere trovano spazio una selezione di documenti dedicati alla vita di Caravaggio e alle committenze che ne sostennero l’attività, offrendo al visitatore uno sguardo sul sistema di relazioni politiche, economiche e culturali che rese possibile la sua rivoluzione artistica.

Proprio questo aspetto è stato evidenziato dalla curatrice Giulia Silvia Ghia, che ha voluto inserire nella mostra materiali d’archivio capaci di ricostruire il clima della Roma caravaggesca. I documenti, ha spiegato, non svolgono una funzione esclusivamente didattica, ma permettono al pubblico di entrare nel contesto storico e sociale in cui maturò la ricerca del pittore, offrendo una chiave di lettura che arricchisce anche il lavoro di Tamburro.

L’esperienza espositiva è completata – come già detto – da un documentario realizzato dal regista Giovanni Storaro, dedicato al percorso artistico di Marco Tamburro. Il film introduce il pubblico nella genesi del progetto, ricostruendo le riflessioni che hanno accompagnato l’artista durante il confronto con una delle figure più influenti della storia della pittura. A questo si affianca una sala immersiva, concepita per restituire la forza espressiva delle opere di Caravaggio e creare uno spazio di dialogo diretto con la produzione contemporanea di Tamburro.

Il carattere internazionale dell’iniziativa emerge anche attraverso il patrocinio del Ministero per gli Affari Esteri ed Europei di Malta e dell’Ambasciata di Malta in Italia. Durante la presentazione della mostra, l’ambasciatore maltese ha ricordato il profondo legame che unisce il proprio Paese alla vicenda biografica e artistica di Caravaggio. La permanenza del pittore sull’isola, culminata nella realizzazione dellaDecollazione di San Giovanni Battista per l’Oratorio di San Giovanni alla Valletta, rappresenta infatti uno dei momenti più significativi della sua produzione. L’opera, unica ad essere firmata dal Merisi e ancora oggi conservata nella sede per la quale fu concepita, costituisce una testimonianza concreta del patrimonio culturale condiviso tra Italia e Malta.

Secondo l’ambasciatore, Caravaggio Forever contribuisce a rinnovare questo dialogo, dimostrando come l’eredità del maestro non si esaurisca nella conservazione delle sue opere, ma continui a vivere attraverso nuove interpretazioni.

Al centro della mostra rimane tuttavia la posizione di Marco Tamburro. L’artista racconta di aver affrontato questo progetto con una certa esitazione, consapevole del peso culturale e simbolico che il nome di Caravaggio porta con sé. Proprio questa consapevolezza lo ha portato a evitare qualsiasi forma di imitazione stilistica, scegliendo invece di preservare la propria identità pittorica, il proprio segno e la propria gestualità.

L’obiettivo non era riprodurre la figurazione seicentesca né aggiornare iconograficamente i capolavori del Merisi, ma interrogarsi sul metodo con cui Caravaggio osservava il proprio tempo. Se il pittore lombardo seppe raccontare le tensioni sociali, le contraddizioni e l’umanità della sua epoca attraverso un linguaggio radicalmente nuovo, Tamburro prova a compiere un’operazione analoga sul presente, trasportando quello stesso sguardo critico nella realtà contemporanea.

Per questo motivo le sue opere non sostituiscono i personaggi caravaggeschi con figure moderne, ma affrontano temi che attraversano entrambe le epoche: il potere, la marginalità, la violenza, il denaro, la responsabilità individuale e il rapporto tra l’uomo e la società. Secondo l’artista, molte delle dinamiche che caratterizzavano il Seicento continuano infatti a ripresentarsi, pur assumendo forme differenti. La storia cambia i propri scenari, ma conserva conflitti, fragilità e contraddizioni che attraversano ogni generazione.

Anche gli elementi più apertamente contemporanei inseriti nel percorso espositivo rispondono a questa logica. Tamburro cita, ad esempio, il riferimento alla celebre Comedian di Maurizio Cattelan, evocata attraverso una personale reinterpretazione della Canestra di frutta. L’accostamento nasce da una riflessione sulla capacità della pittura di confrontarsi con la provocazione e con i linguaggi dell’arte contemporanea senza perdere la propria forza espressiva.

Ogni opera propone una chiave di lettura contemporanea che non cerca equivalenze iconografiche, ma invita il visitatore a riconoscere come molte delle questioni affrontate da Caravaggio continuino a riguardare il nostro tempo.

Prodotta e organizzata da Arthemisia, Caravaggio Forever è realizzata con il patrocinio del Ministero per gli Affari Esteri ed Europei di Malta, dell’Ambasciata di Malta in Italia e dell’Accademia di Belle Arti di Roma. Al progetto collaborano inoltre il Ministero della Cultura, attraverso la Direzione Generale Archivi e l’Archivio di Stato di Roma, la Fondazione Banco di Napoli e il GAMM – Museo delle Opere Interattive di Roma.

Main partner dell’esposizione è la Fondazione Terzo Pilastro – Internazionale, con Fondazione Cultura e Arte e Poema. Il catalogo dell’esposizione è pubblicato da Moebius.

Andrete a vedere la mostra Marco Tamburro. Caravaggio forever a Palazzo Bonaparte di Roma? Fatemelo sapere qui nei commenti, oppure sulla mia pagina Instagram!

Informazioni utili per la visita

Marco Tamburro. Caravaggio forever
A cura di Giulia Silvia Ghia
Dal 16 luglio al 23 agosto 2026
Palazzo Bonaparte
Piazza Venezia, 5, 00186 Roma (RM)
Orari: tutti i gironi dalle 10:00 alle 20:00 (la biglietteria chiude alle 19:00).
Biglietti: ingresso gratuito.
Sito Web

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