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  >  Lifestyle   >  Eventi   >  Novecento italiano, a Palazzo Bonaparte oltre cinquant’anni di storia dell’arte attraverso la Collezione Generali
Dal 14 luglio al 23 agosto Palazzo Bonaparte ospita la mostra "Novecento italiano. Opere dalla Collezione Generali": oltre 50 capolavori di Boccioni, De Chirico, Casorati, Severini e Klimt raccontano la storia dell'arte italiana del XX secolo.

Dal 14 luglio al 23 agosto Palazzo Bonaparte di Roma apre le porte a “Novecento italiano. Opere dalla Collezione Generali”, un percorso espositivo dedicato all’arte, alla cultura e all’identità italiana del Novecento, riunendo per la prima volta oltre cinquanta capolavori provenienti dalla prestigiosa collezione del Gruppo Generali. Un’occasione rara per ammirare opere finora custodite in una delle più importanti raccolte d’impresa europee, oggi eccezionalmente accessibili al pubblico.

L’esposizione propone un viaggio attraverso i protagonisti che hanno segnato la storia dell’arte italiana del XX secolo. Le opere di Umberto Boccioni, Giorgio de Chirico, Gino Severini, Felice Casorati, Alberto Savinio, Antonio Donghi, Ubaldo Oppi, Filippo de Pisis e di numerosi altri maestri restituiscono un ritratto articolato e significativo delle principali stagioni artistiche del Novecento.

La mostra è realizzata in collaborazione con Arthemisia in occasione del decimo anniversario di Generali Valore Cultura, il programma promosso da Generali Italia e avviato nel 2016 con l’obiettivo di rendere il patrimonio artistico e culturale sempre più accessibile a un pubblico ampio e diversificato.

Le cinque sezioni della mostra dedicate ai protagonisti del Novecento

Non è un caso che la celebrazione del decennale trovi spazio proprio a Palazzo Bonaparte, edificio storico di proprietà del Gruppo Generali e sede del primo Spazio Valore Cultura, oggi simbolo dell’impegno dell’azienda nella promozione dell’arte. La mostra sarà visitabile gratuitamente, confermando la volontà di ampliare l’accesso al patrimonio culturale.

Le origini della raccolta risalgono ai primi anni Ottanta e riflettono un progetto culturale preciso. L’intento non era quello di arredare sedi istituzionali con opere di prestigio, bensì costruire una collezione capace di documentare, attraverso il linguaggio degli artisti, le profonde trasformazioni sociali, culturali e civili che hanno attraversato il Novecento italiano.

A rendere ancora più significativo il progetto contribuisce la presenza di un prestito d’eccezione: Le tre età di Gustav Klimt, uno dei dipinti simbolo dell’arte europea, concesso dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma.

L’itinerario espositivo si articola in cinque sezioni tematiche, concepite per accompagnare il visitatore attraverso alcune delle questioni centrali che hanno attraversato il Novecento italiano. Il percorso costruisce un dialogo tra opere e movimenti, mettendo in relazione gli artisti con i grandi temi che hanno caratterizzato il secolo: la nascita della modernità, il rapporto con il paesaggio, la rappresentazione dell’identità, il corpo e la dimensione collettiva dell’esistenza.

L’apertura della mostra – Figure scomposte. Le avanguardie – è dedicata alle rivoluzioni artistiche dei primi decenni del Novecento, quando la pittura abbandona progressivamente i modelli tradizionali per confrontarsi con un mondo trasformato dalla velocità, dall’industrializzazione e dall’idea di progresso. Futurismo, Metafisica e avanguardie storiche segnano l’inizio di questa riflessione. Le opere di Umberto Boccioni, Giorgio de Chirico, Gino Severini e Alberto Savinio restituiscono il clima di un’epoca attraversata da sperimentazione, tensione innovativa e profonde inquietudini culturali. 

Ardengo Soffici, Autunno a Poggio a Caiano, 1926, olio su tela | © Riproduzione riservata 
Gino Severini, Nature morte, 1916-1917, olio su tela | © Riproduzione riservata 
Giorgio de Chirico, Venezia, Piazza San Marco Torre dell’Orologio, 1960, olio su tela | © Riproduzione riservata 

La seconda sezione – Paesaggi dell’anima – affronta il tema del paesaggio, inteso non come semplice rappresentazione della natura ma come luogo della memoria e dell’identità. Campagne, città, marine e periferie diventano scenari interiori attraverso i quali gli artisti riflettono sul rapporto tra individuo e territorio. Le opere di Giovanni Fattori, Filippo de Pisis, Mario Sironi e Giorgio de Chirico raccontano un paesaggio che supera la dimensione descrittiva per assumere un valore simbolico. Il percorso ideale si apre proprio con Giovanni Fattori, figura che rappresenta il naturale punto di raccordo tra Ottocento e Novecento. Nei suoi paesaggi la modernità coincide con una diversa intensità dello sguardo.

Con Ardengo Soffici e Felice Carena il racconto entra pienamente nel Novecento. Il primo interpreta il paesaggio come luogo in cui l’esperienza delle avanguardie si riconcilia con la tradizione figurativa; il secondo restituisce alla pittura religiosa una monumentalità meditata, lontana dall’accademismo.

Il dialogo tra immaginazione e costruzione della forma prosegue nelle opere di Alberto Savinio e Gino Severini, interpreti di due diverse declinazioni della modernità. Con La chute des Anges, Savinio sviluppa una ricerca in cui il mito perde ogni funzione illustrativa per trasformarsi in materia poetica. Se Savinio esplora il territorio dell’immaginario, Severini concentra la propria ricerca sull’equilibrio della composizione.

La Roma del Novecento trova invece una lettura originale nell’opera di Roberto Melli. In Gasometro a San Paoloil celebre impianto industriale viene sottratto alla sua dimensione funzionale per assumere un carattere quasi metafisico.

La riflessione prosegue con una sezione – Figure in un interno – dedicata alla figura umana e alla dimensione privata dell’esistenza. Volti, gesti, silenzi e attese diventano strumenti attraverso cui esplorare il tema dell’identità e della vita interiore. Nei dipinti di Felice Casorati, Antonio Donghi, Ubaldo Oppi e degli altri protagonisti del Novecento italiano, il ritratto e la scena domestica si trasformano in immagini nelle quali il dato quotidiano lascia spazio a una sottile tensione psicologica.

Le ultime due sezioni – Studi sul corpo umano – sono dedicate al corpo, osservato da prospettive differenti ma complementari. La prima raccoglie figure isolate, nelle quali la rappresentazione dell’uomo diventa occasione per riflettere su desiderio, fragilità, memoria e trasformazione. Attraversando il Simbolismo, la Metafisica, la Scuola Romana e le esperienze artistiche del secondo Novecento, il percorso mostra come il corpo abbia assunto nel secolo scorso un ruolo centrale nella ricerca di nuovi linguaggi espressivi.

Tra le immagini più emblematiche del Realismo Magico spicca La sposa di Antonio Donghi. L’immobilità della figura, la precisione della composizione e l’assenza di qualsiasi enfasi narrativa conferiscono all’opera un’intensità silenziosa che costituisce uno degli aspetti più originali della sua poetica.

La sezione conclusiva riunisce gruppi di figure, scene di vita quotidiana e rappresentazioni rituali. Dalle composizioni di Massimo Campigli alle tensioni espressive di Fausto Pirandello, fino agli artisti della Scuola Romana e alle ricerche sviluppatesi nel clima del ritorno alla tradizione, emerge il ritratto di una società in continuo mutamento, impegnata a ridefinire la propria identità attraverso le relazioni, i gesti e la vita comune.

L’arcaismo reinventato di Campigli costituisce uno dei momenti più riconoscibili dell’intero percorso espositivo. In Marché de femmes et de pots il riferimento all’arte etrusca, all’Egitto e alla cultura archeologica non si traduce in una citazione del passato, ma in un linguaggio del tutto personale. La presenza di Antonio Marasco amplia infine il racconto del Futurismo oltre la sua stagione originaria. L’opera aerofuturista conservata nella collezione documenta una fase successiva del movimento, quando il tema del volo e della visione dall’alto divenne il simbolo di una nuova idea di spazio e di modernità.

Con Giuseppe Capogrossi il percorso si concentra su una fase meno conosciuta ma decisiva della sua ricerca. Prima di elaborare il celebre linguaggio astratto che lo avrebbe reso una figura di riferimento internazionale, l’artista sviluppò una pittura figurativa di straordinaria qualità. Illusionista di campagnadocumenta questo momento di transizione, nel quale saltimbanchi, teatrini popolari e figure sospese tra realtà e finzione anticipano una concezione dello spazio sempre più mentale e costruita.

Uno dei nuclei più significativi della Collezione Generali è dedicato proprio alla Scuola Romana, esperienza artistica che, tra gli anni Venti e Trenta, contribuì a ridefinire profondamente il linguaggio figurativo italiano. Essa rappresentò un laboratorio aperto, nel quale convivevano tonalismo, realismo magico, suggestioni espressioniste, richiami alla pittura seicentesca e un costante dialogo con le esperienze francesi. Tra i protagonisti c’è Emanuele Cavalli, figura centrale del tonalismo romano.

Accanto ai dipinti, il percorso riserva uno spazio anche alla cultura visiva prodotta da Generali nel corso del Novecento. Una selezione di storici manifesti pubblicitari delle Assicurazioni Generali, firmati da illustratori come Marcello Dudovich, Achille Beltrame e Gino Boccasile, dialoga con una serie di foulard d’artista commissionati dal Gruppo, restituendo uno spaccato significativo del rapporto tra arte, comunicazione, grafica, design e costume.

Manifesti pubblicitari delle Assicurazioni Generali | © Riproduzione riservata 
Gustav Klimt, Le tre età, 1905, olio su tela | © Riproduzione riservata 
Massimo Campigli, Marché des femmes et des pots, 1929, olio su tela | © Riproduzione riservata 

Ad arricchire il percorso espositivo sarà anche un ospite d’eccezione: Le tre età di Gustav Klimt, tra i dipinti più celebri e amati della storia dell’arte europea, concesso eccezionalmente in prestito dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma. La presenza del capolavoro del maestro viennese introduce un ulteriore elemento di dialogo con la produzione artistica italiana del Novecento, arricchendo una mostra che celebra la ricchezza e la pluralità del patrimonio culturale nazionale.

Ogni grande collezione nasce da una visione. Al di là del valore delle singole opere, è il disegno complessivo che, con il passare del tempo, ne definisce l’identità e ne rivela il significato. La successione degli acquisti, le scelte operate nel corso degli anni e i dialoghi che si instaurano tra artisti e linguaggi trasformano una raccolta in un vero racconto della storia dell’arte.

La Collezione Generali, formatasi anche grazie al patrimonio ereditato da INA Assitalia, risponde pienamente a questa logica. Rappresenta un percorso costruito con rigore critico e consapevolezza storica, capace di restituire la complessità dell’arte italiana del Novecento. 

Dipinti come Le due amiche di Umberto Boccioni e Il centauro morente di Giorgio de Chirico non sono stati scelti soltanto perché firmati da due protagonisti assoluti del Novecento, ma perché appartengono a momenti decisivi della loro ricerca. Sono opere che documentano fasi di passaggio, quando gli artisti mettono in discussione il proprio linguaggio e aprono nuove prospettive espressive.

Andrete a vedere la mostra Novecento Italiano. Opere dalla Collezioni Generali a Palazzo Bonaparte di Roma? Fatemelo sapere qui nei commenti, oppure sulla mia pagina Instagram!

Informazioni utili per la visita

Novecento Italiano. Opere dalla Collezioni Generali
A cura di Costantino D’Orazio
Dal 14 luglio al 23 agosto 2026
Palazzo Bonaparte
Piazza Venezia, 5, 00186 Roma (RM)
Orari: tutti i gironi dalle 10:00 alle 20:00 (la biglietteria chiude alle 19:00).
Biglietti: ingresso gratuito.
Sito Web

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