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  >  In giro per l'Italia   >  Borghi   >  Irpinia Express, direzione Fontanarosa: un viaggio tra tradizioni, arte e paesaggi genuini 
Un itinerario unico alla scoperta del borgo delle “tre P” - presepe, paglia e pietra - tra storia, spiritualità e sapori nel cuore della Campania.

Salendo a bordo di un treno storico come l’Irpinia Express si ha la possibilità di osservare i paesaggi che scorrono dal finestrino e scoprire una Campania diversa, lontana dalle rotte più battute

L’iniziativa nasce dalla volontà della Fondazione FS Italiane di restituire nuova vita a tratte ferroviarie dismesse, trasformandole in percorsi turistici capaci di raccontare il territorio attraverso le sue radici storiche, le tradizioni popolari e le eccellenze enogastronomiche. È così che un semplice viaggio in treno diventa un percorso nella memoria collettiva e nella bellezza discreta di luoghi che custodiscono ancora l’anima dell’Italia più genuina.

L’itinerario che conduce a Fontanarosa, il borgo delle tre P” – presepe, paglia e pietra – è un esempio perfetto: una giornata che unisce paesaggi rurali, spiritualità, artigianato e cucina tipica, per un racconto che va oltre la semplice visita turistica e si trasforma in un vero incontro con l’identità del territorio.

Ponte Principe a bordo del treno storico per l’iniziativa “Irpinia Express” | © Serena Annese
Treno storico | © Serena Annese
Piazza Cristo Re | © Serena Annese

L’iniziativa Irpinia Express – il treno del paesaggio e la Fondazione FS Italiane

La Fondazione FS Italiane, istituita nel 2013, è oggi una delle realtà più affascinanti del panorama culturale e turistico italiano. Nata dall’iniziativa di FS Italiane, Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana – cui si è aggiunto il Ministero della Cultura – la Fondazione ha assunto un ruolo chiave nel custodire e tramandare la grande eredità ferroviaria del nostro Paese, un patrimonio che va ben oltre i binari e le locomotive: è la storia di intere generazioni di italiani, dei loro spostamenti, dei loro sogni di modernità e di progresso.

Sotto la sua tutela si trovano oltre quattrocento rotabili storici, tra locomotive a vapore, carrozze e automotrici, di cui circa duecento ancora in grado di viaggiare. A questo si aggiungono archivi e biblioteche che raccolgono volumi e documenti rari, alcuni risalenti addirittura all’Ottocento, oltre a due luoghi iconici per gli amanti della ferrovia: il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, affacciato sul Golfo di Napoli, e il Museo di Trieste Campo Marzio, con atmosfere mitteleuropee.

L’obiettivo della Fondazione è restituire nuova vita a questi beni, trasformandoli in esperienze turistiche capaci di raccontare l’Italia da una prospettiva diversa, più lenta e intima.

Un ruolo centrale lo riveste il progetto “Binari senza Tempo”, che ha permesso di recuperare decine di linee ferroviarie secondarie, un tempo abbandonate perché non più funzionali al traffico commerciale. Oggi, grazie a questa intuizione, circa seicento chilometri di tracciati attraversano territori rimasti fuori dai circuiti del turismo di massa: colline punteggiate di vigneti, vallate appenniniche, borghi medievali e piccoli centri che conservano intatta la loro autenticità. 

Esempi come l’Irpinia Express raccontano bene questo spirito: il treno turistico attraversa boschi e vigneti tra le valli dei fiumi Sabato e Calore, regalando dal finestrino – ancora apribile come un tempo – scorci di paesaggi incontaminati, colline che digradano dolcemente e alture che sfiorano il cielo del Parco dei Monti Picentini. Il ritmo lento della locomotiva scandisce la scoperta di borghi antichi, tradizioni gastronomiche e vini pregiati, in un equilibrio perfetto tra cultura, natura e sapori.

Un giorno a Fontanarosa: storia e cosa vedere nel paese delle tre “p”

La nostra esperienza prende avvio dalla stazione di Avellino, oggi non più operativa, ma che per l’occasione si anima grazie a un convoglio storico degli anni ’70. Un’ora di percorrenza lungo i binari consente di ammirare l’Irpinia da una prospettiva insolita: colline verdeggianti, borghi abbracciati da rilievi e il suggestivo Ponte Principe in ferro – ubicato fra la fermata di Lapio e la stazione di Taurasi – autentico simbolo ingegneristico e scenografico della provincia, lungo circa 300 metri e alto circa 35 metri.

Giunti alla stazione di Paternopoli, una navetta ci conduce a Fontanarosa, borgo che sorge a 480 metri sul livello del mare, nel cuore della Valle del fiume Fredane, ai piedi del Monte Capo di Gaudio, nella parte centro-settentrionale della provincia di Avellino.

Municipio di Fontanarosa | © Serena Annese
Musicisti locali a Fontanarosa | © Serena Annese
Uno dei “suppigli” (stretti passaggi per l’accesso diretto ai campi) di Fontanarosa | © Serena Annese

Il territorio comunale si estende per circa 17 km² e alterna pianure fertili, coltivate a vite, olivo e grano, a colline ricche di castagni, noceti e querce. Il paesaggio conserva intatto il fascino rurale di un’Irpinia autentica e genuina.

Le origini del nome sono avvolte dal mistero: per alcuni deriverebbe da una “fontana di Rosa”, sorgente naturale frequentata anticamente, per altri dal latino fontanarosarum, cioè “terra ricca di sorgenti”. 

La storia del borgo è antica e complessa: legata a Aeclanum, la città romana distrutta nel VII secolo, conobbe dominazioni longobarde e normanne, terremoti e rinascite, fino a entrare nei feudi più potenti del Principato Ultra.

Ad accoglierci in piazza, tre giovani musicisti con organetto e tamburello e il sindaco del paese: un benvenuto caloroso che riflette l’ospitalità irpina.

Il nostro itinerario culturale inizia dal Santuario di Maria Santissima della Misericordia, cuore spirituale di Fontanarosa. 

Il Santuario di Maria Santissima della Misericordia

Cuore spirituale del borgo è il Santuario di Maria Santissima della Misericordia, noto anticamente come chiesa di Santa Maria del Pozzo. La tradizione popolare tramanda due racconti affascinanti: secondo il primo, un’immagine della Madonna apparve su un sambuco accanto a un pozzo e, nonostante i ripetuti tentativi di trasferirla nella chiesa parrocchiale, l’effigie tornava miracolosamente sempre al suo posto d’origine, segno che quel luogo era destinato a diventare il suo santuario. Un’altra versione narra invece che i fedeli, per proteggere una statua sacra dalle persecuzioni iconoclaste, la nascosero in un pozzo, da cui fu ritrovata solo secoli dopo, dando così impulso alla costruzione della chiesa.

Santuario di Maria Santissima della Misericordia | © Serena Annese
Statua della Madonna della Misericordia | © Serena Annese
Campanile del Santuario di Maria Santissima della Misericordia | © Serena Annese

Le prime strutture erano semplici e di dimensioni ridotte, ma con il tempo e dopo vari terremoti, l’edificio venne ricostruito e ampliato. L’attuale fisionomia risale in gran parte ai restauri del XVII e XVIII secolo, quando furono aggiunte le navate laterali, arricchita la facciata e creato il coro. La consacrazione solenne avvenne nel 1731.

Oggi il santuario si presenta con tre navate, scandite da colonnati eleganti, e custodisce sei altari laterali, tra i quali spiccano quello della Madonna di Costantinopoli del Seicento, il Trittico della Candelora e l’altare della Madonna degli Angeli con un dipinto di De Lisio. Il cuore pulsante del complesso resta però l’altare maggiore, che ospita la venerata statua della Madonna della Misericordia: un’opera del XII secolo in stucco, fragile e delicata, ma ricca di espressività.

Accanto al Santuario si erge invece l’imponente torre campanaria, costruita nel Quattrocento e poi ricostruita in epoca barocca. Con i suoi 57 metri di altezza e la caratteristica cupola a bulbo di sei metri, rappresenta uno dei simboli più riconoscibili del paese. 

Osservandolo da vicino, si distinguono nettamente le due parti della sua struttura: la base massiccia e quadrangolare, arricchita da archi in pietra finemente lavorata, e la parte superiore, più slanciata e leggera, che con i suoi spigoli smussati tende verso una forma ottagonale, culminando nella cupola. Ogni anno, l’ultima domenica di aprile, la comunità ricorda quella data con celebrazioni solenni, durante le quali i fedeli che si raccolgono in preghiera ricevono ancora oggi l’indulgenza.

Proseguendo, ritorniamo in piazza per visitare la Chiesa Madre di San Nicola Maggiore.

La Chiesa Madre di San Nicola Maggiore

Affacciata sull’ampia piazza Cristo Re, sorge la Chiesa Madre di San Nicola Maggiore, fulcro della vita religiosa del borgo irpino. Molte delle memorie manoscritte che ne raccontavano la nascita andarono distrutte e solo pochi frammenti documentali permettono di ricostruirne la vicenda. 

Già nel Medioevo, accanto alle cappelle private delle famiglie feudali, cominciarono ad affermarsi le parrocchie territoriali e proprio in quell’epoca va collocata la fondazione di questa chiesa. Dai registri angioini del 1308 apprendiamo che il borgo possedeva tre edifici sacri principali, tra cui l’arcipretale dedicata a San Nicola di Bari. Nei secoli successivi la parrocchiale di Fontanarosa non solo contribuì al sostentamento del seminario di Avellino, fondato nel 1567, ma divenne anche teatro di vicende ecclesiastiche di grande rilievo, come la disputa che coinvolse il principe Carlo Gesualdo e la Curia, e l’arresto dell’arciprete nel 1689 per ordine del cardinale Orsini

A dare nuovo splendore alla chiesa fu, tra Ottocento e Novecento, mons. Nicola Petrone, che la restaurò arricchendola di marmi, altari e cappelle monumentali. Oggi, varcando la soglia, si rimane colpiti dalla maestosità dei suoi spazi e dalle opere d’arte che custodisce: dall’imponenteUltima Cena del XVII secolo al raffinato dipinto settecentesco della Vergine con Bambino e Santi.

Chiesa Madre di San Nicola Maggiore di Fontanarosa | © Serena Annese
“Ultima cena”, attrib. a Giuseppe Guido o de Guido, scuola caravaggesca, 1624 | © Serena Annese
Antipasto della casa del ristorante Cocò a Fontanarosa | © Serena Annese

Sapori irpini e arte locale

Dopo una passeggiata tra i vicoli, la sosta gastronomica (libera) è d’obbligo. La scelta ricade sul ristorante Cocò (Via Monaca, 9), che unisce eleganza contemporanea e cucina tradizionale. Piatti tipici dell’Irpinia si alternano a specialità di carne e pesce, con una cura particolare nella selezione delle materie prime.

Il pomeriggio prosegue con la visita al Museo Civico di Fontanarosa, dedicato alle celebri “tre P”: presepe, paglia e pietra. All’esterno si trovano sculture (alcune site specific) in pietra locale, tra cui una riproduzione della Nike di Samotracia – posizionata su un blocco grezzo di pietra locale – e l’imponente fontana dello scultore giapponese Ogata Yoshin.

All’interno del museo, tra i bozzetti di Franco Franchi e altri bellissimi bozzetti in pietra, una sezione affascinante è interamente dedicata all’arte presepiale, con delicate statuette in cartapesta che raccontano scene religiose e momenti di vita popolare legati alle festività locali. Fontanarosa vanta infatti una tradizione antichissima in questo campo: agli inizi del Novecento, grazie all’intuizione del sacerdote don Gennaro Penta, il borgo divenne celebre per ospitare uno dei presepi più rinomati d’Italia, che la critica dell’epoca non esitò a definire “il più bello del mondo”. 

Particolare del presepe di Fontanarosa custodito nel Museo Civico del borgo | © Serena Annese
Riproduzione della Nike di Samotracia in pietra locale di Fontanarosa | © Serena Annese
Particolare del Carro di Fontanarosa | © Serena Annese

Un capolavoro composto da oltre 700 pastori del Settecento, capace di attrarre folle di visitatori, tra cui il principe Umberto di Savoia. Nonostante i danni subiti nel corso del tempo, tra furti e distruzioni, la comunità locale ha sempre reagito con orgoglio e forza, ricostruendo il presepe e mantenendo viva la trazione.

L’ultima sezione del museo è dedicata al Carro storico del paese. Ogni 14 agosto Fontanarosa celebra la “tirata del Carro, un obelisco di paglia alto 28 metri, costruito artigianalmente e trainato da buoi tra le vie del borgo. Si tratta di un evento che unisce devozione religiosa, arte popolare e spettacolo collettivo. L’origine di questa tradizione risale a circa due secoli fa, come offerta votiva per il raccolto. Col tempo il rito si è trasformato in un ringraziamento cristiano, mantenendo intatta la forza simbolica. Il Carro, smontato dopo la festa, viene ricomposto ogni anno da maestri artigiani, una pratica tramandata di generazione in generazione.

La comunità locale è profondamente legata a questo patrimonio immateriale, tanto da promuoverne la candidatura a bene UNESCO.

Laboratori e tradizione artigiana

La giornata si conclude con un laboratorio dedicato all’intreccio della paglia: gli artigiani del borgo mostrano le tecniche antiche e le loro creazioni, autentici capolavori di manualità e dedizione. Un’occasione per comprendere come queste tradizioni non appartengano solo al passato, ma continuino a vivere attraverso le mani e il cuore delle nuove generazioni.

Con la navetta raggiungiamo nuovamente la stazione di Paternopoli per riprendere il treno storico. Il viaggio di ritorno regala un’ultima emozione: i colori caldi del tramonto che avvolgono le colline irpine, cornice perfetta per salutare questa terra.

Cappella della Confraternita del SS. Rosario e di Sant’Antonio | © Serena Annese
Particolare dell’arte dell’intreccio della paglia a Fontanarosa | © Serena Annese
Ponte Principe a bordo del treno storico per l’iniziativa “Irpinia Express” al tramonto| © Serena Annese

Informazioni utili per partecipare

Sul portale ufficiale della Fondazione FS Italiane è possibile scoprire l’intera programmazione dei treni storici che percorrono le linee più suggestive della penisola, grazie a un calendario di eventi costantemente aggiornato. Una volta individuato l’itinerario più adatto, l’utente viene reindirizzato al sito di Trenitalia per procedere con l’acquisto dei biglietti. 

Per chi desidera ulteriori dettagli o assistenza, la Fondazione mette a disposizione un pratico modulo di contatto online e resta attiva anche attraverso i canali social dedicati alle diverse tratte, offrendo così aggiornamenti e curiosità utili per pianificare al meglio il proprio viaggio nel tempo su rotaia.

Conoscevate già l’iniziativa di Irpinia Express? Avete già avuto modo di partecipare o lo farete presto? Fatemelo sapere qui nei commenti, oppure sulla mia pagina Instagram!

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