
Moda in Luce 1955-1975. Roma fra glamour e innovazione industriale alla Centrale Montemartini
Dal 26 giugno al 15 novembre 2026 la Centrale Montemartini ospita Moda in Luce 1955-1975, la mostra che racconta il legame tra Roma, Alta Moda, cinema e Made in Italy attraverso fotografie, filmati e abiti iconici di Valentino, Fendi, Litrico e grandi maison.
C’è stato un tempo in cui Roma non era soltanto il centro della politica, del cinema e dell’arte, ma anche il cuore pulsante della moda internazionale. Un tempo in cui l’eleganza della Capitale si intrecciava con il fascino della Dolce Vita, con i set di Cinecittà, con le grandi star del cinema e con il talento visionario degli stilisti che avrebbero ridefinito il linguaggio del lusso nel Novecento.
È questo il mondo che torna a vivere in Moda in Luce 1955-1975 – Roma fra glamour e innovazione industriale, la grande mostra ospitata presso i Musei Capitolini, Centrale Montemartini, dal 26 giugno al 15 novembre 2026. Un’esposizione fotografica e multimediale che, attraverso oltre 150 fotografie, filmati e abiti originali, ricostruisce una stagione irripetibile di straordinaria fertilità creativa, capace ancora oggi di influenzare l’immaginario globale.
Il percorso espositivo si propone come un nuovo racconto della moda romana, restituendone la complessità e la ricchezza evolutiva, con uno sguardo privilegiato sull’arco temporale compreso tra il 1925 e il 1975: cinquant’anni decisivi in cui Roma consolidò la propria identità di capitale dello stile e laboratorio del Made in Italy. In questo contesto, le grandi maison come Valentino e Fendi dialogano con realtà meno note ma altrettanto significative, protagoniste di un tessuto creativo e produttivo che ha contribuito in modo sostanziale alla costruzione del mito.
Indice
Roma, il laboratorio del mito: la stagione in cui la Capitale vestì il mondo
All’inizio degli anni Cinquanta, l’Italia si lasciò alle spalle le ferite della guerra e si affacciò con decisione alla modernità, attraversando la stagione del boom economico che ne ridefinì il volto sociale, culturale e produttivo. È un cambiamento profondo, che corre lungo nuove infrastrutture, autostrade, mezzi di trasporto, ma anche attraverso nuove professioni, nuovi linguaggi e nuovi codici del vivere collettivo.
Tra i molti segnali di questa trasformazione, due ambiti in particolare ne incarnarono con forza l’impatto: la moda e il cinema: Roma divenne il luogo in cui queste energie si concentrarono.
Nella Capitale sorse Cinecittà, la città del cinema, che dopo la stagione epocale del Neorealismo italiano conobbe una nuova metamorfosi. È il momento in cui Roma si trasformò nella celebre “Hollywood sul Tevere”, crocevia privilegiato per le grandi major americane e per lo star system internazionale, che trovarono sulle rive del Tevere una nuova geografia del sogno cinematografico. Il risultato di questa stagione fu straordinario: il cinema italiano divenne, dopo quello statunitense, la cinematografia con il maggior numero di Premi Oscar conquistati.
Parallelamente, nel mondo della moda si avviò una trasformazione altrettanto decisiva. Un universo fatto di sartorie, piccole botteghe e atelier, cresciuto alla scuola dell’eleganza parigina ma nutrito dalla tradizione del ricamo e dalla grande cultura figurativa italiana, si ritrovò improvvisamente al centro della scena internazionale. Le passerelle, le riviste specializzate e una clientela globale – dagli Stati Uniti all’Europa, dalla Russia al Giappone – iniziano a guardare all’Italia come a un nuovo punto di riferimento del lusso.



È in questi anni che l’haute couture riconobbe definitivamente il Made in Italy come una delle proprie lingue fondamentali: un lessico estetico che dagli anni Cinquanta in avanti entrò stabilmente nel vocabolario internazionale dell’eleganza.
Da Roma, così, l’Italia realizzò due imprese che fino a poco prima sembravano impensabili: dimostrare che a Cinecittà si possono realizzare film all’altezza delle grandi produzioni americane e che l’alta moda può sfilare con la stessa autorevolezza lungo Via Veneto, trasformando la città in un palcoscenico globale di stile e immaginazione.
Roma accende la memoria della moda: alla Centrale Montemartini in scena “Moda in Luce 1955–1975”
Roma si racconta attraverso uno dei linguaggi che più ne hanno definito l’identità nel Novecento: la moda. Lo fa con Moda in Luce 1955–1975. Roma fra glamour e innovazione industriale, la grande mostra che dal 26 giugno al 15 novembre 2026 trasforma gli spazi della Centrale Montemartini in una macchina del tempo dedicata ai vent’anni che hanno costruito l’immaginario internazionale del Made in Italy.
Promossa da Archivio Luce Cinecittà e Ministero della Cultura, l’esposizione restituisce il ritratto di una stagione irripetibile, quella in cui l’Alta Moda intrecciava il proprio destino con il cinema, l’artigianato dialogava con la produzione industriale e Roma si affermava come capitale mondiale dello stile.
Nel percorso espositivo, le grandi maison – da Valentino a Fendi – convivono con realtà sartoriali più raccolte ma decisive nella costruzione della continuità e del prestigio del sistema moda romano. Ne emerge un ecosistema stratificato e vitale, in cui coesistono sartorie teatrali, manifatture artigianali, la tradizione storica del pronto-moda nata nel Ghetto e una filiera produttiva che attraversa laboratori e grandi industrie.
Tra i protagonisti di questo racconto figura anche la Sartoria Litrico, presenza simbolica e concreta di quella stagione creativa. In mostra sarà esposto un abito del 1958, firmato dal maestro Angelo Litrico, testimonianza di un momento in cui la moda maschile veniva riscritta attraverso audacia progettuale, rigore sartoriale e visione pionieristica. Per la maison, fondata nel 1951 e oggi guidata da Luca Litrico, terza generazione della famiglia, questa partecipazione è la conferma del valore culturale di un percorso che attraversa oltre settantacinque anni di storia italiana, fatto di maestria artigiana, intuizione e ricerca estetica.
Al centro della mostra si impone il patrimonio dell’Archivio Storico Luce, bene tutelato dall’Unesco e fonte imprescindibile per la conoscenza del Novecento italiano ed europeo. Il percorso espositivo si articola attraverso 150 fotografie d’epoca, in larga parte provenienti dall’Archivio Luce, cinque postazioni video con materiali spesso rari e finora inediti al pubblico, oltre a documenti, tessuti, oggetti e 27 abiti originali, per la maggior parte mai esposti prima.
Tra le creazioni in mostra compaiono nomi che hanno scritto la storia del costume: Valentino Garavani, Karl Lagerfeld per Fendi, Federico Forquet, Sorelle Fontana, Giovanna Caracciolo-Carosa, Valentina Visconti, Irene Galitzine, Fernanda Gattinoni, Roberto Capucci, Maria Antonelli, Patrick de Barentzen, Renato Balestra, André Laug, Emilio Federico Schuberth, Gabriellasport, Antonio De Luca, Angelo Litrico, Domenico e Agostino Caraceni, Pino Lancetti e Laura Biagiotti.
Abiti che sono opere d’arte, provenienti dagli archivi delle maison, dalle collezioni tessili di Mantero Seta, Taroni e del gruppo Ermenegildo Zegna, da sartorie cinematografiche storiche come Farani, dal Museo Boncompagni Ludovisi – da cui arriva anche un sontuoso completo da sera appartenuto a Franca Bettoja – e dal CIAC-Centro Internazionale Arti e Costume di Venezia.
Di particolare rilievo è il prestito della più importante collezione privata italiana appartenente a Massimo Cantini Parrini, costumista di fama internazionale, più volte candidato all’Oscar, che attraverso i capi selezionati restituisce la profondità di uno sguardo costruito sulla conoscenza della storia dell’arte e del costume.
Due aree tematiche approfondiscono aspetti fondamentali di questa stagione. La prima è dedicata alla Snia Viscosa, grande epopea industriale romana del tessuto artificiale: una storia di chimica, fabbriche, lavoro femminile e trasformazione sociale, raccontata attraverso rari documenti d’archivio. La seconda esplora la figura di Palma Bucarelli, storica direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, che seppe costruire un dialogo serrato tra moda e arte, incarnando un modello esemplare di eleganza intellettuale.



L’allestimento, firmato dall’architetto Dario Dalla Lana, ricrea atmosfere, cromie e geometrie di un’elegante sartoria romana degli anni Cinquanta e Sessanta. Le immagini raccontano sfilate, atelier, reportage, interviste, jet set, lavoro e glamour; accanto alla moda, il cinema, che di Roma fa un tempio simbolico e ne offre corpi e miti: Sophia Loren, Audrey Hepburn, Liz Taylor, Lucia Bosè, Kirk Douglas, Charlton Heston, Sean Connery, Elsa Martinelli, Anita Ekberg, Anna Magnani, Ingrid Bergman, Gabriele Ferzetti e Rod Steiger.
La mostra attraversa anche alcuni momenti fondativi di quell’immaginario. La prima sfilata di Valentino nel 1959. Il matrimonio tra Tyrone Power e Linda Christian nel 1949, considerato l’atto inaugurale della Dolce Vita, con lei vestita dalle Sorelle Fontana e lui da Caraceni. Gattinoni che reinventa lo stile Impero per Guerra e pace, creando per Audrey Hepburn un’eleganza destinata a diventare iconica.
E ancora, l’atelier che accoglie le due grandi rivali del tempo, Anna Magnani e Ingrid Bergman, nel pieno del loro confronto rosselliniano; la silhouette “a cuore” di Anita Ekberg immortalata nella scena della Fontana di Trevi de La dolce vita; Angelo Litrico che veste i protagonisti della Guerra Fredda, confezionando abiti sia per Nikita Krusciov sia per Dwight Eisenhower.
C’è Federico Forquet, che consegna alla storia l’abito toga; l’iconico abito Fiesta di Valentino, modello 77 della sfilata del 1959, primo manifesto del rosso che sarebbe diventato il segno distintivo dello stilista. C’è il celebre pijama palazzo di Irene Galitzine del 1963, reso immortale da Claudia Cardinale in La pantera rosa; c’è Lucia Bosè, musa di Sarli e interprete delle inquietudini di Cronaca di un amore di Antonioni e delle speranze de Le ragazze di Piazza di Spagna. Dalla futuristica tuta in tessuto spalmato effetto pelle presentata a Capri nel 1967, ancora di Galitzine, al cocktail dress del 1953 delle Sorelle Fontana. Fino all’abito corto di André Laug del 1968, al sontuoso abito da sera di Capucci, al completo soprabito e gonna firmato Karl Lagerfeld per Fendi nel 1973, passando per il floreale abito dipinto di Schuberth del 1952 e il teatrale modello di Pino Lancetti del 1975. E poi l’uomo: Litrico e Caraceni, custodi di una grammatica sartoriale che, a distanza di settant’anni, continua a dettare forma, misura e stile.
Sul fondo, sempre protagonista, resta Roma. I suoi spazi, i suoi marmi, la sua capacità di trasformarsi in passerella permanente, dove il tempo antico incontra geometrie nuove.
Ad arricchire il racconto compaiono inviti, memorabilia e un prezioso album amicorum appartenuto ad Angelo Litrico, contenente schizzi e dediche dei più importanti sarti e artisti dell’epoca, da Emilio Pucci a Valentino, fino a Novella Parigini.
Il percorso culmina in una sala-biblioteca che raccoglie preziosi campionari tessili degli archivi Mantero Seta, Taroni ed Ermenegildo Zegna, insieme a volumi e riviste rare appartenenti alla curatrice Fabiana Giacomotti, studiosa del costume e dell’editoria di moda.
La mostra rappresenta inoltre il secondo capitolo del progetto espositivo avviato con Moda in Luce 1925-1955. Alle origini del Made in Italy, ospitato al Museo della Moda e del Costume di Palazzo Pitti a Firenze. Se quella prima tappa indagava la genesi del sistema moda italiano, la nuova esposizione romana ne racconta la definitiva consacrazione: il passaggio dalla nascita del mito alla sua piena esplosione internazionale.
Ad accompagnare la mostra è il catalogo edito da Silvana Editoriale, curato da Fabiana Giacomotti, con tutte le immagini dell’esposizione e le fotografie degli abiti di Leonardo Salvini. Un volume di 236 pagine, arricchito dai testi di Lucia Borgonzoni, Antonio Saccone, Claudio Parisi Presicce, dai saggi della Giacomotti, Margherita Rosina, Maria Lepre, Cinzia Capalbo, Mariastella Margozzi, Massimo Cantini Parrini e Franz Botrè, oltre a un fondamentale glossario – Nomi in Luce – uno schedario e una bibliografia che ne fanno una vera e propria enciclopedia critica per rileggere una delle stagioni più decisive della moda e della storia italiana.
L’iniziativa è organizzata da Archivio Luce Cinecittà in collaborazione con il Ministero della Cultura, con la curatela di Fabiana Giacomotti ed è promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura e Coordinamento delle iniziative riconducibili alla Giornata della Memoria, insieme alla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. I servizi museali sono affidati a Zètema Progetto Cultura.
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Informazioni utili sulla mostra
Moda in luce 1955-1975. Roma fra glamour e innovazione industriale
A cura di Fabiana Giacomotti
Dal 26 giugno al 15 ottobre 2026
Musei Capitolini Centrale Montemartini
Via Ostiense 106, Roma
Orari: dal martedì alla domenica dalle 9:00 alle 19:00. Chiuso il lunedì. Ultimo ingresso un'ora prima della chiusura.
Biglietto: 14,50€ intero / 10,00€ ridotto. Il biglietto include l’ingresso alla mostra e al Museo. Ingresso con biglietto gratuito per le categorie previste dalla tariffazione vigente. Ingresso con biglietto gratuito per i residenti a Roma e nella Città Metropolitana previa presentazione in biglietteria della carta di identità. Ingresso con biglietto gratuito per i possessori della MIC Card.
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