
Alla Fondazione Vasarely di Aix-en-Provence una mostra celebra l’opera visionaria di Claire Vasarely, pioniera del modernismo e del design tessile, a lungo oscurata dal marito Victor Vasarely.
Per decenni il nome di Claire Vasarely è rimasto ai margini della storia dell’arte, oscurato dalla celebrità del marito Victor Vasarely, padre dell’Op Art e dell’Arte Cinetica.
Dal 14 giugno 2025 al 15 febbraio 2026, la Fondazione Vasarely di Aix-en-Provence colma finalmente questo vuoto con la prima retrospettiva interamente dedicata alla sua opera, organizzata in collaborazione con il Museo Vasarely di Pécs, in Ungheria.
L’esposizione, dal titolo evocativo “Claire Vasarely, une vie dans la couleur”, ripercorre la carriera di un’artista rimasta nell’ombra per troppo tempo, restituendo dignità a un percorso creativo audace e polimorfico.
Indice
Formazione e primi anni: il Bauhaus ungherese e l’incontro con Victor Vasarely
Claire Vasarely mosse i primi passi artistici a Budapest, all’interno del Műhely, soprannominato il “Bauhaus ungherese”. Fondato da Sándor Bortnyik sul modello del Bauhaus di Weimar, il Műhely era uno dei laboratori più innovativi dell’epoca. Qui, dal 1929, Claire studiò grafica, fotomontaggio, teoria del colore, tipografia e si cimentò in diversi ambiti delle arti applicate: pubblicità, manifesti, moda e design tessile.
In questo clima di sperimentazione incontrò Győző Vásárhelyi – il futuro Victor Vasarely. Tra i due nacque subito un legame, prima artistico e poi personale, che non si sarebbe più interrotto. La coppia si trasferì a Parigi nel 1931. Si sposarono lo stesso anno e intrapresero un’attività comune nelle arti applicate per sostenersi economicamente. Claire lavorò come illustratrice e grafica per la casa editrice Tolmer e realizzò modelli di seta per la celebre azienda Ducharne di Lione, introducendo pattern geometrici e contrasti cromatici che avrebbero anticipato le ricerche ottico-percettive.



Tra Parigi e Budapest: la guerra e la resistenza creativa
La Seconda Guerra Mondiale segnò profondamente la vita di Claire Vasarely. In quanto artista ebrea, nel 1942 fu costretta a lasciare Parigi per rifugiarsi a Budapest insieme ai figli, sfuggendo all’occupazione nazista. Qui continuò a sostenere la famiglia lavorando nell’azienda di cappelli e abbigliamento fondata dalla madre, la Maison Neubauer-Spinner, uno dei rari punti di contatto tra la moda parigina e l’Ungheria negli anni ’30.
Parallelamente, si dedicò al giornalismo di moda, firmando articoli e illustrazioni per riviste come Esti Kurír e Film Színház Irodalom, dove raccontò le tendenze parigine con uno sguardo acuto e raffinato. Questo periodo dimostrò la sua straordinaria capacità di adattamento e la volontà di mantenere viva la creatività anche in tempi drammatici.
Il ritorno in Francia: arazzi, design e collaborazioni d’eccellenza
Nel 1944 Claire tornò in Francia e riprese la sua attività artistica con rinnovato slancio, concentrandosi sul design tessile e sugli arazzi, un linguaggio che divenne il fulcro della sua produzione. In diverse opere, l’artista gioca con la ripetizione dei motivi e con il vigore dei contrasti cromatici, mentre in altre le composizioni si aprono con leggerezza, disseminando iris bianchi, garofani, narcisi, rose e viole del pensiero. Nel 1947 avviò una collaborazione con il designer René Drouet per progetti di arredamento e l’anno successivo lavorò con lo stilista Jacques Fath per la rivista Femina.
Dal 1948 al 1952 realizzò arazzi per il prestigioso Atelier Tabard Frères di Aubusson, introducendo composizioni in cui motivi biomorfi si univano a geometrie rigorose, impreziosite da un uso audace dei colori contrastanti. Espose in sedi prestigiose: la galleria René Drouet, il 65° Salon de l’Union des femmes peintres et sculpteurs, e nel 1952 alla galleria La Demeure di Parigi.
Pur mutando il medium espressivo, Claire non abbandonò la propria indagine formale, sospesa tra eredità tradizionale e tensione verso la contemporaneità. Le prime opere, ispirate alle fiabe popolari ungheresi – tra cui spicca Le nove candele – si caratterizzavano per composizioni complesse e ricche di dettagli narrativi. Con il tempo, però, il linguaggio visivo si fece più essenziale: la tavolozza si ridusse per esaltare il contrasto cromatico, le figure si dissolsero in forme sempre più astratte, mentre lo sfondo si strutturava in trame geometriche rigorose. Questa evoluzione trova il suo apice in Miraggi, ciclo che condensa l’intero percorso poetico dell’artista.
Nel 1956, Claire abbandonò progressivamente la produzione personale per dedicarsi alla carriera del marito, assumendo un ruolo di primo piano nella gestione dell’atelier e nell’organizzazione dei progetti museali di Victor Vasarely. Contribuì all’apertura del Museo Didattico di Gordes, inaugurato da Claude Pompidou, e al Centro Architettonico di Aix-en-Provence, inaugurato da Jacques Chirac, diventando vicepresidente della Fondazione Vasarely.
Il Museo Victor Vasarely di Pécs, in Ungheria, dal 1976 ospita una sala permanente dedicata alle opere di Claire, accanto a quelle del marito e del figlio Jean-Pierre Vasarely (Yvaral). Nonostante questi riconoscimenti, il suo contributo è rimasto a lungo sottovalutato dalla critica.



“Claire Vasarely, une vie dans la couleur”: la retrospettiva che racconta una vita tra arte, design e colore
La retrospettiva “Claire Vasarely, une vie dans la couleur” – curata da Valérie Da Costa – riunisce per la prima volta una selezione di opere rappresentative della sua carriera: manifesti pubblicitari, disegni, motivi tessili, dipinti e arazzi, accompagnati da un ricco apparato di documenti e archivi inediti. Il percorso, articolato in ordine cronologico, consente di apprezzare l’evoluzione di un linguaggio che integra suggestioni surrealiste, ottico-cinetiche e derivanti dal Bauhaus, anticipando molte delle soluzioni visive poi rese celebri dall’Op Art.
L’opera di Claire Vasarely, nutrita dal rigore del Bauhaus, dalla poetica surrealista e dalla sperimentazione ottico-geometrica, testimonia la modernità di una creatività che sfida le gerarchie di genere e anticipa il dialogo tra arte e design.
Informazioni utili per la visita
Indirizzo: Fondazione Vasarely. 1 Av. Marcel Pagnol, 13090 Aix-en-Provence, Francia
Orari: visitabile dal 14 giugno 2025 al 15 febbraio 2026 dal mercoledì alla domenica dalle 10:00 alle 18:00.
Biglietti: 15€ / per verificare le condizioni di riduzione o gratuità, consultare il sito ufficiale.
Sito web ufficiale

