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A Palazzo Falconieri una rilettura critica della “Nuova Visione” tra fotografia, film e spazio Bauhaus. Visitabile fino al 28 febbraio 2026.

In un’epoca in cui la fotografia è divenuta un gesto quasi automatico, tornare a László Moholy-Nagy significa interrogare il medium alle sue radici teoriche, come dispositivo cognitivo capace di riorientare lo sguardo. La mostra Grandi Maestri della Fotografia. László Moholy-Nagy, ospitata negli spazi della Galleria di Palazzo Falconieri a Roma fino al 28 febbraio 2026, si inserisce in questa prospettiva critica, rendendo omaggio a un artista che ha ridefinito i confini stessi della fotografia nel Novecento.

Promossa dall’Accademia d’Ungheria in Roma, dopo gli omaggi a Robert Capa e André Kertész, la rassegna consolida un progetto curatoriale che mette in relazione fotografia, storia e pensiero visivo, restituendo alla pratica fotografica la sua valenza sperimentale e teorica.

László Moholy-Nagy: un artista e la sua “Nuova Visione” della pratica artistica

Artista di origine ungherese, László Moholy-Nagy è stato uno dei protagonisti più versatili e influenti del secolo scorso; per questo motivo non è riducibile ad un’unica disciplina. Pittore, fotografo, cineasta, teorico, designer, pedagogo, egli incarna una figura di artista-sistema, per il quale ogni medium è una variabile di un’unica ricerca: comprendere come la luce costruisce lo spazio e come lo spazio riorganizza la percezione. 

La “Nuova Visione” teorizzata da Moholy-Nagy trovò piena espressione nel suo ruolo di docente al Bauhaus e, successivamente, nella fondazione della New Bauhaus di Chicago. In entrambi i contesti, la pratica artistica non era separabile dalla riflessione teorica e dall’impegno pedagogico. L’arte, resa accessibile e praticabile, diventava uno strumento di trasformazione del mondo.

Grandi Maestri della Fotografia. László Moholy-Nagy all’Accademia d’Ungheria in Roma – Palazzo Falconieri | © Serena Annese
László Moholy-Nagy, Fotogramma, 1939-1940, stampa a gelatina d’argento, The Art Institute of Chicago | © Serena Annese
Grandi Maestri della Fotografia. László Moholy-Nagy all’Accademia d’Ungheria in Roma – Palazzo Falconieri | © Serena Annese

L’allestimento della mostra all’Accademia d’Ungheria in Roma

La mostra espone circa sessanta opere provenienti dalla Collezione della Fondazione Moholy-Nagy ed è realizzata in collaborazione con il Robert Capa Contemporary Photography Center di Budapest e con il sostegno del Ministero della Cultura e Innovazione Ungherese

L’esposizione si configura come un archivio attivo: fotografie, fotogrammi, installazioni, documenti biografici e progetti si intrecciano in un percorso che restituisce la continuità della ricerca dell’artista. Il progetto espositivo incarna perfettamente il linguaggio del Bauhaus nel principio operativo. Le immagini, stampate su supporti trasparenti e retro-illuminate da un grande pannello luminoso, si presentano come campi attraversabili dalla luce.

Tra i nuclei esposti emergono lo studio di Dessau condiviso con Lucia Moholy-Nagy nel 1926, l’ufficio di Chicago del 1937 e la documentazione dell’allestimento di una mostra a Brno nel 1935. Accanto ai lavori più noti, trovano spazio fotografie private legate alla vita dell’artista, estratti dei suoi film sperimentali, scenografie teatrali, bozzetti, fino a un copione cinematografico disegnato. Tutto concorre a mostrare come in Moholy-Nagy non esista una distinzione netta tra opera e processo.

Fotografia come arte della luce

Il cuore teorico della mostra ruota attorno al concetto di Neues Sehen, la “Nuova Visione” di cui Moholy-Nagy fu il principale teorico e pratico. Già nel 1925 l’artista lamentava come, nonostante un secolo di storia, la fotografia fosse utilizzata prevalentemente per la mera riproduzione della realtà, ridotta a un “risultato enciclopedico visivo”.

Nel suo testo fondamentale Pittura Fotografia Film, l’artista ungherese rivendicava invece la necessità di utilizzare il mezzo secondo le sue leggi specifiche. La fotografia non doveva imitare la pittura, ma esplorare ciò che le è proprio: la luce come materia, la possibilità di congelare il movimento, di moltiplicare le prospettive e di estendere il tempo.

Per Moholy-Nagy, la fotografia è innanzitutto un’arte della luce. Il chiaroscuro – inteso come relazione tra luminosità e oscurità – diventa il vero soggetto dell’immagine. Molte delle sue fotografie astratte sono composizioni formali di bianco, nero e grigi, in cui l’oggetto fotografato perde importanza a favore dell’idea che l’immagine costruisce. Questa tensione raggiunge un punto estremo nei fotogrammi realizzati senza macchina fotografica negli anni Venti: immagini in cui la luce agisce direttamente sulla superficie fotosensibile.

Prospettiva, molteplicità e straniamento

Un altro elemento centrale nella ricerca di Moholy-Nagy è la prospettiva. La macchina fotografica, attraverso il suo punto di vista “editato”, rende visibile ciò che l’occhio umano non riesce a cogliere. Opere come Balconi mostrano la composizione geometrica del mondo reale, mentre immagini come Berlin Radio Tower spingono la visione verso un punto di vista quasi estraniante.

La fotografia diventa così uno strumento capace di rendere familiare l’estraneo e estraneo il familiare. Questo effetto di straniamento non è fine a sé stesso, ma produce una consapevolezza critica: ci costringe a rivedere il nostro modo abituale di percepire il mondo.

Moholy-Nagy sperimenta anche la possibilità di creare molteplicità attraverso esposizioni multiple, ripetizioni, sovrapposizioni. Come nel cubismo, il soggetto non è più univoco, ma frammentato. In queste immagini, il soggetto è l’idea stessa di ripetizione e di tempo esteso.

Grandi Maestri della Fotografia. László Moholy-Nagy all’Accademia d’Ungheria in Roma – Palazzo Falconieri | © Serena Annese
László Moholy-Nagy, Trasformazione / Sogno inquieto, 1925, fotoplastica, stampa a gelatina d’argento | © Serena Annese
Grandi Maestri della Fotografia. László Moholy-Nagy all’Accademia d’Ungheria in Roma – Palazzo Falconieri | © Serena Annese

La “risonanza” di László Moholy-Nagy

A dialogare con la retrospettiva, il Piano Nobile di Palazzo Falconieri ospita la mostra parallela Risonanza – in omaggio a László Moholy-Nagy, a cura di Pál Németh. Le opere di Zsolt Gyenes, Anita Egle, Ferenc Forrai, Olívia Zséger, Márta Krámli e Balázs Veres assorbono i principi della fotografia dell’artista ungherese: luce, trasparenza, struttura e processo. Un dialogo che dimostra come la lezione di Moholy-Nagy non sia semplicemente legata a nozioni del passato, ma continui a operare come principio generativo del processo creativo.

La fotografia, se liberata dalla funzione di mera registrazione, può ancora essere – come lui stesso auspicava – uno strumento per “creare nuove relazioni tra il conosciuto e l’ignoto”. Come ricordava il fotografo ungherese André Kertész, Moholy-Nagy “giocava” con la fotografia. Ma quel gioco, libero e rigoroso al tempo stesso, era un atto di creazione. 

Avete già visitato la mostra Grandi Maestri della Fotografia. László Moholy-Nagy presso l’ Accademia d’Ungheria in Roma – Palazzo Falconieri o lo farete presto? Fatemelo sapere qui nei commenti, oppure sulla mia pagina Instagram!

Informazioni utili per la visita

Grandi Maestri della Fotografia. László Moholy-Nagy
A cura di Gabriella Csizek
Dal 27 novembre 2025 – 28 febbraio 2026
Accademia d'Ungheria in Roma - Palazzo Falconieri
Via Giulia 1, Roma
Orari: aperta da martedì a domenica dalle 10:00 alle 18:00. Chiuso il lunedì.
Ingresso gratuito.
Sito web

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