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  >  In giro per l'Italia   >  Seguendo i passi silenziosi dei monaci: viaggio nella memoria della Certosa di Trisulti
Guida alla scoperta della millenaria Certosa di Trisulti, in provincia di Frosinone, esplorando le sue meraviglie architettoniche, artistiche e spirituali, nonché il suo profondo legame con la preghiera e la meditazione.

Seguendo l’andamento a zig-zag della strada tra i boschi di querce della Selva d’Ecio, sul versante del Monte Rotonaria si giunge in uno dei monasteri più belli dell’Italia Centrale, la Certosa di Trisulti a Collepardo, in provincia di Frosinone, posta a circa 800 metri sul livello del mare.

Cenni storici sulla Certosa di Trisulti

Oltrepassando l’ingresso della Certosa, l’eco dei passi si confonde con il canto degli uccelli. Fu San Domenico di Sora, nel lontano 996, a piantare il primo seme spirituale di quella che sarebbe diventata una delle abbazie più importanti d’Italia. Oggi, di quel primitivo cenobio benedettino sopravvivono pochi ruderi, quasi nascosti tra la vegetazione, a breve distanza dalla struttura attuale.

Il cuore dell’abbazia che oggi si contempla fu edificato nel 1204, sotto l’impulso di papa Innocenzo III, membro della potente famiglia dei conti di Segni. Abbandonato il sito originario, impervio e isolato, il nuovo complesso fu costruito in una zona più accessibile, pensata per accogliere l’ordine dei Certosini, custodi del silenzio e della contemplazione. Fu in quel luogo che, nel 1211, venne consacrata la chiesa abbaziale dedicata a San Bartolomeo, centro spirituale di un intero mondo ritirato dal tempo.

Il nome stesso “Trisulti” affonda le sue radici nella lingua dei conquistatori e dei pontefici: “tres saltibus”, i “tre salti”, con cui si indicavano i valichi che collegavano il Lazio all’Abruzzo, Roma e le regioni meridionali dello Stato della Chiesa. Un tempo, da un castello della famiglia Colonna ormai scomparso, si dominava questo crocevia di passaggi, sentieri e anime in cammino. Nel 1947, la Certosa fu affidata alla cura dei Cistercensi di Casamari.

Nel 1873, la Certosa di Trisulti è stata dichiarata “Monumento Nazionale” e dal dicembre 2014 la sua gestione è curata dal Polo Museale del Lazio.

Giardino della Certosa di Trisulti | © Serena Annese
Ingresso alla terrazza della della peschiera Certosa di Trisulti | © Serena Annese
Ingresso alla farmacia della Certosa di Trisulti | © Serena Annese

Cosa vedere nella Certosa di Trisulti

Per entrare, si attraversa un portale imponente, vigilato da un volto di pietra: è San Bartolomeo, scolpito da Jacopo Lo Duca, discepolo del genio di Michelangelo. Sulla sommità, una caditoia testimonia un passato fatto di assedi e resistenze. Proseguendo, un vialetto sulla destra conduce alla terrazza della peschiera, da cui si ammira un laghetto alimentato da un corso d’acqua che arriva direttamente dalla montagna.

L’antica foresteria e la biblioteca della Certosa di Trisulti

Passeggiando tra i cortili e le scalinate della Certosa, si possono individuare ancora oggi dettagli medievali. Un leone di pietra veglia ancora sulle gradinate, un tempo parte del protiro della chiesa. Di fronte alla facciata nel piazzale principale, si trova l’antica foresteria, un edificio romanico-gotico che porta ancora il nome del pontefice che ne promosse la costruzione, Innocenzo III. Il suo portico solenne e la terrazza affacciata sui monti accolgono oggi una biblioteca che raccoglie circa 36.000 volumi, custodi della sapienza certosina.

La chiesa di San Bartolomeo: un capolavoro tra gotico e barocco

Accanto alla foresteria c’è la chiesa di San Bartolomeo, intitolata anche alla Vergine Assunta e a San Bruno, fondatore dell’ordine. L’edificio, più volte trasformato nei secoli, unisce la sobrietà gotica delle origini a un’anima barocca fatta di dorature, contrasti e slanci architettonici. La facciata attuale, firmata dall’architetto Paolo Posi nel 1798, accoglie il visitatore proprio come farebbe un sipario pronto ad aprirsi su un mondo sacro.

La chiesa si divide in tre spazi, secondo la tradizione certosina: Coro dei Fratelli Conversi, Coro dei Padri e Presbiterio. In alto, nel 1683 Giuseppe Caci affrescò la volta con una visione celeste: santi e martiri in un’esplosione di gloria. I due cori, separati da una parete, comunicano attraverso una magnifica porta lignea intagliata da Giuseppe Kofler, artista altoatesino. Ai suoi lati, due dipinti raccontano il rigore e la protezione: San Giovanni Battista e San Michele Arcangelo. Le versioni originali sono andate perdute, trafugate da mani sacrileghe, ma la loro bellezza sopravvive nelle copie.

Giardino della Certosa di Trisulti | © Serena Annese
Chiesa di San Bartolomeo,| © Serena Annese
Chiostro della Certosa di Trisulti | © Serena Annese

Sotto gli altari, due reliquie dei corpi di San Benedetto e San Bonifacio. Il pavimento del coro dei padri riprende l’elegante geometria della basilica di San Lorenzo in Lucina, eco architettonica che unisce Roma a questa remota altura. Splendidi i due cori lignei straordinari: uno del 1564, opera di Mastro Iacobo; l’altro di frate Stefano, entrambi certosini. 

Le pareti della navata sono decorate dalle opere di Filippo Balbi, autore anche di una toccante “Strage degli Innocenti” e delle grandi tele ottocentesche che narrano episodi della vita dei santi e del Vecchio Testamento. Nell’abside c’è la Madonna in trono con Bambino e i Santi Bartolomeo e Bruno di Vincenzo Manenti, mentre il tabernacolo del XVIII secolo è di Mattia Venturesi.

Il grande chiostro della Certosa di Trisulti

Accanto alla chiesa, si entra in un lungo corridoio che conduce al grande chiostro, circondato da celle monastiche su più piani, e poi ancora al refettorio affrescato, al chiostro minore e al cimitero, dove dormono i monaci in attesa della resurrezione. La sala capitolare, decorata da Manco, chiude il percorso con una bellezza raccolta, degna di chi ha dedicato la propria vita al silenzio e alla preghiera.

La farmacia settecentesca della Certosa di Trisulti: erboristeria, veleni e alchimia

L’antica farmacia è un piccolo scrigno di alchimia e bellezza. Tra scaffali di legno scolpito, vasi in vetro e mobili settecenteschi, si custodivano erbe rare, infusi, veleni di serpente e segreti tramandati da secoli. Le pareti, decorate con sorprendentitrompe-l’œil in stile pompeiano, sono opera di Giacomo Manco, mentre il salottino d’attesa – detto “del Balbi” – è un capolavoro di illusione ottica. Qui, lo stesso Filippo Balbi ha dipinto il frate farmacista Benedetto Ricciardi con tale realismo da sembrare vivo: il monaco sembra sorridere al visitatore, vivo come allora.

Farmacia della Certosa di Trisulti | © Serena Annese
Farmacia della Certosa di Trisulti | © Serena Annese
Farmacia della Certosa di Trisulti | © Serena Annese

A terra, un mosaico simboleggia l’incessante fuga del tempo: un’enorme clessidra alata, circondata dai nomi delle virtù umane (costanza, verità, compassione, perseveranza ed altre) culmina nella scritta “Memini, volat irreparabile tempus” – “Ricorda: il tempo vola e non ritorna”.

Davanti alla farmacia, un giardino all’italiana racconta l’anima botanica della Certosa. Le siepi, potate in forma fantastiche, ricordano l’antico orto dove si coltivavano piante officinali per medicamenti e liquori.

Come raggiungere la Certosa di Trisulti

Lasciandosi alle spalle il borgo di Collepardo, ci si immette sulla provinciale SP15, una strada che si snoda tra curve gentili e scorci mozzafiato. Bastano poco più di 6 km per arrivare alla bellissima Certosa di Trisulti.

Chi arriva da Roma deve percorrere poco più di 100 km. L’autostrada A1 conduce verso il casello di Ferentino; da lì, una rotonda indica la direzione per Sora, lungo la SR214. La strada prosegue verso l’uscita Alatri-Fiuggi, poi lungo la SR155, attraversando il cuore antico di Alatri. Ancora 15 km, e infine si giunge al varco della Certosa.

Salottino del Balbi della Certosa di Trisulti | © Serena Annese
Salottino del Balbi della Certosa di Trisulti | © Serena Annese
Salottino del Balbi della Certosa di Trisulti | © Serena Annese

Informazioni utili per visitare la Certosa di Trisulti

Indirizzo: via Trisulti 8 Collepardo (FR)
Orari:
aperta tutti i giorni dal 15 aprile al 15 ottobre dalle 10:00 alle 13:30 e dalle 14:30 alle 18:00; dal 16 ottobre al 14 aprile dalle 10:00 alle 16:00. L’ingresso è consentito fino a mezz’ora prima dell’orario di chiusura.
Biglietto: 5€ / per verificare le condizioni di riduzione o gratuità, consultare il sito ufficiale.
Visite guidate: sabato, domenica e festivi dal 15 aprile al 15 ottobre ore 10:30, 11:30, 15:30, 16:30; sabato, domenica e festivi dal 16 ottobre al 14 aprile ore 10:30, 11:30, 14:30, 15:00. Prenotazione obbligatoria chiamando il numero 0775 47024 oppure inviando un’e-mail al contatto: prenotazionicertosatrisulti@laziocrea.it
Sito ufficiale 

Conoscevate già la Certosa di Trisulti a Collepardo? L’avete già visitata o lo farete presto? Fatemelo sapere qui nei commenti, oppure sulla mia pagina Instagram!

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