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Dal post-impressionismo alla ricerca dell’assoluto. Biografia, stile e la mostra al Museo Storico della Fanteria “Il diario di Noa Noa e altre avventure”.

Paul Gauguin è una delle figure più complesse e controverse della storia dell’arte. Pittore, incisore, scultore, viaggiatore inquieto e ricercatore di verità spirituali ed estetiche, il suo cammino creativo è stato segnato da continui conflitti interiori e fughe. Le sue opere sono caratterizzate da un costante desiderio di superare i limiti della pittura europea ottocentesca per approdare a un linguaggio nuovo ed essenziale.

La mostra “Gauguin. Il diario di Noa Noa e altre avventure, attualmente ospitata nelle sale del Museo Storico della Fanteria a Roma, offre l’occasione per rileggere la sua eredità artistica e umana attraverso oltre 160 opere, tra xilografie, litografie, disegni e documenti.

Paul Gauguin: biografia, vita e formazione dell’artista post-impressionista

Nato a Parigi da Aline Chazal, figlia della scrittrice socialista Flora Tristan, e dal giornalista Clovis Gauguin, il giovane Eugène-Henri-Paul visse un’infanzia segnata dal viaggio e dalla perdita. L’esilio politico del padre portò la famiglia in Perù, dove il piccolo Paul trascorse i primi anni tra paesaggi esotici e atmosfere animiste che rimasero scolpite nella sua memoria visiva. Tornato in Francia nel 1855, dimostrò scarso interesse per gli studi, preferendo la vita avventurosa della marina mercantile, che lo condusse a Rio de Janeiro, in India e nuovamente in Sud America.

Paul Gauguin, Ancien Culte Mahorie, serie di litografie a colori | © Serena Annese
“Avant et Après”. Diario di Gauguin scritto pochi mesi prima della sua morte.
Copertina a stampa litografica di Gauguin e stampe giapponesi. Sul retro il Cavaliere e la Morte di Dürer applicata da Gauguin
| © Serena Annese
Paul Gauguin (attr.), Femme de Tahiti, 1891 | © Serena Annese

Il ritorno a Parigi, segnato dalla morte prematura della madre, coincise con l’incontro decisivo con Gustave Arosa, uomo d’affari e collezionista, che lo introdusse al mondo dell’arte contemporanea. Proprio attraverso Arosa, Gauguin scoprì Delacroix, Corot, Courbet e soprattutto Pissarro, che gli trasmise la libertà dell’Impressionismo.

Divenuto agente di cambio, Gauguin riuscì a costruirsi una vita agiata, sposando la danese Mette Gad e collezionando dipinti impressionisti. Ma il richiamo della pittura si fece sempre più forte: le frequentazioni con Pissarro, Cézanne e Degas lo spinsero a esporre nelle mostre impressioniste a partire dal 1879. La crisi economica dell’Union Générale e il licenziamento lo obbligarono a scegliere definitivamente l’arte. Le difficoltà finanziarie, unite alla separazione dalla moglie, segnarono un percorso artistico e umano fatto di continue fughe: dalla Danimarca alla Bretagna, da Panama a Martinica, fino alla svolta radicale della Polinesia.

Gauguin rifiutò presto le regole accademiche e l’impressionismo stesso, incapace di soddisfare la sua esigenza di espressione interiore. Da qui la definizione di “post-impressionista” e più precisamente di “sintetista”: un linguaggio che fonde natura, emozione e purezza formale.

Il cloisonnisme, sviluppato a Pont-Aven con Émile Bernard e Charles Laval, segnò il suo stile con colori pieni delimitati da contorni netti, reminiscenze delle vetrate gotiche e delle stampe giapponesi.

Il rapporto con Vincent e Theo van Gogh rappresenta una delle pagine più intense della sua vita. Theo acquistò alcune sue opere, sostenendolo economicamente, mentre Vincent lo volle con sé ad Arles nella celebre “Casa Gialla”. L’esperimento di comunità artistica, tuttavia, si rivelò fallimentare: divergenze estetiche e caratteriali portarono a conflitti insanabili.

Il vero approdo spirituale per Gauguin fu Tahiti, raggiunta nel 1891 grazie a una sovvenzione governativa mascherata da “missione artistica”. Qui trovò ciò che chiamava “l’essenza del primitivo”: paesaggi incontaminati, riti ancestrali e figure femminili idealizzate. Tele come “Ia Orana Maria o “Manao Tupapau restituiscono l’incontro tra iconografia cristiana e simbolismo polinesiano.

Dopo brevi ritorni in Francia, Gauguin si stabilì definitivamente in Polinesia nel 1895. Le condizioni di salute peggiorarono, aggravate dalla sifilide e da lutti familiari, ma la sua produzione rimase intensa fino alla fine. Morì l’8 maggio 1903, lasciando un’eredità artistica celebrata solo postuma.

Émile Bernard, Bretonneries | © Serena Annese
Paul Gauguin, xilografie | © Serena Annese
Paul Gauguin, Due xilografie composte su unico foglio | © Serena Annese

La mostra al Museo Storico della Fanteria a Roma: “Gauguin. Il diario di Noa Noa e altre avventure

L’attuale esposizione raccoglie oltre 160 opere provenienti da collezioni private e museali. Fulcro dell’allestimento sono le 23 xilografie del Diario di Noa Noa (1893-94), straordinario documento visivo e letterario in cui Gauguin intreccia racconti polinesiani, suggestioni simboliste e ricordi personali.

Nelle xilografie vediamo emergere figure femminili ieratiche, corpi semplificati e stilizzati, maschere, animali totemici e paesaggi che oscillano tra realismo e astrazione. Gauguin si misura con l’arte incisoria non come mera riproduzione grafica, ma come linguaggio autonomo, capace di condensare la sua visione sintetica e simbolista.

Il percorso espositivo romano si apre con una sala dalle tonalità smorzate, quasi a evocare lo smarrimento che il pittore parigino visse nella sua vita familiare. Qui ci sono fotografie dell’artista con la moglie Mette e i cinque figli, insieme alle opere dei maestri che lo influenzarono nei primi anni: Corot, Millet e gli artisti della Scuola di Barbizon.

Accanto a queste opere, sono esposti cimeli legati al “Wild West Show” di Buffalo Bill, spettacolo che catturò Gauguin al punto da indurlo a imitare l’abbigliamento del celebre cowboy. Un dettaglio apparentemente marginale, ma che anticipa la fascinazione dell’artista per mondi lontani e per quell’elemento “esotico” che avrebbe alimentato la sua pittura.

La mostra ricorda anche l’influenza di Louis Anquetin, conosciuto da Gauguin e Van Gogh nell’atelier di Fernand Cormon. La forza del suo segno e l’uso audace del colore spinsero entrambi a liberarsi dall’accademismo, gettando le basi per nuove ricerche.

Non mancano riferimenti ai celebri episodi del tormentato rapporto con l’artista olandese: disegni caricaturali rievocano il dramma del taglio dell’orecchio e il litigio esploso attorno a un ritratto che Gauguin fece dell’amico mentre dipingeva i suoi amati girasoli. Questi fogli, custoditi nel prezioso carnet conservato al Musée d’Orsay, rivelano un lato intimo e ironico, ma anche la fragilità emotiva dell’amicizia che legò i due pittori.

Il cuore della mostra è però il viaggio polinesiano. Il pittore parigino approdò a Tahiti nel 1891, desideroso di fuggire dal conformismo europeo. Qui trovò una nuova dimensione estetica e spirituale. Opere come “Manao Tupapau” testimoniano un immaginario sospeso tra realtà quotidiana e leggende maori, dove il corpo femminile diventa il medium di forze arcane e ancestrali. Accanto a queste, xilografie e monotipi rivelano una sintesi sempre più radicale: linee primitive, materiali poveri e gesti essenziali. 

Oltre alla pittura, l’artista si cimentò nella scultura e nella ceramica. Opere come “Idole à la coquille, bronzo ispirato alle divinità polinesiane, fondono suggestioni buddiste e motivi tribali, testimoniando l’ibridazione culturale tipica della sua poetica.

Paul Gauguin, bozzetti caricaturali | © Serena Annese
Vincent van Gogh, Le fauteuil de Gauguin | © Serena Annese
Émile Bernard, Bretonneries | © Serena Annese

“Noa Noa”: il diario di un esilio interiore

Fondamentale per comprendere Gauguin è il manoscritto “Noa Noa”, iniziato dopo il primo soggiorno a Tahiti. In queste pagine l’artista intreccia esperienze personali, ricordi e riflessioni spirituali, affidando alla compagna Tehura il ruolo di voce narrante.

È particolarmente significativo il confronto con le fotografie coloniali della Polinesia, che mostrano come egli abbia reinterpretato e trasfigurato un mondo già segnato dalla modernità, trasformandolo in simbolo di purezza perduta.

Il percorso si arricchisce con disegni, taccuini, litografie tratte da “Avant et Après”, sculture e lavori di artisti coevi – già citati – quali Vincent van Gogh, Émile Bernard, Paul Sérusier, Charles Laval e Jean-François Millet, testimonianza di influenze reciproche e dialoghi artistici.

La grande retrospettiva romana dedicata a Gauguin, curata da Vincenzo Sanfo e prodotta da Navigare srl, propone una lettura critica che va oltre la semplice fascinazione esotica, mettendo in luce la sua modernità e il suo ruolo di ponte tra culture, linguaggi e sensibilità. Il visitatore assiste così a un racconto frammentato, che nel suo insieme ricompone il ritratto di un artista nomade e inquieto. L’allestimento “Gauguin. Il diario di Noa Noa e altre avventure offre al pubblico la complessità di un uomo che fece dell’arte un viaggio interiore verso l’assoluto.

Avete già visto la mostraPaul Gauguin. Il diario di Noa Noa e altre avventure” al Museo Storico della Fanteria a Roma o lo farete presto? Fatemelo sapere qui nei commenti, oppure sulla mia pagina Instagram!

Informazioni utili per la visita

Indirizzo: Museo Storico della Fanteria. Piazza Santa Croce in Gerusalemme 7, 00182 Roma (RM).
Orari: disponibile dal 6 Settembre 2025 al 25 Gennaio 2026 dal lunedì al venerdì dalle 09:30 alle 19:30, sabato e domenica dalle 09:30 alle 20:30. Ultimo ingresso 30 minuti prima della chiusura.
Biglietti: 15€ / per verificare le condizioni di riduzione o gratuità, consultare il sito ufficiale.

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