
Sculture verticali, superfici in tensione e forme in ascesa: alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna il maestro uruguaiano trasforma la materia in energia visiva.
Dopo la grande retrospettiva ai Mercati di Traiano e l’importante esposizione milanese a Palazzo Reale, Pablo Atchugarry torna protagonista in Italia conScolpire la Luce, la mostra che la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma dedica allo scultore uruguaiano naturalizzato italiano, a cura di Gabriele Simongini, dal 19 maggio al 21 giugno 2026.
L’esposizione, composta da cinquantacinque opere, attraversa oltre tre decenni di ricerca artistica e restituisce l’immagine di uno dei maggiori interpreti contemporanei della scultura internazionale. Nel lavoro di Atchugarry la materia viene liberata. Il marmo, il bronzo, il legno, l’acciaio e l’alabastro diventano strumenti attraverso cui l’artista traduce una visione profondamente spirituale dell’esistenza.
Le superfici scanalate delle sculture di Pablo Atchugarry evocano i panneggi mossi della statuaria classica, colonne organiche attraversate dalla luce, fiamme cristallizzate nella pietra e forme vegetali sospinte in una continua tensione ascensionale. In alcuni momenti sembrano evocare la velocità futurista di Boccioni; in altri la morbidezza assoluta di Jean Arp o la tensione verticale di Lucio Fontana. Eppure, dentro queste ascendenze culturali, Atchugarry costruisce un linguaggio autonomo e immediatamente riconoscibile.
Atchugarry scolpisce secondo la tecnica michelangiolesca “per forza di levare”, ma il suo lavoro supera il virtuosismo tecnico per raggiungere una dimensione spirituale e fisica. Le sue opere sembrano nascere da una spinta interna, da una necessità biologica di crescita. Trattengono il movimento nella materia, come se il marmo stesse ancora mutando sotto gli occhi dello spettatore.
Indice
Pablo Atchugarry: dagli esordi a Montevideo all’incontro decisivo con il marmo di Carrara
Pablo Atchugarry nasce a Montevideo il 23 agosto 1954. Fin dall’infanzia cresce in un ambiente sensibile all’arte grazie ai genitori, María Cristina Bonomi e Pedro Atchugarry, che ne comprendono immediatamente le inclinazioni creative, incoraggiandolo nel disegno e nella pittura.
Già nel 1965, a soli undici anni, partecipa a una mostra collettiva a Montevideo presentando due dipinti. Negli anni successivi amplia progressivamente la propria sperimentazione confrontandosi con argilla, cemento, ferro e legno. Nel 1971 realizza la sua prima scultura in cemento, Caballo, avviando un percorso destinato a trasformarsi rapidamente in una ricerca sempre più complessa sulle potenzialità espressive della materia.
Tra il 1972 e il 1976 espone in Uruguay, Argentina, Brasile e Francia. Sono anni fondamentali, nei quali nascono opere come Escritura simbólica, Estructura cósmica, Metamorfosis prehistórica, Maternidad e Metamorfosis femenina: lavori in cui emerge già quella tensione organica e spirituale che diventerà la cifra distintiva della sua poetica.
Nel 1977 intraprende il primo grande viaggio europeo attraversando Belgio, Francia, Germania, Spagna, Svizzera e Italia. Sarà però il soggiorno a Carrara, nel 1979, a segnare definitivamente la sua vita artistica. Durante un periodo trascorso a Parigi per una mostra alla Maison de l’Amérique Latine, realizza infatti il disegno preparatorio di La Lumière, la sua prima scultura in marmo, trasferendosi successivamente in Toscana per scolpirla.



L’incontro con il marmo di Carrara assume per Atchugarry una dimensione quasi mistica. Lo stesso artista lo definirà come “l’incontro con il vero amore”. Da allora tornerà incessantemente nelle cave apuane per scegliere personalmente i blocchi destinati alle sue opere monumentali.
Atchugarry concepisce la scultura come un dialogo diretto con la materia. Le sue opere non nascono da una progettazione rigida, ma da un confronto fisico e intuitivo con il marmo. Disegna direttamente sulla pietra con il carboncino, sbozza il blocco con strumenti manuali e affronta personalmente ogni fase della lavorazione.
Le sculture vengono da lui definite “I figli della montagna”, secondo una concezione panteistica nella quale la materia custodisce già una forma latente che l’artista deve soltanto liberare.
Nel 1982 si stabilisce a Lecco e poco dopo individua nella cava “Il Polvaccio” un gigantesco blocco di dodici tonnellate da cui nascerà La Pietà, completata nel 1983. L’opera, intensa rilettura contemporanea del tema michelangiolesco, rivela una spiritualità profondamente umana. Oggi è conservata nella cappella progettata da Leonardo Noguez all’interno del parco della Fundación Pablo Atchugarry di Manantiales, in Uruguay.
A partire dalla fine degli anni Ottanta, Atchugarry sviluppa progressivamente un linguaggio monumentale. Le sue opere si slanciano nello spazio attraverso pieghe, fenditure e torsioni che alleggeriscono la massa del marmo e trasformano la pesantezza della pietra in movimento ascensionale.
La Fundación Pablo Atchugarry e il rapporto tra arte e natura
Nel 2007 Atchugarry fonda a Manantiales la Fundación Pablo Atchugarry, un luogo dedicato all’incontro tra arte, paesaggio e formazione culturale. Qui sorgono il Parco Internazionale della Scultura e il MACA – Museo de Arte Contemporáneo Atchugarry, progettato da Carlos Ott e inaugurato nel 2022.
L’artista vive oggi tra Lecco e l’Uruguay, dividendosi tra la produzione artistica e l’attività culturale della fondazione, che promuove mostre, concerti, conferenze e borse di studio.
Il rapporto con la natura rappresenta uno degli aspetti centrali della sua ricerca. Negli ultimi anni Atchugarry ha sviluppato il progetto ambientale “Tierra Garzón”, nella regione di Maldonado, piantando oltre sedicimila alberi e creando una riserva destinata alla tutela della biodiversità locale.
Questa dimensione ecologica spiega perché Gabriele Simongini, il curatore della personale, lo definisca “un artista giardiniere”, accostandolo idealmente a Claude Monet: un autore capace di costruire un’osmosi continua tra creazione artistica e mondo naturale.
Simongini interpreta le opere di Atchugarry come organismi carichi di energia potenziale, forme che sembrano poter sbocciare nello spazio. Questa tensione verso l’alto trova una definizione teorica nel concetto di “gravitropismo”, evocato dall’artista stesso per indicare quella spinta vitale che conduce semi e piante verso la luce. Anche le sue sculture sembrano animate da questa medesima energia biologica e cosmica.
Le opere di Atchugarry custodiscono numerosi riferimenti alla cultura artistica italiana. Le linee dinamiche e aerodinamiche richiamano talvolta il Futurismo e in particolare l’eredità di Umberto Boccioni, artista profondamente ammirato dallo scultore uruguaiano.
In mostra emerge anche il confronto ideale con il pensiero di Filippo Tommaso Marinetti e con l’estetica della velocità formulata nel Manifesto futurista del 1909. Tuttavia Atchugarry non aderisce mai completamente alla volontà di rottura futurista: nel suo lavoro la modernità non cancella la classicità, ma dialoga con essa.
Le sue forme mantengono infatti un legame profondo con la tradizione scultorea occidentale, da Michelangelo fino a Henry Moore, passando per Jean Arp e Lucio Fontana. Non a caso, quattro opere inserite nella collezione permanente della GNAMC instaurano un confronto diretto con maestri fondamentali del Novecento, evidenziando continuità e differenze tra epoche e linguaggi.
“Scolpire la Luce”: il percorso della mostra alla GNAMC
La mostra romana si apre con tre grandi sculture collocate sulla scalinata della Galleria Nazionale: Search of the Future (2018), Viaje hacia los sueños (2024) e Albero della vita (2024). Tre opere che sintetizzano perfettamente il rapporto tra luce, crescita e tensione spirituale.
Il percorso espositivo alterna monumentali marmi di Carrara a lavori in bronzo, alabastro, acciaio e legno. Particolarmente significative sono le sculture ricavate da ulivi secolari recuperati in Uruguay: tronchi salvati dalla distruzione e trasformati in forme vibranti, quasi organismi rigenerati.
Nelle opere in bronzo, spesso trattate con vernici industriali utilizzate per le automobili, Atchugarry supera la riconoscibilità tradizionale del materiale, ottenendo superfici lucide e dinamiche che accentuano la sensazione di movimento.
Le grandi sculture in acciaio lucidato, invece, riflettono lo spazio circostante e inglobano lo spettatore, instaurando un dialogo continuo con ambiente, aria e luce. Sono opere concepite per essere attraversate visivamente e osservate a trecentosessanta gradi.
Per l’occasione l’artista donerà inoltre alla GNAMC l’opera Splendore, una scultura in marmo bianco concepita appositamente per entrare nella collezione permanente del museo.



L’opera di Pablo Atchugarry si fonda sulla convinzione che l’arte possa ancora generare bellezza, contemplazione e speranza. Le sue forme non cercano la rappresentazione mimetica della realtà, ma la manifestazione di una forza interiore che attraversa la materia. Le pieghe che percorrono i suoi marmi evocano intimità, memoria, corpo e respiro. Sono aperture attraverso cui la luce penetra nella pietra trasformandola in un’esperienza spirituale.
Come afferma lo stesso artista: “La materia ci indica la strada”. In questa frase si concentra forse il senso più profondo della sua ricerca: l’idea che la scultura non sia imposizione di una forma, ma ascolto di un’energia già presente nel mondo.
Con Scolpire la Luce, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea consacra definitivamente Pablo Atchugarry come una delle figure più autorevoli della scultura contemporanea internazionale.
Andrete a vedere la mostra Pablo Atchugarry. Scolpire la luce alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma? Fatemelo sapere qui nei commenti, oppure sulla mia pagina Instagram!
Informazioni utili per la visita
Pablo Atchugarry. Scolpire la luce
A cura di Gabriele Simongini
Dal 19 maggio al 21 giugno 2026
Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
Viale delle Belle Arti 131, Roma (RM)
Orari: da martedì a domenica dalle 09:00 alle 19:00 (la biglietteria chiude alle 18:30). Chiuso il lunedì.
Biglietti: biglietto intero 17€ / biglietto ridotto 2€.
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