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Kernavė in Lituania: cosa vedere nel sito UNESCO tra archeologia e leggende nelle colline sul fiume Neris.

Nella zona sud-orientale della Lituania, dove il fiume Neris disegna ampie curve tra boschi e vallate, si sviluppa uno dei paesaggi archeologici più affascinanti del Baltico: Kernavė. Inserito nella lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO nel 2004, questo territorio di appena 194 ettari racchiude una stratificazione culturale che copre oltre undicimila anni di presenza umana, a partire dal tardo Paleolitico.

Il sito si sviluppa nella valle di Pajauta, in prossimità di un’ansa del Neris, dove il terreno si solleva leggermente sulla riva destra del fiume. È qui che emergono i celebri piliakalnis, le colline fortificate che dominano il paesaggio. La posizione di Kernavė è strategica: dista circa 21 chilometri da Širvintos e poco più di 35 chilometri da Vilnius, risultando facilmente accessibile lungo le principali arterie che collegano la capitale a Kaunas e Panevėžys. Sul lato meridionale, Kernavė confina con una riserva naturale che contribuisce a preservarne l’atmosfera incontaminata, rafforzando il legame tra patrimonio culturale e ambiente.

Cenni storici su Kernavė: dal Paleolitico a capitale del Granducato di Lituania

I primi gruppi umani, cacciatori del Paleolitico superiore, si muovevano in quest’area seguendo le mandrie di renne, lasciando dietro di sé tracce discrete ma eloquenti: punte di freccia in selce appartenenti alla cultura swideriana, rinvenute nella valle di Pajauta, testimoniano soste temporanee in un ambiente allora estremo e ostile.

Con il progressivo riscaldamento climatico del Mesolitico, la tundra lasciò spazio a fitte foreste di conifere e latifoglie, ricche di fauna e attraversate da corsi d’acqua. In questo nuovo scenario, le comunità iniziarono lentamente ad abbandonare il nomadismo, stabilendosi in modo sempre più stabile. Fu durante il Neolitico, tra il V e il III millennio a.C., che l’addomesticamento di piante e animali trasformò definitivamente il rapporto con il territorio: gli accampamenti si convertirono in insediamenti permanenti e parallelamente mutò anche la visione del mondo, con il graduale passaggio da culti legati alla natura a forme di religiosità antropomorfa. In quegli stessi secoli giunsero gli Indoeuropei, antenati delle popolazioni baltiche, contribuendo a plasmare l’identità culturale della regione.

L’età del ferro segnò una nuova svolta; questo perché la diffusione della metallurgia, inizialmente del bronzo e poi del ferro, portò a un sensibile miglioramento delle condizioni di vita, favorendo crescita demografica e sviluppo economico. Nella valle del Neris fiorì la cultura della ceramica spazzolata, considerata alla base delle future tribù baltiche orientali.

Fu un periodo di profonde trasformazioni etnoculturali: nel III secolo emerse la cultura dei tumuli della Lituania orientale, diretta antenata del popolo lituano. Le tensioni legate alla Grande Migrazione, culminata nel V secolo, lasciarono segni tangibili anche qui, tra cui tracce di attacchi attribuiti agli Unni, evidenziati da punte di freccia e resti di fortificazioni incendiate.

La chiesa di Kernavė | © Serena Annese
Sito archeologico di Kernavė | © Serena Annese
La chiesa di Kernavė | © Serena Annese

Con il passare dei secoli, Kernavė si affermò come uno dei principali centri tribali della regione, destinato a svolgere un ruolo decisivo nella formazione dello stato lituano. Le fonti storiche ne registrano il nome per la prima volta nel 1279, nelle cronache livoniane, in relazione a una spedizione militare dell’Ordine Teutonico contro le terre governate dal duca Traidenis. In quell’epoca, sotto il suo dominio, Kernavė era già una capitale di rilievo, fulcro politico ed economico del nascente Granducato di Lituania, seconda solo a Vilnius per importanza e solidità delle difese.

Il suo assetto urbano rifletteva una complessa organizzazione: sulla collina fortificata di Aukuras sorgeva la residenza ducale, protetta da un sistema articolato di cinque fortificazioni collinari. Ai piedi di queste alture, nella valle di Pajauta e lungo la terrazza del Neris, si estendeva un vivace insediamento di artigiani e mercanti, abitato da comunità eterogenee per origine e credo religioso. Gli scavi archeologici restituiscono l’immagine di una città dinamica, segnata da attività belliche, produzioni artigianali e intensi scambi commerciali, oltre che da un momento cruciale nella storia lituana: il passaggio dalla tradizione pagana alla cristianizzazione.

Nel XIV secolo con il trasferimento della capitale prima a Trakai e poi definitivamente a Vilnius sotto il duca Gediminas, Kernavė perse progressivamente centralità. Furono però le incursioni dell’Ordine Teutonico a segnarne il destino. Nel 1390, durante un attacco decisivo, i difensori diedero alle fiamme le strutture lignee prima di ritirarsi, mentre la popolazione abbandonava la valle.

Da quel momento, la città non fu più ricostruita. I suoi abitanti si rifugiarono sulle alture circostanti e, con il passare del tempo, i sedimenti alluvionali del Neris ricoprirono ciò che restava dell’antico centro medievale. Questo lento processo di sepoltura, se da un lato cancellò Kernavė dalla memoria viva, dall’altro ne preservò straordinariamente i resti, tanto che gli archeologi arrivarono a definirla la “Troia della Lituania”.

L’interesse per il sito riemerse nel XIX secolo, alimentato anche dalla sensibilità romantica dello scrittore Feliks Bernatowicz, che nel 1826 evocò Kernavė nel suo romanzo Pojata, córka Lizdejki. Dal quel momento, le colline fortificate sono diventate oggetto di indagini e scavi, inizialmente grazie ai fratelli Tyszkiewicz e successivamente con studiosi come Władysław Syrokomla.

Il riconoscimento istituzionale arrivò nel 2003 con la creazione della riserva culturale statale, suggellando definitivamente il valore di Kernavė come archivio vivente della storia lituana.

Cosa vedere a Kernavė: attrazioni principali del sito archeologico

La chiesa di Kernavė e il complesso religioso storico

Accanto all’attuale chiesa di Kernavė, sorgeva un edificio sacro precedente, le cui fondamenta – risalenti al 1739 – sono state riportate alla luce dagli scavi archeologici. Quella chiesa, interamente in legno, non fu edificata esattamente in questo luogo, ma fu trasferita da Krivonys nel 1935. Poco distante, un monumento in cemento sormontato da una croce, eretto nel 1930, ricorda il cinquecentesimo anniversario della morte di Vitoldo e la chiesa che lo stesso sovrano fece edificare qui nel 1420.

Questo spazio sacro fu anche luogo di sepoltura: tra il XV e il XIX secolo, gli abitanti di Kernavė furono tumulati nel terreno attorno all’antica chiesa. Nei dintorni si trovano due cappelle che raccontano, ciascuna a modo suo, una diversa fase della storia locale. La prima, in legno, rappresenta un raro esempio di architettura vernacolare: si ritiene che risalga alla fine del XIII secolo e che fosse originariamente situata su terreni appartenenti a Kernavelė, prima di essere trasferita accanto alla chiesa. Nel corso dei secoli ha conosciuto usi diversi – persino quello di magazzino alla fine dell’Ottocento – fino al progressivo abbandono dopo la costruzione del nuovo edificio religioso nel 1920. Solo nel 1959 iniziarono i lavori di recupero, proseguiti poi tra il 1993 e il 1994, restituendo dignità a una struttura che oggi appartiene alla parrocchia locale e che per un periodo ha ospitato anche una mostra di sculture lignee.

Di tutt’altro aspetto è la cappella in mattoni del XIX secolo, costruita tra il 1851 e il 1856 per volontà del proprietario terriero Stanisław Romer. Pensata come mausoleo familiare, si distingue per uno stile classicista reinterpretato in forme insolite: la pianta ottagonale, infatti, rompe con i canoni più rigorosi di questa corrente. All’interno, un’apertura nel pavimento conduce alla cripta, dove le bare venivano murate in nicchie lungo le pareti. L’ambiente conserva ancora un altare in pietra, panche scure e targhe commemorative decorate con lo stemma e i nomi dei membri della famiglia Riomeriai. Dopo un lungo periodo di abbandono seguito alla Prima Guerra Mondiale, la cappella fu restaurata, mantenendo il suo legame con la parrocchia di Kernavė.

Fiume Neris | © Serena Annese
Sito archeologico di Kernavė | © Serena Annese
Sito archeologico di Kernavė | © Serena Annese

L’attuale chiesa, costruita tra il 1910 e il 1920, si distingue invece per una marcata impronta neogotica, che introduce un linguaggio più recente pur con dei richiami alla tradizione. Negli anni Ottanta, grazie all’iniziativa del monsignore Česlovas Krivaitis, l’intero complesso fu oggetto di un importante intervento di riqualificazione: il terreno fu sistemato, furono realizzati nuovi ingressi e restaurati altari e interni. Il cortile fu arricchito con le stazioni della Via Crucis, realizzate dall’artista Jadvyga Grisiūtė, mentre due monumenti commemorativi furono eretti per celebrare, rispettivamente, il seicentesimo anniversario della cristianizzazione e il settecentesimo della prima menzione scritta di Kernavė. 

Il primo, raffigurante un cuore attraversato da una spada, allude al passaggio dal paganesimo alla cristianità; il secondo mostra un cavaliere armato sopra le porte della città, elemento centrale dello stemma locale. Poco distante si trova la tomba del sacerdote e scrittore Nikodemas Švogžlys-Milžinas, figura chiave nella valorizzazione della storia di Kernavė.

L’interno della chiesa mostra un patrimonio artistico sorprendentemente ricco. Nella navata laterale si trova un altare neobarocco dominato da un’immagine mariana, affiancata da colonne e dalle statue di San Pietro e San Paolo. Intorno, cinque sculture minori – raffiguranti Maria, due angeli e due santi – completano l’insieme, caratterizzato da dettagli policromi che imitano il marmo e decorazioni in bronzo.

Tra le opere più significative c’è il dipinto Marija Škaplierinė, datato 1816, che raffigura la Madonna con il Bambino affiancati da Dio Padre e dallo Spirito Santo, rappresentato come una colomba. Poco distante, La Sacra Famiglia, opera del XVIII secolo, propone una composizione più dinamica e asimmetrica, con la presenza di San Giuseppe sullo sfondo e angeli sospesi nella parte superiore. Completano il patrimonio artistico un piccolo altare ottocentesco, vetrate di epoche diverse e una campana in ottone del 1667, fusa a Vilnius, con un diametro di 45 centimetri.

Indirizzo: Kerniaus g. 8, Kernavė, 19172 Širvintų r. sav., Lituania

Il sito archeologico di Kernavė: un museo a cielo aperto

Proseguendo, il paesaggio diviene via via più suggestivo. Cinque colline di origine glaciale si ergono sopra la valle di Pajauta, formando un sistema difensivo naturale che un tempo ospitava fortificazioni strategiche. I loro nomi evocano miti e credenze: la collina di Lizdeika richiama la figura di un sacerdote e indovino leggendario, custode del fuoco sacro, mentre la valle stessa porta il nome di Pajauta, figura femminile associata a queste antiche narrazioni. Tra queste alture si distinguono ancora i terrapieni fortificati e i resti della città medievale, accanto alla chiesa attuale.

Nonostante le dimensioni contenute – poco più di 194 ettari – Kernavė concentra un patrimonio culturale straordinario, frutto di oltre undicimila anni di insediamenti umani, dal tardo Paleolitico fino all’epoca contemporanea. La continuità della presenza umana è uno degli elementi più sorprendenti: una storia fatta di fasi di prosperità e momenti di declino, ma mai interrotta. Qui è possibile leggere il passaggio da una società pagana a una cristiana, testimoniato da necropoli, rituali funerari e reperti archeologici che raccontano la convivenza e l’incontro tra due mondi culturali.

Questo valore eccezionale è stato riconosciuto nel 2004, quando la riserva culturale statale di Kernavė è stata inserita tra i siti Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. Il sito rappresenta una testimonianza unica dell’evoluzione degli insediamenti nella regione baltica e un esempio straordinario di sistemi difensivi precristiani, con le sue imponenti fortezze collinari. 

Il complesso comprende resti di insediamenti, tumuli, cimiteri e tracce dell’antica città, mentre poco distante si può visitare un museo archeologico, che conserva oltre quarantamila reperti, solo in parte esposti al pubblico. È sorprendente pensare che finora sia stato scavato appena il due per cento dell’intera area: sotto il terreno, gran parte della storia di Kernavė rimane ancora nascosta.

Indirizzo: Kernavė, 19172 Comune distrettuale di Širvintos, Lituania
Orario:
aperto 24 ore su 24.
Biglietto: ingresso gratuito.

Il museo archeologico di Kernavė: oltre quarantamila reperti

All’interno del perimetro di Kernavė, si può visitare anche un museo inaugurato nel 1979, concepito per custodire e raccontare una delle collezioni archeologiche più significative della Lituania. Oltre quarantamila reperti, rinvenuti nell’area circostante, compongono un archivio straordinario che documenta l’evoluzione del territorio dal tardo Paleolitico fino al XVIII secolo. Il museo è costruito come una narrazione immersiva, capace di restituire al visitatore la percezione dei cambiamenti che hanno plasmato questo paesaggio nel corso dei millenni.

Sito archeologico di Kernavė | © Serena Annese
Cicogna nel Sito Archeologico di Kernavė | © Serena Annese
Sito archeologico di Kernavė | © Serena Annese

Attraverso installazioni multimediali e schermi interattivi, la storia di Kernavė viene raccontata: si passa dalla tundra lasciata dal ritiro dei ghiacciai all’arrivo dei primi cacciatori, dalle prime comunità agricole fino alla vivacità del Medioevo. Le immagini proiettate dialogano con i reperti esposti, creando un percorso che alterna suggestione visiva e testimonianza materiale. 

Si può usufruire anche di dispositivi touch screen che permettono di esplorare i siti archeologici, seguire le fasi di uno scavo – dall’inizio dei lavori al restauro dei manufatti – e osservare documentazioni fotografiche autentiche delle ricerche condotte sul campo.

Indirizzo: Kerniaus g. 4A, Kernavė, 19172 Širvintų r. sav., Lituania
Orario:
aperto da aprile a ottobre da martedì a domenica dalle 10:00 alle 18:00, da novembre a marzo da martedì a sabato dalle 10:00 alle 16:00.
Biglietto: 6€ / per verificare le condizioni di riduzione o gratuità, consultare il sito ufficiale.

Quando visitare Kernavė: periodo migliore, eventi e rievocazioni storiche

A pochi passi dal museo, soprattutto nei primi giorni di luglio, questo passato viene ricostruito durante le Giornate dell’Archeologia Vivente. Per tre giorni, l’intera area si trasforma in un palcoscenico: arti antiche, mestieri tradizionali e musiche d’epoca. Così i festival folkloristici e le rievocazioni storiche animano durante i mesi estivi la valle, offrendo un’immersione autentica nelle tradizioni locali.

Anche il paesaggio contribuisce a rendere memorabile il viaggio a Kernavė. Tra le colline di Kernavė, non è raro alzare lo sguardo e scorgere il volo solenne delle cicogne, simbolo di prosperità e fortuna nella cultura lituana. Vederle planare sopra le antiche colline aggiunge una dimensione quasi intima al viaggio: un momento inaspettato che rende crea un ulteriore ricordo, difficile da dimenticare.

Come arrivare a Kernavė

In auto: Kernavė si trova a circa 53 chilometri da Vilnius e può essere raggiunta in auto seguendo il viale Savanorių, prendendo l’uscitaStrada 108 in direzione Trakai/Kernavė/Maišiagala/Strada 107. Proseguire, infine, poi in direzione di Ruseckų g. 

In autobus: sempre dalla stazione centrale di Vilnius (Sodų gatvė 22), partono anche degli autobus diretti (la linea 122) a Kernavė. Gli orari e le compagnie si possono consultare online. 

Conoscevate già Kernavė? Lo avete già visitato o lo farete presto? Fatemelo sapere qui nei commenti, oppure sulla mia pagina Instagram!

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