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Salvador Dalí, tra arte e mito” la mostra dedicata al maestro del Surrealismo al Museo della Fanteria di Roma, aperta al pubblico fino al 27 luglio.

La mostra “Salvador Dalí: tra arte e mito”, attualmente ospitata presso il Museo Storico della Fanteria a Roma, è aperta al pubblico dal 25 gennaio fino al 27 luglio. L’esposizione presenta oltre 80 opere provenienti da collezioni private del Belgio e dell’Italia. Questo evento celebra non solo il centenario del Surrealismo, ma offre anche l’opportunità di ammirare le straordinarie tavole illustrate da Dalí per la “Divina Commedia. Inoltre, viene esplorato il legame speciale tra Dalí e la Città Eterna, Roma, che ha profondamente influenzato la sua produzione artistica e la sua relazione con gli altri esponenti del Surrealismo.

Salvador Dalí: artista eccentrico, provocatore ed eterno

Salvador Domingo Felipe Jacinto Dalí i Domènech (1904-1989) fu una figura poliedrica e controversa. Dadaista, cubista, innovatore instancabile, l’artista catalano annullò le barriere tra le arti, contaminando pittura, scultura, moda e cinema. Dalí, fin da giovane, dimostrò un talento eccezionale per l’arte, incoraggiato dai genitori a seguire la sua passione. Dopo aver frequentato una scuola d’arte, si iscrisse all’Accademia Reale di Belle Arti di San Fernando a Madrid, dove iniziò a esplorare le influenze cubiste e dadaiste. Entrato nel movimento surrealista, Dalí divenne una figura centrale grazie alla sua abilità nel tradurre l’inconscio in opere d’arte. Con opere come “La persistenza della memoria, utilizzò il metodo “paranoico-critico per materializzare visioni e illusioni ottiche, esplorando temi come l’amore e la follia. 

Nonostante il suo successo, Dalí entrò in conflitto con altri surrealisti, in particolare André Breton, che lo espulse dal gruppo nel 1934. La sua neutralità politica e la ritrattistica di figure come Hitler attirarono critiche pesanti, sebbene continuasse a esporre in mostre surrealiste. Durante la Seconda Guerra Mondiale, si trasferì negli Stati Uniti. Negli ultimi anni, Dalí sperimentò nuove tecniche come l’oleografia e si dedicò alla creazione del Teatro-Museo a Figueres. Nonostante le difficoltà personali, inclusa la malattia di sua moglie Gala, la sua figura rimane un’icona dell’arte contemporanea.

Salvador Dalí, The bacchus’ chariot, 1970 | © Serena Annese 
Salvador Dalí, La legge del salire | © Serena Annese 
Salvador Dalí, Immortalité | © Serena Annese 

Un’esposizione imperdibile: tra disegni, sculture e documenti inediti

L’allestimento della mostra “Salvador Dalí, tra arte e mito al Museo della Fanteria di Roma, propone un percorso che si dispiega tra un’ampia selezione di opere che spaziano da disegni e acquerelli, alle sculture e ceramiche, fino alle fotografie. Tra le opere esposte, particolare attenzione è dedicata alle illustrazioni della Divina Commedia, commissionate dallo Stato Italiano ma poi revocate a seguito di polemiche. Questi capolavori, acquisiti successivamente da una società francese, testimoniano il genio narrativo e visionario dell’artista. Un percorso espositivo nel linguaggio multiforme di Dalí, in cui la realtà si piega alle logiche dell’inconscio con illusioni ottiche e simbolismi enigmatici.

La Divina Commedia illustrata da Salvador Dalí

Nel 1950, in occasione delle celebrazioni per il settecentesimo anniversario della nascita di Dante Alighieri, il governo italiano prese una decisione tanto ambiziosa quanto controversa: affidare le illustrazioni della Divina Commedia” a Salvador Dalí, il genio surrealista catalano. Il progetto prevedeva la realizzazione di cento acquerelli, uno per ogni canto del poema, pubblicati dall’Istituto Poligrafico dello Stato. L’annuncio suscitò subito accesi dibattiti, alimentati da una duplice contestazione: da un lato, la scelta di un artista straniero per interpretare l’opera simbolo della letteratura italiana; dall’altro, i costi elevati dell’impresa.

Dalí, tuttavia, non si lasciò scoraggiare e si immerse immediatamente nella creazione delle sue visioni pittoriche, unendo il rigore dantesco al suo inconfondibile immaginario onirico. Le sue illustrazioni furono presentate il 14 maggio 1954 a Palazzo Pallavicini Rospigliosi a Roma, in occasione della prima grande retrospettiva italiana dedicata al maestro surrealista. Ma le polemiche non si placarono e il progetto fu revocato. L’incarico venne riassegnato a un artista italiano e il contratto con Dalí annullato. L’Istituto Poligrafico dello Stato, che aveva già sostenuto le spese per i diritti di riproduzione, fu costretto a rinunciare all’opera, mentre gli acquerelli, secondo l’accordo, sarebbero tornati in possesso dell’artista dopo quattro anni.

Recuperate le sue creazioni, l’artista catalano decise di venderle nel 1959 all’editore francese Joseph Foret, che nel 1960 pubblicò a Parigi “100 aquarelles pour la Divine Comédie de Dante Alighieri par Salvador Dalí“. In Italia la straordinaria raccolta venne alla luce solo nel dicembre 1963, grazie a Milko Skofic, che acquisì la casa editrice Adriano Salani di Firenze e rese possibile la pubblicazione di un’edizione limitata in sei volumi, con una tiratura di 3.044 esemplari. 

Salvador Dalí, Inferno | © Serena Annese 
Salvador Dalí, Space Elephant, 1980 | © Serena Annese 
Salvador Dalí, Le ultime parole di Virgilio | © Serena Annese 

L’interpretazione di Dalí della “Divina Commedia” si distacca da qualsiasi precedente iconografia dantesca. Le sue tavole sono intrise di visioni oniriche, costruite attraverso il suo peculiare alfabeto simbolico: corpi fluidi e molli, figure allungate e deformate, stampelle e i celebri corni di rinoceronte. L’Inferno si tinge di colori chiari e trasparenti, in netta antitesi con la tetra oscurità della tradizione; nel Purgatorio, il tono si fa più lieve, con rappresentazioni ironiche e grottesche, mentre il Paradiso si trasforma in un universo mistico e spirituale, dominato da figure eteree e celestiali. Beatrice, musa e guida di Dante nell’ascesa verso la salvezza, appare in forme delicate, come se emergesse da una dimensione ultraterrena. L’intero percorso dantesco viene così filtrato attraverso la sensibilità dell’artista, che mescola psicoanalisi, metafisica e surrealismo in un’unica, potente narrazione visiva.

L’opera venne pubblicata con il testo della Società Dantesca Italiana curato da Giuseppe Vandelli, mantenuto nella sua decima edizione con minime variazioni filologiche. Il processo di stampa delle illustrazioni richiese cinque anni di lavoro, dal 1960 al 1964. Ogni canto è accompagnato da un acquerello a piena pagina, senza titoli o citazioni esplicite, mentre il testo si presenta in tre colori distinti: rosso per l’Inferno, viola per il Purgatorio e blu per il Paradiso.

Dalí e Roma: legame indissolubile e dialogo tra i protagonisti del Surrealismo

La mostra presenta molte delle tavole realizzate da Dalì per la Divina Commedia, ma esplora anche il rapporto tra l’artista catalano e Roma, città che lo affascinò e lo ospitò più volte. Nel 1954 fu  infatti ospite della contessa Mimì Pecci-Blunt durante un soggiorno in cui collaborò con Elsa Schiaparelli nel mondo della moda e della profumeria. Nella Capitale incontrò artisti come Fabrizio Clerici e Leonor Fini, con cui condivise la passione per l’immaginario surreale. Questo periodo romano fu fondamentale per il suo percorso artistico, arricchendo la sua visione estetica e creativa.

La mostra non si limita a celebrare Dalí come figura isolata, ma lo inserisce nel contesto del Surrealismo europeo, mettendo in luce il suo rapporto con altri grandi artisti. Le opere di Man Ray, Marc Chagall, Leonor Fini e Stanislao Lepri arricchiscono il percorso espositivo, mostrando l’intreccio di influenze reciproche tra i protagonisti dell’avanguardia. Non mancano i riferimenti ai suoi storici sodalizi con Federico García Lorca e Luis Buñuel, evocati attraverso disegni e documenti. 

Salvador Dalí, Il nero cherubino | © Serena Annese 
Salvador Dalí, Il gran masturbatore | © Serena Annese 
Stanislao Lepri, Il coro | © Serena Annese 

Organizzata da Navigare in collaborazione con Difesa Servizi e curata da Vincenzo Sanfo, la mostra gode del patrocinio della Regione Lazio, di Roma CapitaleAssessorato alla Cultura e dell’Oficina Cultural de la Embajada de España. L’evento offre un’occasione imperdibile per avvicinarsi al genio di Dalí e alla forza rivoluzionaria del Surrealismo.

Avete già visto la mostra “Salvador Dalì, tra arte e mito” al Museo Storico della Fanteria a Roma o lo farete presto? Fatemelo sapere qui nei commenti, oppure sulla mia pagina Instagram!

Informazioni utili per la visita

Indirizzo: Museo Storico della Fanteria. Piazza Santa Croce in Gerusalemme 7, 00182 Roma (RM).
Orari: disponibile dal 25 Gennaio 2025 al 27 Luglio 2025 dal lunedì al venerdì dalle 09:30 alle 19:30, sabato e domenica dalle 09:30 alle 20:30. Ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura.
Biglietti: 15€ / per verificare le condizioni di riduzione o gratuità, consultare il sito ufficiale.

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