
Villa Blanc: il capolavoro eclettico della Roma di fine Ottocento
Dal “casino per delizie” ottocentesco alla sede della LUISS Business School: la storia, l'architettura e il restauro di una delle ville storiche più affascinanti di Roma.
Villa Blanc è uno dei più significativi esempi di architettura eclettica della Roma di fine Ottocento. Realizzata nel 1897 come residenza del barone Alberto Blanc, che sarebbe scomparso pochi anni dopo il completamento dell’opera, la villa sorge all’interno di un parco storico di circa 39.000 metri quadrati, di rilevante interesse ambientale e paesaggistico, lungo via Nomentana, di fronte alle sedi delle ambasciate di Libia e Iran e a breve distanza dal Mausoleo di Santa Costanza.
L’intero complesso monumentale comprende il corpo principale della villa, il parco, sei edifici di servizio e le storiche serre. Dal 1922 è sottoposto a vincoli di tutela architettonica e dei beni culturali, riconoscimento che ne sancisce il valore storico, artistico e paesaggistico. Dopo un lungo e complesso intervento di recupero, dal 2017 Villa Blanc è entrata a far parte del campus della LUISS Business School, la scuola di alta formazione manageriale dell’Università Luiss Guido Carli.
Indice
Villa Blanc: dalla dimora di delizia ottocentesca al recupero contemporaneo
Villa Blanc nasce dall’importante ristrutturazione realizzata nel 1896 su un edificio preesistente, costruito all’interno della vigna acquistata nel 1848 dal marchese Lorenzo Lezzani, imprenditore impegnato nella costruzione di strade per lo Stato Pontificio. Sul terreno il marchese fece edificare un elegante “casino per delizie” di dieci vani, successivamente ampliato dal fratello Massimiliano.
Nel 1893 l’intera proprietà fu ceduta al barone Alberto Blanc, senatore del Regno d’Italia e Ministro degli Affari Esteri nei Governi Crispi tra il 1893 e il 1896. Blanc mantenne la proprietà fino alla sua morte, avvenuta nel 1904. L’eredità passò dapprima alla moglie Natalia e nel 1927 ai quattro figli: Gian Alberto, Margherita, Mario e Giulio.
Il progetto strutturale fu affidato all’ingegnere piemontese Francesco Mora, mentre la concezione architettonica fu opera di Giacomo Boni. A Villa Blanc Boni sperimentò un linguaggio progettuale innovativo, fondato sulla reinterpretazione dei materiali tradizionali attraverso tecniche costruttive moderne. Ferro, ghisa, legno, ceramica, marmo, granito e cuoio furono impiegati in modo originale. I lavori si conclusero nel 1897 con la realizzazione dell’attuale villino, esteso su circa 2.700 metri quadrati.
L’apparato decorativo fu affidato ad Alessandro Morani che, seguendo l’impostazione progettuale di Boni, sperimentò un uso innovativo di materiali tradizionali quali vetro colorato, ceramica e mosaico. Morani lavorò con la collaborazione del pittore e decoratore Adolfo De Carolis, autore delle terrecotte invetriate con motivi floreali realizzate presso le manifatture Ginori in Toscana. Alla definizione dell’apparato pittorico contribuirono anche Giuseppe Cellini e Guido Calori.
Il valore storico e artistico della residenza fu riconosciuto già nel 1922, quando il Ministero della Pubblica Istruzione impose sull’immobile il vincolo di importante interesse artistico. Tra il 1924 e il 1928 il complesso di Villa Blanc fu ampliato con la costruzione di nuovi edifici destinati a completarne l’organizzazione funzionale. In questi anni sorsero la casa del custode, la caratteristica capanna in stile svizzero e le serre, mentre il parco fu interessato da un generale intervento di riassetto paesaggistico, volto a valorizzarne l’impianto originario.



Nel 1950 la villa e il parco circostante furono acquistati dalla Società Generale Immobiliare e quattro anni più tardi la società ottenne la revoca del vincolo artistico istituito nel 1922, mentre rimase in vigore il vincolo paesaggistico introdotto nel 1953.
Nel 1972 la proprietà fu ceduta all’Ambasciata della Repubblica Federale Tedesca, subordinando tuttavia la vendita alla preventiva eliminazione dei vincoli urbanistici. L’operazione non giunse mai a compimento: nel 1974 il Comune di Roma impose infatti un nuovo vincolo, destinando l’area a verde pubblico. Due anni più tardi, nel 1976, il Ministero della Pubblica Istruzione applicò inoltre il vincolo che tutela gli edifici con oltre cinquant’anni di storia. Nel frattempo la Società Generale Immobiliare entrò in amministrazione controllata e fallì nel 1987.
Nel 1992 la procedura di liquidazione stipulò un contratto di vendita della villa e del parco alla società Lases per 23 miliardi di lire. Il Ministero per i Beni Culturali esercitò però il diritto di prelazione, con l’intenzione di destinare il complesso al Circolo Ufficiali della Difesa, fino ad allora ospitato a Palazzo Barberini.
La svolta arrivò nel 1997, quando la LUISS acquistò la villa e il parco in un’asta pubblica. Dopo aver curato gli interventi straordinari di manutenzione e conservazione del complesso, nel 2011 la LUISS avviò un ampio progetto di restauro e riqualificazione della villa e del parco.
Tra il 2014 e il 2016 il complesso fu interessato da un articolato intervento di restauro condotto nel pieno rispetto delle prescrizioni delle Soprintendenze. L’operazione consentì di recuperare gli spazi originari della villa, restaurandone le architetture, gli apparati decorativi e gli ambienti interni ed esterni. Particolare attenzione fu dedicata alla ricostruzione della monumentale scala del loggiato e della sua caratteristica balaustra con le quarantuno colonnine lisce e tortili alternate, tutte trafugate durante i lunghi anni di abbandono. Il recupero del complesso è stato presentato ufficialmente il 18 giugno 2018 dall’Università LUISS “Guido Carli”.
L’architettura di Villa Blanc: tra eclettismo, Liberty e richiami storici
La villa presenta una pianta assimilabile a una croce, pur sviluppandosi secondo uno schema irregolare e articolato. Anche la volumetria si distingue per la sua complessità, culminando in una torre campanaria di ispirazione romanica, impreziosita da una raffinata ringhiera in ferro battuto ricca di dettagli decorativi.
Tra gli elementi più rappresentativi dell’edificio c’è il loggiato monumentale, decorato da cariatidi che richiamano quelle dell’Eretteo dell’Acropoli di Atene e da metope in ceramica policroma con motivi naturalistici. Paolo Portoghesi lo ha definito uno dei vertici creativi raggiunti da Giacomo Boni, riconoscendovi uno degli episodi più originali dell’intero complesso architettonico.
Accanto al loggiato si apre la Sala da Ballo, uno degli ambienti più spettacolari della residenza. Lo spazio è scandito lateralmente da una serie di colonne in ghisa che sostengono ampie vetrate, mentre la copertura è costituita da una volta articolata in cupolette ottagonali dipinte e riccamente decorate.
All’interno del loggiato trova posto anche la scenografica scala principale, delimitata da una balaustra composta da quarantuno colonnine alternate, lisce e tortili, concepite come simbolo dell’armonia nella diversità. Le fotografie storiche documentano l’aspetto originario di questo elemento, che durante i lunghi anni di abbandono della villa subì il trafugamento di tutte le colonnine originali.
Di particolare pregio è anche la Sala del Camino, destinata originariamente alla sala da pranzo. L’ambiente è caratterizzato da un soffitto a cassettoni, pareti percorse da un fitto rameggio in stucco e da un camino marmoreo tardo quattrocentesco, acquisito sul mercato antiquario e inserito all’interno del nuovo progetto come elemento di prestigio storico.
Tra gli spazi più sorprendenti della villa si può ammirare anche il Giardino d’Inverno, considerato il più grande d’Europa. La struttura, realizzata con leggere voltine metalliche, costituiva uno degli ambienti più innovativi dell’intero complesso. Per il suo allestimento furono importati dalla città olandese di Haarlem diecimila bulbi di tulipano, insieme a lillà, rose e azalee, trasformando lo spazio in una raffinata serra ornamentale.



Una scala a chiocciola in ghisa rivestita in legno collega i diversi livelli dell’edificio, mentre una caldaia a vapore costruita a Torino nel 1898 alimentava il sistema di propulsione dell’ascensore-montacarichi, una soluzione estremamente avanzata per l’epoca.
Il Casino Nobile, progettato da Francesco Mora e interpretato architettonicamente da Giacomo Boni, rinuncia a qualsiasi rigidità compositiva, assemblando corpi di fabbrica differenti in un impianto planimetrico libero e dinamico. La stessa libertà caratterizza lo sviluppo delle facciate, dove convivono linguaggi architettonici appartenenti a epoche e tradizioni differenti: il neogotico della torre, il neoclassicismo e le anticipazioni liberty della loggia, i richiami quattrocenteschi della Sala del Camino, le suggestioni mediorientali della Sala da Ballo e le leggere strutture in ferro e vetro del Giardino d’Inverno. L’eclettismo della villa si manifesta anche nella continua sperimentazione materica: ferro, vetro, cemento, laterizio, travertino, ceramica e legno.
Infine, uno degli elementi di maggiore interesse presenti nell’area è il mausoleo romano collocato oggi davanti all’ingresso del parco, lungo via Nomentana. Si tratta di un monumento funerario circolare, simile per forma al Mausoleo di Cecilia Metella, che costituisce uno dei reperti archeologici più singolari inglobati in una residenza privata della Roma moderna.
Il manufatto proviene dagli scavi condotti nel 1875 a Tor di Quinto dall’archeologo Giacomo Boni lungo la via Flaminia. Originariamente faceva parte del cosiddetto Mausoleo di Tor di Quinto, un complesso funerario costituito da una base rettangolare in muratura sulla quale si elevavano due tamburi cilindrici gemelli. Mentre uno dei due elementi è rimasto nel luogo del ritrovamento, nell’area oggi occupata dal distaccamento dei Carabinieri a cavallo, il secondo fu acquistato dal barone Alberto Blanc nel 1896 e trasferito all’interno del parco della villa nel 1897, dove fu ricostruita ex novo anche la base in muratura.
Le trasformazioni urbanistiche degli anni Cinquanta modificarono profondamente il rapporto tra il complesso monumentale e il suo contesto originario. L’arretramento di circa trenta metri del confine del parco lasciò infatti il mausoleo all’esterno della proprietà, rendendolo parte integrante dello spazio pubblico lungo via Nomentana, dove ancora oggi è possibile ammirarlo.
Conoscevate già Villa Blanc a Roma? L’avete già visitata? Fatemelo sapere qui nei commenti, oppure sulla mia pagina Instagram!
Informazioni utili per la visita
Indirizzo: Via Nomentana, 216, 00162 Roma (RM)
Orari: le visite guidate sono curate dagli architetti e dai volontari del progetto “Open House Roma”. Per conoscere il calendario delle prossime aperture e procedere con la prenotazione è necessario fare riferimento al sito ufficiale.
Biglietto: l’ingresso, nell’ambito di Open House Roma, è gratuito ma contingentato e disponibile solo in specifiche date e con un numero limitato di partecipanti. È possibile sostenere il progetto attraverso le diverse modalità indicate sul sito ufficiale, così da avere più possibilità di prenotare la visita.
