
Castello di Trakai: la fortezza rossa sul Lago Galvė
Visitare il Castello di Trakai, tra i più suggestivi d’Europa: storia, cosa vedere e consigli utili per visitare la fortezza nel cuore del Trakai Historical National Park.
Nel cuore della Lituania, a pochi chilometri da Vilnius, il paesaggio cambia improvvisamente forma: l’asfalto lascia spazio all’acqua e i boschi si aprono in un insieme di laghi. Al centro di questo paesaggio emerge una delle immagini più iconiche del Baltico: il castello di Trakai.
Adagiato su una piccolissima isola che sembra fluttuare sul Lago Galvė, il castello di Trakai emerge cromaticamente dal contesto paesaggistico in cui è inserito, con i suoi mattoni rossi in perfetto contrasto con il verde brillante del Trakai Historical National Park.
Antica capitale del Granducato di Lituania, Trakai ripercorre secoli di trasformazioni: dalle origini difensive alle residenze ducali, dalla decadenza seguita alle guerre fino ai restauri del Novecento che ne hanno restituito l’aspetto attuale. Intorno al castello si sviluppa un territorio altrettanto affascinante, segnato dalla presenza della comunità caraita, da paesaggi naturali protetti e da una tradizione gastronomica unica.
Indice
Cenni storici sul castello di Trakai: dalle origini ai recenti restauri
Le origini dell’attuale Trakai si possono individuare nella vicina Vecchia Trakai, un piccolo insediamento a pochi chilometri di distanza, citato per la prima volta nel 1337 nelle cronache di Wigand di Marburgo e nei resoconti dell’Ordine dei Crociati.
Il territorio di Trakai era un arcipelago di isole e isolotti tra i laghi Galvė, Bernardinų e Totoriškės, collegati da un articolato sistema di strade stagionali, fortificazioni e guadi.
È qui che prende forma anche una delle narrazioni fondative della Lituania: quella del granduca Gediminas che, secondo la tradizione, rimase incantato da una collina immersa nelle foreste e ordinò la costruzione di un castello, destinato a diventare uno dei fulcri politici e culturali del paese.
Fu tuttavia nel XIV secolo che Trakai assunse il suo volto più emblematico. Il granduca Kęstutis avviò la costruzione di una nuova fortezza, concepita come baluardo strategico nel cuore di un paesaggio lacustre. Nei decenni successivi, il castello non fu soltanto un presidio difensivo, ma anche una residenza di prestigio, abitata da figure centrali della storia lituana come Vytautas il Grande, la cui eredità politica e militare avrebbe segnato profondamente la regione.
Parallelamente, nella seconda metà del XIV secolo, mentre il Castello della Penisola era ancora in fase di ampliamento, prese forma un progetto ancora più ambizioso: il Castello dell’Isola, edificato su una delle maggiori isole del lago Galvė.
In una prima fase, la struttura rappresentava una soluzione intermedia tra castello fortificato e complesso conventuale, con un palazzo principesco a pianta a U affiancato da un avamposto. L’iniziativa, attribuita a Kęstutis, fu completata nella prima metà del XV secolo dal figlio Vytautas, che ne fece una roccaforte praticamente inespugnabile: il castello, infatti, non venne mai conquistato.
Con il progredire dei lavori, l’impianto architettonico cambiò radicalmente. Venne introdotto un mastio di sei piani alto oltre trenta metri, mentre una cinta muraria con contrafforti circondava l’intera isola. Lo stile predominante era gotico, arricchito da elementi romanici: ambienti voltati, finestre ornate da mattoni sagomati e, al piano nobile, una sala di rappresentanza impreziosita da vetrate colorate. Il viaggiatore fiammingo Gilbert de Lannoy descrisse il complesso come una costruzione moderna, in mattoni, ispirata ai modelli francesi, situata a breve distanza da un altro castello sul lago.



Nella fase finale, il complesso si articolò ulteriormente: un fossato separava il palazzo ducale dalla fortezza esterna, circondata da torri e casematte. Gli spazi erano organizzati con precisione funzionale: cucine nelle casematte meridionali, magazzini nei livelli inferiori occidentali, alloggi per la servitù ai piani superiori e una prigione nella torre sud-occidentale. L’insieme assunse la forma di un trapezio irregolare, pensato per massimizzare la difesa.
Alla vigilia della Battaglia di Grunwald, il castello fu ulteriormente potenziato con torri angolari progettate per la difesa laterale e dotato di artiglieria. Dopo la vittoria contro l’Ordine Teutonico, la fortezza divenne residenza ufficiale del granduca.
Nel XV secolo, Trakai visse il suo periodo di massimo splendore: mercanti, ambasciatori e ospiti illustri affollavano la città, accolti nelle sale di rappresentanza del palazzo. Tra questi, nel 1413, anche l’inviato imperiale Benedetto Makra, mentre il re polacco Jogaila vi soggiornò ripetutamente.
Il declino iniziò nel XVI secolo, quando il castello perse progressivamente la sua funzione militare e residenziale. Il colpo definitivo arrivò con l’invasione russa del 1655-1661: Trakai fu saccheggiata e incendiata e il castello lasciato in rovina.
Fu il Romanticismo ottocentesco a riaccendere l’interesse per questi luoghi. Artisti e studiosi si dedicarono alle rovine, mentre i primi interventi di conservazione, come quello dell’ingegnere B. Malevsky, segnarono l’inizio di una lunga stagione di restauri. Tra il 1929 e il 1941, sotto la direzione dell’architetto Juliusz Borowski, vennero consolidati muri e torri e avviato il recupero degli ambienti principali.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il lavoro di recupero del castello proseguì con impegno: nel 1962 il palazzo centrale fu ricostruito e nel 1987, il restauro della fortezza fu completato, restituendo al complesso l’aspetto del XV secolo.
Oggi il Castello dell’Isola ospita il Museo di Storia di Trakai, diventando uno spazio vivo, animato da mostre, concerti e festival, visitato ogni anno da migliaia di persone. Insieme al Castello della Penisola, costruito tra la metà del XIV e l’inizio del XV secolo, rappresenta uno dei più significativi esempi di architettura difensiva lituana.
Cosa vedere nel castello e il Museo di Storia di Trakai
Il primo impatto con il castello di Trakai è visivo e quasi teatrale: una massa compatta di mattoni rossi che si riflette nelle acque del lago, scandita da torri e mura che documentano perfettamente l’architettura severa del gotico baltico. Osservando con attenzione, emergono anche dettagli più antichi, tracce romaniche che addolciscono la rigidità dell’insieme. Il cortile, dalla forma triangolare, introduce a uno spazio raccolto e solenne, con il lungo ponte in legno che collega la terraferma all’ingresso principale.
Le torri, le mura possenti e i ponti levatoi conferiscono al castello un aspetto così perfetto da sembrare quasi irreale. La fortezza di Trakai è anche avvolta da leggende che aggiungono un tocco di mistero e fascino. Si narra che il castello – l’unico in Europa Orientale costruito su un’isola – sia stato commissionato dal Gran Duca Kestutis per accontentare sua moglie Birute, originaria delle coste lituane. La leggenda vuole che la dama, nostalgica del mare, abbia ispirato la costruzione di questa fortezza nel mezzo del lago Galvė, dove il riflesso dell’acqua sembra amplificare il suo richiamo al mare.
Poi c’è un’altra leggenda, più oscura. Si narra che ogni primavera il lago che circonda l’isola principale del castello in passato fosse riempito dalle teste dei nemici, un rito macabro necessario per sciogliere il ghiaccio invernale.
All’interno del castello, le sale accolgono il visitatore con teche che custodiscono porcellane finemente decorate, arredi d’epoca e manufatti di artigianato locale: ogni elemento contribuisce a ricostruire la vita quotidiana e il prestigio di un luogo che per secoli è stato un potente centro politico e culturale.
Questa dimensione museale ha una storia relativamente recente, relativa al secondo dopoguerra. Il 28 luglio 1948 nasce infatti quello che allora fu chiamato Museo di Tradizioni Locali di Trakai, istituzione concepita in un contesto sovietico e inizialmente orientata a raccontare i successi del sistema. Pochi mesi dopo, per decisione delle autorità locali, l’edificio del precedente Museo Karaim – la cui costruzione era iniziata nel 1939 – fu assegnato alla nuova istituzione. Tuttavia, il museo dovette attendere anni prima di disporre pienamente degli spazi: solo nel 1959 ottenne l’uso completo dei piani principali, mentre il seminterrato fu acquisito nel 1962.



Anche il nome cambiò più volte: nel 1962 fu brevemente Museo Storico di Trakai, poi Museo di Trakai, fino ad assumere nel 1965 la denominazione attuale di Museo di Storia di Trakai. I primi anni furono complessi. Il direttore iniziale, P. Vinevičius, rimase in carica per poco tempo, mentre il suo successore, V. Šaulys, nominato nel 1951, avviò un lavoro più strutturato: raccolta di reperti, catalogazione dei monumenti e persino le prime escursioni in barca verso il castello sull’isola. Accanto a lui operava V. Stanikūnas, destinato in seguito a dirigere il museo etnografico di Rumšiškės.
Negli anni successivi, sotto la direzione di M. Goldbergaitė e poi, dal 1954, di Natalija Kovrigina, il museo iniziò a strutturarsi in modo più solido. Fu proprio sotto la guida di Kovriginache presero avvio ricerche archeologiche ed etnografiche nel territorio di Trakai. I reperti raccolti – spesso rinvenuti casualmente durante lavori agricoli – arricchirono le collezioni. Il primo oggetto registrato, una punta di lancia scoperta nel 1933 nel villaggio di Afindzevičiai, segnò simbolicamente l’inizio dell’archivio.
Una svolta importante arrivò nel 1959, quando Irena Čekanauskaitė-Misiūnienė assunse la direzione, mantenendola per oltre trent’anni. Nel frattempo, il castello stesso tornava a vivere: nel 1961 il palazzo centrale restaurato fu affidato al museo e già nel 1962 fu inaugurata un’esposizione che ripercorreva la storia del territorio dall’antichità al Novecento. In linea con l’epoca, una parte rilevante era dedicata alla realtà sovietica, ma progressivamente lo spazio espositivo si ampliò per includere anche il Granducato di Lituania e il periodo medievale.
Nel corso dei decenni, furono istituiti nuovi dipartimenti, tra cui quello dedicato al periodo pre-sovietico e quello per le attività pubbliche, oggi evoluto nel Dipartimento delle Relazioni e dell’Educazione. Parallelamente, si ampliarono le sedi: il Museo di Kernavė entrò a far parte dell’istituzione tra il 1965 e il 1989, mentre il Castello di Medininkai fu integrato in due diverse fasi. Nel 1985, anche l’ex monastero domenicano nel Castello della Penisola fu assegnato al museo, diventando negli anni successivi sede amministrativa, deposito e centro di restauro.
Con il crollo dell’Unione Sovietica e il ritorno all’indipendenza della Lituania, il racconto museale cambiò profondamente. Le esposizioni ideologiche furono smantellate e sostituite da percorsi dedicati alla storia nazionale, alla ricostruzione del castello e a eventi simbolici come la Battaglia di Grunwald.
Oggi le collezioni contano centinaia di migliaia di reperti: pipe, sigilli, vetri, porcellane, mobili, trofei di caccia e perline. Il museo è parte di una rete internazionale e collabora con istituzioni in Polonia, Germania, Estonia e Ucraina, oltre ad aver stretto legami anche con realtà italiane.
Indirizzo: Karaimų g. 43C, Trakai, 21104 Trakų r. sav.
Orari: il castello è aperto a marzo, aprile, ottobre e novembre da martedì a domenica dalle 10:00 alle 18:00. Da maggio a settembre da lunedì a domenica dalle 10:00 alle 19:00. A dicembre e febbraio da mercoledì a domenica dalle 10:00 alle 18:00.
Biglietto: 12€ / per verificare le condizioni di riduzione o gratuità, consultare il sito ufficiale.
Cosa vedere nei dintorni del castello
Il borgo di Trakai e le case caraita
A poco più di trenta chilometri da Vilnius, Trakai appare dopo aver percorso una strada che si snoda tra laghi, foreste e paesaggi suggestivi, fino a raggiungere una manciata di case in legno dai colori vivaci.
Appena fuori dalla piccola stazione di Trakai, le indicazioni conducono immediatamente all’edificio simbolico del villaggio: il castello di mattoni rossi che emerge dalle acque del lago Galvė. Per raggiungerlo, però, conviene seguire il tragitto più lento, che costeggia il lago tra pontili e piccole spiagge.
Dopo aver visitato il castello, si può percorrere la via principale, dove ci sono le case caraita, con le loro facciate lignee dai toni pastello, che costruiscono una scenografia coerente e sorprendentemente ben conservata. È qui che si concentra la città vecchia ed è qui che si trova anche una kenessa ancora attiva, un caso rarissimo non solo in Lituania ma su scala globale.
Un tempo capitale del Granducato e residenza dei suoi sovrani, oggi Trakai conserva un’identità molto rara: quella relativa ai Caraiti, una delle minoranze più affascinanti e meno conosciute d’Europa. Questa comunità, di origine turca e religione ebraica, fu portata qui alla fine del XIV secolo dal granduca Vytautas il Grande, che li volle come guardie del castello.
Nel corso dei secoli, la loro cultura si è trasformata in un sistema complesso e originale, influenzato anche da elementi islamici, fino a diventare una delle espressioni più singolari del mosaico baltico.



La cultura dei Caraiti: il Museo etnografico caraita e la kenessa
Il Museo Etnografico Caraita offre una chiave di lettura preziosa, mentre poco distante si trova la kenessa, la casa di preghiera caraita, uno degli edifici più rari del suo genere ancora esistenti. L’accesso è discreto – regolato dal museo – ed è proprio questa dimensione raccolta a rafforzare il fascino del luogo.
Dal punto di vista linguistico ed etnico, i Caraiti appartengono al gruppo delle antiche tribù turche kipchak. La loro lingua, ancora oggi utilizzata nella vita quotidiana e nei rituali, è una delle testimonianze più vive di questa eredità. La religione si fonda su un principio rigoroso: l’interpretazione diretta dell’Antico Testamento, senza mediazioni né commentari, un approccio che definisce non solo la fede ma anche le norme morali della comunità.
La storia dei Caraiti ha inizio in Crimea, da cui furono deportati alla fine del XIV secolo, per essere insediati nel Granducato di Lituania. Qui ottennero privilegi e una forma di autogoverno, organizzandosi in una società divisa tra civili – dediti all’agricoltura, all’artigianato e al commercio – e militari. Di questo passato restano tracce anche nei simboli araldici, come la lancia e lo scudo, che evocano il loro ruolo originario.
La cultura materiale rivela un’estetica raffinata, fatta di motivi floreali e geometrici che decoravano manoscritti, tessuti e luoghi di culto. Le kenesse, tra cui quella di Trakai costruita nel XIX secolo, conservano ancora oggi questa estetica sobria ma ricercata. La struttura religiosa è guidata da figure come l’hazzan e – al vertice – dall’hakhan, guida spirituale e secolare. L’ultimo a ricoprire questo ruolo fu Seraja Khan Šapšalas, studioso e orientalista, figura centrale nella conservazione dell’identità caraita.
Una parte fondamentale di questa eredità è costituita dai manoscritti: testi giuridici, teologici e poetici, raccolti nei cosiddetti medzhuma, compendi familiari che intrecciavano preghiere e tradizioni popolari. Con il tempo, queste raccolte lasciarono spazio a pubblicazioni più strutturate, come i libri di preghiere curati tra XIX e XX secolo, strumenti essenziali per preservare lingua e rituali.
La vita quotidiana emerge invece negli oggetti: abiti, utensili e gioielli. Gli abiti tradizionali, già scomparsi nel XVIII secolo, sopravvivono oggi nei musei accanto a elementi domestici come stoviglie in metallo, tessuti e culle costruite senza l’uso di ferro, per evitare richiami simbolici alla morte. Anche il calendario religioso segue una logica propria, scandita dal ciclo lunare. Le festività includono celebrazioni come la Pasqua – dedicata alla liberazione – e la Pentecoste, arricchita da rituali domestici e preparazioni culinarie simboliche. Un tempo si celebrava anche Orach toyu, la festa del raccolto, durante la quale una corona di grano veniva portata in processione e conservata fino all’anno successivo.
I digiuni occupano un ruolo centrale, così come i riti legati alla memoria dei defunti. In queste occasioni, la comunità si riunisce nella kenessa e poi si dirige verso il cimitero caraita, dove si svolgono cerimonie sobrie e cariche di significato: nessun fuoco, solo fiori e gesti silenziosi, come il tocco della tomba con un fazzoletto al momento del congedo.
Nonostante il numero ridotto – circa 260 Caraiti in tutta la Lituania – la comunità resta attiva e strutturata, mantenendo relazioni con gruppi affini in Polonia e Crimea. Due istituzioni principali, una religiosa e una culturale, ne garantiscono la continuità.
Tra le figure chiave nelle preservazione di questa identità emerge – come detto – Seraja Šapšalas, nato in Crimea nel 1873. La sua biografia attraversa accademia, politica e religione: dopo gli studi a San Pietroburgo e un periodo in Persia come precettore reale, divenne guida dei Caraiti in Europa orientale. Fu lui a raccogliere una vasta collezione di reperti e a promuovere la creazione del museo caraita di Trakai, il cui progetto, fu avviato nel 1938, ma interrotto dalla guerra. La sua eredità sopravvive oggi nelle collezioni museali e nella memoria culturale della comunità.
Nel 2011, il Museo di Storia di Trakai gli ha reso omaggio con una targa commemorativa e dedicandogli la mostra etnografica caraita.
Indirizzo: Karaimų g. 22, Trakai, 21106 Trakų r. sav., Lituania
Orari: aperto da mercoledì a domenica dalle 10:00 alle 18:00. Chiuso lunedì e martedì.
Biglietto: 8€.
Il castello e il villaggio di Medininkai
Il castello di Medininkai si impone nella pianura lituana con quattro torri saldamente ancorate a cortine murarie spesse quasi due metri, che si innalzano fino a quindici, circondate un tempo da fossati difensivi. A dominare l’insieme è il mastio, una torre principale che sfiora i trenta metri, segno evidente di una funzione non solo militare ma anche simbolica.
La sua costruzione è generalmente collocata nella prima metà del XIV secolo, negli anni in cui il granduca Gediminas consolidava il potere del Granducato di Lituania. In quel contesto, Medininkai costituiva un tassello cruciale del sistema difensivo a protezione di Vilnius, esposta alle incursioni dei Cavalieri Teutonici e dell’Ordine Livoniano, oltre che alle minacce provenienti da oriente.



La prima menzione nelle fonti compare però soltanto nel 1387, all’interno dei resoconti di ricognizione dell’Ordine Teutonico. Pochi anni dopo, nel 1402, il castello fu oggetto di un assedio condotto dagli stessi Teutonici insieme a Švitrigaila, futuro granduca e fratello di Jogaila. Eppure, tutto lascia pensare che l’episodio non abbia prodotto devastazioni significative, probabilmente perché la struttura non era presidiata. In seguito, Vytautas il Grande continuò a frequentare Medininkai, segno che la fortezza manteneva ancora un certo rilievo.
Dopo la sua epoca, tuttavia, il destino del castello cambiò progressivamente. Tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo un incendio lo compromise gravemente, lasciandolo in uno stato di rovina da cui non si riprese mai del tutto. Passato sotto il controllo del duca Vosylius Žilinskas, il complesso fu gradualmente abbandonato. Per secoli, al suo interno sopravvisse una vita semplice: una casa in legno e alcuni edifici agricoli occupavano quello che un tempo era stato un presidio strategico. A peggiorare la situazione contribuirono eventi successivi: l’alluvione del 1655, il passaggio distruttivo delle truppe napoleoniche in ritirata nel 1812 e, più tardi, le devastazioni delle due guerre mondiali.
Fu soltanto nel XIX secolo che il castello tornò a suscitare interesse. Gli intellettuali romantici – come per il castello di Trakai – riscoprirono Medininkai, trasformandolo in scenario di racconti e suggestioni storiche. Questo rinnovato sguardo favorì i primi interventi di conservazione nel periodo tra le due guerre, anche se i lavori furono interrotti dal secondo conflitto mondiale. Nel dopoguerra, restauri e ricerche archeologiche si susseguirono a intervalli, mantenendo viva l’attenzione sul sito.
Indirizzo: Šv. Kazimiero g. 2, Medininkai, 13192 Vilniaus r. sav., Lituania
Orari: aperto da mercoledì a domenica dalle 10:00 alle 18:00. Chiuso lunedì e martedì.
Biglietto: 9€ / per verificare le condizioni di riduzione o gratuità, consultare il sito ufficiale.
Accanto al castello si sviluppa anche il villaggio di Medininkai, la cui origine sembra risalire allo stesso periodo della fortezza. Inizialmente abitato da soldati, artigiani e contadini legati alla guarnigione, l’insediamento cambiò volto dopo il battesimo della Lituania, quando vi si stabilirono monaci agostiniani. Durante il regno di Vytautas il Grande arrivarono anche comunità tatare, che con il tempo si spostarono altrove, lasciando come unica traccia alcune lapidi con iscrizioni arabe.
Nonostante il declino del castello, il villaggio mantenne una certa vitalità grazie alla sua posizione lungo una via commerciale diretta ad Ašmena. Tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo, la presenza di due taverne testimonia un’attività economica legata al transito e agli scambi. Tuttavia, con la caduta del Granducato di Lituania iniziò anche per Medininkai una fase difficile. Nel 1812 l’invasione napoleonica portò saccheggi e incendi, mentre pochi decenni più tardi, dopo la fallita rivolta del 1830-1831, la repressione zarista colpì duramente la comunità: i monaci agostiniani furono espulsi, la parrocchia soppressa e la chiesa chiusa.
Nel periodo tra le due guerre mondiali, il villaggio si trovò incluso nella regione di Vilnius sotto controllo polacco. Nel 1931 venne edificata l’attuale chiesa della Santissima Trinità e di San Casimiro, seguita, nel 1936, da una scuola in legno dedicata al maresciallo Piłsudski, poi distrutta nel 1943 durante le violenze delle truppe naziste.
Oggi Medininkai si presenta come un piccolo centro rurale, fornito di una scuola, un centro culturale, una sala comunale, una chiesa e un museo.
Natura e attività nel Trakai Historical National Park
Il Trakai Historical National Park è un gioiello naturale di circa 8.200 ettari di estensione, abbraccia un paesaggio ricco di più di 30 laghi, tra cui spicca il maestoso lago Galvė, che si estende su 1.400 ettari di superficie cristallina. Qui il verde dei boschi si riflette sulle acque calme dei laghi.
Il lago Galvė, cuore pulsante del parco, offre numerose esperienze da vivere. Nelle giornate serene, i visitatori hanno l’opportunità di esplorare le sue acque in kayak, noleggiare biciclette per percorrere sentieri immersi nel verde o ancora optare per un romantico giro in pedalò, ammirando il panorama circostante. Nei mesi invernali, quando il lago si ghiaccia si può anche pattinare.



Quando visitare Trakai
La primavera è la stagione migliore per visitare Trakai: quando i laghi tornano ad essere luminosi, i boschi si riempiono di sfumature variopinte e l’intero territorio del Trakai Historical National Park si riempie di suoni e movimenti. È in questo periodo infatti che tra i rami degli alberi secolari tornano a nidificare le cicogne nere, eleganti e rare, reduci da lunghi viaggi migratori, mentre tra i tronchi si può scorgere anche il picchio dal dorso bianco, una delle specie più elusive del continente europeo.
Con l’arrivo dell’estate, la cittadina si riempie di vita con concerti all’aperto, rievocazioni storiche e manifestazioni culturali. Anche le piazze e le strade si trasformano in piccoli mercati dove artigiani e produttori locali espongono oggetti tradizionali e specialità gastronomiche.
Cosa mangiare a Trakai: il kibinas e la cucina locale
Una specialità in grado di raccontare perfettamente l’anima di Trakai è il kibinas. Arrivato qui circa sei secoli fa insieme ai Caraiti, questo fagottino – conosciuto come “kybys” in Crimea – di pasta brisee salata, dorato al forno, racchiude un ripieno succulento che nella versione più tradizionale è a base di carne di montone, cipolla aromatica e spezie avvolgenti.
Oggi le varianti di kibinai si sono moltiplicate – carne, verdure, funghi e formaggi – ma l’incredibile sapore resta lo stesso. Il contrasto tra la croccantezza dell’involucro e la morbidezza del ripieno spiega, più di qualsiasi descrizione, perché sia diventato uno dei piatti più amati della Lituania.
Se si ha voglia di un pasto più avvolgente, soprattutto se si visita Trakai nei mesi più rigidi, ci si può fermare da Kybynlar (Karaimų g. 29) – riconoscibile per dei manichini in legno in abiti tipici all’ingresso. Qui si possono gustare i celebri cepelinai, grandi gnocchi ripieni che rappresentano uno dei piatti simbolo del paese.
Come arrivare a Trakai da Vilnius
In auto: la cittadina di Trakai si trova a circa 28 chilometri da Vilnius e può essere raggiunta in auto seguendo il viale Savanorių e poi l’autostrada E28 (A16).
In treno: ci sono numerosi collegamenti quotidiani che partono dalla stazione centrale di Vilnius e in meno di mezz’ora conducono a destinazione. Dalla piccola stazione ferroviaria, il centro si raggiunge con una passeggiata di circa trenta minuti lungo un percorso pedonale che costeggia il lago.
In autobus: sempre dalla stazione centrale di Vilnius (Sodų gatvė 22), partono anche degli autobus diretti a Trakai, con tempi di percorrenza simili. Gli orari e le compagnie si possono consultare online. I costi dei biglietti si aggirano intorno ai due euro per tratta, anche se esistono escursioni organizzate in autobus, facilmente prenotabili online, che possono arrivare a circa 35 euro.
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