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  >  In giro per l'Italia   >  Casa dei Cavalieri di Rodi a Roma: storia, loggia rinascimentale e Ordine di Malta
Nel cuore dei Fori Imperiali, la Casa dei Cavalieri di Rodi racconta oltre mille anni di storia e stratificazioni dell’antica Roma.

La Casa dei Cavalieri di Rodi, a Roma, si trova nel cuore dell’area del Foro di Augusto ed è uno degli esempi più significativi di stratificazione storica del tessuto urbano antico e medievale della città. Dal 1946 l’edificio è tornato in uso al Sovrano Militare Ordine di Malta, cui appartenevano già i suoi “progenitori” storici, i Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme, presenti nel complesso a partire dal XIII secolo.

Questa lunga sequenza di trasformazioni ha progressivamente modellato l’area fino a conferirle l’aspetto attuale, in cui convivono tracce dell’antica Roma imperiale, dell’insediamento medievale e delle successive rielaborazioni rinascimentali e moderne.

La Casa dei Cavalieri di Rodi: mille anni di storia tra Foro di Augusto e Ordine di Malta

La storia della Casa dei Cavalieri di Rodi attraversa oltre mille anni di trasformazioni urbane, religiose e politiche, riflettendo le grandi vicende della città eterna e dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, poi noto come Ordine di Rodi e infine Ordine di Malta.

Già tra il V e il VI secolo, i terremoti che colpirono Roma provocarono il progressivo crollo delle strutture elevate del Foro di Augusto e del Tempio di Marte Ultore. Gli spazi un tempo monumentali si trasformarono lentamente in aree interrate, paludose e invase dalle rovine. Nel Medioevo quei luoghi furono identificati con denominazioni diverse e spesso imprecise: Foro Transitorio, Foro di Nerva e Foro di San Basilio; mentre il Tempio di Marte era ricordato come Palatium Traiani Imperatoris oppure Tempio di Nerva.

Il nome “Foro di San Basilio” derivava dal primo nucleo medievale insediatosi nell’area: una piccola chiesa con annesso monastero costruiti nel IX secolo dai monaci basiliani direttamente sul podio del Tempio di Marte Ultore e sull’esedra settentrionale del Foro di Augusto. Il loro oratorio occupava l’abside dell’antico tempio romano e in origine era probabilmente destinato esclusivamente alla comunità monastica. La struttura, infatti, non presentava aperture verso il muro della Suburra, al quale si addossava ed era fondata su murature realizzate scavando nei materiali accumulatisi sopra l’antica platea del tempio.

Successivamente il pavimento della chiesa fu abbassato fino a raggiungere il livello romano originario e fu aperto un accesso diretto dalla strada. In epoca non precisata, l’edificio fu inoltre dotato di un campanile costruito sfruttando l’architrave che ancora oggi collega le tre colonne superstiti del Tempio di Marte e parte della muratura della cella templare. La presenza del monastero basiliano è documentata nel XII secolo anche dal catalogo di Pietro Mallio, che lo annovera tra le venti abbazie di Roma.

Dopo la soppressione dell’Ordine dei Templari nel 1312, gli Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme ereditarono gran parte dei beni templari e stabilirono definitivamente il priorato romano nell’antico monastero basiliano, definito palatium vetus. Le modalità esatte del trasferimento non sono note, ma un documento noto come Catalogo di Torino, redatto intorno al 1320, attesta chiaramente la presenza dei frati dell’Ospedale di San Giovanni presso San Basilio.

Mercati di Traiano visti dalla Loggia rinascimentale della Casa dei Cavalieri di Rodi a Roma | © Serena Annese
Nella Loggia rinascimentale della Casa dei Cavalieri di Rodi a Roma | © Serena Annese
Sala delle Bandiere della Casa dei Cavalieri di Rodi a Roma | © Serena Annese

Il più antico inventario delle proprietà giovannite, risalente al 1334, documenta un patrimonio considerevole: oltre ai fondi agricoli, il Priorato possedeva tre farmacie e ventitré case distribuite tra la Torre dei Conti e la Torre delle Milizie.

L’aspetto odierno della Casa dei Cavalieri di Rodi si deve soprattutto alla grande trasformazione promossa nella seconda metà del Quattrocento dal cardinale Marco Barbo, nipote di papa Paolo II e amministratore dell’Ordine accanto al priore Giovanni Battista Orsini. Tra il 1467 e il 1470 il complesso fu radicalmente ristrutturato secondo il gusto rinascimentale dell’epoca, assumendo la configurazione ancora oggi visibile dopo i restauri novecenteschi.

La nuova architettura inglobò strutture romane preesistenti, tra cui un monumentale edificio convenzionalmente definito “terrazza domizianea” sulla base dei bolli laterizi rinvenuti nell’area. L’edificio, affacciato verso Campo Carleo, è stato interpretato come parte di una grande fontana monumentale alimentata dall’Acquedotto Marcio, forse mai completata poiché inglobata nella testata del portico orientale del Foro di Traiano. Di questo complesso antico sopravvive ancora parte della scenografica scalinata, visibile dalla loggia superiore.

I lavori furono realizzati contemporaneamente a quelli del vicino Palazzo Barbo – l’attuale Palazzo Venezia – probabilmente con le stesse maestranze. L’intervento si distinse per ricchezza decorativa e raffinatezza formale: lo testimoniano le finestre affacciate su Campo Carleo, molto simili a quelle di Palazzo Venezia e soprattutto la splendida loggia a cinque arcate, attribuita a Giuliano da Maiano, le cui pareti erano decorate con affreschi raffiguranti giardini illusionistici. Da questo spazio il pontefice si affacciava per impartire la benedizione alla folla.

Il declino della potenza dell’Ordine, aggravato dall’avanzata ottomana e dalla perdita di Rodi nel 1522, modificò profondamente il ruolo del Priorato romano. I priori non furono più scelti tra i cavalieri gerosolimitani e il priorato stesso divenne una commenda cardinalizia.

Nel 1566 Michele Bonelli, detto l’Alessandrino, nipote di papa Pio V, trasferì la sede dell’Ordine sull’Aventino. Contestualmente avviò una vasta operazione urbanistica nell’area del Foro di Augusto: i terreni paludosi furono bonificati e nacque il nuovo quartiere Alessandrino, esteso tra il muro della Suburra e le pendici del Campidoglio.

Pio V destinò quindi l’antico priorato a un convento di suore domenicane neofite, incaricate della conversione al cattolicesimo delle giovani ebree. Le religiose ampliarono il complesso su progetto di Battista Arrigoni da Caravaggio, dedicarono la Chiesa alla Santissima Annunziata e modificarono profondamente la struttura originaria. Gli archi della loggia verso il Foro furono tamponati per ricavare due livelli di dormitori; ancora oggi restano visibili le tracce di questi interventi nelle murature rivolte verso i Fori Imperiali e lungo via Tor de’ Conti.

Nel 1838 il campanile medievale fu demolito per motivi statici, non senza accese polemiche legate al valore storico e religioso dell’edificio. Le domenicane rimasero nel complesso fino al 1924, quando furono trasferite nel nuovo convento di San Martino ai Monti.

Pochi anni dopo, nel 1930, il convento fu demolito nell’ambito delle trasformazioni urbanistiche volute dal regime fascista per l’apertura di Via dell’Impero, l’attuale Via dei Fori Imperiali. L’edificio passò quindi al Comune di Roma, che tra il 1940 e il 1950 promosse un importante intervento di restauro volto a recuperare l’antica struttura rinascimentale. Subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, il complesso fu nuovamente assegnato al Sovrano Militare Ordine di Malta.

Dal 1946 la Casa dei Cavalieri di Rodi è concessa in uso all’Associazione dei Cavalieri Italiani del Sovrano Militare Ordine di Malta e ospita la Presidenza dell’associazione, il Corpo Militare dell’Ordine di Malta, il Corpo Italiano di Soccorso e la Delegazione di Roma del Gran Priorato.

All’interno del complesso si conservano ancora oggi il Salone d’Onore, la Sala Bizantina e la Sala della Loggetta, ambienti decorati ad affresco e caratterizzati da preziosi soffitti lignei. Nel livello sotterraneo si apre invece la Cappella Palatina dedicata a San Giovanni Battista, patrono dell’Ordine, ricavata nell’atrio di una dimora romana antica: uno spazio in cui le vestigia dell’Urbe imperiale convivono con la memoria spirituale e cavalleresca dei Cavalieri di Malta.

Cosa vedere nella Casa dei Cavalieri di Rodi

L’Oratorio di San Giovanni: memoria sotterranea dei Cavalieri di Malta

Dedicata al santo patrono dell’Ordine, la cappella dell’Oratorio di San Giovanni Battista si sviluppa al piano terreno, ricavata negli spazi di una dimora romana di età imperiale.

L’ambiente sacro nasce infatti all’interno dell’antico atrio di una vasta insula romana,tipica abitazione multipiano dell’Urbe antica. Scendendo nel livello sotterraneo ci si ritrova nello spazio che un tempo costituiva un cortile a cielo aperto, attorno al quale si distribuivano gli ambienti del pianterreno della domus collettiva. Ancora oggi si conservano parte delle scale originarie che conducevano ai livelli superiori e che continuano a essere utilizzate per raggiungere il piano nobile della residenza.

Le monumentali arcate in travertino di epoca romana scandiscono oggi lo spazio della cappella dividendolo in tre piccole navate. Lo spazio è consacrato a San Giovanni Battista anche perché nella tradizione dei Cavalieri di Malta il santo assume una forte dimensione mistica, quale simbolo di purificazione, iniziazione spirituale e vigilanza interiore.

L’Oratorio di San Giovanni della Casa dei Cavalieri di Rodi a Roma | © Serena Annese
Part. della Sala delle Cariatidi della Casa dei Cavalieri di Rodi a Roma | © Serena Annese
Nella Loggia rinascimentale della Casa dei Cavalieri di Rodi a Roma | © Serena Annese

A impreziosire l’oratorio contribuisce il raffinato altare in marmi policromi, al cui centro campeggia il grande stemma dell’Ordine: la celebre croce bianca a otto punte su fondo rosso. L’apparato decorativo è ulteriormente arricchito dalle opere bronzee di Alfredo Biagini, autore del modellino della Casa, della statua del Battista e della serie di candelabri foggiati come cavalieri inginocchiati.

Nella nicchia dell’altare trovano posto delicati affreschi che non appartenevano originariamente alla residenza. Furono infatti recuperati dall’architetto Fiorini durante le demolizioni del quartiere Alessandrino, eseguite negli anni del regime fascista nell’area adiacente ai Fori Imperiali e qui trasferiti per salvarli dalla distruzione.

Le sale di rappresentanza e il dialogo con i Fori Imperiali

L’organizzazione interna della residenza ruota oggi attorno a tre ambienti principali: la Sala delle Bandiere, la Sala delle Cariatidi e la Sala Bizantina. Tutte conservano preziosi soffitti lignei originali e apparati decorativi ad affresco che testimoniano il prestigio storico della dimora.

La Sala delle Bandiere celebra la struttura internazionale dell’Ordine attraverso gli otto drappi che rappresentano le antiche “Lingue”, ovvero le suddivisioni territoriali dei Cavalieri di Malta. L’ambiente è arricchito da due grandi carte geografiche realizzate dal professor Di Girolamo: una raffigura i possedimenti dell’Ordine nel Mediterraneo, mentre l’altra rappresenta le isole di Rodi e Malta, luoghi nei quali i Cavalieri esercitarono più a lungo il proprio governo. Le due opere costituiscono straordinari esempi di arte cartografica celebrativa.

La cosiddetta Sala delle Cariatidi – nota anche come Sala della Loggetta – custodisce invece la ricostruzione di parte del fregio marmoreo che decorava il portico del Foro di Augusto. Qui le figure femminili delle cariatidi si alternano a grandi clipei, gli scudi rotondi della tradizione greca, al centro dei quali emerge la testa di Giove Ammone. Nello stesso ambiente si conservano inoltre un affresco della Crocifissione proveniente dalla demolita chiesa delle monache domenicane e un elegante camino decorato con la mappa del porto di Rodi.

La Sala Bizantina, infine, raccoglie frammenti architettonici provenienti da chiese medievali e preziosi affreschi del XII secolo appartenenti alla chiesa di San Basilio.

La loggia rinascimentale dei Cavalieri di Rodi: il teatro umanista affacciato sui Fori Imperiali

È la loggia rinascimentale il vero cuore artistico della Casa dei Cavalieri di Rodi: uno spazio che ancora oggi domina con straordinaria eleganza il paesaggio dei Fori Imperiali.

Realizzata intorno al 1470 per volontà del cardinale veneziano Marco Barbo, priore romano dell’Ordine di San Giovanni di Gerusalemme, la loggia rappresenta uno dei più raffinati esempi di architettura rinascimentale inserita nel tessuto medievale e antico di Roma. Le sue otto arcate si aprono come una quinta scenografica sul Foro di Augusto, sui Mercati di Traiano e sull’intero asse monumentale della città antica, offrendo uno dei panorami più suggestivi del centro storico romano.

Le pareti erano interamente decorate con affreschi illusionistici raffiguranti paesaggi, architetture dipinte, medaglioni, elementi simbolici e ritratti imperiali: un linguaggio figurativo che metteva in dialogo l’eredità della pittura romana antica con la nuova sensibilità artistica del Rinascimento.

Secondo la tradizione, proprio da questa loggia papa Paolo II – al secolo Pietro Barbo, zio del cardinale Marcosi affacciava per impartire la benedizione al popolo romano. La presenza della potente famiglia veneziana è richiamata anche dalla raffinata trifora in facciata, evidente citazione dell’architettura lagunare e segno tangibile del legame culturale tra Venezia e Roma nella seconda metà del Quattrocento.

L’intero complesso decorativo riflette infatti quella che può essere definita una vera e propria “diplomazia dell’arte”: un progetto politico e culturale attraverso cui i Barbo unirono il prestigio della classicità romana, la magnificenza veneziana e l’identità religiosa dell’Ordine cavalleresco. Non a caso la Casa dei Cavalieri di Rodi condivide stile, gusto e probabilmente anche le maestranze con il vicino Palazzo Venezia, residenza papale fatta edificare da Paolo II e simbolo del Rinascimento veneziano a Roma.

Nella Loggia rinascimentale della Casa dei Cavalieri di Rodi a Roma | © Serena Annese
Panorama dalla Loggia rinascimentale della Casa dei Cavalieri di Rodi a Roma | © Serena Annese
L’Oratorio di San Giovanni della Casa dei Cavalieri di Rodi a Roma | © Serena Annese

Gli affreschi della loggia, oggi conservati solo parzialmente, rivelano inoltre una straordinaria attenzione per la decorazione parietale dell’antichità romana. I pittori attivi per Marco Barbo si ispirarono infatti ai grandi modelli della Roma imperiale, reinterpretandoli però in chiave cristiana e cavalleresca. Le scene naturalistiche, i paesaggi rigogliosi e le architetture illusionistiche richiamano idealmente ambienti come il celebre criptoportico della Villa di Livia o gli apparati decorativi della Domus Aurea, che sarebbe stata riscoperta solo pochi anni più tardi.

Nel corso dei secoli la loggia subì però profonde trasformazioni. Nel Seicento le monache domenicane, allora presenti nel complesso, decisero di tamponare le arcate per ricavare piccoli ambienti destinati alla vita conventuale. L’intervento comportò la perdita di parte significativa degli affreschi originari, molti dei quali furono irrimediabilmente cancellati.

Nonostante le mutilazioni e le vicende storiche che ne hanno compromesso la conservazione, la loggia conserva ancora oggi una forza scenografica eccezionale.

Conoscevate già la Casa dei Cavalieri di Rodi a Roma? L’avete già visitata? Fatemelo sapere qui nei commenti, oppure sulla mia pagina Instagram!

Informazioni utili per visitare la Casa dei Cavalieri di Rodi

Indirizzo: Piazza del Grillo, 1, 00184 Roma (RM)
Orari: ingresso consentito solo a gruppi accompagnati (solo martedì e giovedì, con due turni di visita alle 9:30 e alle 11:30). Max 25 persone a visita. Prenotazione obbligatoria allo 060608 dalle 9.00 alle 19.00, secondo le modalità di ingresso e prenotazione, segnalate sul sito. Le visite guidate sono, inoltre, curate dagli architetti e dai volontari del progetto “Open House Roma”. Per conoscere il calendario delle prossime aperture e procedere con la prenotazione è necessario fare riferimento esclusivamente al sito ufficiale.
Biglietto: la visita prevede un biglietto intero di 4,00€, uno ridotto di 3,00€ e la gratuità per i residenti a Roma e nell’area metropolitana (mediante esibizione di valido documento che attesti la residenza). Nel costo di ingresso non è compresa la visita guidata che deve essere organizzata in autonomia. L’ingresso, nell’ambito di Open House Roma, è gratuito ma contingentato e disponibile solo in specifiche date e con un numero limitato di partecipanti. È possibile sostenere il progetto attraverso le diverse modalità indicate sul sito ufficiale, così da avere più possibilità di prenotare la visita.

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