
Cluj-Napoca: cuore culturale, accademico ed economico della Transilvania
Cosa vedere a Cluj-Napoca in due giorni, tra storia romana, modernità creativa.
A Cluj-Napoca sembra che si viva seguendo due epoche diverse:quella antica delle rovine romane e dei bastioni medievali, e quella frenetica e vitale delle università, dei caffè colmi di studenti, dei festival musicali. Cluj-Napoca – o semplicemente Cluj, come la chiamano tutti – è una città racchiusa tra sette colline, adagiata lungo le rive del fiume Someșul Mic, a circa 480 chilometri a nord-ovest di Bucarest.
Un tempo si chiamava Napoca ed era una colonia romana fondata nel II secolo d.C. sotto l’imperatore Adriano. La città ha mutato volto e nome nei secoli: Klausenburg per i sassoni, Kolozsvár per gli ungheresi. Solo nel 1974, per volere di Ceaușescu, l’antico toponimo latino tornò a risuonare accanto a quello moderno. Un gesto simbolico che intendeva legare il presente socialista alle glorie imperiali della Dacia.
Oggi è una città dinamica e cosmopolita, con oltre 300.000 abitanti e una popolazione universitaria che supera i 100.000 studenti, provenienti da ogni parte del mondo. È considerata il più grande centro accademico della Transilvania e il secondo dell’intera Romania. Qui nascono startup, si organizzano festival internazionali, si promuove una mobilità sostenibile: la città è piena di piste ciclabili, autobus elettrici e parchi curati. Poi ci sono le icone locali: la birra Ursus, prodotta qui sin dal 1878, simbolo della tradizione brassicola della Romania, e Farmec, celebre casa cosmetica produttrice dei leggendari prodotti Gerovital. Cluj è accogliente senza sforzo, elegante senza ostentazione.
Indice
Cenni storici su Cluj-Napoca
Cluj apparve per la prima volta nei documenti quando il geografo Tolomeo annotò nei suoi scritti il nome di Napuca, una delle gemme urbane della Dacia. Nel 124 d.C., l’imperatore Adriano la elevò a municipio; pochi decenni più tardi, sotto Marco Aurelio, le fu conferito il titolo di Colonia Aurelia Napoca.
Secoli più tardi, nel 1213, riapparve nei documenti con il nome di Castrum Clus, una fortezza aggrappata alle colline della Transilvania. Ma la pace fu breve: nel XIII secolo i mongoli dell’Orda d’Oro la distrussero. Furono i sassoni, invitati da Stefano V d’Ungheria, a ripopolarla e ricostruirla.
Nel 1316, Cluj conquistò lo status di città libera sotto il regno di Carlo Roberto d’Angiò. Furono rinforzate le mura con il permesso di Sigismondo di Lussemburgo, imperatore del Sacro Romano Impero. Nel 1443 nacque tra queste mura Mattia Corvino, futuro re d’Ungheria, e con lui iniziò una lunga stagione di fermento culturale e politico.
Il Cinquecento portò le prime fabbriche di birra e di carta. Nel 1581, Stefano Báthory, principe della Transilvania e re di Polonia, fondò l’Università di Cluj, sorella minore di quella di Vilnius. Dopo la sua morte, Cluj entrò nell’orbita austriaca con Massimiliano II. Verso la fine del Seicento, le truppe del duca di Lorena attraversarono i suoi confini per punire il principe Mihai Apafi I, colpevole di aver sostenuto l’Impero Ottomano nell’assedio di Vienna.
Nel 1848, la capitale della Transilvania fu spostata a Sibiu. Nel 1867, con il compromesso austro-ungarico, Cluj e tutta la regione furono integrate nel Regno d’Ungheria. Era il tempo della Belle Époque: furono fondate l’Università Franz Josef, la Biblioteca Centrale, il Teatro Nazionale, il Palazzo di Giustizia e il Palazzo Comunale.
Nel 1918 la Transilvania fu unita alla Romania, per poi tornare sotto l’amministrazione ungherese nel 1940 con il Secondo arbitrato di Vienna. Con il Trattato di Parigi del 1947, Cluj rientrò definitivamente nei confini della Romania.



PRIMO GIORNO
Il primo giorno ha inizio con una dolce colazione da Panemar (Strada Horea 34), un’ottima pasticceria/panificio non troppo lontano dal centro, dove provare alcuni dei dolci tradizionali. Comincia così, tra il sapore di mela e cannella, il nostro viaggio alla scoperta di Cluj-Napoca.
Passeggiando per le sue strade, è impossibile non coglierne l’energia: nelle piazze si mescolano idiomi diversi, accenti curiosi, culture che convivono da secoli. Romeni, ungheresi, tedeschi: Cluj è una città multietnica, e questa ricchezza si riflette nell’architettura, nella gastronomia, nella mentalità aperta e vivace dei suoi abitanti.
Il centro storico, raccolto e perfettamente percorribile a piedi, è un mosaico di stili: gotico, barocco, neoclassico e liberty. La grande Piața Unirii – la Piazza dell’Unione – è il cuore pulsante della città, dominata dall’imponente Chiesa di San Michele, uno dei più bei esempi di architettura gotica della Romania, la cui costruzione si protrasse per oltre un secolo, dal 1350 al 1487.
Biserica Sfântul Mihail: la cattedrale gotica di Cluj-Napoca
Si presenta così: alta, austera e solenne, con la sua torre di 80 metri, il campanile più alto di tutta la Romania. Eppure non è l’altezza a rendere la cattedrale di San Michele così imponente, ma il peso delle epoche che ha attraversato. Tutto ebbe inizio nel 1316, quando Carlo Roberto d’Angiò, re d’Ungheria, concesse a Cluj il diritto di nominare autonomamente il proprio parroco. Da questo privilegio nacque la volontà di costruire un grande tempio cittadino, là dove sorgeva un piccolo cimitero e una cappella dedicata a San Giacomo.
La costruzione della chiesa fu lunga e tormentata. La prima fase si estese fino alla fine del Trecento; la seconda occupò gran parte del XV secolo. Nel 1349, perfino la corte papale di Avignone intervenne, concedendo indulgenze a chi avesse contribuito finanziariamente all’impresa. Due torri erano state progettate per incorniciare la facciata, ma solo una, quella a nord-ovest, fu completata tra il 1511 e il 1543. Anche la storia non fu clemente: incendi, terremoti e il mutare degli stili architettonici la trasformarono più volte. Dopo un disastroso sisma, nel 1837 iniziò la costruzione della torre attuale, in stile neogotico, che fu terminata nel 1860. Oggi è il tratto distintivo della skyline di Cluj.
Nel corso dei secoli, la chiesa cambiò volto varie volte anche per adattarsi alla fede professata. Durante la Riforma protestante, ospitò prima i luterani, poi i calvinisti e infine gli unitariani. In seguito la Controriforma la restituì con forza alla Chiesa cattolica.
Qui fu battezzato Mattia Corvino, futuro re d’Ungheria e figura centrale del Rinascimento danubiano. In queste stesse mura, la regina Isabella consegnò i simboli del potere regale agli emissari di Ferdinando I. E sempre qui vennero investiti i principi di Transilvania: Bethlen, Rákóczi, Báthory.



San Michele è una chiesa a navata unica, con coro poligonale, volte a crociera e altari laterali. Sull’ingresso, lo stemma dell’arcangelo guerriero veglia sopra i simboli del Sacro Romano Impero, del Regno d’Ungheria e di quello di Boemia. Un tributo al sovrano Sigismondo di Lussemburgo, sotto il cui regno fu ultimata e che, come l’edificio stesso, apparteneva a più mondi.
L’interno, sobrio ma non spoglio, custodisce l’altare neogotico premiato all’Esposizione Universale di Vienna nel 1873. Al centro, scolpita nella pietra, la Vergine Maria accoglie i fedeli, affiancata dai santi Stefano e Ladislao. Delle pitture murali originali del XIV e XV secolo restano poche, fragili testimonianze: molte furono cancellate o coperte durante i passaggi religiosi e le ristrutturazioni. Tuttavia, alcuni affreschi sono riaffiorati durante restauri condotti nel Novecento.
Nella cappella Schleunig, nell’angolo sud-occidentale, sono custoditi gli affreschi più antichi e preziosi, dipinti nel 1481. Infine, la porta della sacrestia, incorniciata da una sobria scultura in pietra del 1528, è uno dei pochi elementi rinascimentali superstiti.
Indirizzo: QHCQ+3R, Piața Unirii, Cluj-Napoca 400015, Romania
Orari: aperta da martedì a venerdì dalle 09:00 alle 17:30, sabato dalle 9:00 alle 18:30 e domenica dalle 8:00 alle 10:00 e dalle 12:30 alle 17:30.
Biglietto: ingresso gratuito.
Torniamo all’esterno, in Piața Unirii. Qui si affacciano anche la statua equestre di Mattia Corvino, il grande re d’Ungheria nato proprio a Cluj nel 1443, e il sontuoso Palazzo Bánffy, oggi sede del Museo d’Arte.
Palatul Bánffy: anima barocca di Cluj
Nel pieno centro di Cluj-Napoca, al civico 30 di Piața Unirii, si trova il Palazzo Bánffy. Impossibile non notare la sua facciata, uno splendido esempio di barocco transilvano. Fu il conte György Bánffy, nobile colto e ambizioso, a desiderare una residenza che fosse un manifesto del suo potere. Tornato da Vienna, dove aveva completato gli studi, acquistò le tre abitazioni e commissionò all’architetto tedesco Johann Eberhard Blaumann un palazzo destinato a stupire. I lavori iniziarono nel 1774 ma furono interrotti per un anno, rallentati da problemi finanziari. Quando finalmente fu completato, nel 1786 – appena in tempo per l’investitura di Bánffy a governatore della Transilvania – il palazzo si imponeva come la massima espressione del barocco nella regione.
Il palazzo ha una pianta quadrangolare – 67 metri per 48 – articolata attorno a un cortile interno che nei secoli ha ospitato ricevimenti, danze, concerti. Al piano terra, in origine, si trovavano le cucine, le scuderie e gli alloggi della servitù; il piano nobile era invece riservato alla famiglia e agli ospiti illustri. Francesco Giuseppe e la celebre Sissi vi soggiornarono durante una visita ufficiale. Il compositore Franz Liszt incantò i saloni con le sue esibizioni, mentre nobili e diplomatici brindavano sotto i lampadari di cristallo. I resoconti dell’epoca parlano di stanze sontuosamente arredate, con mobili in legno massiccio, specchi veneziani e tappezzerie in damasco rosso, tessute nei laboratori della Transilvania.
Il frontone rococò, riccamente decorato, porta ancora oggi lo stemma della famiglia Bánffy: un grifone armato di spada e incoronato, affiancato da due creature mitologiche. Più in alto, si stagliano sei statue scolpite da Anton Schuchbauer: Ercole, Apollo, Marte, Minerva, Diana e Perseo – antichi dèi e semidei.
Nel 1948, con la nazionalizzazione degli edifici privati da parte del regime comunista, il palazzo passò allo Stato. Dal 1951 è sede del Museo d’Arte di Cluj-Napoca, che custodisce un’importante collezione di pittura, scultura, grafica e arti decorative locali. Le sale del palazzo ospitano oggi le opere di artisti come Nicolae Grigorescu, Ștefan Luchian, Theodor Pallady, Dimitrie Paciurea, Camil Ressu, Theodor Aman, Karl Storck e Ion Andreescu, ma anche maestri meno noti della Transilvania tra il XVIII e il XIX secolo.
Indirizzo: Piața Unirii 30, Cluj-Napoca 400394, Romania
Orari: aperto da mercoledì a domenica dalle 10:00 alle 17:00. Chiuso lunedì e martedì.
Biglietto: 16 lei (circa 3,17€) / per verificare le condizioni di riduzione o gratuità, consultare il sito ufficiale.



Nella bottega del tempo: la Casa Mauksch–Hintz e il Museo della Farmacia di Cluj-Napoca
A pochi passi, si trova Casa Mauksch–Hintz. Proprio tra le sue mura, nel 1573, fu aperta la prima farmacia pubblica della città: la Farmacia San Giorgio. Da allora, qui sono stati preparati rimedi e lottato contro le malattie. Oggi la casa ospita la Collezione di Storia della Farmacia, una sezione del Museo Nazionale di Storia della Transilvania.
Originariamente costruita con elementi rinascimentali, Casa Hintz fu modificata nei primi decenni dell’Ottocento con eleganti dettagli classicisti, che le restituì – a metà Novecento – una sobria purezza architettonica in grado di esaltarne le origini. Nel 1752, Tobias Mauksch, farmacista e figura di spicco della comunità luterana, ne fece il proprio luogo di lavoro e di vita. Ma fu solo a partire dal 1863 che la casa divenne, per quasi un secolo, proprietà della famiglia Hintz, che continuò la tradizione farmaceutica fino alla nazionalizzazione del 1949.
Nel 1954, il professor Bologa – docente alla Facoltà di Medicina e Farmacia – decise di dare un futuro alla memoria farmaceutica della regione. Fondò un museo, basandosi sulla straordinaria collezione riunita dal medico e storico Iuliu Orient, che già nel 1904 aveva esposto alcuni oggetti presso il Museo della Transilvania. Con l’aiuto del dottor Izsak Samuel, il progetto prese forma.
L’attuale collezione è un viaggio sensoriale attraverso la storia della farmacia transilvana. Oltre 7.000 oggetti testimoniano secoli di pratica e conoscenza: vasi di maiolica e legno, bilance, distillatori, strumenti chirurgici e testi antichi. Molti di questi pezzi appartenevano proprio a Iuliu Orient, che dedicò tutta una vita a raccoglierli. Il percorso museale ricostruisce fedelmente la struttura di una farmacia tradizionale del XVII-XIX secolo. C’è l’Officina, cuore dell’attività, dove si ricevevano i pazienti e si vendevano i medicinali; c’è la stanza dei materiali, adibita allo stoccaggio delle materie prime; e il laboratorio, dove si creavano pozioni, unguenti e polveri seguendo ricette tramandate di generazione in generazione. Tra i reperti più curiosi spicca la celebre Polvere di Mummia, un tempo considerata panacea, accanto a droghe vegetali, minerali macinati e misteriosi elisir. Gli arredi in legno, le etichette scritte a mano, gli alambicchi e le scatole in latta evocano un tempo in cui la medicina era ancora un’arte fatta di intuito.
Sebbene oggi solo il piano terra sia visitabile, è facile immaginare la vita che un tempo animava i piani superiori: i farmacisti vivevano sopra la bottega, con le famiglie, gli assistenti e i servitori. Nella soffitta, si essiccavano le erbe raccolte nei prati e trasportate con carrucole ancora visibili.
Indirizzo: Piața Unirii 28, Cluj-Napoca 400394, Romania
Orari: aperto da lunedì a venerdì dalle 11:00 alle 20:00, sabato e domenica dalle 10:00 alle 20:00.
Biglietto: 8 lei (circa 1,58€).
La fame inizia a farsi sentire, così raggiungiamo Samsara Foodhouse (Cardinal Iuliu Hossu Street 3), un ristorante vegetariano dall’ambiente curato e dai prezzi moderati, dove proviamo dei favolosi popcorn di cavolfiore. Per concludere, ci spostiamo da Olivo Caffe & Bistro (Strada Octavian Petrovici 7), considerato da molti, a ragion veduta, il miglior caffè della città!
Olivo Caffe & Bistro si affaccia sulla piccola ed elegante Piața Muzeului. Nella stessa piazza, entriamo nella chiesa francescana di Cluj.



Il monastero e la chiesa francescana di Cluj-Napoca
La Chiesa francescana di Cluj è consacrata a Santa Maria delle Nevi, la cui memoria, come a Roma, si celebra ogni 5 agosto nella basilica gemella di Santa Maria Maggiore. Qui, sulle fondamenta di una chiesa romanica dell’XI secolo, distrutta dalla furia tartara nel 1241, nacque tra il 1260 e il 1290 un nuovo luogo di preghiera. Edificata nello stile severo del tardo romanico, venne poi ampliata dai domenicani nel Quattrocento, che le conferirono le eleganti forme verticali del gotico, con il sostegno del potente Iancu de Hunedoara, padre del futuro re Mattia Corvino.
Espulsi i cattolici dai protestanti nel 1556, il complesso monastico fu abbandonato al suo destino. Per un breve periodo trovò rifugio tra quelle mura la regina Isabella di Ungheria. Poi, dal 1568, il silenzio fu rotto dalle voci di una scuola unitariana e nel 1609 la chiesa cambiò ancora identità, passando sotto il culto calvinista, per volontà del principe Gabriele Báthory. Nei primi anni del Settecento, gli Asburgo riportarono Cluj sotto l’ala della Controriforma. La chiesa e l’antico monastero vennero affidati ai gesuiti che vi fondarono una nuova scuola. Ma solo nel 1728, con il ritorno dei francescani, la chiesa ritrovò la propria anima originaria. I frati ridiedero forma e splendore all’edificio, riscrivendone il volto secondo il gusto barocco del tempo. Fu allora che la torre campanaria venne eretta.
Sopra l’ingresso, i visitatori sono accolti dalla statua della Vergine, protettrice del santuario, affiancata dalle figure scolpite di San Francesco e Sant’Antonio, realizzate dal celebre Johannes Nachtigall, autore anche del pulpito decorato con i quattro evangelisti e la scena dell’Ascensione.
L’interno della chiesa custodisce tre cappelle sul lato sud, dove riposano personaggi illustri. Quella orientale apparteneva alla nobile famiglia Kornis, devota al Cristo crocifisso raffigurato in una scultura anonima. Le altre due cappelle portano i nomi di Santo Stefano e San Giuseppe. L’altare barocco, un tempo presente qui, è stato trasferito a Mediaș; al suo posto, oggi, lo sguardo si posa su una replica del dipinto della Madonna della Neve di Roma, datata 1730.
Fuori, il cortile interno del monastero è abbracciato su tre lati dagli antichi padiglioni, un tempo pieni di vita: celle, biblioteche, ambienti per lo studio e la preghiera. In questo spazio sorse anche una celebre biblioteca, con oltre mille volumi, e più tardi una tipografia che stampò riviste religiose fino al 1948.
Indirizzo: Strada Émile Zola 2, Cluj-Napoca 400394, Romania
Orari: aperta tutti i giorni dalle 08:00 alle 18:00.
Biglietto: ingresso gratuito.
Davanti alla chiesa c’è l’obelisco Carolina. Fu spostato qui nel 1898 da Piața Unirii, dove oggi svetta la statua di Mattia Corvino. L’obelisco, primo monumento laico della città, venne eretto nel 1831 per commemorare la visita dell’imperatrice Carolina Augusta e dell’imperatore Francesco I nel 1817.



Nella quiete del Parcul Central “Simion Bărnuțiu”
Proseguiamo per trascorrere il resto del pomeriggio nel Parcul Central “Simion Bărnuțiu”, il rifugio verde più amato a Cluj-Napoca, una pausa tra il fiume Someșul Mic e il clamore urbano. Nato nel lontano 1827 su iniziativa di un’associazione femminile di beneficenza, questo parco ha attraversato quasi due secoli di trasformazioni. Fu aperto al pubblico nel 1830 con il nome di Parco del Popolo e col tempo divenne sempre più raffinato: furono tracciati i viali, scavato il lago e costruito un elegante chiosco per la musica. Con i suoi 13 ettari di superficie e un chilometro di lunghezza, dal Cluj Arena fino al Teatro dell’Opera Ungherese, questo parco è il respiro della città.
La sua anima culturale si consolidò tra il XIX e il XX secolo, quando sorsero il Teatro Estivo – oggi sede del Teatro di Stato Ungherese – e l’iconico Casinò, un edificio dall’affascinante architettura austro-ungarica, oggi riconvertito in un centro per l’arte contemporanea, fulcro di eventi e mostre.
Camminando tra i suoi viali ombreggiati da alberi secolari – alcuni piantati più di 120 anni fa – si incontrano i volti scolpiti di poeti e musicisti come Liviu Rebreanu, Octavian Goga o George Coșbuc.
Il lago Chios, specchio d’acqua al centro del parco, è una delle sue immagini più iconiche. In estate si può remare lentamente tra anatre e cigni, in un piccolo paradiso cittadino dove ogni dettaglio invita alla contemplazione.
Prima di provare la cucina tradizionale, ci concediamo una birra da The Soviet (Strada Franklin Delano Roosevelt), un bar irriverente e ironico a tema Unione Sovietica nel centro di Cluj-Napoca. Concludiamo il primo giorno con una cena in autentico stile transilvano da Roata (Strada Alexandru Ciurea 6), una locanda rumena tradizionale, dove si gustano piatti ricchi, saporiti e generosi a prezzi moderati.



SECONDO GIORNO
Il secondo giorno optiamo per una deliziosa colazione salata da Eggcetera (Str. Napoca 13), un locale accogliente e moderno specializzato in colazioni e brunch.
Visita all’Orto Botanico “Alexandru Borza”
Non molto distante, tra le vie storiche di Cluj-Napoca, si apre uno spazio verde: l’Orto Botanico “Alexandru Borza”, uno dei più amati dell’Europa orientale, che oggi si estende su oltre 14 ettari, ospitando più di 10.000 specie vegetali provenienti da ogni latitudine del pianeta. Le sue prime radici affondano nei primi decenni dell’Ottocento quando, accanto al Collegio Riformato, nacque un giardino modesto, curato con passione, che custodiva piante da esterno e da serra. Fu il botanico autodidatta Wolfgang Cserey a intuirne il potenziale e a immaginare un giardino nazionale dedicato alla biodiversità. Il progetto prese slancio nel secondo Ottocento, in parallelo con l’istituzione della Società Museale della Transilvania e l’apertura dell’Università Franz Joseph. In quegli anni, il professor August Kanitz ideò il primo orto accademico, realizzato sul terreno donato dal conte Mikó Imre: un rifugio verde nella zona in via Clinicilor.
Dopo il 1900, il professor Aladár Richter riuscì ad acquisire un vasto appezzamento nel sud della città, un angolo ancora selvaggio che, con il tempo, avrebbe ospitato il giardino definitivo. Tuttavia, lo scoppio della Grande Guerra sospese ogni progetto. La svolta avvenne nel 1919, quando Alexandru Borza – botanico, ecclesiastico e visionario – ricevette il compito di dare forma a quel sogno. Armato di idee moderne e di una visione enciclopedica della natura, Borza trasformò il giardino in un organismo vivente, armonizzando criteri ecologici, didattici ed estetici. La nuova struttura, ispirata ai principi della filogenesi e della fitogeografia, fu aperta ufficialmente al pubblico il 25 giugno 1925.
Nel decennio successivo alla sua apertura, il giardino si arricchì di una sede prestigiosa: l’Istituto Botanico, inaugurato nel 1937 alla presenza del re Carlo II, oggi sede del Museo Botanico e del più grande erbario del Paese. Tra il 1957 e il 1960, il giardino fu ampliato con la costruzione di un grande complesso di serre, nuovi viali e un’intensa attività di manutenzione e rinnovamento, che ne consolidarono il ruolo come istituzione scientifica, educativa e di ricerca.
Dal cancello principale, ha inizio un percorso studiato meticolosamente: il Settore Ornamentale si apre con un caleidoscopio di colori e profumi. Qui si alternano fioriture stagionali, come tulipani, narcisi, giacinti e viole in primavera; dalie, gigli e canne nei mesi più caldi, fino alle piante da mosaico che disegnano geometrie vegetali lungo il viale principale. Alla fine del sentiero centrale, le tre roccere custodiscono campanule sottili, anemoni del sottobosco, gentiane dorate e stelle alpine. Di fronte all’Istituto Botanico, il Roseto offre una collezione di rose da tutto il mondo: ibridi Tea e Floribunda, rampicanti e tappezzanti, antiche varietà europee e nuove creazioni. In primavera, il giardino si riempie del profumo inebriante di magnolie, ibischi, viburni e lauri.



Tra le perle del parco spiccano il Giardino Giapponese, con un ruscello serpeggiante e una casa tradizionale immersa tra aceri e bambù; il Giardino Romano, dominato dalla statua della dea Cerere e da reperti della colonia di Napoca; e infine le serre, articolate in sei sezioni: dalle orchidee tropicali alle succulente del deserto, dalle Bromeliaceae alle palme.
Nel piano terra dell’Istituto è stato creato il Museo Botanico, con 7.000 reperti sistemati secondo criteri filogenetici, ecologici ed economici. Qui si scoprono le piante utili all’uomo – alimentari, medicinali, tessili – e una straordinaria collezione dendrologica, con sezioni di legni provenienti da ogni continente. Tra le teche più affascinanti, si trovano anche anomalie vegetali causate da virus o funghi, sezioni microscopiche di legno finemente intagliate, e persino un rarissimo esemplare di Welwitschia mirabilis, trasportato nel 1900 dal deserto del Namib. Straordinaria anche la collezione di flora fossile del Pliocene scoperta a Borsec, che racconta un’epoca remota in cui la regione ospitava una vegetazione di tipo mediterraneo.
Indirizzo: Str. Republicii 42, Cluj-Napoca 400015, Romania
Orari: aperto tutti i giorni dalle 9:00 alle 20:00.
Biglietto: 16 lei (circa 3,17€) / per verificare le condizioni di riduzione o gratuità, consultare il sito ufficiale.
Il Muzeul National de Istorie al Transilvaniei
Dopo esserci goduti la quiete dell’Orto Botanico, proseguiamo per visitare il Muzeul National de Istorie al Transilvaniei. La sua storia inizia nel 1859, quando l’anima colta della regione diede vita alla Società Museale della Transilvania, raccogliendo frammenti del passato – minerali, fossili, animali imbalsamati, piante essiccate e preziose antichità. Pochi anni prima, nel 1856, il conte Mikó Imre, aristocratico lungimirante, aveva offerto la sua dimora come sede per questo ambizioso progetto, trasformando la sua villa in un tempio del sapere. Nel 1872, la villa passò sotto l’egida dell’Università Francesco Giuseppe, e nel 1937 il museo trovò la sua attuale sede. Dal 1948 è sotto la tutela dell’Accademia Romena, ma è dal 1963 che ha iniziato a operare come istituzione indipendente.
Tra le sue collezioni (oltre 450.000 oggetti) più affascinanti ci sono i tesori dell’epoca daco-romana: testimonianze di quando i monti Orăştie ospitavano le roccaforti del potente regno dei Daci. Qui si conservano migliaia di reperti provenienti dai siti archeologici disseminati nell’area intracarpatica – da Pecica ad Aghireșu, da Slimnic a Grădiștea de Munte, cuore strategico del mondo dacico. Tra tutti, spicca un vaso rituale, con inciso il nome del leggendario re Decebalo.
La sezione dedicata alla preistoria raggruppa asce di pietra del Paleolitico, rinvenute nelle grotte dell’Hunedoara, raffinati vasi neolitici provenienti da Gura Baciului e Turdaș, e frammenti dai ricchissimi giacimenti dell’Età del Bronzo come quello di Uioara de Sus – il più vasto d’Europa. Molti di questi oggetti provengono dalla collezione donata dall’archeologa Torma Zsófia, pioniera di una scienza che ai suoi tempi era ancora considerata “affare da uomini”.
Con l’arrivo delle legioni di Roma, il paesaggio della Dacia mutò: nacquero città, si aprirono strade e furono costruiti templi e terme. La collezione del museo ci guida attraverso questa fase affascinante della storia di Cluj-Napoca: armi, insegne militari, oggetti votivi, strumenti medici e di scrittura, ornamenti personali e frammenti di statue.



Tra le meraviglie più inattese, c’è anche una mummia egizia in una bara lignea dipinta, giunta fin qui dalle sabbie di Gamhud grazie alla generosità di un magnate ungherese. Accanto a lei si trovano statuette di divinità, amuleti in terracotta smaltata, mummie di animali, recipienti per cosmetici e collane colorate.
Indirizzo: Strada Constantin Daicoviciu 2, Cluj-Napoca 400000, Romania
Orari: aperto da martedì a domenica dalle 10:00 alle 18:00. Chiuso lunedì.
Biglietto: 20 lei (circa 3,96€) / per verificare le condizioni di riduzione o gratuità, consultare il sito ufficiale.
La forza di Cluj-Napoca è nel dettaglio, nell’atmosfera, nel modo in cui riesce a essere allo stesso tempo antica e nuova. È una città “a misura d’uomo”, ordinata e verde, che preferisce raccontarsi con la voce della gente, attraverso mercatini, biblioteche, festival di cinema e musica.
Percorrere Bulevardul Regele Ferdinand, l’elegante viale principale, permette di conoscere il volto borghese e raffinato della città. Un tempo conosciuta come Strada Podului – la “via del ponte”, – questa strada ha cambiato nome per onorare il re Ferdinando I, ma ha conservato intatto il suo spirito di crocevia vivace e sofisticato. Qui lo sguardo è catturato da una fila di palazzi storici: facciate ornate, balconi in ferro battuto, dettagli architettonici che mescolano con grazia influenze barocche, gotiche e rinascimentali. Edifici come i palazzi Berde, Babos, Elian, Urania e Szeky compongono una sinfonia visiva tra boutique, caffè e librerie.
Qui ci fermiamo per un pasto veloce da New York Bagels (Strada Emil Isac 2), un locale piccolissimo da asporto – con un paio di tavolini – proprio nel centro della città, dove si possono gustare bagel deliziosi, dagli abbinamenti originali e preparati al momento.
Al termine del pranzo torniamo a percorrere Bulevardul Regele Ferdinand. In fondo alla strada, poco prima che il viale sfoci sul ponte che attraversa il fiume Someșul Mic, si incontra un affascinante gruppo di edifici costruiti alla fine dell’Ottocento, che rappresentano l’eleganza austro-ungarica dell’epoca, con dettagli liberty. Passeggiando lungo il Boulevard degli Eroi, non si può non notare una figura familiare: la Lupa Capitolina. Non è una semplice copia della celebre statua romana, ma un dono – offerto nel 1921 dal Governo Italiano alla città – per suggellare un legame di sangue e lingua, quello tra Romania e Italia, entrambe figlie dell’antica Roma.
La splendida libreria Book Corner
A pochissimi metri dalla Lupa, c’è una piccola libreria indipendente da non perdere: Book Corner, custodita tra le mura di una casa storica. Si tratta di un’idea in continuo divenire, un work in progress che prende forma tra vetrine e scaffali. La sua presenza, discreta e intensa, si fonde con il tessuto urbano e umano del centro cittadino.
Librarium – il gruppo che ne cura l’anima e l’evoluzione – ha scelto un’apertura a tappe, come se ogni giorno fosse una nuova storia da scrivere con chi entra, sfoglia un libro e ne porta con sé uno. Spesso vengono organizzati eventi culturali e presentazioni di nuove uscite. La maggior parte è in rumeno, ma con un po’ di attenzione si possono trovare anche titoli in inglese.
Visita alla Catedrala Adormirea Maicii Domnului
Il nostro viaggio a Cluj-Napoca sta per terminare, ma non possiamo lasciare la città senza prima varcare le porte della magnifica Catedrala Adormirea Maicii Domnului, affacciata sulla maestosa piazza Avram Iancu. La costruzione della Cattedrale dell’Assunzione ebbe inizio nel 1923. Proprio questa chiesa – consacrata alla Dormizione della Vergine – fu la prima grande opera sacra costruita in stile romeno dopo l’unificazione. Dieci anni dopo, nel novembre del 1933, i suoi portali si aprirono per la cerimonia d’inaugurazione, alla presenza del re Carlo II, del giovane principe Michele, del patriarca Miron Cristea e dei dignitari dello Stato.



Opera degli architetti Constantin Pomponiu e Georges Cristinel, la cattedrale fu realizzata con materiali moderni per l’epoca: una struttura portante in cemento armato, rivestita in muratura. Lo stile architettonico, inconfondibile, fonde il classicismo bizantino con accenti orientali e barocchi veneziani. A ispirarne la forma fu il modello delle chiese della Valacchia sotto il principe Constantin Brâncoveanu, ma qui l’architettura prende respiro e si verticalizza. Il corpo centrale dell’edificio, con la sua grande cupola poggiata su un tamburo massiccio, è incorniciato da due torri e da una galleria di colonne imponenti. L’interno è arioso, solenne, con ampie balconate e luci soffuse che illuminano le icone.
Al centro della navata, un enorme lampadario donato da re Carlo II; più piccolo, ma altrettanto prezioso, quello del nartece fu offerto dal patriarca Cristea. L’iconostasi, un’opera monumentale rivestita d’argento, fu scolpita dallo scultore Moise Șchiopu, che la ornò con motivi brâncoveni sotto la guida del pittore George Russu.
La crisi economica degli anni ’30 interruppe i lavori su alcuni dettagli: le basi e i capitelli delle colonne, le torri minori, gli archi decorativi sulle facciate laterali. Quei frammenti mancanti vennero completati solo molto più tardi, tra il 1997 e il 2000, grazie all’impegno del metropolita Bartolomeu Anania, figura carismatica della rinata diocesi di Cluj. Nel 2001 l’interno della cattedrale fu rivestito con mosaici monumentali, secondo la tradizione bizantina. I lavori, eseguiti dal vicario Virgil Moraru e supervisionati da una commissione artistica d’eccellenza, portarono alla creazione di un ciclo iconografico grandioso, posato su fasce di marmo guatemalteco di tonalità verde scuro.
Indirizzo: Piața 1 Decembrie 1918 8, Zalău 450041, Romania
Orari: aperta da lunedì a sabato dalle 6:00 alle 21:00 e la domenica dalle 7:00 alle 21:00.
Biglietto: ingresso gratuito.
Prima di provare l’ultimo ristorante a Cluj, raggiungiamo The Brewhouse (Strada Inocențiu Micu Klein 11), un piccolo pub con una vastissima scelta di birre. Per cena, scegliamo Zama (Str. Napoca 16), forse il ristorante più elegante tra quelli in cui abbiamo avuto la fortuna di entrare in città, ma con prezzi comunque accessibili. Zama è famoso per le sue zuppe, ma anche per i piatti della tradizione contadina, come la mămăligă în pături cu brânză de capră și burduf, una gustosa specialità a base di polenta, formaggio di capra e salsiccia.



Cosa mangiare a Cluj-Napoca
A Cluj-Napoca o nel resto della Transilvania, lasciatevi guidare dai sapori autentici della cucina locale, che mescola tradizione contadina e influenze austro-ungariche. Tra i piatti tipici, in cima alla lista c’è la ciorbă de fasole cu afumătură, una zuppa densa di fagioli e carne affumicata, spesso servita in una pagnotta e accompagnata da cipolla rossa.
Tra i piatti principali spiccano i sarmale, involtini di verza ripieni di carne e riso, da gustare rigorosamente con polenta, e la tochitură, un robusto stufato di maiale, pancetta e salsiccia, accompagnato da polenta, uovo fritto, formaggio e sottaceti. Per chi ama i piatti semplici, c’è il classico hribi cu mămăligă, funghi porcini con polenta. Immancabili sono i mici o mititei, piccoli cilindri di carne macinata speziata, cotti alla griglia e serviti con senape e birra fredda. Sono lo street food per eccellenza, da cercare nei mercati e nei quartieri popolari.
Meritano una menzione i salumi, ma anche i formaggi tradizionali, molti dei quali a base di latte di pecora. Tra i più particolari: la brânză de burduf in coajă de brad – stagionata nella corteccia d’abete – il caș fresco e la salată de telemea. I salumi migliori si gustano nelle campagne, dove l’affumicatura resta il metodo di conservazione principale.
Non mancano poi le creme spalmabili: la salată de vinete, a base di melanzane, deliziosa sui crostini. La zacusca, tipica dell’autunno, mescola ortaggi e funghi. Poi c’è la fasole bătută, a base di fagioli e aglio, che ricorda vagamente l’hummus, ma con un tocco tutto locale dato dalla cipolla caramellata.
Come contorni, si trovano spesso insalate, cetrioli, fagioli con cipolla e aglio, oltre alla verza e ai crauti con panna acida, chiaro retaggio delle influenze slave. Per uno spuntino veloce, vengono in soccorso i covrigi – i pretzel locali – oppure le plăcinte, sfoglie ripiene di formaggio, di cui ci sono anche varianti dolci: semplici, economiche e gustosissime.
Per concludere in dolcezza: i papanași, ciambelle con formaggio fresco, panna acida e marmellata di mirtilli di bosco. Assicuratevi che la marmellata sia quella giusta. Infine, il kürtőskalács è un’altra specialità transilvana di origine ungherese: una spirale di pasta dolce cotta sulla brace e caramellata con zucchero e noci. Vale la pena assistere anche solo alla sua preparazione.
Come raggiungere Cluj-Napoca
L’aeroporto internazionale, intitolato al rivoluzionario Avram Iancu, si trova a circa 9 km dal centro, nel cuore nordoccidentale della Romania. Dall’Italia, raggiungere Cluj è semplice: ci sono voli diretti da Bologna, Bergamo, Roma Fiumicino e Catania, spesso operati da compagnie come Wizz Air e Ryanair. In meno di due ore di volo si passa dai tetti delle città italiane alle verdi distese punteggiate di torri gotiche e bastioni medievali. Questo aeroporto è la porta d’accesso ideale alla Transilvania. La celebre Strada Transfăgărășan, che serpeggia tra le montagne, è a poca distanza.



Una volta atterrati, per raggiungere il centro si può scegliere tra diverse opzioni. La più semplice è la linea 8 del trasporto pubblico, attiva dalle 5:30 alle 22:30, che in pochi minuti conduce nel cuore di Cluj. I taxi sono disponibili all’uscita e a prezzi moderati e molto conveniente è anche l’utilizzo di Bolt. In alternativa, all’aeroporto si può noleggiare facilmente un’auto. Numerose agenzie offrono noleggio auto, e le strade, soprattutto d’estate, si prestano a essere percorse con calma.
Quando andare a Cluj-Napoca
Se cercate una Cluj più intima, con le temperature che si aprono timidamente alla primavera, aprile è il mese perfetto. Gli alberghi sono spesso più economici ed è il momento ideale per chi ama partire fuori stagione e viaggiare con calma.
A luglio, invece, Cluj si anima moltissimo tra festival, concerti ed eventi d’arte, attirando viaggiatori da ogni parte d’Europa. Le strutture sono più affollate, i prezzi più alti, ma anche l’energia è più vibrante.
Per trovare il giusto equilibrio tra tepore e atmosfera, basta scegliere tra metà maggio e metà settembre. È il periodo in cui Cluj indossa probabilmente il suo abito più bello, i parchi si riempiono di biciclette e i tavolini all’aperto si trasformano in perfetti punti d’osservazione sulle bellezze della città.
Conoscevate già Cluj-Napoca? L’avete già visitata o lo farete presto? Fatemelo sapere qui nei commenti, oppure sulla mia pagina Instagram!

