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La mostra personale di Adrian Tranquilli al Museo di Roma esplora l'icona emblematica di Joker e la crisi delle strutture contemporanee attraverso installazioni immersive e simboliche.

Dall’11 aprile al 24 maggio 2026, gli spazi al piano terra del Museo di Roma a Palazzo Braschi accolgono It’s Happening Again, mostra personale di Adrian Tranquilli. La mostra si presenta come un’esperienza che coinvolge profondamente lo sguardo e il pensiero, portando chi osserva in una condizione sospesa tra memoria storica e immaginario collettivo, leggerezza del gioco e tensione tragica.

Promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura e dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, organizzata da Studio Stefania Miscetti con i servizi museali di Zètema Progetto Cultura, la mostra è accompagnata da un testo critico di Benedetta Casini.

Adrian Tranquilli: una ricerca trentennale tra arte, cinema e antropologia

Nato a Melbourne nel 1966 e attivo da anni a Roma, Adrian Tranquilli sviluppa una ricerca coerente e stratificata che attraversa arte visiva, musica, letteratura e antropologia culturale. Il suo linguaggio, essenziale e carico di tensione simbolica, si nutre di riferimenti molteplici, che spaziano dal cinema d’autore alla cultura popolare, senza mai ridursi a mera citazione.

Come osserva Benedetta Casini nel suo testo critico, quella di Tranquilli è un’arte colta, nemica dell’immediatezza e dell’appiattimento linguistico, che dall’universo della pop-art eredita non tanto l’estetica quanto la capacità di costruire un linguaggio condiviso, capace di attivare archetipi profondi della memoria collettiva.

Il suo percorso espositivo si articola attraverso una serie di interventi personali che ne scandiscono con continuità la ricerca: An Unguarded Moment all’Auditorium Parco della Musica di Roma (2021); Days of a Future Past al MANN-Museo Archeologico Nazionale di Napoli (2016); Welcome to the Fall al MART di Rovereto (2014); All is violent, all is bright al MACRO di Roma (2011); Don’t Forget the Joker a Palazzo Reale di Milano (2010); These Imaginary Boys presso Parkhouse a Düsseldorf (2004); Know Yourself al MACRO di Roma (2003); Believe al Palazzo Esposizioni di Roma (2001).

Adrian Tranquilli, Endsong, 2025. Carta e legno, 300x122x30 cm | © Riproduzione riservata 
Part. Adrian Tranquilli, It’s Happening Again, 2026 (Installation view) Museo di Roma, Palazzo Braschi | © Riproduzione riservata 
Adrian Tranquilli, My Little White Book, 2026. Carta e legno, 160x160x13cm | © Riproduzione riservata 

Parallelamente, la sua presenza in contesti collettivi istituzionali traccia una geografia ampia, che attraversa ambiti museali e piattaforme internazionali: dalla GNAMC di Roma (1999, 2005, 2023) al Castello di Rivoli (2021), dal MAXXI di Roma (2018) al Georgian National Museum di Tbilisi (2018); dallo SPSI-Shanghai Oil Painting & Sculpture Institute Art Museum (2015) a LAUBA di Zagabria (2015); dal CoCA di Toruń (2014) alla Maison d’Ailleurs di Yverdon-les-Bains (2014), fino a La Maison Rouge-Fondation Antoine de Galbert di Parigi (2009), la Sala de Exposiciones Alcalá 31 di Madrid (2008), la Botkyrka Konsthall di Stoccolma (2007), la Kunsthalle di Vienna (2006), il Palazzo delle Papesse di Siena (2003), IASPIS a Stoccolma (2002), il Dalí Museum di St. Petersburg, Florida (2001), il PAC di Milano (2000), la Bienal de La Habana (2000) e il MAK di Vienna (1999).

Il progetto espositivo: tre installazioni e Joker come icona della crisi contemporanea

Il fulcro della mostra è costituito da tre installazioni inedite: My Little White Book (2026), Endsong (2025) e In Excelsis 6 (2024). Nelle opere qui presentate, Adrian Tranquilli attiva una tensione strutturale tra la fragilità dei materiali e la monumentalità delle forme, inscrivendo il lavoro in una dialettica irrisolta tra precarietà e aspirazione alla durata.

Le carte da gioco – elemento ricorrente nella sua produzione – assolvono una duplice funzione, insieme costruttiva e simbolica: elementi per loro natura instabili che, aggregandosi, danno luogo a configurazioni apparentemente solide. In questo scarto si colloca il nucleo critico dell’opera, che riflette sulla natura sempre provvisoria e instabile delle costruzioni storiche e politiche.

Protagonista di questo nuovo capitolo è Joker, assunto non tanto come semplice icona pop quanto come paradigma dell’antieroe contemporaneo. Tranquilli lo utilizza come dispositivo iconografico e concettuale per interrogare l’immaginario contemporaneo, capace di incrinare dall’interno i modelli canonici dell’eroismo. 

Figura liminale e mutevole, il Joker incarna la possibilità di una deviazione dalle regole: come il giullare medievale, agisce in uno spazio di ambiguità in cui l’eccezione diventa norma, disgregando le strutture morali e simboliche su cui si fonda la società.

In Endsong, struttura totemica di tre metri composta da una fitta tessitura di carte nere, il Joker si declina in una molteplicità di varianti iconografiche che attraversano epoche diverse, dal Medioevo alla contemporaneità. L’opera si configura come un monolite instabile, un’architettura della crisi che convoca, per via allusiva, tanto l’immaginario cinematografico quanto quello archetipico. Vi si riconosce una chiara risonanza dell’universo visivo di Stanley Kubrick – in particolare del monolite di 2001: Odissea nello spazio – insieme alle atmosfere perturbanti che attraversano il cinema di David Lynch.

A questa verticalità oscillante si contrappone My Little White Book, grande libro a parete che si offre allo sguardo in una apparente neutralità, salvo rivelare una tensione interna che ne compromette l’equilibrio. La superficie, solo in apparenza intatta, sembra sul punto di cedere, lasciando emergere una narrazione latente, trattenuta e insieme pronta a manifestarsi in forma perturbante.

Il libro introduce un ulteriore cortocircuito: oggetto associato all’infanzia e all’innocenza, si trasforma in dispositivo inquieto, in cui la proliferazione del Joker destabilizza ogni possibilità di ordine all’interno di sistemi apparentemente stabili.

L’allestimento costruisce una vera e propria esperienza ambientale. Il paesaggio sonoro – costruito a partire dalla registrazione di un flusso continuo d’acqua e di un carillon inceppato – introduce una dimensione di sospensione che amplifica il senso di straniamento dello spettatore

Il percorso assume così una scansione quasi teatrale: sulla destra, uno spazio in ombra dominato da Endsong; sulla sinistra, un corridoio che conduce a In Excelsis 6, scultura monumentale in cui una figura assimilabile a Batman è colta in una postura derivata dalla pratica yoga, con le mani nel gesto del coraggio; infine, uno spazio luminoso accoglie My Little White Book, chiudendo la sequenza con un’immagine destabilizzante e di forte intensità visiva.

La figura di Batman, priva di poteri sovrumani e operante nell’ombra, assume qui il ruolo di mediatore simbolico: un tramite che invita lo spettatore ad attraversare senza timore un sistema di segni complesso, quasi esoterico.

L’intero progetto si dispone come un dispositivo teatrale: intesa come facoltà di mettere in relazione elementi eterogenei – immagini, simboli e tensioni emotive – all’interno di un campo unitario. La mostra si configura così come uno spazio in cui lo spettatore è chiamato a una partecipazione attiva, oscillando tra fascinazione e inquietudine.

Part. Adrian Tranquilli, My Little White Book, 2026. Carta e legno, 160x160x13cm | © Riproduzione riservata 
Adrian Tranquilli, It’s Happening Again, 2026 (Installation view) Museo di Roma, Palazzo Braschi | © Riproduzione riservata 
Part. Adrian Tranquilli, Endsong, 2025. Carta e legno, 300x122x30 cm | © Riproduzione riservata 

La componente ludica, evocata tanto dalle carte da gioco quanto dalle figure derivate dalla cultura pop, subisce un progressivo slittamento verso una dimensione tragica. I “castelli di carte” si impongono come metafora della fragilità delle strutture del potere e della storia, in continuità con precedenti esiti della ricerca dell’artista, dove tale riflessione emergeva già con evidenza.

It’s Happening Again segna dunque un ulteriore sviluppo nel lavoro di Adrian Tranquilli, confermandone la capacità di attraversare il presente con lucidità analitica e tensione critica. Attraverso un linguaggio essenziale e densamente simbolico, l’artista costruisce un’esperienza che coinvolge tanto la sfera razionale quanto quella emotiva.

La mostra si impone, in definitiva, come un esercizio critico sulla’immagine: un invito a smontare e interrogare le immagini che strutturano l’immaginario contemporaneo e le impalcature – inevitabilmente precarie – su cui esso si fonda. In questo spazio sospeso tra gioco e dramma, ciò che affiora è forse la persistenza del già accaduto, il suo continuo riproporsi sotto nuove forme.

Andrete a vedere la mostra Adrian Tranquilli. It’s Happening Again al Museo di Roma – Palazzo Braschi? Fatemelo sapere qui nei commenti, oppure sulla mia pagina Instagram!

Informazioni utili per la mostra

Adrian Tranquilli. It’s Happening Again
Organizzato dallo Studio Stefania Miscetti
Dall’11 aprile al 24 maggio 2026
Museo di Roma - Palazzo Braschi
Piazza San Pantaleo 10 - Piazza Navona 2, Roma (RM)
Orari: dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 19.00. Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura. Chiuso il lunedì e il 1° maggio.
Biglietto: ingresso gratuito.
Sito web

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