
La mostra curata da Alex Da Corte trasforma la Collezione del MAXXI in un’esperienza immersiva che unisce arte, architettura e fotografia.
Con The Large Glass, progetto espositivo curato dall’artista americano Alex Da Corte, il MAXXI di Roma inaugura una nuova modalità di rilettura delle proprie collezioni, affidando a uno sguardo autoriale il compito di ridefinire relazioni, tensioni e traiettorie tra opere, artisti e architetture.
A partire dallo scorso 13 dicembre, la Galleria 4 del MAXXI si è trasformata così in un ambiente percorribile in cui linguaggi differenti – pittura, installazione, fotografia, video e architettura – confluiscono in un’unica narrazione sul mutamento, sulla fragilità della percezione e sulla materia instabile dell’esistenza contemporanea.
Il titolo della mostra richiama inevitabilmente Marcel Duchamp, ma Da Corte ne trasforma il riferimento storico in un omaggio poetico. The Large Glass è un’esperienza che mette in crisi il concetto tradizionale di collezione e restituisce al museo la funzione di spazio vivo, aperto alla contaminazione e all’immaginazione critica.
Indice
The Large Glass: una nuova visione della Collezione MAXXI
La mostra nasce dal desiderio del MAXXI di coinvolgere artisti e intellettuali internazionali nella reinterpretazione del patrimonio permanente del museo. In questa prospettiva, Alex Da Corte costruisce un progetto che supera la logica cronologica e disciplinare per privilegiare una struttura fluida, quasi organica, in cui le opere dialogano attraverso analogie visive, tensioni simboliche e affinità emotive.
Il percorso espositivo si sviluppa come un racconto corale in cui grandi maestri dell’arte contemporanea convivono con autori più giovani, senza gerarchie né separazioni. L’obiettivo non è illustrare una storia dell’arte lineare, ma attivare una rete di relazioni in continuo movimento, capace di riflettere sul presente attraverso il linguaggio mutevole delle immagini.
La mostra insiste sui processi di alterazione e trasformazione: ogni opera sembra attraversata da una tensione verso il cambiamento, come se materia, memoria e identità fossero costantemente esposte a una lenta metamorfosi. In questo senso, The Large Glass diventa una riflessione sulla contemporaneità come stato liquido, instabile e continuamente ridefinito.
L’intero progetto prende avvio da Modena di Luigi Ghirri, fotografia enigmatica che Da Corte assume come nucleo simbolico della mostra. L’immagine ritrae il volto di una donna intrappolato sotto una superficie ambigua – vetro, acqua, smalto e riflesso – generando una sensazione di distanza e prossimità simultanee.
In quella figura apparentemente immobile si condensa il tema centrale dell’esposizione: l’esistenza di una membrana invisibile che separa gli individui dal mondo e, allo stesso tempo, li tiene inevitabilmente connessi. La fotografia di Ghirri diventa così una metafora della vulnerabilità contemporanea e della sottile distanza che definisce ogni relazione umana.



Da questa intuizione prende forma una mostra dominata dagli archetipi naturali – acqua, vento, fuoco e terra – elementi che non assumono una funzione decorativa o simbolista, ma diventano forze primarie. Così, l’allestimento concepito da Da Corte si sviluppa come una lenta immersione nei processi organici della natura e della materia. Le curve fluide dell’architettura di Zaha Hadid, che caratterizzano il MAXXI, diventano parte integrante della narrazione.
Le opere selezionate insistono sulla crescita, sulla decadenza, sulla trasformazione e sull’ibridazione tra naturale e artificiale. L’esperienza culmina in quella che Da Corte definisce l’età del vetro: una dimensione trasparente, fragile e immateriale in cui l’essere umano sembra destinato a esistere senza lasciare traccia.
Le opere in mostra: un atlante poetico del contemporaneo
Tra le presenze più significative della mostra troviamo The Globe di Atelier Van Lieshout, grande rappresentazione del pianeta terrestre che mette in discussione il concetto stesso di confine geopolitico. Di fronte a essa, Mappa di Alighiero Boetti restituisce una visione opposta ma complementare del mondo: il planisfero ricamato dalle donne afghane trasforma la geografia politica in un dispositivo poetico e concettuale. La celebre iscrizione “Mettere al mondo il mondo”, presente lungo il bordo della tela, sintetizza perfettamente il senso del suo lavoro: l’arte come possibilità di ridefinire la realtà attraverso sistemi simbolici.
In Mixing Parfums di Massimo Bartolini il visitatore attraversa invece una porta girevole luminosa che connette due ambienti caratterizzati da differenti fragranze – gelsomino e terra – producendo una contaminazione sensoriale che trasforma lo spazio in esperienza fisica. Bartolini lavora sulla percezione e sullo spaesamento, costruendo ambienti minimi in cui il passaggio da un luogo all’altro diventa quasi una metafora della memoria e della migrazione.
L’universo intimo e spirituale di Marisa Merz emerge nella delicatezza di Senza titolo, opera in cui rame, argilla e carta costruiscono un fragile sistema di relazioni. Le figure angeliche riflesse sulla superficie metallica generano uno spazio di contemplazione.
Con Quadro di fili elettrici, Michelangelo Pistoletto mette radicalmente in crisi il concetto tradizionale di quadro. La luce non è più rappresentata, ma è reale; il dispositivo artistico si trasforma in presenza concreta, in un oggetto che dissolve il confine tra arte e quotidianità secondo la lezione dell’Arte Povera.
Una delle sezioni più intense della mostra è quella dedicata alla dimensione politica e sociale dell’immagine contemporanea. In For the Benefit of All the Races of Mankind, Kara Walker affronta la memoria traumatica del razzismo americano attraverso la tecnica delle silhouette animate. Dietro l’eleganza visiva dell’opera si nasconde un teatro crudele fatto di violenza, sopraffazione e controllo.
Ugualmente perturbante è Fire Tires di Gal Weinstein, grande installazione composta da pneumatici incendiati dai quali si innalzano dense colonne di fumo. L’opera richiama il petrolio, la combustione e la devastazione ambientale, ma soprattutto suggerisce una mutazione tossica della materia stessa. Lo spettatore percepisce quasi fisicamente il calore e il fetore evocati dall’installazione, come se la trasformazione chimica coinvolgesse direttamente il corpo.
Da Corte utilizza queste opere per riflettere su un presente segnato da tensioni ambientali, conflitti identitari e trasformazioni irreversibili, senza però cedere a una lettura illustrativa o didascalica.
Il percorso si espande anche verso l’architettura e la fotografia contemporanea. Il Bivacco Fanton dello studio DEMOGO raffigura un volume collocato nel paesaggio delle Marmarole che trasforma l’atto dell’abitare in esperienza percettiva e limite provvisorio tra uomo e ambiente.



Accanto a esso, The Lantern dello studio AWP riflette sull’evoluzione dello spazio urbano e sull’idea di architettura come struttura in continua metamorfosi. Le visioni di Luigi Pellegrin amplificano ulteriormente questa dimensione utopica e instabile.
La fotografia contemporanea completa il percorso con gli scatti di Stefano Cerio e Rachele Maistrello, autori che indagano forme fragili, apparizioni temporanee e paesaggi tra documento e immaginazione.
La presidentessa Emanuela Bruni ha sottolineato come il progetto ribadisca la vocazione del museo a essere un luogo di dialogo e ridefinizione continua del patrimonio artistico. Francesco Stocchi, Direttore Artistico della Fondazione MAXXI, ha evidenziato invece il carattere ibrido dell’iniziativa: una forma espositiva che supera la distinzione tra mostra temporanea e riallestimento museale, coinvolgendo direttamente gli artisti nella costruzione critica del percorso.
Le parole di Alex Da Corte sintetizzano, infine, la natura profondamente poetica del progetto: “Stiamo galleggiando in acqua alla ricerca di un’isola, un posto da chiamare casa. Incontriamo il confine e lo attraversiamo”.
Avete già visto la mostra The Large Glass al MAXXI di Roma o lo farete presto? Fatemelo sapere qui nei commenti, oppure sulla mia pagina Instagram!
Informazioni utili per la visita
The Large Glass
A cura di Alex Da Corte
Dal 19 maggio al 21 giugno 2026
MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo
Via Guido Reni 4 A, Roma
Orari: da martedì a domenica dalle 11:00 alle 19:00 (la biglietteria chiude un’ora prima). Chiuso il lunedì.
Biglietti: solo mostra 14€ / mostra + biglietto intero del Museo 20€ / mostra + biglietto ridotto del Museo 17€
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