Top
  >  Lifestyle   >  Eventi   >  Il Gazometro di Ostiense apre al pubblico: il simbolo dell’archeologia industriale romana
Il Complesso del Gazometro di Roma Ostiense, ex Officina San Paolo, apre le porte al pubblico: un’iniziativa di Eni in collaborazione con il FAI.

Per oltre un secolo è stato uno dei cuori produttivi della capitale. Oggi il Complesso del Gazometro di Roma Ostiense, nato come ex Officina San Paolo, si prepara a raccontare una nuova fase della propria storia aprendo eccezionalmente le porte ai visitatori. 

Con l’iniziativa “Gazometro Aperto”, promossa da Eni in collaborazione con il FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano, il sito diventa accessibile attraverso un ciclo di visite guidate dedicate alla scoperta di uno dei più significativi esempi di archeologia industriale italiana, oggi protagonista di un ambizioso progetto di rigenerazione urbana.

Il Gazometro di Roma Ostiense: storia del gigante di ferro che ha trasformato il volto della Capitale

Nel profilo urbano di Roma, accanto ai monumenti che raccontano oltre duemila anni di storia, si può individuare una presenza inattesa. È il Gazometro dell’Ostiense, l’imponente struttura metallica che dal 1937 domina la riva sinistra del Tevere e che è passata dall’essere una fondamentale infrastruttura industriale a uno dei simboli più riconoscibili della città contemporanea.

La sua vicenda è strettamente intrecciata con quella del quartiere Ostiense, la cui identità si è costruita proprio attorno allo sviluppo industriale della Roma tra la fine dell’Ottocento e il Novecento. Il nome del quartiere deriva dall’antica via Ostiense, la strada consolare che collegava la città al porto di Ostia. La vicinanza al Tevere, la presenza del porto fluviale, dello scalo ferroviario Ostiense – all’epoca principale nodo ferroviario della capitale – e del Ponte dell’Industria, inaugurato nel 1863 e conosciuto come Ponte di Ferro, trasformarono progressivamente quella che fino ad allora era stata una vasta area agricola in uno dei principali distretti produttivi della città.

La posizione strategica favorì l’insediamento delle grandi infrastrutture destinate a sostenere la crescita economica della Roma post-unitaria. Tra il 1888 e il 1891 sorse il Mattatoio nel vicino quartiere Testaccio e nel 1912 entrò in funzione la Centrale Termoelettrica Montemartini. A questi si aggiunsero il Porto Fluviale con i Magazzini Generali, il Consorzio Agrario, gli stabilimenti Mira Lanza, i Molini Biondi e lo stabilimento del gas destinato a diventare uno degli impianti più importanti della città.

La svolta arrivò nei primi anni del Novecento con la politica di sviluppo industriale promossa dalla giunta guidata dal sindaco Ernesto Nathan, che individuò nell’area Ostiense il luogo ideale per concentrare le principali attività produttive della capitale. In questo contesto prese forma il progetto dello stabilimento del gas e dei suoi gazometri, destinati a garantire l’approvvigionamento energetico di una città in rapida espansione.

I primi impianti furono realizzati tra il 1910 e il 1912 dalla società britannica Samuel Cuttler & Sons. Tre gazometri, due con una capacità di 25.000 metri cubi e uno da 60.000 metri cubi, costituirono il primo nucleo dell’impianto della Società Romana Gas. Uno di essi, negli anni successivi, fu trasformato in impianto per la riduzione della pressione del gas; un secondo fu riconvertito in edificio tecnico con centrale termica e spazi di deposito; il terzo fu adattato a parcheggio multipiano.

L’impianto, tuttavia, si rivelò presto insufficiente rispetto alle esigenze di una capitale in continua crescita. Per questo, nel 1935, fu avviata la costruzione di una quarta struttura destinata a cambiare definitivamente il paesaggio urbano di Roma. Il progetto fu affidato all’Ansaldo di Genova insieme alla società tedesca Klönne Dortmund, che realizzarono quello che, al momento dell’inaugurazione, sarebbe diventato il più grande gasometro d’Europa.

Gazometro di Roma Ostiense | © Serena Annese 
Complesso del Gazometro di Roma Ostiense | © Serena Annese 
Complesso del Gazometro di Roma Ostiense | © Serena Annese 

La costruzione richiese circa 3.000 tonnellate di ferro. Il cantiere dovette affrontare alcune difficoltà dovute sia al rallentamento nell’approvvigionamento dei materiali sia alle particolari caratteristiche del terreno. 

Il Gazometro entrò in funzione nei primi mesi del 1937. Con un’altezza complessiva di 89,10 metri, un diametro di 63 metri e una capacità di 200.000 metri cubi di gas, divenne immediatamente il più grande impianto del suo genere in Europa. All’interno della grande intelaiatura metallica era collocato un enorme cilindro mobile che si sollevava e si abbassava in funzione della quantità di gas immagazzinata, destinata prima all’illuminazione pubblica e successivamente anche all’alimentazione delle abitazioni romane.

Già durante la costruzione la nuova struttura suscitò un acceso dibattito. Le sue dimensioni monumentali modificarono profondamente il panorama della città e non mancarono critiche per l’impatto visivo esercitato sullo skyline romano. Anche il montaggio delle tubazioni di collegamento e dell’ascensore esterno fu oggetto di discussioni, poiché ritenuto eccessivamente invasivo rispetto all’imponenza dell’opera.

L’attività del Gazometro accompagnò lo sviluppo della capitale fino ai primi anni Sessanta, quando la progressiva diffusione del metano, più sicuro ed efficiente rispetto al gas di città, rese progressivamente obsoleti gli impianti destinati alla produzione e allo stoccaggio del combustibile ottenuto dalla distillazione del carbone. La trasformazione del sistema energetico coincise con il profondo cambiamento economico e urbanistico che interessò Roma durante il boom economico, segnando il declino di gran parte del comparto industriale dell’Ostiense.

Con la dismissione dell’Officina San Paolo, allora di proprietà di Italgas, terminò la funzione originaria del Gazometro. A differenza di molte altre strutture industriali demolite in quegli stessi anni, il grande impianto romano fu però conservato. Fu rimosso il gigantesco cilindro interno destinato a contenere il gas, mentre fu mantenuta integralmente la spettacolare intelaiatura metallica esterna, destinata a trasformarsi da infrastruttura produttiva a monumento urbano.

Quella scelta, apparentemente dettata da esigenze tecniche, contribuì inconsapevolmente alla nascita di una nuova icona della città. Lo scheletro metallico del Gazometro iniziò infatti a imporsi nello skyline romano come un elemento architettonico autonomo, tanto da essere spesso definito il “Colosseo di ferro” o il “Colosseo moderno”. Un soprannome che richiama idealmente gli altri due grandi simboli monumentali della capitale: l’Anfiteatro Flavio e il Palazzo della Civiltà Italiana all’EUR, conosciuto come “Colosseo Quadrato”.

Nel corso dei decenni non sono mancati progetti di riqualificazione rimasti soltanto sulla carta. Tra le ipotesi avanzate figuravano la realizzazione di una Città della Scienza, di una residenza universitaria e perfino della Biblioteca Centrale dell’Università Roma Tre. Nessuna di queste proposte è però arrivata a compimento, lasciando il Gazometro sospeso tra memoria industriale e nuove prospettive di valorizzazione.

Nel frattempo la struttura ha conquistato un posto privilegiato nell’immaginario collettivo grazie soprattutto al cinema. Fin dagli anni Sessanta il suo profilo è stato scelto da numerosi registi come sfondo ideale per raccontare la periferia romana e le sue trasformazioni sociali. Pier Paolo Pasolini lo immortalò nel 1961 in Accattone, consegnandolo definitivamente alla storia del cinema italiano. Negli anni successivi il Gazometro è comparso in Troppo forte di Carlo Verdone, in Le fate ignoranti di Ferzan Özpetek e in Romanzo Criminaledi Michele Placido, diventando uno dei paesaggi urbani più riconoscibili della cinematografia italiana contemporanea.

Anche la musica ha contribuito a rafforzarne il valore simbolico. Nel 2023 i Måneskin hanno scelto il Gazometro come scenario del videoclip del singoloHoney (Are U Coming?), confermando il fascino esercitato da questo luogo sulle nuove generazioni e sulla cultura pop internazionale. 

A partire dagli anni Novanta anche il quartiere Ostiense ha vissuto una profonda trasformazione. Alla progressiva scomparsa delle attività industriali si è sostituita una nuova vocazione urbana fatta di ristoranti, locali, spazi culturali, gallerie, teatri e centri espositivi. L’area del Gazometro è così diventata uno dei principali poli della vita culturale e della movida romana, contribuendo alla rinascita sociale e artistica dell’intero quartiere.

Questa evoluzione ha trovato una prima significativa consacrazione nel 2006, quando, in occasione della Notte Bianca di Roma, il Gazometro fu trasformato nel Luxometro, una grande installazione luminosa composta da oltre un milione di lampadine LED distribuite lungo più di dieci chilometri di fibra ottica. L’intervento convertì per una notte il simbolo della produzione industriale in una monumentale opera di arte contemporanea, anticipando la nuova identità culturale che il complesso avrebbe assunto negli anni successivi. Nel 2020 il quotidiano britannico The Guardianha inserito il quartiere all’ottavo posto nella classifica delle aree urbane più promettenti d’Europa.

Il percorso di valorizzazione ha trovato una nuova concreta espressione proprio nel 2020 con l’apertura della sede principale di Joule, la scuola di impresa di Eni dedicata alla formazione imprenditoriale e all’accelerazione di startup impegnate nella transizione energetica. L’anno successivo il complesso ha accolto anche ZERO, acceleratore specializzato nelle tecnologie clean-tech nato all’interno della Rete Nazionale Acceleratori promossa da Cassa Depositi e Prestiti e sviluppato da Eni insieme a LVenture Group ed ELIS, con il contributo di partner industriali come Acea, Maire Tecnimont, Microsoft e Vodafone.

Nel 2022 è stato inaugurato l’Eni 2050 Lab, ospitato all’interno dell’edificio 30 dell’ex stabilimento del gas, un tempo destinato alla produzione e alla depurazione del gas d’acqua. Il nuovo centro rappresenta uno dei poli di ricerca più avanzati del gruppo e ospita laboratori ad alta tecnologia, strumenti per la sperimentazione scientifica e un’area immersiva dedicata alla modellazione digitale.

Parallelamente si è consolidata anche la vocazione culturale del sito. Dal 2021 e dal 2022 il Gazometro è stato scelto come sede di Maker Faire Rome, la manifestazione internazionale dedicata all’innovazione tecnologica e alla cultura digitale, mentre dal 2022 ospita Videocittà, il festival che esplora le più avanzate forme dell’audiovisivo contemporaneo, delle arti digitali e delle installazioni immersive.

All’interno del Gazometro di Roma Ostiense | © Serena Annese 
Complesso del Gazometro di Roma Ostiense | © Serena Annese 
Mostra fotografica per i cento anni della famiglia Eni e ai tre anni di attività di ROAD nelle sale del Complesso del Gazometro di Roma Ostiense | © Serena Annese 

Gazometro Aperto: il progetto che apre al pubblico il simbolo dell’Ostiense

Attraverso il progetto “Gazometro Aperto”, i visitatori possono percorrere gli spazi dell’ex Officina San Paolo accompagnati da guide specializzate, ripercorrendo la storia dell’impianto, il funzionamento delle infrastrutture dedicate alla produzione del gas e il processo di riqualificazione che sta interessando l’intero complesso. L’iniziativa, realizzata grazie alla collaborazione tra Eni e il FAI, prevede dieci aperture straordinarie tra maggio e settembre 2026, da prenotare gratuitamente sul sito.

Le visite illustrano inoltre le nuove attività di ricerca scientifica, le sperimentazioni nel campo della sostenibilità e le iniziative culturali che stanno ridefinendo l’identità dell’area.

Tra queste assume particolare rilievo la collaborazione con Spazio Taverna, progetto curatoriale fondato nel 2020 da Ludovico Pratesi e Marco Bassan. Da questa esperienza è nata la mostra Energie Contemporanee, prima esposizione della rassegna Arte al Gazometro, dedicata al lavoro di diciassette giovani artisti emergenti. L’iniziativa si inserisce nella tradizione dell’arte contemporanea che individua negli spazi industriali dismessi luoghi privilegiati per la sperimentazione espositiva, trasformando ambienti nati per la produzione in laboratori dedicati alla creatività.

Il processo di apertura al pubblico è stato accompagnato anche dalla realizzazione della mostra fotografica dedicata ai cento anni della famiglia Eni e ai tre anni di attività di ROAD. L’esposizione rimane visitabile durante le aperture straordinarie organizzate con il FAI e in occasione dei principali eventi ospitati all’interno del complesso, contribuendo a raccontare la trasformazione del Gazometro attraverso immagini, documenti e testimonianze.

Oltre agli appuntamenti di “Gazometro Aperto”, il complesso sarà accessibile anche in occasione di alcune tra le principali manifestazioni ospitate nell’area, tra cui Videocittà – Il Festival della Visione, in programma dal 10 al 12 luglio e Maker Faire Rome – The European Edition, prevista dal 23 al 25 ottobre.

Conoscevate già il Gazometro di Roma? Parteciperete alle aperture di settembre? Fatemelo sapere qui nei commenti, oppure sulla mia pagina Instagram!

Informazioni utili per la visita

Indirizzo: Via del Commercio, 9/11, 00154 Roma (RM)
Biglietti: evento gratuito previa prenotazione sul sito.

post a comment