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La mostra Beata moltitudo di Alfredo Zelli al Mattatoio di Roma dal 1° aprile al 17 maggio 2026: biografia, evoluzione tra pittura, scultura e architettura e analisi critica di 40 anni di ricerca artistica.

Al Mattatoio di Roma, dal 1° aprile al 17 maggio 2026, Beata moltitudo si propone come uno spazio di riflessione critica sui quarant’anni di lavoro dell’artista romano Alfredo Zelli. La mostra mette in evidenza una pratica che ha costantemente forzato i limiti della sua pittura, spingendola verso una dimensione spaziale e relazionale. 

La pratica di Zelli si organizza, infatti, attorno a una domanda ricorrente: come può l’opera diventare ambiente e non semplicemente oggetto nello spazio? In questa pluralità di linguaggi e materiali, la figura umana emerge come traccia mobile, inscritta in un processo che dissolve ogni gerarchia tra pittura, scultura e architettura.

Alfredo Zelli: dagli esordi negli anni ’80 al riconoscimento internazionale

Alfredo Zelli nasce a Roma nel 1957. La sua produzione artistica ha inizio in modo deciso nella seconda metà degli anni Ottanta, quando viene individuato da Ugo Ferranti nel 1986. È proprio nella galleria del gallerista romano – allora uno dei centri più attivi nella promozione dei linguaggi di ricerca e delle pratiche d’avanguardia nella capitale – che Zelli esordisce a ventotto anni. Da quel momento intrattiene con lo spazio espositivo un rapporto continuativo, che si svilupperà in circa ventiquattro occasioni tra personali, collettive e partecipazioni a fiere internazionali. In questa fase iniziale espone frequentemente anche accanto a Claudio Givani e Andrea Fogli.

Sempre nel 1986 si registra la sua prima personale presso Yvon Lambert a Parigi, seguita dalle esposizioni del 1987 e del 1988 da Albert Baronian a Bruxelles, segnando una rapida apertura del suo lavoro verso il contesto europeo. Già nel 1988 partecipa alla mostra milanese Geometrie dionisiache a cura di Lea Vergine e viene invitato a Rimini per Ordine e disordine, progetto curato da Renato Barilli. Quest’ultimo, lo coinvolge ulteriormente nella rassegna itinerante La otra escultura, che attraversa Madrid, Barcellona e Darmstadt, inserendo il suo lavoro in una più ampia riflessione sulla scultura e sulle sue ridefinizioni del linguaggio e modelli espressivi.

Nel corso degli anni Novanta la sua attività si intensifica sia sul piano espositivo sia su quello relazionale. Con Claudio Givani, Maurizio Pierfranceschi e Vincenzo Scolamiero – con i quali continuerà a condividere spesso percorsi e mostre – realizza nel 1995 la collettiva Quattro passi, allestita nello studio di via Benaco a Roma. Nello stesso anno presenta un’installazione con opere appositamente concepite per una personale al Museo Laboratorio d’Arte Contemporanea della Sapienza, a cura di Augusto Pieroni.

Nel 1998 partecipa a Lavori in corso 5 al MACRO di Roma e nel 1999 espone in Trivi presso la galleria di Ugo Ferranti, che chiude una lunga stagione di collaborazione avviata nel 1986. In questo arco temporale la sua attività si intreccia con un sistema espositivo ampio e internazionale, che comprende fiere e mostre tra Bologna, Parigi, Basilea e Colonia, per un totale complessivo di ventiquattro partecipazioni tra personali, collettive e progetti speciali.

Nel 2002 espone nello spazio Hyunnart partecipando alle mostre A occhi aperti I e Movimento del pensiero. Nel 2006 è incluso nella mostra Acquisti e doni nei musei comunaliai Musei Capitolini, dove presenta lo smalto Senza titolo del 1999, già entrato a far parte delle collezioni civiche.

Il 2008 prende parte a Sottosopra lungo la Rampa Prenestina di Roma e alla mostra Antico e novissimo a Palazzo Mochi Zamperoli di Cagli. Nel 2010 torna a esporre in una formazione collettiva con Givani, Pierfranceschi e Scolamiero in Quattro passi 2 a cura di Shara Wasserman, presso la Temple Gallery di Roma. Nello stesso anno realizza una personale in dialogo con le fotografie di Luigi Ghirri, ospitata nella casa della famiglia Paradiso/Trisorio. Nel 2019 è coinvolto nel progetto Atelier al MACRO di Roma.

Alfredo Zilli, Maurizio, 2005, tempera su carta | © Riproduzione riservata 
Alfredo Zilli, Sonno, 2026, smalto acrilico su PET | © Riproduzione riservata 
Alfredo Zelli. Beata moltitudo al Mattatoio di Roma | © Riproduzione riservata 

Il percorso recente comprende le personali romane del 2022 e 2023 presso Blocco 13 e Hyunnart Studio, fino all’invito nel 2023 da parte di Gabriele Simongini a partecipare alla mostra Ipotesi Metaverso a Palazzo Cipolla, progetto a cura di Simongini e Serena Tabacchi.

La mostra al Mattatoio di Roma: percorso espositivo e concept curatoriale

Il titolo Beata moltitudo, scelto da Alfredo Zelli, si offre come una formula che, parafrasando un detto latino attestato nella tradizione eremitica francescana e cistercense, convoca simultaneamente l’idea di comunità e quella di trascendenza. Un dispositivo concettuale che orienta l’intera mostra: la moltitudo rappresenta l’essere umano nella sua evoluzione nel tempo, anche nella storia dell’arte, come qualcosa di vario e in continuo cambiamento. In questo senso, il titolo afferma anche l’importanza della pluralità dei linguaggi, che convivono e si completano a vicenda.

Nella pratica di Zelli, la pittura non si esaurisce mai nella superficie. Il colore è capace di costruire profondità e di organizzare lo spazio, mentre il supporto viene continuamente sollecitato fino a farsi una presenza plastica. È qui che si manifesta una tensione costante verso la terza dimensione, mai però risolta in senso puramente scultoreo: ciò che interessa all’artista è piuttosto la definizione di uno spazio abitabile, accogliente, che si offre allo spettatore come possibilità di contatto.

Pittura, scultura e architettura convergono in un unico campo operativo. La mostra – che restituisce quarant’anni esatti di lavoro – rende evidente questa continuità, articolando un percorso in cui le opere si pongono come tappe di una stessa indagine formale sullo spazio e sulla presenza.

Fin dagli esordi, l’artista colloca l’essere umano al centro della propria riflessione. Tuttavia, in un decennio segnato dal ritorno alla pittura, dal primato della figurazione e dalla citazione, la sua scelta si orienta verso superfici ampie, essenziali e monocrome: pareti che avanzano nello spazio, talvolta incurvandosi in forme absidali, quasi a costruire un invito fisico all’ingresso nell’opera. I colori sono opachi e caldi, le superfici scabre, percorse da margini irregolari e vissuti. In questo contesto, la forma ovale – allusiva tanto alla nascita e alla natura quanto al volto umano – diventa una presenza ricorrente, segnando in modo riconoscibile i primi due decenni della sua attività.

A partire dagli anni Dieci del Duemila, la figura umana riemerge con maggiore evidenza, ma non nella forma di una restituzione mimetica: essa tende piuttosto a dissolversi, a smaterializzarsi lungo piani trasparenti e sovrapposti. Le superfici diventano diafane e stratificate, ma soprattutto coinvolgono direttamente lo spettatore, che vi si riflette, chiamato a ricostruire l’immagine. L’opera si compie così in una relazione attiva, in un processo percettivo che implica la partecipazione del corpo e dello sguardo.

Queste immagini si nutrono di un riferimento colto: da un lato i volumi compatti e la purezza cromatica della tradizione manierista, dall’altro la pratica delle velature, che consente alla luce di attraversare la materia pittorica e di costruire profondità instabili e mobili.

L’individuo resta il fulcro attorno a cui si organizza l’intero percorso espositivo, che mette in relazione corpi e forme geometriche, ritratti e nature morte, pittura e scultura, disegno e installazione. Le opere, appartenenti tanto al recente passato quanto alla produzione più attuale, trovano un punto di convergenza nei lavori realizzati appositamente per il Padiglione 9b del Mattatoio di Roma.

Dal 1° aprile al 17 maggio 2026, infatti, il Mattatoio presenta la mostra Alfredo Zelli. Beata moltitudo, promossa da Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, Azienda Speciale Palaexpo e Fondazione Mattatoio di Roma – Città delle Arti, realizzata in collaborazione con Latitudo. Il progetto riunisce oltre quaranta opere capaci di restituire l’intero arco della ricerca dell’artista.

All’ingresso del percorso espositivo, il visitatore incontra Senza titolo del 1999, una grande installazione che simula una nicchia architettonica, al cui centro si staglia una forma ovale, con chiari riferimento alle strutture nelle opere di Piero della Francesca. Di fronte, Tra giorno, notte, cielo e terra, acrilico su PET, documenta gli esiti più recenti della ricerca: qui la figura, ancora riconoscibile ma instabile, si distribuisce lungo una serie di piani trasparenti che arretrano nello spazio, costruendo una profondità stratificata.

Alfredo Zilli, Cinzia, 2023, smalto acrilico su PET | © Riproduzione riservata 
Alfredo Zilli, Natura morta gialla, 2002, smalto su cartone, legno e polistirolo | © Riproduzione riservata 
Alfredo Zelli. Beata moltitudo al Mattatoio di Roma | © Riproduzione riservata 

L’esposizione procede mettendo in tensione opere di epoche diverse: le superfici ruvide e i toni caldi di Senza titolo del 1987 e del clipeo Madre oro del 2007 dialogano con la luminosità e la trasparenza dei lavori più recenti, come Figura e spazio del 2023 e Ipotesi metaverso. In Tutto è nascente del 2023, struttura tridimensionale presentata allo Hyunnart Studio, i fogli di PET dipinti si dispongono radialmente attorno a un asse centrale, restituendo l’immagine di un corpo attraversato dalla luce, in un dinamismo che evoca lontanamente suggestioni futuriste.

In tutte queste opere, la superficie trasparente diventa uno spazio in cui si accumulano lentamente tracce e significati: il colore si deposita in velature, costruendo immagini che non si danno mai una volta per tutte, ma chiedono allo spettatore di essere continuamente ricomposte. In questo senso, la mostra invita il visitatore a confrontarsi con le opere in modo attivo.

Avete già visitato la mostra Alfredo Zelli. Beata moltitudo al Mattatoio di Roma – Padiglione 9b o lo farete presto? Fatemelo sapere qui nei commenti, oppure sulla mia pagina Instagram!

Informazioni utili per la visita

Alfredo Zelli. Beata moltitudo
A cura di Carlo Alberto Bucci
Dal 1° aprile al 17 maggio 2026
Mattatoio di Roma - Padiglione 9b
Piazza Orazio Giustiniani 4, Roma (RM)
Orari: dal martedì alla domenica dalle 11:00 alle 20:00. Chiuso il lunedì. L’ingresso è consentito fino a un’ora prima della chiusura.
Biglietto: ingresso gratuito.
Sito web

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