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  >  In giro per l'Europa   >  Francia   >  Arles: due giorni nella città romana della Provenza
Cosa vedere ad Arles in 2 giorni: monumenti romani, musei, luoghi di Van Gogh, abbazie storiche, gastronomia provenzale e la natura selvaggia della Camargue.

Arles non è una città provenzale qualunque. A pochi chilometri dalla Camargue, intreccia influenze francesi e tradizioni spagnole, frutto di una storia millenaria segnata da invasioni e scambi culturali. Galli, Romani, Visigoti, Saraceni e Normanni si sono succeduti in questo crocevia strategico, punto di contatto tra la Spagna, il Nord Europa e le vie che conducevano a Roma, come l’antica Aurelia Vetus.

Tra tutte le civiltà che vi hanno lasciato il segno, quella romana è senza dubbio la più evidente. Fondata come colonia, Arles – la “ville d’art et d’histoire” – custodisce ancora oggi capolavori antichi, ma conserva anche un’anima moderna, meta imprescindibile per chi ama Van Gogh. Qui, tra il 1888 e il 1889, il pittore trovò la luce che cercava: cieli tersi e campi di girasoli.

Due giorni sono sufficienti per assaporare la magia di Arles e delle sue meraviglie circostanti: un viaggio che ingloba storia, arte e natura in un equilibrio perfetto.

Cenni storici su Arles

In epoca protostorica, i Liguri ne fecero un punto d’incontro tra le culture celtiche e i commerci fenici, ma il vero slancio arrivò nel VI secolo a.C., quando i Focei – fondatori di Marsiglia – trasformarono l’area in un emporio strategico.

Con l’arrivo dei Romani, nel 46 a.C., Arles – allora Arelate – divenne una città fiorente: ottenne lo status di colonia e fu dotata di mura possenti, un porto fluviale e un sistema di canali che la collegava al Mediterraneo. Le grandi arterie dell’Impero passavano di qui: la Via Domitia verso la Spagna, la Via Aurelia lungo la costa e la Via Agrippa in direzione di Lione. Era un crocevia cosmopolita, dove transitavano merci, soldati e viaggiatori provenienti da tutto l’Impero.

Il suo splendore continuò nei secoli successivi: Costantino ne fece una delle sue residenze predilette e nel 314 vi si tenne il primo di numerosi concili. In età tardoantica Arles divenne capitale amministrativa della Gallia meridionale, sede di una zecca e importante centro politico. Anche dopo la caduta dell’Impero, la città mantenne un ruolo centrale: sotto il vescovo Cesario fu primate delle Gallie e teatro di sinodi di rilevanza europea. Nel Medioevo passò dai Visigoti ai Franchi, fino a diventare capitale del Regno di Arles nel X secolo, prima di entrare nell’orbita del Sacro Romano Impero e, più tardi, sotto i Conti di Provenza.

Arles | © Serena Annese
Place Voltaire | © Serena Annese
Arles | © Serena Annese

Dal 1481, con l’annessione alla Francia, Arles conservò un’identità fortemente provenzale. Tra Rinascimento e Barocco si arricchì di palazzi eleganti e opere monumentali, come la Tour de l’Horloge. I secoli moderni furono segnati da carestie, pestilenze e dalle prime trasformazioni industriali. Nell’Ottocento arrivarono la ferrovia e un nuovo volto urbano. La luce straordinaria del Sud francese attirava artisti e viaggiatori, tra cui Vincent van Gogh, che qui dipinse alcune delle sue tele più celebri.

Le due guerre mondiali colpirono duramente la città: nel 1944 i bombardamenti distrussero interi quartieri e monumenti, ma la ricostruzione restituì ad Arles il suo splendore.

Cosa vedere ad Arles

L’anfiteatro romano di Arles: visita del monumento UNESCO

Oltrepassando Porte de la Cavalerie e percorrendo Rue Voltaire, si raggiunge l’imponente Anfiteatro Romano, circondato dalle strette vie lastricate di Arles. L’anfiteatro – che i locali chiamano semplicemente les Arènes – fu edificato nel 80 d.C. addossato al fianco della collina dell’Hauture e orientato in modo da sfidare l’ordine della città romana. Le sue proporzioni sono sbalorditive: un’ellisse di 136 metri per 107, poco più grande della celebre Arena di Nîmes, abbastanza da conquistarsi un posto d’onore tra i venti anfiteatri più imponenti di tutto l’Impero

All’epoca, oltre ventimila persone prendevano posto sulle gradinate in pietra, distribuite con rigore sociale nei quattro ordini della cavea. Dalle gallerie circolari, dai passaggi e dalle scale nasceva un ingegnoso labirinto che permetteva ai flussi di spettatori di scorrere senza inciampi. Un sistema architettonico tanto sofisticato quanto funzionale, pensato per condurre tutti, dal cittadino comune al notabile, fino al proprio posto.

L’arena vera e propria, un tempo pavimentata in legno, nascondeva sotto di sé meccanismi scenici e gabbie per le belve. Sopra, un velario sorretto da pali fissati nell’attico – oggi scomparso – proteggeva dal sole provenzale i volti impazienti di chi attendeva i gladiatori.

Qui, nell’antica Gallia, si svolgevano corse di bighe e sanguinose lotte tra gladiatori. Ma quando il cristianesimo prese il sopravvento, nel 404, i combattimenti furono vietati e l’anfiteatro, privato del suo scopo originario, entrò in un lungo periodo di decadenza. Le arcate furono trasformate in case, quasi duecento, mentre quattro torri fortificate mutarono la struttura in una cittadella verticale, un piccolo mondo dentro le mura romane. 

Solo nel 1825, grazie all’intervento dello scrittore e archeologo Prosper Mérimée, l’anfiteatro iniziò a liberarsi delle abitazioni e a ritrovare lentamente la sua identità di luogo monumentale. Poco dopo, nel 1830, l’arena tornò a vibrare di vita con le prime corse di tori

Il pieno riconoscimento internazionale arrivò nel 1981, quando l’UNESCO lo inserì tra i Patrimoni dell’Umanità, insieme ad altri tesori romani e romanici della città.

Curiosità: Vincent van Gogh catturò la bellezza dell’anfiteatro nel dipinto “Spettatori nell’arena”.

Indirizzo: 1 Rdpt des Arènes, 13200 Arles, Francia
Orari:
aperta tutti i giorni dalle 9:00 alle 19:00.
Biglietto: 11€ (il biglietto comprende anche l’ingresso al teatro romano)

Teatro antico di Arles: storia e curiosità

A pochi passi dall’anfiteatro, in Rue de la Calade, Arles custodisce un’altra meraviglia: il Teatro Antico. Sorto sul pendio della collina dell’Hauture, fu voluto da Augusto intorno al 27 a.C. e inaugurato poco dopo, nel 12 a.C., come parte del grande progetto monumentale della colonia insieme al foro e all’Arc du Rhône

Camminando tra le rovine, si riconoscono ancora l’orchestra, il proscenio e due colonne imponenti che un tempo sorreggevano un grandioso palcoscenico ornato di statue, marmi policromi e decorazioni sontuose. I provenzali le chiamano “le due vedove”: isolate, testimoni silenziose di una decorazione che un tempo contava cento colonne corinzie.

Les Arènes | © Serena Annese
Les Arènes | © Serena Annese
Les Arènes | © Serena Annese

Dalla cavea, che poteva accogliere fino a diecimila spettatori, la vista abbracciava un’orchestra rivestita di pietre preziose, al centro della quale sorgeva l’altare dedicato ad Apollo. Il teatro era un vero manifesto di potere e bellezza: un muro scenico alto e decorato, tre file di colonne, statue colossali tra cui quella di Augusto e la celebre “Venere di Arles”, oggi conservata al Louvre

Sul palco si alternavano tragedie greche e romane, commedie, pantomime, spettacoli di danza e musica dedicati agli dèi. Il teatro era un rito collettivo, un linguaggio di potere e cultura che univa la comunità sotto lo sguardo di Apollo, la divinità prediletta da Augusto a cui il luogo era consacrato.

Oggi è Patrimonio dell’Umanità UNESCO, ma per secoli il suo destino non fu affatto glorioso. Dal V secolo, parti del teatro furono inglobate nelle mura cittadine, come la Torre di Rolando, e molti materiali furono riutilizzati per nuove costruzioni. Nel Medioevo si persero del tutto le tracce della sua funzione originaria: fu inglobato in fortificazioni e infine sepolto da case e giardini. Solo a metà Ottocento, dopo gli scavi iniziati nel 1823 e il recupero del sito nel 1855, tornò a mostrarsi.

Indirizzo: 1 Rue du Cloître, 13200 Arles, Francia
Orari:
aperto tutti i giorni dalle 9:00 alle 19:00.
Biglietto: 11€ (il biglietto comprende anche l’ingresso all’anfiteatro) 

Place de la République ad Arles e i Criptoportici: cuore storico della città

Place de la République è il fulcro del centro storico di Arles, un’ampia area pedonale che custodisce alcuni tra i monumenti più significativi della città. Qui si affacciano l’elegante Hôtel de Ville, la maestosa Cattedrale di Saint-Trophime, la chiesa di Sant’Anna e, al centro, svetta l’imponente obelisco in granito, vestigia dell’antico foro romano.

Al di sotto della piazza si estende un affascinante mondo sotterraneo. I Cryptoportiques d’Arles, costruiti dai Romani nel I secolo a.C., sono una rete di gallerie voltate che sostenevano il foro e, nel tempo, furono utilizzate come granai e magazzini. Questi corridoi sono accessibili dal Municipio o dalla Cappella dei Gesuiti.

Una visita suggestiva, ideale per le calde giornate estive, ma non consigliata a chi soffre di claustrofobia. Aggiunge fascino l’esistenza di una cappella medievale sotterranea dedicata a Saint-Lucien.

Indirizzo: Pl. de la République, 13200 Arles, Francia
Orari:
aperti marzo, aprile e ottobre dalle 9:00 alle 18:00, da maggio a settembre dalle 9:00 alle 19:00 e da novembre a febbraio dalle 9:00 alle 18:00
Biglietto: 5€ / per verificare le condizioni di riduzione o gratuità, consultare il sito.

Teatro antico di Arles | © Serena Annese
Teatro antico di Arles | © Serena Annese
Place de la République | © Serena Annese

Cathédrale Saint-Trophime d’Arles: romanico e Patrimonio UNESCO

La Cathédrale Saint-Trophime è stata prima una basilica paleocristiana del V secolo, dedicata a Santo Stefano; poi, nel XII secolo, le maestranze iniziarono a lavorare e tra il 1100 e il 1152 prese forma la chiesa che vediamo oggi, intitolata a San Trofimo, il primo vescovo di Arles, il missionario che secondo la tradizione portò il Vangelo tra le pietre della Gallia. Poco a poco il complesso episcopale si espanse intorno alla cattedrale. Sul lato sud fu allungato il transetto e fu creata la prima sala capitolare, con una facciata scandita da arcate eleganti. In seguito furono costruiti il dormitorio e il chiostro.

Fu qui che, nel 1178, l’imperatore Federico Barbarossa ricevette la corona del Sacro Romano Impero, davanti a una folla che immaginava il potere come un dono divino. Per lungo tempo la cattedrale ebbe il titolo di primaziale delle Gallie, segno del ruolo centrale che Arles rivestiva. Oggi Saint-Trophime è uno dei capolavori assoluti del romanico provenzale, così importante da essere dichiarato Patrimonio dell’Umanità

Il portale rappresenta una Bibbia scolpita nella pietra, con il Cristo severo al centro e intorno il Giudizio Universale. Angeli che suonano le trombe del destino, anime leggere che ascendono verso la luce, corpi incatenati che precipitano nell’abisso. È un teatro sacro, dove ogni elemento scolpito aveva il compito di ammonire e imprimere nell’anima il timore di Dio.

Varcata la soglia, si ammirano tre sarcofagi paleocristiani: uno del IV secolo, nella navata sinistra, usato poi come fonte battesimale; un altro, in marmo di Carrara, raffigurante la scena del Passaggio del Mar Rosso; il terzo, del V secolo, mostra Cristo in trono tra Pietro e Paolo. La navata centrale, alta e solenne, corre in cinque campate affiancata da due navate strette; una cupola domina l’incrocio del transetto, vicino al campanile. E poi l’organo – un Cavaillé-Coll del 1873 – e il palazzo arcivescovile, con le sue mura del XVII secolo: nato per il potere, travolto dalla Rivoluzione e ricostruito più volte.

Infine, si giunge al magnifico chiostro: un quadrilatero che collega il tutto con i suoi portici scolpiti. La prima galleria, quella a nord, prende forma alla fine del XII secolo; la seconda, davanti al dormitorio, all’inizio del XIII. Le sculture raccontano il mistero pasquale e i santi patroni, nella prima galleria, episodi della vita di Gesù nella seconda. Il progetto originario restò incompiuto: il secondo piano non verrà mai realizzato. Ma nel Trecento, quando il gotico arriva in Provenza, due nuove gallerie chiudono il chiostro, portando un linguaggio diverso: una celebra la vita di San Trofimo, l’altra mescola storie bibliche e devozioni locali

Dal 1455 il chiostro perse la sua sacralità e divenne un magazzino. Dopo la Rivoluzione francese, le arcate furono trasformate persino in case private. La Cathédrale Saint-Trophime tornò al culto solo dopo il Concordato del 1801.

Indirizzo: 6 Pl. de la République, 13200 Arles, Francia
Orari:
aperta tutti i giorni dalle 9:00 alle 12:00, il mercoledì chiude alle 18:00. Il chiostro è aperto tutti i giorni dalle 10:30 alle 16:30.
Biglietto: ingresso alla chiesa gratuito / 6€ per visitare il chiostro.

A pochi passi dall’Anfiteatro, Saveurs et Terroirs (24 ter Rdpt des Arènes) si distingue come un bistrot che celebra la semplicità reinterpretata con cura. Gli spazi sono raccolti, con pochi tavoli che permettono di godere di una vista spettacolare sul centro storico di Arles, mentre il menù segue il ritmo dei prodotti di stagione e del mercato locale. Ogni piatto viene preparato al momento, garantendo freschezza e autenticità: dalle insalate croccanti alle quiche dorate, dai panini creativi ai croque monsieur irresistibili. La qualità e la genuinità richiedono pazienza, ma ogni attesa viene ampiamente ricompensata.

Cathédrale Saint-Trophime d’Arles | © Serena Annese
Cathédrale Saint-Trophime d’Arles | © Serena Annese
Cathédrale Saint-Trophime d’Arles | © Serena Annese

Fondation Vincent van Gogh ad Arles: arte contemporanea e storia del pittore

Tutto ebbe inizio da un’idea ostinata – ma anche poetica – di Yolande Clergue: creare un’associazione per riportare ad Arles lo spirito di Vincent van Gogh. Non solo celebrare il pittore, ma dare vita a quel sogno che lui stesso aveva immaginato: un centro internazionale di creazione e scambio artistico, un crocevia di talenti sotto la stessa luce che accese i suoi gialli e i suoi blu. 

Per oltre vent’anni, Yolande trasformò questa visione in mostre, eventi, incontri. Poi, nel 2008, Luc Hoffmann decise di dare nuovo slancio a quell’intuizione. Con il suo sostegno, il progetto si consolidò e nacque una Fondazione riconosciuta di pubblica utilità, capace di garantire continuità e futuro. Due anni dopo, l’8 luglio 2010, il decreto ministeriale sancì la nascita ufficiale della Fondazione Vincent van Gogh Arles.

Il sindaco dell’epoca propose come sede l’Hôtel Léautaud de Donines, un palazzo carico di storia, nel cuore del centro antico. Un edificio dalle molte vite: residenza mercantile nel XV secolo, poi Banque de France e nel 2011 iniziarono i lavori. Gli architetti Guillaume Avenard e Hervé Schneider dello studio FLUOR pensarono ad un progetto capace di dialogare con la luce di Arles. Alla guida della fondazione fu scelta Bice Curiger, critica d’arte, curatrice per vent’anni al Kunsthaus di Zurigo, commissaria della 54ª Biennale di Venezia, fondatrice della rivista Parkett, già direttrice editoriale di Tate etc.

Con il tempo la Collezione Yolande Clergue– nata da donazioni di artisti di ogni nazionalità, affascinati da Van Gogh e dal mito della sua permanenza ad Arles – si è ampliata, accogliendo opere di Arman, Christo, Hockney, Lichtenstein, Rauschenberg, Cartier-Bresson e persino due pezzi creati dallo stilista Christian Lacroix: L’Arlésienne e Le Zouave.

Il palazzo – 2400 m² distribuiti su più livelli – conserva l’anima medievale con tracce gotiche e accenni rinascimentali. La terrazza, un tempo coronata da merli, oggi regala una vista aperta sui tetti di Arles e sul Rodano, paesaggi che Van Gogh amava. Inoltre, il progetto invita artisti contemporanei a dialogare con il pittore olandese. Bertrand Lavier ha così realizzato il cancello d’ingresso, una scultura ibrida che accoglie il visitatore. Raphael Hefti è intervenuto nel cortile con un’opera che reinventa la luce: un vetro trattato con processi non convenzionali riflette e muta colore secondo le variazioni del sole di Arles, trasformando ogni istante in un’esperienza diversa

Indirizzo: 35 Rue du Dr Fanton, 13200 Arles, Francia
Orari:
aperto tutti i giorni dalle 10:00 alle 19:00.
Biglietto: 10€ / per verificare le condizioni di riduzione o gratuità, consultare il sito.

Museum of Ancient Arles and Provence: tra reperti archeologici e storia romana

Il Museum of Ancient Arles and Provence – che gli abitanti chiamano semplicemente Musée Bleu per il colore intenso delle sue pareti – è stato progettato dall’architetto Henri Ciriani come una vera città-museo, con percorsi ad anello che ricordano le antiche strade romane. È il risultato di secoli di collezioni private e battaglie culturali. 

La sua storia comincia molto prima delle sue mura contemporanee, quando nel 1574 il collezionista Lantelme de Romieu pubblicò la “Storia delle Antichità di Arles”: un libro che rivelava al mondo il passato glorioso della città. Monete, statuette, iscrizioni, curiosità archeologiche: la febbre delle vestigia antiche contagiò la borghesia arlesiana, che iniziò a scavare. 

Fondation Vincent van Gogh | © Serena Annese
Fondation Vincent van Gogh | © Serena Annese
Saveurs et Terroirs | © Serena Annese

Nei secoli successivi, le collezioni si accumularono: nei palazzi, nel Municipio, perfino nella navata di una chiesa abbandonata, Saint-Honorat, che nel 1784 diventò il primo vero museo pubblico di antichità. Ma con la Rivoluzione si verificarono dispersioni e saccheggi. Solo l’ostinazione di alcuni, come Pierre Véran, salvò il patrimonio antico di Arles. Nel 1805, grazie a un decreto imperiale, ottenne la chiesa di Sainte-Anne per riunire ciò che restava.

Poi arrivarono altri decenni di scavi e riscoperte: l’anfiteatro venne liberato dalle 212 case che lo soffocavano, il teatro antico riportato alla luce, gli Alyscamps esplorati durante i lavori ferroviari. Con il tempo le collezioni diventarono troppo vaste per le chiese che le custodivano. 

Nel 1936 nacque un museo lapidario nell’ex chiesa dei Gesuiti, ma anche lì presto lo spazio non bastò. Così, negli anni ’60, dopo vent’anni di progetti e battaglie, nacque il capolavoro di Henri Ciriani: un edificio triangolare, luminoso e rigoroso, posato accanto alle vestigia del circo romano. 

Le collezioni permanenti – oltre 30.000 reperti, anche se solo una parte è visibile al pubblico – abbracciano un arco cronologico che va dal Neolitico alla fine dell’Impero Romano, fino alla prima cristianità. Si inizia con la Preistoria, dove gli ipogei parlano di uomini che vivevano 2500 anni prima di Cristo, con armi di pietra e gioielli in conchiglie. Poi il VI secolo a.C., quando i Greci trasformano Arles in un porto fiorente. E poi arriva Roma, nel 46 a.C., con Giulio Cesare che fa della città una colonia della sesta legione. Da lì parte un secolo di costruzioni spettacolari: foro, teatro, anfiteatro, circo. Dentro il museo si possono vedere modelli in scala, statue colossali, perfino il presunto ritratto di Cesare, riemerso dalle acque del Rodano nel 2007 grazie agli scavi dell’archeologo subacqueo Luc Long.

Un’intera sezione racconta il porto di Arles, il più importante del Rodano: anfore, lingotti, attrezzi navali, statue e soprattutto la chiatta gallo-romana Arles-Rhône 3, un relitto quasi intatto che sembra pronto a salpare di nuovo. Il percorso tocca anche la vita quotidiana: lucerne, statuette di divinità che proteggevano le case, giocattoli, anelli e chiavi. Si parla di moda, di igiene, di culti domestici. I mosaici finali, con i loro intrecci di colori, evocano le ville lussuose sulla riva del Rodano. C’è, poi, spazio per la morte: urne cinerarie, sarcofagi scolpiti con miti e leggende, e stele. E infine il cristianesimo, con sarcofagi decorati da scene bibliche, anelli incisi con il Chi Rho, ampolle dei pellegrini.

L’Hortus è un parco esterno che rievoca il circo romano con terrazze, viali e una spina centrale come quella delle antiche piste. Un omaggio a Plinio il Giovane, che descriveva nei suoi scritti i giardini aristocratici come ippodromi verdi. Qui ci si può sedere e immaginare le corse dei cavalli sotto il cielo provenzale.

Indirizzo: Presqu’île du Cirque Romain, 13200 Arles, Francia
Orari:
aperto da mercoledì a lunedì dalle 10:00 alle 18:00. Chiuso il martedì.
Biglietto: 8€ / per verificare le condizioni di riduzione o gratuità, consultare il sito.

Van Gogh ad Arles: itinerario tra i luoghi dei suoi capolavori

Arles conserva ancora oggi l’impronta indelebile di Vincent Van Gogh, che qui trascorse alcuni degli anni più intensi della sua vita. Ad Arles nacquero capolavori assoluti come “I Girasoli, “La Sedia di Vincent e “Il Caffè di Notte, dipinti che oggi raccontano al mondo la sua ossessione per la bellezza e il dolore.

Museum of Ancient Arles | © Serena Annese
Museum of Ancient Arles | © Serena Annese
Museum of Ancient Arles | © Serena Annese

Il Sud della Francia lo aveva stregato: i campi dorati, le notti limpide, il blu profondo del cielo e i verdi degli ulivi. Nemmeno la presenza di Paul Gauguin, con cui sognava di fondare una comunità di artisti, gli portò pace. La loro convivenza fu burrascosa. Poco dopo, l’artista trovò rifugio prima nell’ospedale di Arles, poi in quello di Saint-Rémy, senza mai smettere di dipingere.

Oggi Arles custodisce ancora i luoghi che hanno segnato la sua permanenza. Non troverete tele originali – delle oltre 200 opere realizzate in Provenza nessuna è rimasta in città – ma vi sembrerà quasi di passeggiare nei suoi dipinti. Arles ricorda Van Gogh con il Circuit Van Gogh, un percorso a tappe che ripercorre i luoghi dove il pittore si fermava con il cavalletto

Il viaggio comincia in Place du Forum, una piazzetta raccolta sotto grandi platani, cuore pulsante della vita cittadina. È qui che si affaccia il celebre caffè – purtroppo chiuso attualmente – dalle tonalità gialle e verdi, oggi chiamato proprio Le Café Van Gogh. Ai tavolini di questo locale, Vincent osservava la folla, disegnava mentalmente luci e ombre e trovava ispirazione. Qui nacquero la “Terrazza del caffè la sera”, uno dei suoi dipinti più famosi, e anche l’opera malinconica “Il Caffè di notte, che immortala l’interno del locale in tutta la sua desolazione. Fu sempre qui che scoppiò una lite furibonda con Gauguin, conclusa – raccontano – con un bicchiere scagliato in aria.

Alle porte di Arles, lungo un canale che un tempo collegava la città al mare, si trova il ponte di Langlois. Van Gogh lo dipinse in almeno cinque versioni, attratto dalla semplicità della scena: l’arco del ponte, il cielo terso, i campi che si accendevano sotto il sole. Nei suoi occhi, quell’angolo di Provenza evocava il Giappone, terra che non vide mai ma che amò attraverso le stampe di Hiroshige. Il ponte originale non esiste più: quello che vediamo oggi è stato ricostruito dopo la guerra, ma conserva intatta l’atmosfera che colpì l’artista.

In Place Lamartine sorgeva la casa che Van Gogh affittò e tinse di giallo per accogliere Gauguin. Era il suo sogno di una “casa degli artisti”, ma anche il teatro dei suoi turbamenti. Qui dipinse la celebre “Camera di Vincent ad Arles, un quadro intimo e vibrante, e naturalmente “La Casa Gialla, omaggio a quel rifugio fragile. L’edificio oggi non esiste più, ma davanti a quel punto della piazza è facile immaginare la luce filtrare attraverso le finestre, mentreVan Gogh dipingeva.

Sulle rive del Rodano, al calare del sole, l’aria si fa più dolce e il fiume riflette le prime luci della città. È qui che Van Gogh dipinse “Notte stellata sul Rodano, una delle sue opere più suggestive, dove il cielo pieno di stelle si unisce alle luci tremolanti dei lampioni. 

Le Café Van Gogh | © Serena Annese
Ponte di Langlois | © Serena Annese
Le pont de Trinquetaille | © Serena Annese

Poco distante si trova l’Espace Van Gogh, un tempo conosciuto come Hôtel-Dieu: era l’ospedale principale di Arles e ospitò Vincent Van Gogh tra dicembre 1888 e maggio 1889, a seguito del celebre episodio del taglio dell’orecchio. Durante la sua permanenza, l’artista non interruppe mai la sua produzione: tra le mura dell’ospedale trovò ispirazione nei giardini interni, immortalati nella celebre tela “Il cortile dell’ospedale di Arles”. Negli anni ’90, l’edificio è stato trasformato in un vivace spazio culturale aperto al pubblico, consentendo ai visitatori di passeggiare tra gli stessi spazi che stimolarono la creatività del pittore.

L’itinerario si chiude in un luogo che appartiene più alla memoria collettiva che alla storia di un singolo artista: gli Alyscamps, l’antica necropoli romana, già celebri in epoca medievale come tappa dei pellegrinaggi. Van Gogh li scelse come scenario per “Les Alyscamps, un dipinto che cattura la malinconia di un viale di sarcofagi ombreggiati dagli alberi

Per una cena raffinata nel cuore di Arles, Le Plaza-La Paillotte (28 Rue du Dr Fanton) rappresenta una scelta imprescindibile. Situato in una via tranquilla del centro storico, il ristorante accoglie gli ospiti tra travi a vista e pareti in pietra, creando un’atmosfera calda e autentica. Lo chef Stéphane Bognier propone una reinterpretazione elegante dei piatti della tradizione locale: carni alla griglia, stufati e pesce fresco sono serviti con cura e attenzione ai dettagli. Tra le specialità da non perdere spicca la gardiane de taureau, lo stufato di toro accompagnato dal rinomato riso della Camargue, un vero emblema della gastronomia provenzale.

Per il dopocena, l’Échoppe (7 Rue Voltaire) si conferma il punto di riferimento per gli appassionati di birra artigianale. Questo locale raccolto ma vivace offre una selezione curata di birre locali e internazionali, ideale per degustarle con calma e scoprire nuovi sapori. L’ambiente rilassato è arricchito da una colonna sonora attenta e, con l’arrivo della bella stagione, la terrazza si anima con DJ set dal vivo. Per chi desidera alternative, la carta propone vini biologici e limonate artigianali, perfette per chiudere la serata in modo originale e conviviale.

Cosa vedere nei dintorni di Arles

L’Abbaye de Montmajour ad Arles

A quindici minuti da Arles, tra vigne e campi di grano punteggiati di cipressi, appare un edificio che sembra emergere dalla roccia: l’abbazia di Montmajour (per approfondire: Abbaye de Montmajour: guida alla storia, al chiostro e alle opere d’arte). Fondata nel 948 da una comunità di monaci benedettini, Montmajour nasce su quello che allora era un isolotto circondato da paludi. La roccia che spuntava dalle acque diede il nome al luogo:mons major, la montagna più grande. Nei secoli l’acqua si è ritirata, ma l’abbazia ha continuato a crescere, attraversando otto secoli di storia architettonica. Oggi Montmajour è classificata come Monumento Nazionale di Francia e riconosciuta dall’UNESCO

Abbaye de Montmajour | © Serena Annese
Abbaye de Montmajour | © Serena Annese
Abbaye de Montmajour | © Serena Annese

La Chiesa di Notre-Dame – rimasta incompiuta – presenta due campate che si aprono su una volta romanica severa, quasi austera. Sotto di essa, la cripta: un ambiente scavato nella pietra, che un tempo custodiva le reliquie della Vera Croce. Qui, all’alba, i monaci si raccoglievano in preghiera, e proprio in questo luogo ebbe origine il “Perdono di Montmajour”, uno dei grandi pellegrinaggi medievali che attirava migliaia di fedeli. 

Dal cuore romanico dell’abbazia si passa al chiostro, forse la parte più sorprendente. I capitelli delle colonne sono di una bellezza incredibile: foglie d’acanto, animali fantastici, chimere e draghi si mescolano a figure grottesche e scene di vita quotidiana. Van Gogh lo amava tanto da immortalarlo nei suoi dipinti, catturandone la luce dorata che ancora oggi filtra tra gli archi. Accanto al chiostro si innalza la Torre dell’Abate, che offre una vista ampia sulla campagna provenzale e sulla Camargue

Quasi nascosta, si trova la piccola cappella preromanica di Saint-Pierre, scavata nella roccia: un’unica navata semplice e austera, con capitelli scolpiti da geometrie essenziali. Infine, fuori dalle mura sorge la cappella della Sainte-Croix, costruita per accogliere i pellegrini senza infrangere la clausura monastica. Ogni 3 maggio qui si celebrava la festa della Croce, quando Montmajour diventava un luogo di raduno spirituale per migliaia di persone provenienti da tutta la Provenza.

Indirizzo: Rte de Fontvieille, 13280 Arles, Francia
Orari:
aperta tutti i giorni dalle 10:00 alle 18:15.
Biglietto: 7€ / per verificare le condizioni di riduzione o gratuità, consultare il sito.

Parco Naturale della Camargue: la natura selvaggia alle porte di Arles

Arles è la porta d’accesso privilegiata al Parc Naturel Régional de Camargue (per approfondire: Camargue: viaggio nella natura selvaggia tra fenicotteri, cavalli bianchi e villaggi pittoreschi), un’area protetta di straordinaria bellezza che si estende per oltre 100.000 ettari alle foci del Rodano. Istituito nel 1970, il parco è una delle più vaste zone umide d’Europa e custodisce una biodiversità unica: oltre 300 specie di uccelli, distese di risaie, lagune e paludi, interrotte solo dai profili inconfondibili dei cavalli bianchi e delle mandrie di tori che pascolano allo stato brado.

Muoversi in auto è la scelta ideale per esplorare la Camargue in totale autonomia, ma chi desidera vivere un’esperienza immersiva può optare per un safari in 4×4 con partenza da Arles. È un modo autentico per scoprire gli angoli più nascosti di questa terra selvaggia.

Parc Naturel Régional de Camargue | © Serena Annese
Parc Naturel Régional de Camargue | © Serena Annese
Parc Naturel Régional de Camargue | © Serena Annese

La parte settentrionale del parco si trova a soli 6 km da Arles – circa 10 minuti in auto lungo la Rte des Saintes-Maries-de-la-Mer, D570. Qui il paesaggio si apre in scenari spettacolari: fenicotteri rosa, cavalli camarguesi che corrono liberi tra le acque basse, tori immersi nella brughiera. È una terra di contrasti, modellata dal vento e dal sole, dove ogni istante regala un’immagine da cartolina. 

La Camargue è anche cultura e tradizione: le manades, fattorie dedicate all’allevamento di tori e cavalli, sono testimonianze vive di secoli di vita rurale. Infine, le spiagge di Piemanson, le saline di Salin-du-Giraud e le distese di sabbia bianca offrono scenari primitivi e incontaminati, ideali per chi cerca la natura nella sua forma più autentica.

Cosa mangiare a Arles: specialità provenzali e prodotti tipici

Ad Arles, tra le praterie dove i tori pascolano liberi e gli orti generosi di frutta e verdura, prende vita una cucina che è pura espressione del territorio. Ogni ingrediente è protagonista: l’aglio pestato con l’olio d’oliva diventa l’aioli, salsa intensa che accompagna il pesce e le verdure, mentre la bouillabaisse, regina della gastronomia provenzale, racchiude in sé tutto il sapore del Mediterraneo. Non meno deliziosa è la brandade, crema di merluzzo mantecata con olio, nata come soluzione ingegnosa per conservare il pesce e divenuta oggi una delle ricette più iconiche della regione.

Gli antipasti si aprono con le tapenade, pasta di olive nere e acciughe. È perfetta per introdurre piatti robusti come la gardiane de taureau, lo stufato di toro della Camargue, cotto lentamente nel vino rosso e servito con il riso locale. Accanto a questo simbolo gastronomico spicca la salsiccia di Arles, speziata e dal carattere deciso. Per i più audaci, c’è pieds et paquets, uno stufato di trippa e piedini d’agnello.

Il riso della Camargue, bianco, nero o integrale, è il re della tavola: accompagna le carni stufate, diventa ingrediente per una paella dal sapore provenzale o un semplice contorno dalle mille sfumature. A completare il quadro, una produzione vinicola di pregio, con circa 1.000 ettari di vigneti che regalano vini rosédelicati, bianchi freschi e rossi intensi. Per un brindisi dal gusto autentico, vale la pena provare un bicchiere di pastis all’anice o l’assenzio, liquore leggendario che evoca le notti bohémien di Van Gogh.

Per vivere appieno l’anima culinaria di Arles, occorre fare una tappa al Marché d’Arles, il mercato bisettimanale – si tiene il mercoledì dalle 8:00 alle 12:00 e il sabato dalle 8:00 alle 12:30 – dove profumi, colori e sapori si intrecciano in un’esperienza sensoriale unica: frutta e verdura a km 0, prodotti artigianali, spezie e specialità locali da gustare o portare con sé come ricordo della Provenza.

Gardiane de taureau di Le Plaza-La Paillotte | © Serena Annese
Formaggi provenzali | © Serena Annese
Sidro della Camargue | © Serena Annese

Quando andare ad Arles: clima, eventi e fiere locali

Il momento ideale per scoprire Arles coincide con la primavera – da aprile a giugno – e l’autunno, da settembre a ottobre, quando il clima mediterraneo offre giornate luminose, temperature miti e un’atmosfera più rilassata. In queste stagioni la città rivela il suo fascino, lontano dalle folle e con la possibilità di esplorare anche la vicina Camargue. Con l’arrivo della primavera, le pianure che circondano la città si tingono di un giallo brillante, grazie all’argèras, la ginestra dai piccoli fiori che annuncia il risveglio della natura dopo l’inverno.

L’estate, invece, rappresenta il periodo più intenso e scenografico: i campi di lavanda sono in piena fioritura e il calendario si anima di eventi culturali, ma occorre mettere in conto un afflusso turistico notevole e temperature che, soprattutto nella piana camarguese, possono risultare impegnative. 

Da Pasqua a settembre Arles diventa il palcoscenico di un fitto calendario di celebrazioni che affonda le radici nella cultura provenzale. Le celebri ferias scandiscono la stagione taurina con manifestazioni che richiamano migliaia di visitatori: le strade del centro si trasformano in un vibrante intreccio di suoni, colori e sapori, tra musica dal vivo, sfilate e stand gastronomici.

Il primo grande appuntamento è laFeria di Pasqua, durante la quale l’antico anfiteatro romano ospita le tradizionali courses camarguaises, profondamente radicate nell’identità locale.

Tra gli eventi più suggestivi si distinguono il Giorno dei Guardians, dedicato ai butteri della Camargue, che sfilano a cavallo verso la Chiesa del Maggiore prima di esibirsi in spettacolari giochi equestri nell’arena; il Pégoulado, una processione notturna illuminata da lanterne e accompagnata da danze e musiche tradizionali; e il Festival del Costume, la prima domenica di luglio, quando centinaia di arlesiani indossano abiti storici e, dopo la sfilata, si ritrovano nell’antico teatro per celebrare la regina di Arles in un tripudio di danze e corse camarguesi.

Inoltre, ogni estate, il festival Les Rencontres d’Arles trasforma la città in un palcoscenico internazionale della fotografia, mentre il LUMA, con la sua torre iconica firmata da Frank Gehry, e il musée Réattu offrono percorsi tra arte contemporanea e storia visiva, tra installazioni innovative e collezioni classiche. 

A chiudere la stagione, la Festa del Riso di settembre rende omaggio a una coltura simbolo della Camargue, con carri allegorici, mercati tematici e spettacoli che raccontano il legame storico tra la città, il suo territorio e le acque del Rodano.

Arles | © Serena Annese
In giro per Arles | © Serena Annese
Arles | © Serena Annese

Come raggiungere Arles

Arles si trova in una posizione privilegiata, tra le distese selvagge della Camargue e i borghi pittoreschi del massiccio delle Alpilles, a metà strada tra il Mediterraneo e l’entroterra provenzale. Questa collocazione la rende un punto di partenza ideale per esplorare le diverse anime della Provenza. Raggiungerla è semplice, con diverse soluzioni.

In aereo: l’aeroporto più vicino è quello di Marsiglia-Provenza (MRS), a circa un’ora di strada da Arles. Dallo scalo è possibile noleggiare un’auto o prendere un treno locale per raggiungere la città. Un’alternativa – per i voli interni nazionali – è l’aeroporto di Nîmes (FNI), più piccolo ma comunque comodo, situato a breve distanza.

In auto: da Marsiglia, Arles è raggiungibile in circa 1 ora percorrendo l’autostrada A7. Da Nizza, si raggiunge in 2 ore e 40 minuti lungo l’A8. Se si parte dall’Italia, occorre mettere in conto circa 6 ore da Genova – attraverso l’Autostrada dei Fiori e l’Autoroute du Soleil – e 6 ore e 40 minuti da Milano o 5 ore e 20 da Torino, passando dal confine del Monginevro.

Un consiglio per chi viaggia in auto: in Francia i pedaggi autostradali sono frequenti, spesso a breve distanza l’uno dall’altro. Inoltre, nei caselli autostradali francesi, il simbolo “t” indica le corsie di telepedaggio – simile al nostro Telepass – utilizzate da chi ha un dispositivo elettronico per pagare il pedaggio senza fermarsi. Per chi desidera vivere un’esperienza più panoramica, si possono valutare anche i percorsi alternativi alle autostrade, che attraversano villaggi provenzali e paesaggi scenografici. 

In treno: Arles è ben collegata tramite la rete ferroviaria francese. Dall’Italia settentrionale, in particolare da Milano, è possibile viaggiare con treni ad alta velocità verso Nîmes, per poi proseguire con un collegamento regionale SNCF fino ad Arles.

Un’esperienza affascinante per chi ama il viaggio lento è il treno notturno Espresso Riviera di Trenitalia, che collega città italiane come Roma, Genova e Ventimiglia alla Côte d’Azur, da cui poi si continua verso Arles con un treno regionale.

Conoscevate già Arles? L’avete già visitata o lo farete presto? Fatemelo sapere qui nei commenti, oppure sulla mia pagina Instagram!

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