
Al Museo del Genio le sculture gonfiabili di Ugo Nespolo, che reinventa la tradizione tra pop, ironia e memoria dell’arte.
La riapertura dell’Istituto Storico e di Cultura dell’Arma del Genio, oggi Museo del Genio segna l’avvio di una precisa strategia culturale: trasformare un edificio monumentale, nato negli anni Trenta e affacciato sul Lungotevere della Vittoria, in un luogo di attraversamento tra storia, tecnologia, arte e immaginario contemporaneo.
Dal 31 ottobre 2025 al 15 febbraio 2026, il Museo del Genio sta ospitando due interessanti mostre: Vivian Maier. The Exhibition (dedicata alla fotografa americana nel centenario della nascita) e Pop Air. Ugo Nespolo, progetto inedito presentato in anteprima mondiale. Due linguaggi, due sguardi, due modalità di intendere l’arte come forma di conoscenza: la fotografia come archivio involontario del reale e la scultura come dispositivo ludico e concettuale.
In questo contesto, la mostra di Ugo Nespolo si impone come un’operazione di riappropriazione dello spazio monumentale, che viene letteralmente abitato da grandi sculture gonfiabili, leggere nella materia ma dense di riferimenti storici, iconografici e teorici.
Indice
Ugo Nespolo: profilo di un artista poliedrico
Nato a Mosso il 29 agosto 1941, Ugo Nespolo si forma all’Accademia Albertina di Belle Arti di Torino e successivamente si laurea in Lettere Moderne, sviluppando un forte interesse per la semiologia e la riflessione teorica. Esordisce negli anni Sessanta nel panorama artistico italiano con una ricerca che intreccia Pop Art, arte concettuale e Arte Povera, distinguendosi subito per un linguaggio ironico, trasgressivo e anticonvenzionale.
Negli stessi anni entra a far parte della Galleria Schwarz di Milano, accanto a figure come Duchamp, Picabia, Schwitters e Arman. La sua prima mostra milanese, Macchine e Oggetti Condizionali, curata da Pierre Restany, si colloca pienamente nel clima sperimentale che Germano Celant avrebbe poi definito Arte Povera.
Nel 1967, l’incontro con Jonas Mekas, P. Adams Sitney e Andy Warhol segna l’inizio della sua attività nel cinema sperimentale, in dialogo con il New American Cinema. A Parigi, Man Ray gli affida un testo che Nespolo trasforma nel film Revolving Doors. I suoi film, interpretati da artisti come Baj, Fontana, Pistoletto, Boetti e Merz, vengono proiettati in istituzioni di primo piano come il Centre Pompidou, la Tate Modern e la Biennale di Venezia.



Parallelamente, Nespolo è protagonista delle esperienze Fluxus in Italia, fondando con Enrico Baj l’Istituto Patafisico Ticinese e realizzando con Ben Vautier i primi concerti Fluxus italiani.
Dalla pittura alla scultura, dal cinema al design, Nespolo ha attraversato ogni ambito con un eclettismo instancabile. Il suo processo creativo prende spesso avvio da piccoli bozzetti, che si trasformano progressivamente in opere autonome, assumendo forme imprevedibili: dipinti, sculture e installazioni.
Negli anni Ottanta, l’esperienza americana segna una fase di maturità, con opere dedicate agli oggetti e ai luoghi della quotidianità urbana statunitense. Collabora con la Rai, realizza sigle televisive, progetti pubblicitari, mantenendo fede all’idea delle avanguardie storiche di portare l’arte nella vita quotidiana.
Nei primi anni del Duemila realizza il suo atelier torinese, ricavato all’interno di una fabbrica dismessa: uno spazio che raccoglie opere, strumenti, affetti e giochi tecnologici. Oggi vive e lavora a Torino, continuando a muoversi con la stessa curiosità che ha segnato tutta la sua carriera.
Pop Air: la scultura come gesto ironico
Con Pop Air, Nespolo propone una rilettura ironica dei grandi capolavori della storia della scultura italiana e internazionale. Le opere, concepite in forma di monumentali installazioni gonfiabili e pensate in dialogo diretto con l’architettura del museo, trasformano lo spazio espositivo in un palcoscenico pop, dove la solennità del monumento viene alleggerita.
La scultura, privata del suo peso tradizionale, diventa superficie mobile e segno riconoscibile. Non si tratta di una “dissacrazione” fine a sé stessa, ma di un’operazione critica che usa l’ironia come strumento conoscitivo. In questo senso, Nespolo si muove lungo una linea che attraversa tutta la sua ricerca artistica: fondere cultura alta e cultura di massa, tradizione e sperimentazione, memoria storica e immaginario contemporaneo.
Le opere di Ugo Nespolo non si collocano mai in un territorio esclusivo, ma agiscono come mediazione tra linguaggi, discipline e pubblici differenti. L’artista non mira a un’arte chiusa nell’esercizio intellettuale, bensì a un’arte inclusiva, capace di coinvolgere, sorprendere e attivare lo spettatore.



Il colore, il gioco, l’apparente leggerezza diventano così strumenti per rendere accessibile la complessità. L’opera non si esaurisce nella superficie ludica, ma invita a una lettura stratificata, in cui l’ironia è la chiave che apre a una riflessione più profonda sul sistema dell’arte, sulla sua storia e sul suo ruolo nella società.
Per Nespolo, arte e vita non sono ambiti separati. L’artista contemporaneo deve farsi ponte, attraversando ogni linguaggio disponibile: dalla pittura al cinema, dalla scultura al design, dalla pubblicità ai media di massa. Solo così l’arte può aspirare a una dimensione realmente universale, senza perdere densità concettuale.
Avete già visto la mostra Pop Air. Ugo Nespolo al Museo del Genio di Roma o lo farete presto? Fatemelo sapere qui nei commenti, oppure sulla mia pagina Instagram!
Informazioni utili per la visita
Pop Air. Ugo Nespolo
Dal 31 ottobre 2025 al 15 febbraio 2026
Museo del Genio, Roma
Lungotevere della Vittoria 31, Roma
Orari: da martedì a venerdì dalle 10:00 alle 17:00, sabato e domenica dalle 10:00 alle 20:00 (la biglietteria chiude un’ora prima). Chiuso il lunedì.
Biglietto: intero 15€ / ridotto 13€
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