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  >  Lifestyle   >  Eventi   >  Mark Rothko a Palazzo Strozzi: la più grande retrospettiva in Italia, capolavori e dialoghi con Firenze
Dal 14 marzo al 23 agosto 2026 la Fondazione Palazzo Strozzi dedica a Mark Rothko una grande retrospettiva con oltre 70 opere provenienti da MoMA, Tate e Centre Pompidou.

Nel panorama dell’arte del Novecento esistono figure che hanno lasciato un segno nella storia e altre che hanno ridefinito il nostro modo di vivere l’esperienza estetica. Mark Rothko appartiene senza dubbio a queste ultime. Le sue opere, caratterizzate da campi cromatici fluttuanti e vivaci, continuano ancora oggi a coinvolgere lo spettatore in un confronto intimo e profondo.

Con Rothko a Firenze, la Fondazione Palazzo Strozzi dedica all’artista una grande esposizione. Il progetto mette in luce il legame che Rothko sviluppò con il patrimonio artistico italiano e con la cultura figurativa rinascimentale, evidenziando come il dialogo con maestri quali Beato Angelico e Michelangelo abbia contribuito alla maturazione della sua ricerca. Firenze diventa così il luogo ideale per esplorare le connessioni tra la pittura dell’artista americano e una tradizione che ha fatto della spiritualità e della percezione dello spazio i propri temi centrali.

L’iniziativa si arricchisce, inoltre, della presenza di SUPERFLEX, collettivo internazionale che da anni indaga le relazioni tra arte, società e trasformazione urbana. Il confronto tra l’intensità contemplativa delle opere di Rothko e l’approccio partecipativo di SUPERFLEX apre nuove prospettive sul significato dell’arte nello spazio contemporaneo, invitando il pubblico a riflettere sul rapporto tra esperienza individuale, dimensione collettiva e costruzione del paesaggio culturale della città.

Mark Rothko: biografia e nascita di un maestro dell’astrazione

Nato nel 1903 a Dvinsk, nell’allora Impero Russo, Mark Rothko – all’anagrafe Marcus Rothkowitz – attraversa sin dall’infanzia l’esperienza dello sradicamento e dell’emigrazione, elementi che segneranno profondamente la sua sensibilità artistica. A dieci anni lascia la Russia insieme alla madre e alla sorella per raggiungere il padre e i fratelli già stabilitisi a Portland, negli Stati Uniti. Dopo gli studi alla Yale University, frequentata tra il 1921 e il 1923, si trasferisce a New York, città destinata a diventare il centro della sua ricerca pittorica e della sua affermazione internazionale.

Nel 1929 inizia a insegnare presso il Center Academy del Brooklyn Jewish Center, incarico che manterrà per circa vent’anni. Parallelamente prende parte con crescente intensità alla vita artistica newyorkese: nel 1935 è tra i fondatori del gruppo The Ten, collettivo nato in opposizione al conservatorismo dominante nelle esposizioni ufficiali dell’epoca e attivo fino al 1940. Tra il 1936 e il 1937 lavora inoltre per il W.P.A. Federal Art Project, il programma federale promosso durante il New Deal, realizzando opere destinate a edifici pubblici. Nel 1940 contribuisce alla fondazione della Federation of Modern Painters and Sculptors, confermando il proprio ruolo centrale nel dibattito sull’arte moderna americana.

Rothko a Firenze a Palazzo Strozzi | © Riproduzione riservata 
SUPERFLEX, There Are Other Fish In The Sea nel cortile di Palazzo Strozzi | © Riproduzione riservata 
Rothko a Firenze a Palazzo Strozzi | © Riproduzione riservata 

Le opere prodotte tra la fine degli anni Trenta e il 1946 rivelano un forte interesse per la mitologia greca, l’arte arcaica e la psicoanalisi. Influenzato dal Surrealismo europeo, Rothko sperimenta il disegno automatico e sviluppa un linguaggio popolato da forme astratte e biomorfe. Nel 1945 espone lavori di questa fase nella mostra personale organizzata da Art of This Century, la celebre galleria newyorkese di Peggy Guggenheim, mentre le sue opere vengono presentate più volte anche nelle annuali del Whitney Museum of American Art.

Alla fine degli anni Quaranta, Rothko abbandona progressivamente ogni residuo figurativo per approdare a una pittura astratta radicale, destinata a diventare la cifra più riconoscibile del suo percorso. Nascono così le grandi tele caratterizzate da campiture cromatiche sospese, sovrapposte e vibranti, in cui il colore assume una dimensione immersiva e meditativa. È il periodo che consacra definitivamente l’artista sulla scena internazionale: nel 1954 il suo lavoro è celebrato con una personale all’Art Institute of Chicago, mentre nel 1958 partecipa alla Biennale di Venezia.

Nello stesso anno accetta l’incarico di realizzare un ciclo di dipinti per il ristorante Four Seasons, all’interno del Seagram Building di New York. Il progetto, tuttavia, verrà successivamente abbandonato dall’artista, che deciderà di donare le tele alla Tate di Londra a condizione che siano esposte insieme, in uno spazio separato. Negli anni successivi Rothko continua a ottenere importanti riconoscimenti internazionali, esponendo nel 1962 al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris e nel 1963 al Guggenheim Museum di New York.

Tra il 1964 e il 1967 lavora a uno dei progetti più intensi della sua carriera: il ciclo di opere commissionato dai collezionisti e mecenati Dominique e John de Menil per una cappella a Houston. Lo spazio, oggi aconfessionale, custodisce quattordici grandi tele concepite come un’esperienza spirituale e contemplativa, spesso associate simbolicamente alle stazioni della Via Crucis.

Nel 1969 nasce la Mark Rothko Foundation, istituita con l’intento di sostenere artisti in difficoltà economica. Ma gli ultimi anni dell’artista sono segnati dalla malattia e da una profonda crisi personale. Gravemente debilitato, Mark Rothko si suicida nel suo studio di New York nel 1970, lasciando un’eredità che avrebbe trasformato in modo irreversibile la storia della pittura contemporanea.

Rothko a Palazzo Strozzi: dai dipinti figurativi ai Black and Gray

Dal 14 marzo al 23 agosto 2026 la Fondazione Palazzo Strozzi dedica a Mark Rothko un’ampia retrospettiva. Curata da Christopher Rothko ed Elena Geuna, la mostra Rothko a Firenze nasce come un progetto concepito appositamente per gli spazi rinascimentali di Palazzo Strozzi e si sviluppa attorno a un tema preciso: il rapporto profondo e duraturo tra Rothko e Firenze, città che l’artista considerò decisiva per la maturazione del proprio linguaggio.

Il primo incontro di Rothko con Firenze risale al 1950, durante un viaggio in Italia compiuto insieme alla moglie Mell. La visita al convento di San Marco e al Vestibolo della Laurenziana si rivela per lui un’esperienza decisiva. L’artista tornerà in questi luoghi anche nel 1966, continuando a considerarli fondamentali per la propria ricerca. Nei toni più delicati delle sue opere mature si percepisce infatti l’influenza della pittura di Beato Angelico, così come nella costruzione dello spazio emerge l’eco dell’architettura michelangiolesca.

Il percorso espositivo si sviluppa in senso cronologico e attraversa l’intera parabola creativa dell’artista: dagli anni Trenta e Quaranta, ancora legati alla figurazione e attraversati dalle suggestioni dell’Espressionismo e del Surrealismo, fino alle celebri tele astratte degli anni Cinquanta e Sessanta, dominate da ampie campiture cromatiche vibranti.

La mostra riunisce oltre settanta opere, molte delle quali esposte per la prima volta in Italia, provenienti da importanti collezioni private e da alcuni tra i maggiori musei internazionali, tra cui il Museum of Modern Art, il Metropolitan Museum of Art, la Tate, il Centre Pompidou e la National Gallery of Art.

Le diverse sezioni documentano l’evoluzione della ricerca di Rothko e il suo rapporto con la tradizione artistica italiana. Nelle opere giovanili emerge l’interesse per la dimensione psicologica e simbolica della figura, ma anche l’attenzione verso l’equilibrio compositivo rinascimentale. In Interior del 1936, ad esempio, si avverte chiaramente l’eco delle tombe medicee scolpite da Michelangelo nella Sagrestia Nuova di San Lorenzo. 

Il percorso all’interno di Palazzo Strozzi accompagna il visitatore attraverso le diverse stagioni della sua opera. Le prime sale raccolgono dipinti figurativi, nature morte, scene urbane e nudi che testimoniano il legame dell’artista con la tradizione europea. Le tavole preparate a gesso richiamano le tecniche rinascimentali fiorentine, mentre opere come Untitled (Woman Reclining on a Couch) evocano riferimenti a Francisco Goya, Jean-Auguste-Dominique Ingres e soprattutto Henri Matisse.

A queste opere si affiancano i dipinti neo-surrealisti degli anni Quaranta, attraversati da forme biomorfe e metamorfosi visive che conducono progressivamente alla dissoluzione della figura. Dipinti come Room in Karnak e Tiresias rivelano una pittura ancora dinamica, attraversata da abrasioni, segni rapidi e sfregamenti che scompariranno quasi del tutto nella successiva stagione delle grandi campiture cromatiche. 

A partire dal 1946 la trasformazione è radicale: è il momento dei cosiddetti Multiforms, superfici di colore che segnano il passaggio decisivo verso l’astrazione totale. Nelle grandi tele successive – come No. 3 / No. 13 del 1949, proveniente dal MoMA di New York o Untitled del 1952-1953 dal Guggenheim Museum Bilbao – il colore e la luce costruiscono un’esperienza contemplativa capace di coinvolgere fisicamente lo spettatore.

Dopo il viaggio in Europa del 1950, che lo conduce tra Venezia, Firenze e Roma, Rothko approfondisce il rapporto tra colore, luce e percezione emotiva. Le superfici diventano atmosferiche, costruite attraverso velature sottilissime che sembrano emanare luce dall’interno. Opere come No. 12 del 1951 o Orange and Tan del 1954 mostrano una pittura capace di trasformare il colore in un’esperienza spirituale.

Nella seconda metà del decennio e nel corso degli anni Sessanta la tavolozza di Rothko si fa progressivamente meno calda: ai toni luminosi subentrano verdi profondi, blu intensi, rossi cupi e bruni. È una fase segnata da una crescente introspezione, alimentata anche dalle letture di Søren Kierkegaard e Sigmund Freud. Rothko insiste sul fatto che le sue opere non debbano essere interpretate intellettualmente, ma vissute in silenzio, in un rapporto diretto tra dipinto e osservatore.

Parallelamente riaffiora il rapporto con l’architettura, evidente negli studi per i Seagram Muralse gli Harvard Murals, dove sfumature cromatiche e aperture sembrano dialogare direttamente con il Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana progettato da Michelangelo

Rothko a Firenze a Palazzo Strozzi | © Riproduzione riservata 
SUPERFLEX, There Are Other Fish In The Sea nel cortile di Palazzo Strozzi | © Riproduzione riservata 
Rothko a Firenze a Palazzo Strozzi | © Riproduzione riservata 

Le sale dedicate ai primi anni Sessanta approfondiscono il rapporto tra Rothko e il progetto per il ristorante Four Seasons del Seagram Building di New York, progettato da Philip Johnson e Ludwig Mies van der Rohe.

Negli ultimi anni della sua vita Rothko ha concentrato la propria ricerca su grandi cicli monumentali, culminati nella Rothko Chapel. Parallelamente realizza le serie Black and Grey del 1969-1970, caratterizzate da una pittura essenziale e austera. Le ultime opere su carta, dominate da tonalità terrose, rosa e azzurri rarefatti, riportano invece la sua ricerca a una dimensione quasi ascetica, evocando la spiritualità silenziosa della pittura quattrocentesca italiana.

Da Palazzo Strozzi il progetto si estende all’intera città di Firenze coinvolgendo altri due luoghi particolarmente significativi per Rothko: il Museo di San Marco e il Biblioteca Medicea Laurenziana, entrambi istituti del Ministero della Cultura. Al Museo di San Marco cinque opere dell’artista vengono collocate all’interno delle celle affrescate da Beato Angelico, instaurando un confronto diretto tra la spiritualità della pittura quattrocentesca e la meditazione cromatica di Rothko. Nel Vestibolo della Laurenziana due lavori dialogano invece con lo spazio ideato da Michelangelo.

A Palazzo Strozzi un futuro sommerso: SUPERFLEX immagina una nuova convivenza tra specie

Nel Cortile di Palazzo Strozzi prende forma una riflessione sul futuro del pianeta, sulle trasformazioni climatiche e sul ruolo dell’essere umano all’interno di ecosistemi sempre più fragili. La Fondazione Palazzo Strozzi e la Fondazione Hillary Merkus Recordati presentano There Are Other Fish In The Sea, una nuova installazione site-specific realizzata dal collettivo danese SUPERFLEX, tra le realtà più autorevoli della scena artistica internazionale per la capacità di intrecciare pratica estetica e questioni sociali, economiche e ambientali.

Fondato nel 1993 da Jakob Fenger, Rasmus Rosengren Nielsen e Bjørnstjerne Christiansen, SUPERFLEX ha costruito negli anni una pratica artistica fondata sulla collaborazione e sul dialogo con soggetti provenienti da contesti differenti. Giardinieri, ingegneri, ricercatori, cittadini e comunità locali hanno contribuito allo sviluppo di progetti che hanno assunto forme estremamente diverse: sistemi energetici, infrastrutture, bevande, vivai, sculture, dipinti, contratti, sessioni di ipnosi e spazi pubblici.

Al centro della loro ricerca vi è l’esplorazione di modelli alternativi di organizzazione sociale ed economica, affrontata attraverso una metodologia che supera i confini tradizionali dell’arte. Operando sia all’interno delle istituzioni museali sia nello spazio pubblico, il collettivo ha realizzato interventi di grande impatto come Superkilen, il parco urbano inaugurato nel 2011 nel quartiere multiculturale di Nørrebro a Copenaghen e divenuto un riferimento internazionale per il ripensamento dello spazio pubblico.

La dimensione partecipativa rappresenta uno degli elementi distintivi della loro pratica. I progetti di SUPERFLEX coinvolgono infatti non solo comunità e specialisti di discipline differenti, ma arrivano a includere anche altre specie viventi.

Il progetto nel cortile della Fondazione Palazzo Strozzi, prodotto in collaborazione con Kunsthal Spritten di Aalborg, in Danimarca, sarà successivamente riproposto in una nuova versione in occasione dell’apertura dell’istituzione nel 2027. Curata da Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi, l’installazione si inserisce nel cuore dell’architettura rinascimentale del palazzo instaurando un dialogo inatteso tra memoria storica e immaginazione del futuro.

L’opera parte da uno scenario tanto plausibile quanto inquietante: l’innalzamento del livello dei mari e le conseguenze irreversibili che questo fenomeno potrebbe avere sulla vita umana. Da questa prospettiva nasce un progetto che gli artisti definiscono di “architettura interspecie”, un dispositivo immaginativo che invita il pubblico a considerare nuove forme di coesistenza tra esseri umani, animali e altre forme di vita.

Il titolo, There Are Other Fish In The Sea – “Ci sono altri pesci nel mare” – assume così una valenza che va oltre il proverbiale significato comune, trasformandosi in una riflessione sulla necessità di ripensare il rapporto tra l’uomo e l’ambiente. Nel sessantesimo anniversario dell’alluvione che nel 1966 colpì drammaticamente Firenze, il Cortile di Palazzo Strozzi diventa il luogo simbolico da cui avviare un cambiamento di prospettiva: una messa in discussione dell’antropocentrismo che per secoli ha orientato la visione occidentale del mondo.

Avete già visto la mostra Rothko a Firenze al Palazzo Strozzi di Firenze o lo farete presto? Fatemelo sapere qui nei commenti, oppure sulla mia pagina Instagram!

Informazioni utili per la visita

Rothko a Firenze
A cura di Christopher Rothko ed Elena Geuna
Dal 14 marzo al 23 agosto 2026
Palazzo Strozzi
Piazza degli Strozzi, 50123 Firenze (FI)
Orari: aperta tutti i giorni dalle 10:00 alle 20:00, giovedì fino alle 23:00.
Biglietti: biglietto intero 16€ / biglietto ridotto 13€
Sito Web

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