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  >  In giro per l'Italia   >  Borghi   >  Dozza: cosa vedere nel borgo dei Murales in Emilia-Romagna tra Rocca Sforzesca, storia e vino
Guida a Dozza, uno dei borghi più belli d’Italia vicino Bologna: la Rocca Sforzesca, i murales, il vino e gli eventi che rendono unico questo gioiello dell’Emilia-Romagna.

Inserito tra i Borghi più belli d’Italia e insignito della Bandiera Arancione del Touring Club Italiano, Dozza rappresenta una delle espressioni più affascinanti del patrimonio storico e artistico dell’Emilia-Romagna. Questo piccolo centro di circa 6.500 abitanti, situato a breve distanza da Imola e a una quarantina di minuti da Bologna, è noto anche come Dozza Imolese e conserva, nonostante l’attuale appartenenza amministrativa alla Città Metropolitana di Bologna, una marcata identità romagnola.

Il borgo si distingue per un centro storico di dimensioni contenute ma straordinariamente integro, sviluppato secondo una caratteristica pianta a fuso che segue il tracciato delle antiche mura. A dominarne il profilo sono i torrioni della Rocca Sforzesca, che si erge all’estremità più alta dell’abitato, integrandosi con naturale armonia nel tessuto urbano medievale.

Visitabile agevolmente nell’arco di una giornata, Dozza offre un’esperienza culturale completa, capace di coniugare patrimonio storico, espressione artistica contemporanea e qualità paesaggistica.

Cenni storici su Dozza: dalle origini medievali al dominio delle grandi famiglie

Il toponimo “Dozza” è legato al latino medievale ducia – termine che richiama la “doccia”, il “doccione” – e rimanda semanticamente all’idea di un condotto, di un canale destinato al trasporto dell’acqua. Nei documenti medievali la denominazione oscilla tra le forme Ducia e Dutia, testimoniando una progressiva evoluzione linguistica. Non è escluso che il nome alluda a un antico sistema di approvvigionamento idrico: un acquedotto capace di convogliare le acque dal Monte del Re verso una cisterna, risorsa preziosa per affrontare i periodi di siccità.

Abitato sin dall’età del bronzo, il territorio fu dapprima occupato dai Galli e successivamente integrato nella civiltà romana. Le invasioni barbariche – in particolare quelle longobarde – segnarono una fase di discontinuità, coinvolgendo l’intera Romagna. A partire dalla metà del VI secolo, Dozza entrò a far parte dell’Esarcato d’Italia, collocandosi lungo il confine tra i domini bizantini e quelli longobardi. Con la caduta dell’Esarcato, nella seconda metà dell’VIII secolo, furono i Carolingi ad assumere il controllo dell’area, donando alla Chiesa imolese la collina su cui sorse l’abitato.

Intorno alla metà del XII secolo, Dozza si affermò come libero Comune. Tra il 1151 e il 1182 accolse il capitolo della Cattedrale di San Cassiano, trasferitosi qui in seguito alla distruzione del Castrum Sancti Cassiani, allora sede episcopale, ad opera degli imolesi. Una fotografia amministrativa del territorio emerge dalla Descriptio provinciæ Romandiolæ del 1371, che elenca i centri soggetti al Comune, tra cui Casali, Montis Catonis, Flagnani, Corvarie e altri insediamenti minori.

Uno degli ingressi al borgo di Dozza | © Serena Annese
Tra le strade di Dozza | © Serena Annese
Tra le strade di Dozza | © Serena Annese

Nel corso dei secoli, la rocca e il borgo furono oggetto di contese tra le principali famiglie della regione. Nel 1412 Dozza divenne feudo degli Alidosi di Castel del Rio, per poi passare ai Riario. Di particolare rilievo il periodo in cui Caterina Sforza, tra il 1494 e il 1499, governò il territorio: a lei si deve il rafforzamento dell’impianto difensivo, con la costruzione della rocca e della cinta muraria ancora oggi visibili. Dopo la breve parentesi di Cesare Borgia, che riuscì a riunire gran parte della Romagna sotto il proprio dominio, Dozza tornò allo Stato della Chiesa.

Nel 1528 papa Clemente VII concesse il feudo alla famiglia Malvezzi di Bologna e pochi anni più tardi al cardinale Lorenzo Campeggi. Nel 1728 la Santa Sede assegnò il territorio a Emilio Malvezzi, al quale furono conferiti i titoli di marchese di Dozza e conte palatino. L’ultimo marchese, Giacomo Malvezzi, vide dissolversi il sistema feudale nel 1797, con l’arrivo delle truppe francesi nella Legazione di Romagna.

Dopo la parentesi napoleonica, Dozza fu inclusa nella Legazione di Ravenna. La successiva riorganizzazione amministrativa voluta da Luigi Carlo Farini portò all’aggregazione del Comune alla circoscrizione di Bologna. Durante la Seconda Guerra Mondiale, il territorio fu coinvolto negli scontri legati allo sfondamento della Linea Gotica, con combattimenti tra le truppe alleate e le forze tedesche in ritirata.

Cosa vedere a Dozza: luoghi imperdibili nel borgo dipinto

La Rocca rappresenta il principale riferimento storico e architettonico di Dozza. Le sue origini risalgono al XIII secolo, quando furono realizzate le prime fortificazioni bolognesi. Oggi il complesso è interamente visitabile e consente di attraversare sia gli ambienti di rappresentanza del piano nobile sia gli spazi un tempo destinati alle funzioni di servizio. 

Intorno alla Rocca si sviluppa il centro storico, caratterizzato da un impianto medievale ben conservato e reso unico dalla presenza diffusa di murales. Queste opere contemporanee, integrate nel tessuto urbano, trasformano Dozza in un vero e proprio museo a cielo aperto, contribuendo alla sua identità di “città d’arte”. 

Tra gli edifici di maggior rilievo si distingue la Chiesa prepositurale di Santa Maria Assunta in Piscina, risalente al XII secolo e costruita su precedenti strutture romaniche. Completano il percorso il Rivellino – che conserva la porta settecentesca di accesso al borgo – e la Rocchetta, risalente al XIV secolo.

Il Rivellino e il Palazzo Comunale: accesso storico al borgo

Raggiungiamo il cuore di Piazza Zotti, dove si colloca uno dei punti più riconoscibili del paesaggio urbano di Dozza: il Rivellino, antica struttura difensiva che segna l’ingresso al centro storico. Realizzato intorno al 1310 per volontà dei bolognesi, aveva originariamente la funzione di proteggere la Rocchetta e il sistema fortificato del borgo.

Nel corso del Settecento, con il mutare delle esigenze difensive, l’edificio fu trasformato: all’interno della struttura fu ricavata una porta, tuttora utilizzata come principale accesso al paese. A questa apertura fu successivamente affiancato un grande orologio, elemento che contribuisce a definire l’aspetto attuale del Rivellino. Oggi la porta è immediatamente riconoscibile anche per la presenza del murale Arcobaleno di Alfonso Frasnedi, una delle opere più iconiche di Dozza.

Accanto al Rivellino si trova il Palazzo Comunale, di cui resta visibile il loggiato cinquecentesco, testimonianza dell’assetto originario dell’edificio. Al suo interno è conservato l’archivio storico del Comune di Dozza, che custodisce documenti e pergamene di notevole valore, offrendo uno spaccato significativo della storia amministrativa e civile del territorio.

Il Centro Studi Tolkieniani “La Tana del Drago”: letteratura fantastica e ricerca nel borgo di Dozza

Lungo via XX Settembre, trova sede un’istituzione culturale unica nel suo genere: il Centro Studi Tolkieniani “La Tana del Drago. Inaugurato il 21 settembre 2018, questo spazio rappresenta un punto di riferimento in Italia – e anche a livello internazionale – per lo studio e la divulgazione dell’opera di J.R.R. Tolkien, autore de Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli.

Nato con il patrocinio del Comune di Dozza e sviluppato dall’Associazione Italiana Studi Tolkieniani (AIST) in collaborazione con la Fondazione Dozza Città d’Arte, il centro si configura come un luogo polifunzionale: galleria espositiva, archivio, sede di ricerca e spazio di incontro. Al suo interno sono raccolti libri, opere d’arte, oggetti artigianali e materiali ludici ispirati all’universo tolkieniano, offrendo una panoramica articolata della ricezione culturale dell’autore inglese.

Qui si svolgono conferenze, seminari e workshop dedicati alla letteratura fantastica, accanto a sessioni di giochi da tavolo e di ruolo ambientati nella Terra di Mezzo. Il centro ospita inoltre opere di alcuni tra i principali illustratori fantasy italiani e rappresenta un punto d’incontro per studiosi e divulgatori dell’opera tolkieniana.

Indirizzo: Via XX Settembre, 2, 40060 Dozza (BO)
Orari:
aperto da marzo a giugno e da settembre a novembre, la domenica dalle 10:00 alle 18:00.
Biglietto: l’ingresso è a offerta libera / per verificare gli orari di apertura o partecipare alle visite guidate, consultare il sito ufficiale.

Dozza e il Muro Dipinto: un museo diffuso tra arte, paesaggio e comunità

Oggi Dozza si presenta come una delle più compiute esperienze italiane di museo a cielo aperto: oltre un centinaio di affreschi e murales decorano le vie del borgo, trasformandolo in una galleria diffusa accessibile senza barriere, priva di biglietto e di orari.

Questo straordinario insieme di opere – realizzato da artisti di fama internazionale – ha contribuito in modo determinante al riconoscimento del borgo tra i più belli d’Italia e rappresenta oggi uno dei principali fattori di attrazione turistica, capace di richiamare ogni anno migliaia di visitatori da tutto il mondo. Dalla prima edizione del 1960, sono oltre duecento gli artisti che si sono alternati, tra cui nomi come Sebastian Matta, Bruno Saetti, Tono Zancanaro, Remo Brindisi, Renzo Grazzini, Giuseppe Zigaina, Luca Alinari, Bruno Ceccobelli e Ubaldo Della Volpe.

I murales che decorano il centro storico sono il prodotto della Biennale del Muro Dipinto, manifestazione nata nel 1960 e divenuta nel tempo uno degli appuntamenti più significativi nel panorama artistico italiano. L’evento si svolge ogni due anni – nella terza settimana di settembre -e coinvolge artisti invitati a operare direttamente sui muri delle abitazioni, in dialogo con il pubblico e con il contesto urbano e paesaggistico. Le opere vengono progettate per integrarsi con l’architettura esistente – finestre, archi e superfici in laterizio – instaurando un rapporto organico con lo spazio.

Il Rivellino di Dozza | © Serena Annese
Dozza vista dal Mastio della Rocca Sforzesca di Dozza | © Serena Annese
Il Mastio della Rocca Sforzesca di Dozza | © Serena Annese

Fin dalle sue origini, la Biennale ha progressivamente abbandonato la formula tradizionale delle rassegne pittoriche, rinunciando a premi e graduatorie per privilegiare il valore intrinseco delle opere e il protagonismo degli artisti. Ne è derivato un corpus stratificato di interventi che, nel corso dei decenni, ha generato una vera e propria antologia pittorica pubblica, in costante evoluzione.

Oggi le opere sono quasi duecento e si distribuiscono prevalentemente lungo i principali assi del borgo, come Via XX Settembre e Via Edmondo de Amicis. Per orientarsi tra i diversi interventi è disponibile l’applicazione dedicata “Guido”, che consente di localizzare le opere, approfondire i profili degli artisti e accedere a informazioni utili sul territorio, inclusi servizi e calendario eventi. Per accompagnare la visita, oltre all’app dedicata, è disponibile anche una web app con audioguida attivabile tramite QR code all’ingresso del borgo, che guida alla scoperta delle opere principali.

Nella piazza principale si incontrano Franz, a new citizen di Karin Andersen – un imponente elfo che sembra emergere dalla facciata del palazzo comunale – e Arcobaleno di Alfonso Frasnedi. Tra gli interventi più noti figurano inoltre l’Angelo di Dozza di Giuliana Bonazza, il Drago di Paolo Barbieri, il Koncept Dozza di Michael Strjecek.

Dal 2007, il progetto si articola su due poli distinti ma complementari: il borgo storico di Dozza, dove prevalgono gli interventi pittorici tradizionali e la frazione di Toscanella, che accoglie linguaggi più contemporanei legati al writing e alla street art. Qui operano artisti e writer affermati come Ericailcane, Eron, Dado, Wany, Basik, Cuoghi Corsello, Rusty, Joys, Moneyless, Hemo e Paperresistance.

Parte di questo patrimonio è conservata anche all’interno della Rocca, dove il Centro Studi e Documentazione del Muro Dipinto raccoglie bozzetti preparatori e alcuni dipinti “strappati” dai muri per esigenze conservative. Si tratta di una memoria preziosa, accessibile su prenotazione, che consente di approfondire il processo creativo alla base delle opere.

La Chiesa di Santa Maria Assunta in Piscina: storia e patrimonio artistico nel cuore di Dozza

Passeggiando tra le vie del borgo di Dozza, si incontra la Chiesa di Santa Maria Assunta in Piscina, un edificio di dimensioni contenute ma di grande interesse storico e artistico, che conserva ancora oggi il carattere sobrio delle sue origini medievali. La struttura, a navata unica, si distingue per la semplicità architettonica e per la presenza di opere che meritano un’attenzione particolare.

Tra queste c’è l’altare lapideo quattrocentesco, che accoglie la tavola Madonna col Bambino fra i Santi Giovanni Battista e Margherita, realizzata nel 1492 dal pittore forlivese Marco Palmezzano. Accanto a questo capolavoro, si segnalano la lunetta scolpita di epoca longobarda e il fonte battesimale cinquecentesco.

Le sue origini risalgono all’XI secolo, quando nel 1141 viene documentata la presenza di una cappella nel territorio. Tra il XII e il XIII secolo, in seguito al progressivo abbandono delle pievi di Sellustra e di San Giovanni in Fiagnano, l’edificio acquisì maggiore rilevanza fino a diventare chiesa parrocchiale.

Un momento decisivo nella sua storia si colloca alla fine del Quattrocento: nel 1480 fu posta la prima pietra della nuova costruzione, promossa da don Antonio da Cardano e probabilmente sostenuta finanziariamente da Girolamo Riario e Caterina Sforza. I lavori si conclusero nel 1490, definendo l’impianto rinascimentale che ancora oggi caratterizza l’interno. Nel 1939, l’edificio fu oggetto di un restauro complessivo su progetto dell’architetto Poggiali.

La facciata, orientata a settentrione e realizzata in mattoni a vista, presenta linee essenziali: è scandita unicamente dal portale d’ingresso, sormontato da una cornice che accoglie un bassorilievo. Accanto alla chiesa si innalza il campanile in cotto, risalente al Trecento, decorato con una raffigurazione della Beata Vergine del Calanco e caratterizzato, nella cella campanaria, da quattro monofore a tutto sesto.

L’interno, di impianto rinascimentale, è organizzato in un’unica navata coperta da volta a botte, che conduce al presbiterio articolato in tre navate. Oltre alla pala di Palmezzano e al fonte battesimale del XVI secolo, il patrimonio artistico comprende una tela di scuola bolognese raffigurante l’Assunzione di Maria Vergine e una composizione con i Santi Michele, Francesco e Domenico.

Indirizzo: Via XX Settembre, 52, 40060 Dozza (BO)
Orari:
aperta tutti i giorni dalle 8:00 alle 19:30.

La Rocca Sforzesca di Dozza: storia, architettura e immaginario contemporaneo

La Rocca Sforzesca di Dozza si impone all’estremità più elevata del borgo, in posizione dominante rispetto all’abitato che si sviluppa lungo il tracciato delle antiche mura. Le origini del complesso risalgono al XIII secolo, quando il Comune di Bologna avviò la costruzione di un primo sistema difensivo in un’area strategica, a lungo contesa tra poteri locali e segnata dalle tensioni tra guelfi e ghibellini

L’Angelo di Dozza di Giuliana Bonazza | © Serena Annese
Tra le sale della Rocca Sforzesca di Dozza | © Serena Annese
Il Mastio della Rocca Sforzesca di Dozza | © Serena Annese

La configurazione attuale della Rocca è però il risultato dell’intervento voluto da Caterina Sforza, Signora di Imola e Dozza, che alla fine del Quattrocento ne promosse la ricostruzione sulle preesistenti rovine. I lavori, affidati all’architetto fiorentino Giorgio Marchesi, conferirono all’edificio l’impianto tipico della fortezza militare: possenti mura di cinta, torrioni, ponte levatoio e fossato difensivo.

Nel corso del XVI secolo, con il progressivo mutare delle esigenze politiche e abitative, la Rocca fu trasformata in residenza signorile dalle famiglie bolognesi Campeggi e Malvezzi, a lungo protagoniste delle vicende feudali del territorio. Fu proprio la famiglia Malvezzi-Campeggi, divenuta proprietaria per via ereditaria, a completare nel 1594 la riconversione del complesso in palazzo nobiliare. I loro discendenti vi abitarono fino al 1960, anno in cui, con la morte dell’ultimo erede, l’edificio fu acquisito dal Comune di Dozza.

Oggi la Rocca è una casa-museo visitabile – gestita dalla Fondazione Dozza Città d’Arte – e rappresenta un percorso immersivo nella storia del maniero e delle famiglie che lo abitarono. Attraverso un itinerario che si snoda tra saloni, camere da letto, ambienti di rappresentanza e spazi di servizio, il visitatore attraversa epoche diverse – dal Medioevo al Rinascimento fino al Settecento – cogliendo l’evoluzione degli stili di vita e del gusto aristocratico.

Particolarmente significativa è la cucina cinquecentesca, dove il grande focolare e la ricca dotazione di utensili restituiscono con efficacia la dimensione quotidiana della vita domestica.

L’itinerario museale è articolato in percorsi distinti, identificati da differenti colori, che accompagnano il visitatore attraverso le varie fasi storiche del complesso. In alternativa, la visita autonoma è supportata da un ampio apparato di pannelli informativi, che documentano in modo puntuale le vicende architettoniche e familiari legate alla Rocca.

Accanto agli ambienti nobiliari, trovano spazio anche le aree più austere, come le antiche prigioni, dove sono ancora visibili – protette da superfici vetrate – le incisioni lasciate dai detenuti nei secoli passati.

Il complesso ospita inoltre il Centro Studi e Documentazione del Muro Dipinto, mentre nei sotterranei è collocata l’Enoteca Regionale dell’Emilia-Romagna, che consente di approfondire la tradizione vitivinicola del territorio attraverso degustazioni autogestite e l’acquisto di prodotti locali.

A completare il percorso, la salita al Mastio Maggiore consente di godere di una vista estesa sul paesaggio circostante: nelle giornate limpide, lo sguardo si apre dall’arco alpino fino al Mare Adriatico.

Negli ultimi anni, la Rocca ha inoltre saputo integrare la dimensione storica con quella contemporanea e immaginifica. Al suo interno si inserisce la presenza scenografica di Fyrstan, il drago installato stabilmente nella Rocca e divenuto simbolo della Biennale di illustrazione fantasy Fantastika”. Collocato nel Mastio, il drago – rappresentato mentre dorme accanto al proprio tesoro – costituisce un elemento di forte impatto visivo.

Indirizzo: Piazza Rocca, 40060 Dozza (BO)
Orari:
aperto da lunedì a venerdì dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 17:00; sabato dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 18:00 e domenica dalle 10:00 alle 18:00.
Biglietto:
7,50€ / per verificare le condizioni di riduzione o gratuità, consultare il sito ufficiale.

Degustazione e paesaggio: il vino a Dozza tra cultura e territorio

Tra le motivazioni che rendono Dozza una meta di interesse non può essere trascurata la sua dimensione enologica, parte integrante dell’identità del borgo e del territorio circostante. Qui il vino è un elemento culturale e paesaggistico, strettamente intrecciato alla storia locale.

Uno dei luoghi cardine di questa tradizione è l’Enoteca Regionale dell’Emilia-Romagna, ospitata nei sotterranei della Rocca Sforzesca. All’interno delle antiche cantine, caratterizzate da soffitti a volta, sono conservate ed esposte oltre mille etichette provenienti dalle cantine dell’intera regione. Lo spazio è organizzato anche come percorso di degustazione e abbinamento gastronomico, permettendo ai visitatori di esplorare il vino emiliano-romagnolo attraverso esperienze guidate da sommelier professionisti, con assaggi al calice e percorsi tematici dedicati.

L’Enoteca svolge inoltre un ruolo attivo nella promozione del settore vitivinicolo regionale, organizzando iniziative ed eventi finalizzati alla valorizzazione dei produttori locali e delle eccellenze del territorio. Tra i vini più rappresentativi si distinguono l’Albana – bianco di tradizione storica – e il Sangiovese, rosso simbolo della Romagna.

Indirizzo: Piazza Rocca, 40060 Dozza (BO)
Orari:
aperta martedì, mercoledì, venerdì e sabato dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 18:30, domenica dalle 10:00 alle 18:30. Chiuso lunedì e giovedì.
Biglietto: per verificare la disponibilità e i costi delle degustazioni e delle esperienze proposte, consultare il sito ufficiale.

Dozza offre anche la possibilità di esplorare il territorio attraverso percorsi a piedi che uniscono paesaggio, cultura e natura. Il più noto è proprio il Sentiero del Vino, un itinerario di circa 6,5 chilometri che attraversa vigneti, aziende agricole e cantine, creando una lettura diretta del paesaggio collinare e delle sue produzioni. Lungo il percorso, quattro aziende vitivinicole propongono visite e degustazioni, trasformando l’escursione in un’esperienza immersiva nella natura e nella tradizione.

Via panoramica di Sant’Anastasia: il belvedere naturale di Dozza

Tra gli elementi che completano l’esperienza di visita a Dozza Imolese, c’è la via panoramica di Sant’Anastasia, conosciuta anche come Passeggiata degli Artisti.

Si tratta di un percorso ad anello che si sviluppa attorno al centro abitato e che consente di osservare il borgo da una prospettiva privilegiata, in dialogo diretto con il paesaggio circostante. La camminata è un vero e proprio affaccio naturale sulle colline dell’Appennino.

Dozza sorge infatti su un sistema collinare che domina la Valsellustra, valle modellata dal corso del torrente Sellustra, da cui prende il nome. È un contesto geografico che alterna dolci pendii agricoli e aperture visuali ampie, in cui il borgo si inserisce perfettamente integrato nel paesaggio.

Tra le sale della Rocca Sforzesca di Dozza | © Serena Annese
Il drago Fyrstan nel Mastio della Rocca Sforzesca di Dozza | © Serena Annese
Incisioni nelle prigioni della Rocca Sforzesca di Dozza | © Serena Annese

Cosa mangiare a Dozza: tradizione gastronomica e cultura del vino

La dimensione enogastronomica rappresenta un elemento fondamentale dell’identità di Dozza. Il borgo ospita l’Enoteca Regionale dell’Emilia-Romagna, all’interno della Rocca Sforzesca, dove sono esposte centinaia di etichette provenienti dall’intero territorio regionale. Fondata nel 1970 e riconosciuta ufficialmente dalla Regione nel 1978, l’Enoteca riunisce oltre duecento produttori di vino, aceto balsamico e distillati, oltre a enti pubblici e consorzi di tutela.

Tra i prodotti tipici ci sono i vini Albana DOCG e Sangiovese DOC, simboli della tradizione locale. Accanto al vino, protagonista assoluta è la sfoglia fatta a mano dalle arzdore, le custodi della tradizione culinaria, da cui nascono paste fresche come tagliatelle, tortellini, tortelli, cappelletti, garganelli e maltagliati.

Tra i secondi piatti si distinguono il castrato di Romagna e i ciccioli, mentre immancabile è la piadina, da gustare con salumi e formaggi tipici come lo squacquerone.

Dozza è inoltre inserita nella Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli d’Imola, un itinerario che valorizza il patrimonio enologico e gastronomico del territorio.

Quando visitare Dozza: calendario, tradizioni ed eventi

Se il periodo compreso tra maggio e settembre rappresenta la stagione più vivace – ideale per abbinare la scoperta del paese alla partecipazione agli eventi principali – anche i mesi meno frequentati offrono occasioni di visita altrettanto suggestive.

Tra le ricorrenze più radicate ci sono le Feste del Patrono, che si svolgono in prossimità della Pentecoste, dal sabato precedente a quello successivo. In questa settimana il borgo ospita una serie di iniziative che coinvolgono l’intera comunità: processioni lungo le vie, concerti del Corpo Bandistico Folcloristico Dozzese – istituzione centenaria fondata nel 1925 – mostre sacre nei locali parrocchiali e concorsi fotografici.

La Parrocchia dell’Assunzione di Maria Vergine organizza inoltre, durante l’anno, diverse rappresentazioni religiose. Tra queste, particolarmente suggestiva è la rievocazione dell’Epifania: nel pomeriggio, una processione in costume attraversa il paese ripercorrendo simbolicamente il cammino dei Re Magi verso la grotta di Betlemme, allestita in piazza Zotti con una rappresentazione vivente della Natività.

Accanto alle celebrazioni religiose, Dozza si distingue per un fitto calendario di eventi culturali ed enogastronomici. Tra i più rilevanti si segnalano la Biennale del Muro Dipinto -dedicata alla realizzazione di opere sui muri del centro storico – e Fantastika, biennale di arte e illustrazione fantasy. 

Le principali manifestazioni enogastronomiche del borgo sono “Vino in Festa”, in primavera – dedicata in particolare all’Albana di Dozza e la “Festa delle Arzdore”, nata nel 1991, che si svolge tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno. Quest’ultima dura tre giorni ed è interamente dedicata alla cucina tradizionale romagnola, il cui ricavato viene devoluto a iniziative benefiche.

Come arrivare a Dozza: collegamenti e accessibilità

In auto: raggiungere Dozza è relativamente semplice, soprattutto per chi viaggia in auto, che rappresenta la soluzione più pratica per visitare il borgo. Da Bologna, il percorso più diretto prevede l’immissione sull’autostrada A14 in direzione Rimini, con uscita a Castel San Pietro Terme. Da qui si prosegue lungo la SP19 e successivamente sulla SS9 (Via Emilia), sempre in direzione Rimini, fino alla frazione di Toscanella; infine, la SP30 conduce direttamente al centro storico. Il borgo dista circa quaranta minuti da Bologna – circa 36 chilometri – e una volta arrivati, il centro storico è facilmente accessibile a piedi.

Sul fronte dei parcheggi, sono disponibili diverse soluzioni. Il principale punto di sosta si trova in Piazza Fontana e in Via Monte del Re, ai piedi della Rocca Sforzesca: un ampio parcheggio adatto anche ai camper, dove è consentita la sosta notturna gratuita. Da qui, una breve scalinata conduce direttamente all’ingresso del borgo.

Ulteriori aree di parcheggio sono situate in Via Calanco – dove è presente uno spazio gratuito nei pressi della scuola elementare – e sul versante opposto del paese, tra Viale Monte del Re e Piazza Rocca. In alcuni periodi dell’anno, come nei mesi meno affollati, è possibile trovare posto anche nelle immediate vicinanze dell’ingresso al centro storico, ad esempio in Piazza Andrea Costa.

In treno: Dozza non dispone di una propria stazione. Le fermate più vicine sono quelle di Imola e Castel San Pietro Terme; da qui è necessario proseguire con i mezzi pubblici. In particolare, dalla stazione è possibile utilizzare gli autobus del servizio TPER: la linea 101 fino a Toscanella per poi prendere la linea 147 per raggiungere Dozza.

Conoscevate già Dozza? L’avete già visitata o lo farete presto? Fatemelo sapere qui nei commenti, oppure sulla mia pagina Instagram!

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