
Cudillero: cosa vedere in uno dei villaggi più belli delle Asturie tra mare, storia e panorami spettacolari
Visitare Cudillero, uno dei borghi costieri più affascinanti della Spagna: cosa vedere, spiagge, storia, gastronomia e consigli utili per visitare questo gioiello delle Asturie.
Cudillero appare all’improvviso, dopo alcuni tornanti, lungo la costa centro-occidentale delle Asturie. Il borgo è adagiato sul fianco di una collina, una manciata di case dai colori accesi che scivolano verso il porto e lì si raccolgono, quasi a difenderlo dalla forza dell’oceano.
Qui ogni dettaglio rimanda al mare: l’aria sa di salsedine, le facciate riportano tracce di storie di pescatori attraverso murales, le reti e i timoni riposano al sole. Sulle finestre, i curadillos – piccoli pesci messi a essiccare – rievocano una tradizione antica che qui resiste da secoli.
Il villaggio è attraversato da due corsi d’acqua, il Santantón e La Mimosa, che ne modellano la struttura intricata: un dedalo di vicoli stretti, scalinate ripide e balconi colmi di fiori, con improvvisi affacci panoramici. Per orientarsi, basta seguire la sagoma blu di un pesce disegnata sul selciato, che funge da guida tra le case, rivelando a ogni curva una prospettiva nuova.
Riconosciuto come sito storico-artistico, conserva intatto il suo carattere di villaggio marinaro. Qui convivono identità diverse: la Mariñana, legata alla pesca e all’agricoltura del porto con i pixuetos, pescatori e abitanti della parte bassa, gli xalda – abitanti delle valli interne – e i vaqueiros, i pastori delle alture, storicamente marginalizzati. Questa pluralità si riflette anche nella lingua: a Cudillero si parla il pixueto, un dialetto unico oggi sempre più raro. Il risultato è un luogo che sembra diviso e allo stesso tempo profondamente unitario: un equilibrio ideale di mare, cultura e paesaggio.
Indice
Cenni storici su Cudillero: dalle origini al borgo di pescatori
La storia di Cudillero, inteso come entità amministrativa autonoma, prende forma solo nel XIX secolo, dopo un lungo periodo in cui il suo destino era intrecciato a quello della regione del basso Nalón e in particolare al vicino centro di Pravia. Eppure, dietro questa appartenenza istituzionale, il territorio ha sempre conservato una propria identità marcata, fatta di differenze culturali e sociali che lo distinguono nettamente dal contesto circostante.
Le tracce più antiche della presenza umana sono ben anteriore alla storia scritta. In località come Salamir e La Atalaya, nelle parrocchie di San Martín de Luiña e Santa María de Piñera, il rinvenimento di strumenti litici e pietre scolpite testimonia una frequentazione già in epoca preistorica. A questa stratificazione si sovrappone quella dei Pesici, popolazione pre-romana che abitava fortificazioni collinari diffuse in tutta l’area. Anche qui ne restano evidenze: cinque insediamenti sono stati identificati tra La Garita, a Riego Arriba, La Cavona a Lamuño, i due siti di El Curión – tra Faedo e Aroncés – e El Castro a Peñedo.
Le prime menzioni risalgono all’alto Medioevo, quando la monarchia asturiana volgeva al termine. Nel 905, secondo quanto riportato da Ciriaco Miguel Vigil, il re Alfonso III donò alla Basilica di San Salvador di Oviedo diverse chiese, tra cui quella di Santa María de Velandres, oggi parte della parrocchia di San Juan de Piñera. Nei secoli successivi, altri toponimi locali – Orderías, Faedo, Novellana e le valli di Luiñas e Santa Marina – compaiono in documenti datati tra il XII e il XIII secolo, delineando progressivamente dei confini già ben definiti.
La prima attestazione diretta dell’attuale nucleo urbano di Cudillero risale al 1285, quando Arias González Valdés donò al monastero di Obona un terreno nel porto, destinato alla vendita del pane, insieme a una capanna con accesso libero al mare. È un passaggio chiave, perché sancisce l’esistenza di un insediamento legato alle attività marittime e già inserito in circuiti economici più ampi.



Secondo lo studioso Agustín Bravo, i primi abitanti del villaggio sarebbero stati pescatori provenienti da altri porti del Cantabrico – o forse da mari ancora più lontani – rifugiatisi qui per sfuggire alle incursioni normanne. La scelta non fu casuale: il porto offriva un accesso agevole e una posizione naturalmente protetta. Da questa conformazione deriverebbe anche il nome antico, Codillero, forse legato all’idea di “gomito” o sporgenza, oppure, secondo un’altra interpretazione, al latino cos-cotis, in riferimento a una “spiaggia di ciottoli”. Questi nuovi arrivati, portatori di uno stile di vita profondamente diverso da quello delle comunità agricole locali, incontrarono non poche difficoltà nel processo di integrazione.
Le tensioni sociali si riflettevano anche nella struttura urbana e nelle denominazioni. Gli abitanti del comune sono detti cudillerenses, ma quelli del nucleo costiero vengono chiamati pixuetos, termine che rimanda direttamente alla pesca e che affonda le sue radici nel latino piscis, arricchito da un suffisso di origine germanica. I pixuetos vivevano nei quartieri prossimi al mare, separati dai caízos, gli abitanti della terraferma, insediati nella zona di La Cai. Tra i due gruppi esisteva una distanza non solo geografica ma anche sociale, mantenuta nel tempo con una certa rigidità.
Per quasi tre secoli, dal XIII al XVI, gran parte del territorio fu soggetto al potere feudale della famiglia Omaña. Pur non trattandosi di una signoria pienamente giurisdizionale, le imposizioni esercitate erano gravose: secondo le cronache, non era possibile accendere fuochi, aprire porte o costruire edifici senza autorizzazione e ai signori spettavano tributi esosi, come un pesce per ogni barca, valutato quanto il suo peso in oro. Questa situazione alimentò frequenti conflitti con la popolazione locale, che sfociavano tanto in scontri armati quanto in lunghe controversie legali.
Il centro di questo potere era il Palación o Castiallu, residenza degli Omaña, situata su uno sperone roccioso dominante il porto, nello stesso luogo dove nel XIX secolo sarebbe sorto il municipio. Le descrizioni dell’epoca parlano di una costruzione irregolare, adattata alla roccia, con mura spesse, feritoie e merlature, una vera struttura difensiva che sovrastava l’insenatura sottostante.
Nonostante il peso del sistema feudale, Cudillero si affermò progressivamente come uno dei principali centri di pesca della costa asturiana. Già nel XV secolo i pescatori, organizzati in corporazione, rivendicarono il diritto di gestire un deposito di sale – essenziale per la conservazione del pesce – senza però ottenere successo. Da questo porto partirono marinai diretti verso le coste delle Fiandre, dell’Inghilterra, della Scozia e del Portogallo; non mancarono partecipazioni a imprese militari, come l’assedio di Gibilterra o le campagne di conquista di Siviglia e della Florida.
Con l’età moderna, la vocazione marittima del borgo si consolidò ulteriormente. Nel 1787 iniziarono importanti lavori di ristrutturazione del porto. Tuttavia, nonostante gli interventi proseguiti nel XIX secolo, le infrastrutture si rivelarono presto insufficienti rispetto all’intensità dell’attività peschereccia. Fu proprio nel 1837 che Cudillero si separò definitivamente da Pravia, segnando così l’inizio di una piena indipendenza amministrativa.
L’ingresso nel XX secolo portò con sé un simbolo di prosperità e ambizione culturale: la tenuta Selgas a El Pito, costruita tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento. Voluta dall’archeologo Fortunato Selgas insieme ai fratelli Ezequiel e Francisca, la proprietà comprendeva un palazzo, giardini, padiglioni, la chiesa di Jesús de Nazareth e le scuole di El Pito, inaugurate nel 1914. Queste ultime rappresentavano un modello educativo avanzato, offrendo istruzione gratuita ai bambini della zona grazie a un’iniziativa privata.
A questa stagione luminosa fece da drammatico contrappunto la Guerra Civile Spagnola. Le tensioni culminarono nell’estate del 1936: Novellana cadde il 21 agosto sotto il controllo delle colonne galiziane fedeli all’insurrezione nazionalista, mentre il capoluogo fu conquistato il 5 settembre.
Nel secondo Novecento, Cudillero visse una fase di rinnovamento infrastrutturale, segnata dall’avvio della costruzione del nuovo porto, completato nel 1984. Parallelamente, il patrimonio storico e artistico della tenuta Selgas è stato affidato alla gestione della Fondazione Selgas-Fagalde, assicurandone la tutela e la valorizzazione.
Cosa vedere a Cudillero: attrazioni imperdibili
Due fiumi, il Santantón e La Mimosa, attraversano il territorio di Cudillero, accompagnandolo idealmente verso il mare, che qui è una vera identità. Tutto a Cudillero parla dell’acqua: si percepisce nell’odore dell’aria, nei colori delle facciate e nelle reti stese ad asciugare. Eppure, nonostante questa vocazione marittima così evidente, il paese conserva un segreto: tra tutti i villaggi del Mar Cantabrico, è l’unico che non si lascia vedere né dalla terra né dal mare. Racchiuso in un’ansa naturale, resta invisibile fino all’ultimo.



Non appena si giunge nel villaggio, la sensazione che si ha è quella di guardare un anfiteatro affacciato sull’oceano. Il porto è circondato da case che sembrano scivolare lungo la collina in una discesa quasi verticale, disegnando una mezzaluna compatta e colorata. Le facciate, dipinte in tonalità vivaci, riflettono la luce in modo cangiante, mentre tra le vie si mescolano lingue diverse.
Non è un caso che questa località, conosciuta anche come villaggio pixueto e dotata persino di un proprio idioma, sia stata più volte indicata tra i centri costieri più belli della Spagna.
Il centro storico tra vicoli e scorci panoramici
Le strade del centro storico di Cudillero si trasformano in scale, i passaggi si stringono e i balconi si affacciano improvvisi su scorci inattesi. Tra portici e finestre, non è raro imbattersi nei curadillos – piccoli pesci messi a essiccare – preparati secondo una tradizione che accompagna la stagione delle veglie invernali. Un segno blu, la sagoma di un pesce tracciata sul selciato, guida i visitatori lungo un percorso che si arrampica a zig zag fino alle parti più alte del borgo. Salendo, lo sguardo cambia continuamente prospettiva: i tetti si sovrappongono, il mare resta sullo sfondo e il richiamo dei gabbiani accompagna ogni passo.
Plaza de la Marina: il cuore del borgo
A Cudillero, ogni percorso finisce inevitabilmente per condurre nello stesso punto, come se il borgo intero gravitasse attorno a un unico centro: Plaza de la Marina. È qui che si concentra l’energia del paese, tra tavoli all’aperto, vociare allegro degli abitanti e dei turisti e il profumo persistente della cucina di mare. Affacciata direttamente sul porto antico, la piazza è diventata nel tempo l’immagine più riconoscibile del villaggio. Attorno, le abitazioni si arrampicano lungo la scogliera seguendo una curva armoniosa, creando la tipica immagine di un anfiteatro di facciate colorate che ha reso celebre Cudillero.
Il porto vecchio e il porto nuovo
Cudillero vive ancora oggi secondo il ritmo delle onde e del pescato e lo si percepisce chiaramente osservando i suoi due porti. Il Porto Nuovo accoglie le imbarcazioni da pesca e quelle da diporto, mantenendo viva la dimensione operativa del borgo, mentre il Porto Vecchio, più raccolto e vicino al centro, si è trasformato in uno spazio dedicato al passeggio, all’incontro e alla contemplazione.
Iglesia de San Pedro
A pochi passi dal porto, la chiesa di San Pedro è stata realizzata nel XVI secolo grazie al contributo diretto degli abitanti. Si presenta come un edificio rinascimentale che conserva tuttavia una chiara impronta gotica, nonostante i numerosi interventi che ne hanno modificato l’aspetto nel corso del tempo.
L’interno, raccolto e armonioso, si sviluppa in un’unica navata coperta da una volta a crociera, con abside semicircolare e due cappelle laterali che arricchiscono lo spazio. Tra le opere custodite spiccano due sculture di particolare pregio: una raffigurante San Francesco d’Assisi – databile al primo terzo del XVII secolo – e un Cristo crocifisso inserito in una pala d’altare barocca dello stesso periodo.
San Pietro, patrono del borgo, è al centro delle celebrazioni più sentite di Cudillero, che ogni anno animano il paese tra il 29 giugno e il 1° luglio, in concomitanza con le festività dedicate anche a San Paolo.
Indirizzo: Pl. San Pedro, 2, 33150 Cudillero, Asturias, Spagna



Il faro di Cudillero: guardiano del mare, rifugio dell’anima
Alla fine di Punta Roballera, si trova il faro di Cudillero, un vecchio guardiano di luce che da oltre un secolo e mezzo veglia sull’Atlantico e sui suoi marinai, ad un’altezza di 23 metri (o 70) sul livello del mare. Costruito nel 1858 – è uno dei più antichi fari attivi della Spagna – prese il posto dei falò che le mogli dei pescatori accendevano sulla spiaggia nelle notti di tempesta.
Nel 1930 arrivò l’elettricità e il fascio di luce divenne più sicuro e costante. Negli anni Quaranta fu persino dotato di una sirena che, in codice Morse, trasmetteva al largo la lettera D. Non una C, come sarebbe sembrato naturale per Cudillero: quel segnale apparteneva già al faro di Candás.
Il complesso, protetto da un muro in pietra, fu ulteriormente restaurato nel 1984, quando fu aggiunta la torre esagonale con due balconi, oggi elemento distintivo del suo profilo. La sua portata luminosa raggiunge le 25 miglia nautiche, confermandone l’importanza per la navigazione lungo questa costa complessa.
Oggi al suo interno sono state realizzate due suite moderne e minimaliste dotate di ogni comfort – vasca idromassaggio, camino e cucina attrezzata – che permettono di vivere un’esperienza insolita: dormire in un faro che ha custodito la vita di intere generazioni di pescatori. Ci si sveglia tra le pareti bianche e luminose, il profumo del caffè arriva in un cestino a colazione e dalle finestre si apre la vista del porto e dell’oceano.
Raggiungerlo è semplice, basta percorrere un sentiero di circa trecento metri che parte dal vecchio porto e conduce fino a Punta Roballera, per raggiungere uno dei punti più suggestivi di Cudillero.
Capilla del Humilladero
Quasi nascosta tra i vicoli del paese, si può vedere una delle sue testimonianze più antiche: la Capilla dell’Humilladero. Questo piccolo edificio gotico, risalente al XIII secolo, è considerato il più antico del borgo e tra i suoi monumenti più significativi, forse legato nelle sue origini, alle fasi costruttive della Cattedrale di Oviedo.
All’esterno si presenta con una sobrietà quasi austera, ma all’interno custodisce una pala d’altare databile tra il XVI e il XVII secolo e sul fondo la statua del Cristo del XV secolo, oggetto di una devozione popolare profondamente radicata. Per secoli, soprattutto i marinai si sono rivolti a questa immagine sacra, invocando protezione contro le tempeste e le insidie del mare.
La struttura, a pianta quadrata, è caratterizzata da tre archi a sesto acuto – a lungo nascosti da restauri invasivi – che oggi sono tornati visibili e sostengono una semplice volta a crociera in pietra. Gli angoli sono rinforzati da contrafforti, secondo un impianto architettonico tipicamente medievale. Proprio i restauri più recenti – conclusi nel 2000 – hanno restituito alla cappella il suo aspetto originario, portando alla luce una scoperta inattesa: sotto strati di intonaco e tinte monocrome sono riemersi affreschi policromi medievali che decorano la volta e gli archi.
Nel corso dei secoli, l’Humilladero non è stato solo luogo di preghiera. Qui si tenevano anche udienze, si stipulavano contratti, si celebravano matrimoni e si formalizzavano promesse. Un documento del XVII secolo racconta persino di dispute legali risolte “davanti al Cristo dell’Humilladero”, a conferma di come un tempo gli spazi sacri fossero anche teatro della vita civile. La tradizione vuole inoltre che i prigionieri venissero condotti qui alla vigilia dell’esecuzione, un dettaglio che contribuisce ad accrescere il fascino austero di questo luogo.
Indirizzo: C. del Gral. Garcia de la Concha, 3, 33150 Cudillero, Asturias, Spagna
Eremo de Santa Ana de Montarés
A circa cinque chilometri da Cudillero, nel borgo rurale di El Manto e nella parrocchia di San Juan de Piñera, si incontra l’eremo di Santa Ana de Montarés. I percorsi che vi conducono si intrecciano con il tracciato costiero del Camino de Santiago e la tradizione vuole che proprio qui, già dal X secolo, i pellegrini trovassero una tappa di ristoro lungo il loro cammino.
L’eremo sorge sulla sommità di una collina – a un’altitudine di circa 400 metri – e domina un paesaggio ampio e stratificato: le brañas, le vallate e i villaggi si sviluppano fino all’orizzonte, con la valle di Las Luiñas chiaramente riconoscibile e i territori di Faedo che si allungano verso il mare.
La posizione evoca proprio l’immagine di una torre di guardia e all’interno lo spazio è raccolto, quasi intimo. Si tratta di un edificio molto semplice e rettangolare con un tetto a due falde in ardesia e un campanile a vela alla base. Sulle pareti si accumulano ex voto di ogni tipo, tra cui spiccano i “lepantos”, i tradizionali berretti da marinaio lasciati come segno di gratitudine o richiesta.
Non meno suggestive sono le catene che i fedeli sfiorano o strofinano sul corpo, in un gesto rituale legato alla credenza nei poteri miracolosi di Santa Ana. Accanto all’area di culto sopravvive anche una cucina antica, emblema dell’ospitalità offerta un tempo ai pellegrini, alcuni dei quali arrivavano a cavallo: la presenza di uno spazio adibito a stalla ne è una prova concreta.



L’eremo assume un’importanza particolare il 26 luglio in occasione della festa di Sant’Anna. Nel corso dei festeggiamenti si tiene un pellegrinaggio a cui partecipano persone provenienti da tutta la regione.
Indirizzo: 33159 Cudillero, Asturias, Spagna
I migliori belvedere di Cudillero e La Ruta de los Miradores
I belvedere di Cudillero assolvono alla funzione di luoghi di lettura del paesaggio. Il più iconico è La Garita, sul lato orientale del cosiddetto anfiteatro: da qui lo sguardo abbraccia in un solo colpo il faro, il porto e l’intero tessuto urbano. Poco distante, nel cuore del centro storico, El Picu offre una visione più intima, mentre la Casa del Fuego, sul versante occidentale, apre l’orizzonte verso il mare aperto. Insieme, questi punti costruiscono una sequenza visiva continua sullo straordinario paesaggio del villaggio.
Altri affacci completano questa rete di sguardi: La Atalaya, nella parte alta, regala una visione ampia e ariosa dell’intero borgo; i miradores di Pico e Cimadevilla si inseriscono tra le case del centro storico; mentre El Baluarte e il Contorno, più in basso, permettono di osservare da vicino la vita che si svolge tra la piazza e il porto. È un sistema diffuso di osservazione, che invita a riflettere su ogni dettaglio.
Tutti questi belvederi danno vita alla cosiddetta Ruta de los Miradores, un percorso che parte dalla piazza e si arrampica tra scale e viuzze, attraversando il cuore del borgo fino a raggiungere i punti più vertiginosi. È un itinerario che richiede passo lento e scarpe comode, ma ripaga con vedute sempre diverse, soprattutto al tramonto, quando la luce trasforma le facciate in una tavolozza luminosa e cangiante.
Spiagge di Cudillero e dintorni: le più belle
Tornando verso la costa, il paesaggio si apre nuovamente su uno degli elementi più spettacolari del territorio: le sue spiagge. Qui, ogni insenatura è diversa dall’altra e tutte condividono un carattere forte e spesso selvaggio. Alcune si rivelano nascoste tra le scogliere; altre si distendono più ampie, modellate dalle maree e attraversate da piccoli corsi d’acqua. Durante la bassa marea emergono piscine naturali, mentre in luoghi come La Vallina si incontra persino un antico mulino costruito a ridosso dell’acqua.
Tra le spiagge più emblematiche, Playa del Silencio e Gueirúa offrono scenari quasi irreali, qui la roccia sembra emergere direttamente dall’oceano come frutto di un’azione primordiale. Poco più in là, la Concha de Artedo e San Pedro de la Ribera. A dominare dall’alto queste spiagge è Cabo Vidio, uno dei promontori più impressionanti della costa cantabrica: un balcone naturale da cui le scogliere precipitano nell’Atlantico.
Palazzo e giardini della Quinta de Selgas
A pochi minuti dal centro di Cudillero, nella tranquilla località di El Pito, si trova un luogo sorprendente: il Palazzo e i giardini della Quinta de Selgas, un complesso ottocentesco oggi custodito e gestito dalla Fondazione Selgas-Fagalde, incaricata della sua conservazione e dell’apertura al pubblico.
La tenuta nasce dal progetto e dalla visione della famiglia Selgas, protagonista della vita locale, soprattutto per un forte impegno filantropico. A loro si devono, tra le altre iniziative, le Scuole Selgas donate alla comunità, mentre all’interno della proprietà presero forma straordinarie raccolte d’arte, pensate per arricchire quella che era, a tutti gli effetti, una raffinata residenza di campagna.
Il palazzo, ispirato alle prime dimore neoclassiche francesi, si distingue per un’eleganza sobria e armoniosa, che si riflette tanto negli ambienti interni quanto nelle facciate. Tutt’intorno si sviluppano giardini articolati secondo tre grandi tradizioni paesaggistiche – inglese, francese e italiana – cui si aggiunge una serra che completa l’insieme. Proprio questa varietà di stili contribuisce a creare un’atmosfera quasi inaspettata per il contesto asturiano.
Di fronte all’ingresso principale, oltre la strada, si trova anche la chiesa di Gesù di Nazareth, costruita alla fine del XIX secolo per volontà della stessa famiglia e destinata a custodirne il pantheon. È un ulteriore tassello di un progetto che unisce arte, memoria e rappresentazione sociale.
All’interno del Palazzo si conserva un patrimonio artistico di grande rilievo: tra le opere esposte figurano dipinti di Goya, El Greco e Mariano Salvador Maella, accanto a tavole fiamminghe del XV e XVI secolo e a una preziosa collezione di arazzi databili tra il XVI e il XVII secolo. Si tratta di un insieme costruito nel tempo dai membri delle famiglie Selgas Albuerne prima e Selgas-Fagalde poi, con l’intento di impreziosire la loro residenza, rimasta in uso fino al 1992, quando è entrata a far parte del patrimonio privato della Fondazione.
Indirizzo: Av. Selgas, 33154 Cudillero, Asturias, Spagna
Orari: nel 2026 sarà aperto al pubblico dal 6 giugno al 13 settembre, dal martedì alla domenica. Chiuso il lunedì. L’orario di apertura sarà dalle 10:30 alle 21:00 dal 6 giugno al 15 agosto e dalle 10:30 alle 20:00 dal 16 agosto al 13 settembre. La visita, che richiede almeno due ore, è possibile solo in periodi limitati - generalmente tra giugno e settembre - e non è garantita ogni anno, poiché dipende dai progetti della Fondazione.
Biglietto: 12€ / con l’aggiunta di 3€ si può usufruire di audioguida. Per verificare le condizioni di riduzione o gratuità e le variazioni sul programma delle visite, consultare il sito ufficiale.



Cosa mangiare a Cudillero: piatti tipici e cucina locale
A Cudillero, il viaggio continua inevitabilmente a tavola. Le pescherie del borgo sono già di per sé uno spettacolo: banchi colmi di prodotti freschissimi, presentati con una cura meticolosa, dove si possono osservare da vicino percebes, granchi, granseole, bugre e andariche prima che diventino piatti elaborati.
Nei ristoranti e nelle sidrerie, sia nel centro che negli altri villaggi del comune, gli aromi del mare dominano la scena. I piatti arrivano in tavola con una semplicità apparente, ma racchiudono una grande qualità delle materie prime. Dalle tapas da condividere ai menu più strutturati, l’offerta è ampia e trasversale: accanto alle ricette tradizionali tramandate di generazione in generazione, non mancano interpretazioni più moderne e persino proposte inattese.
Anche i dolci meritano attenzione, con preparazioni tipiche come le natas vaqueiras – un dessert di crema pasticcera – che chiudono il pasto con una nota morbida e avvolgente.
Quando visitare Cudillero: clima e periodo migliore
L’estate è il periodo più favorevole per clima e giornate lunghe, con temperature miti e una minore probabilità di pioggia. È però anche la stagione più affollata. Nei mesi più tranquilli, al contrario, si ritrova una dimensione più intima, anche se il tempo può essere più instabile e le temperature più rigide.
Tra i momenti più significativi dell’anno spicca la Festa di Amuravela, uno degli eventi più emblematici della vita locale, riconosciuto come festa di interesse turistico regionale. Si celebra ogni 29 giugno, in occasione delle festività dedicate a San Pietro – patrono del paese – e affonda le sue radici in una tradizione che risale a oltre quattro secoli fa, probabilmente intorno al 1569, quando fu costruita la chiesa a lui dedicata. Secondo la tradizione, furono i marinai di ritorno da imprese lontane, come la conquista della Florida, a dar vita a questa celebrazione, ispirandosi agli onori resi ai loro comandanti.
L’Amuravela consiste in un singolare sermone profano recitato in versi e nel dialetto locale: pronunciato da una barca ormeggiata nella Plaza de la Ribera, questo discorso ironico e pungente ripercorre gli avvenimenti più rilevanti dell’anno, spaziando dalla vita del paese fino a quella internazionale, sempre sotto lo sguardo simbolico del santo patrono.
Oggi l’Amuravela si apre con una processione che attraversa il paese, con le immagini di San Pietro, San Francesco e della Madonna del Rosario, guidata da una figura centrale, quella del capitano. Il momento culminante arriva con il varo di una barca decorata, ornata di bandiere e nastri, mentre musica, danze e fuochi d’artificio trasformano il porto in un grande teatro all’aperto.
Come arrivare a Cudillero e consigli utili
Raggiungere Cudillero è relativamente semplice.
In aereo: l’aeroporto delle Asturie, situato a soli 15 chilometri, rappresenta un ulteriore punto di accesso comodo, da cui è possibile raggiungere il borgo in taxi o in auto in pochi minuti.
In auto: il borgo si trova a circa 60 chilometri da Oviedo ed è collegato dall’Autovía del Cantabrico (A-8), che percorre tutta la costa settentrionale.
Tuttavia, una volta arrivati, è bene sapere che il centro storico, soprattutto in alta stagione, è spesso chiuso al traffico e dispone di parcheggi limitati. Una soluzione pratica è lasciare l’auto nelle aree esterne, come lungo via Juan Antonio Bravo e proseguire a piedi.
Per accedere alla zona portuale si segue la deviazione dalla A-8 verso la strada locale CU-3, che conduce alle aree di sosta vicine al porto. Qui la regolamentazione dei parcheggi varia: la zona blu è generalmente gratuita in bassa stagione, mentre le aree rossa e verde sono riservate ai residenti. Camper e caravan devono utilizzare l’accesso dedicato e sostare nell’area del Puerto Nuevo, poiché l’ingresso dalla parte alta del paese è vietato a causa della ristrettezza delle strade.
In treno o autobus: anche i collegamenti pubblici sono efficienti. Le linee ferroviarie regionali e gli autobus collegano Cudillero alle principali città asturiane, come Avilés e Gijón, mentre la stazione ferroviaria dista circa due chilometri dal centro.
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