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La Fondazione Giuliani per l’Arte Contemporanea presenta “Choreodrome”, mostra personale di Minh Lan Tran: un percorso tra pittura stratificata, dimensione performativa e pratiche scenografiche contemporanee.

La Fondazione Giuliani inaugura Choreodrome, prima mostra istituzionale in Italia dedicata a Minh Lan Tran, presentandola come un vero e proprio spazio di sperimentazione in cui pittura, disegno e immagine in movimento dialogano liberamente, senza subordinazioni né gerarchie. Il progetto si configura come una struttura aperta, un sistema in continua trasformazione in cui la materia delle opere e le modalità della loro fruizione vengono costantemente rimesse in discussione.

L’esposizione si sviluppa attraverso una costellazione di elementi eterogenei – lavori, interventi site-specific e tracce di natura coreografica – che abitano lo spazio attivandone le possibilità nascoste. In questo contesto, Choreodrome costruisce una rete di relazioni tra corpi, immagini e ambiente, dove ogni forma emerge come esito temporaneo di un equilibrio instabile tra gesto e costruzione; un evento in continuo divenire, attraversato da una coreografia implicita che coinvolge allo stesso tempo l’artista e il pubblico.

Chi è Minh Lan Tran: biografia, formazione e mostre internazionali

Minh Lan Tran (Hong Kong, 1997) vive e lavora a Parigi. Negli ultimi anni, la sua pratica espositiva si è articolata attraverso una serie di mostre personali che ne hanno segnato una progressiva affermazione nel panorama internazionale. Tra queste si segnalano la presentazione al Museo d’Arte Moderna di Varsavia nel 2026, le mostre presso Balice Hertling e Francis Irv nel 2025, Parliament nel 2024, Jan Kaps e Harlesden High Street nel 2023. In questi contesti, il suo lavoro ha assunto con sempre maggiore chiarezza la forma di un campo di tensione in cui convergono dispositivi pittorici, installazione e dimensione performativa.

A questo percorso si affianca una presenza costante in mostre collettive ospitate da istituzioni e spazi indipendenti, tra cui Stiftung St. Matthäus, Château La Coste, Museum of the Home e Haus Berlin.

La formazione di Tran si sviluppa tra l’École du Louvre e l’Università di Oxford, dove intraprende studi storico-artistici, per poi proseguire con un Master in Byzantine Studies and Visual Theology al Courtauld Institute of Art e un Master in Painting al Royal College of Art. Un percorso che intreccia dimensione teorica e pratica artistica e che si riflette in una ricerca in cui la pittura si colloca all’interno di un orizzonte critico ampio, capace di connettere riflessione storica e sperimentazione contemporanea.

Il percorso espositivo di Choreodrome: tra gesto pittorico e spazio scenico

Al centro della ricerca di Minh Lan Tran si colloca la pittura, intesa come uno spazio operativo in cui materia e significato vengono continuamente stratificati, cancellati e riorganizzati in un equilibrio instabile. Le opere prendono forma attraverso un complesso deposito di materiali – lattice naturale, pigmento, carta, gesto, inchiostro e carboncino – che non vengono semplicemente applicati, ma sottoposti a processi di incisione, abrasione e oscuramento. La superficie diventa così il teatro di una negoziazione incessante tra costruzione e sottrazione, dove l’atto pittorico si accompagna alla sua stessa messa in discussione.

La pratica dell’artista si estende oltre la pittura, includendo scrittura e performance in una ricerca che indaga le relazioni tra linguaggio, movimento e materia. La scrittura, profondamente legata alla calligrafia, rappresenta una componente strutturale del lavoro, mentre principi coreografici regolano la distribuzione delle intensità e l’organizzazione delle composizioni, restituendo una fisicità mobile e instabile. Inserita in un intreccio di riferimenti culturali e storici, l’opera affronta tensioni sociali e si confronta con dimensioni spirituali e politiche, comprese forme estreme di protesta come l’autoimmolazione.

Minh Lan Tran, Fourth Wall, 2026, inchiostro Sumi, grasso al litio e carta su vetro, 250×190 cm | © Riproduzione riservata 
(Part.) Minh Lan Tran, Death of the Virgin, 2025, uovo, pigmento, carta gessetto, olio su lino, 180×200 cm | © Riproduzione riservata 
Minh Lan Tran, Consciousness Transference, IV, 2026, inchiostro carboncino, gesso, carta su lattice, 209×188 cm | © Riproduzione riservata 

L’uso del lattice – derivato della gomma – introduce un ulteriore livello di complessità, evocando le storie di sfruttamento coloniale in Vietnam. La sua natura traslucida genera una visibilità incerta, un’apparizione instabile che colloca la superficie in una condizione sospesa tra emergenza e dissoluzione. La luce, attraversando questi strati, ne amplifica tanto la fragilità quanto la resistenza, costruendo un campo percettivo in cui consistenza e perdita convivono senza risolversi.

Nel lavoro di Tran i dipinti spesso nascono dalla scrittura: parole che affiorano come tracce visive. Mai del tutto leggibili né completamente astratte, queste presenze si configurano come un codice instabile, capace di evocare e al contempo disarticolare il significato. Il linguaggio, invece di chiarire, introduce uno slittamento continuo del senso, che si ridefinisce nell’atto stesso della visione, coinvolgendo lo spettatore in un processo interpretativo aperto.

Da questa interazione tra materia e linguaggio emerge un dialogo con il teatro, impiegato sia come modello strutturale sia come dispositivo critico. Tran concepisce la pittura come un palcoscenico: uno spazio di concentrazione energetica in cui i gesti si articolano e restano in sospensione. Questa dimensione è ulteriormente ampliata dall’inclusione di elementi provenienti dal lavoro dello scenografo Riccardo Buzzanca. Frammenti scenografici, talvolta intatti, talvolta dismessi, si presentano come depositi di azioni passate e possibilità di attivazioni future.

All’interno di questa cornice, Choreodrome si concentra sulla nozione di “quarta parete”, intesa come confine tra finzione e realtà. Tran ne esplora la permeabilità, immaginandola come una membrana attraversata da immagini, corpi e temporalità differenti. Le superfici in vetro trattate con grasso al litio radicalizzano questa indagine, mettendo in tensione trasparenza e opacità come condizioni simultanee. Il grasso diventa qui una metafora della mediazione contemporanea: un filtro che richiama la circolazione incessante di immagini di violenza – prive di risoluzione e di riscatto – e la loro sedimentazione nella percezione.

Nell’oscillazione tra controllo e abbandono, il lavoro di Tran si avvicina alle condizioni dell’esistenza stessa: la sua vulnerabilità, la sua imprevedibilità e la responsabilità implicita in ogni atto di produzione.

Andrete a vedere la mostra Choreodrome dell’artista Minh Lan Tran alla Fondazione Giuliani di Roma? Fatemelo sapere qui nei commenti, oppure sulla mia pagina Instagram!

Informazioni utili per la visita

Minh Lan Tran. Choreodrome
Dal 23 aprile al 17 luglio 2026

Fondazione Giuliani per l’Arte Contemporanea
Via Gustavo Bianchi 1, 00153 Roma (RM)
Orari: aperta da mercoledì a sabato dalle 15:00 alle 19:30 e su appuntamento.
Biglietto: ingresso libero

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