
Kabuki a Roma: successo per Meet Kabuki 2026 e l’arte dell’Onnagata con Nakamura Takanosuke
All’Istituto Giapponese di Cultura di Roma va in scena la tradizione del teatro kabuki tra trucco, trasformazione e la celebre danza Fuji Musume.
Ieri sera l’Istituto Giapponese di Cultura di Roma ha ospitato la prima delle due serate dedicate al teatro tradizionale giapponese, registrando un’affluenza e un entusiasmo ben oltre le aspettative. Un successo che conferma l’interesse crescente del pubblico italiano per le arti performative dell’Estremo Oriente, soprattutto quando vengono presentate in forme accessibili ma rigorose.
Al centro dell’evento, l’esperienza immersiva nella complessa e meticolosa preparazione scenica del teatro kabuki, con particolare attenzione al processo di trasformazione degli attori chiamati a interpretare ruoli femminili. Un percorso lento, preciso, quasi rituale, che costituisce una delle cifre più affascinanti di questa tradizione.
A distanza di otto anni dall’ultima tournée europea dello Shochiku Grand Kabuki e in concomitanza con il 160° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone, il tour “Meet Kabuki – The Art of Onnagata Europe Tour 2026” riporta a Roma una forma teatrale che vanta oltre quattro secoli di storia. Dopo Parigi e prima della tappa di Colonia, la Capitale torna così a essere crocevia di un dialogo culturale di grande rilievo.
Protagonista degli appuntamenti romani è Nakamura Takanosuke, giovane interprete considerato una delle promesse più brillanti del panorama kabuki. Figlio del celebre Nakamura Tomijirō V, riconosciuto Tesoro Nazionale Vivente, Takanosuke ha condiviso con il pubblico un momento solitamente precluso agli spettatori: il processo di trucco e vestizione che precede l’ingresso in scena.
Indice
Kabuki a Roma: il ritorno del teatro giapponese in Europa e l’arte dell’Onnagata con la trasformazione dell’attore in scena
La prima parte dello spettacolo, intitolata “L’arte dell’Onnagata”, ha offerto una dimostrazione dal vivo dei passaggi che conducono alla trasformazione dell’attore in figura femminile. L’onnagata, infatti, è lo specialista dei ruoli femminili, una figura nata da precise contingenze storiche e sviluppatasi nel tempo fino a diventare una vera e propria disciplina artistica.
Nel corso della dimostrazione, Takanosuke ha mostrato al pubblico ogni fase della metamorfosi: dalla preparazione della pelle con oli specifici alla copertura delle sopracciglia, fino all’applicazione del caratteristico bianco su volto, collo, mani e dorso. A seguire, il lavoro di rifinitura – tra i più delicati – con il ridisegno delle sopracciglia, il trucco delle labbra e l’aggiunta di leggere sfumature rosate su occhi e guance. Un processo che richiede estrema precisione, pensato per restituire grazia ed espressività anche a distanza, fino agli ultimi posti della sala.
Completata la fase del trucco, la trasformazione è proseguita con la vestizione: una sottoveste e un prezioso kimono decorato con motivi di glicine, in linea con il personaggio interpretato. Il costume, del peso di circa sette chilogrammi, è stato affiancato da una parrucca di grande valore artigianale e del peso di 2 chilogrammi, modellata con una struttura interna in rame per adattarsi perfettamente alla testa dell’attore e rifinita con una spilla che riprendeva il motivo floreale del kimono.
Lo spettacolo ha incluso anche momenti di approfondimento dedicati ad alcuni elementi fondamentali del linguaggio kabuki. Tra questi, il kumadori, lo stile di trucco che varia in base al personaggio, il kakegoe, ovvero le esclamazioni rituali del pubblico, affidate a spettatori esperti chiamati omuko e i kurogo, assistenti di scena vestiti di nero, considerati “invisibili” e incaricati di supportare gli attori durante la rappresentazione.
Un altro aspetto centrale riguarda la distinzione tra onnagata e tachiyaku, ovvero gli interpreti dei ruoli maschili. Sebbene il kabuki sia stato originariamente fondato da una donna, nel 1629 un editto proibì la presenza femminile sul palco. Da quel momento, gli uomini iniziarono a interpretare anche i ruoli femminili, dando origine a una tradizione che si è evoluta nel corso dei secoli secondo codici estetici rigorosi.
Dopo un breve intervallo, la seconda parte ha lasciato spazio alla performance: “Fuji Musume”, uno dei capolavori più celebri del repertorio kabuki. Una danza che evoca sentimenti e stati d’animo attraverso movimenti eleganti, costumi raffinati e una forte componente simbolica.
La protagonista, una giovane donna innamorata, esprime attraverso la danza la profondità dei propri sentimenti, tra grazia, malinconia e desiderio. Un racconto affidato al corpo e alla musica, capace di restituire al pubblico tutta la delicatezza e la complessità dell’estetica kabuki.
La serata è stata ulteriormente arricchita da un sorprendente cambio d’abito in scena, eseguito con straordinaria rapidità e precisione, uno degli elementi spettacolari più apprezzati dal pubblico.
L’evento, perfettamente inserito nella programmazione dell’Istituto Giapponese di Cultura, prosegue questa sera con una seconda replica, a conferma della qualità e della coerenza della proposta culturale.
Fuji Musume: la fanciulla del glicine e la danza simbolo del teatro kabuki
Considerato uno dei vertici espressivi della danza tradizionale giapponese, Fuji Musume – letteralmente “La fanciulla del glicine” – incarna con straordinaria eleganza l’estetica del teatro kabuki. Al centro della scena, una giovane donna appare tra i grappoli di glicine in fiore, dando forma ai propri sentimenti amorosi attraverso movimenti raffinati, costumi preziosi e una gestualità di intensa delicatezza.
L’interpretazione si sviluppa in una dimensione evocativa: è l’atmosfera sospesa, costruita attraverso danza, musica e simbologia a guidare lo spettatore. Tra i momenti più suggestivi c’è l’hikibiki, il rapido cambio di costume eseguito direttamente sul palco, che contribuisce a rafforzare l’effetto visivo e la fluidità della rappresentazione. Gli oggetti scenici, utilizzati con precisione dall’onnagata, assumono un valore simbolico, restituendo la fragilità emotiva e la grazia del personaggio.
Con il kimono decorato da motivi floreali e la leggerezza quasi eterea dei movimenti, Fuji Musume si è affermata come una delle figure più iconiche non solo del teatro kabuki, ma anche della tradizione pittorica Ōtsu-e, da cui trae ispirazione.
Appartenente al repertorio classico del kabuki, la danza fu eseguita per la prima volta nel 1826 al teatro Nakamura-za di Edo (l’attuale Tokyo), con testi di Katsui Genpachi, coreografia di Fujima Taisuke e musica di Kineya Rokusaburō IV. In origine parte di una sequenza di cinque danze, è l’unica ad essere sopravvissuta fino ai giorni nostri, conservando intatta la propria centralità nel panorama teatrale giapponese.
Nel corso del tempo, l’opera ha conosciuto numerose reinterpretazioni. Tra le più significative, quella del 1937 firmata dal drammaturgo Oka Onitarō e dall’attore Onoe Kikugorō VI, che introdusse una dimensione più marcatamente soprannaturale: la protagonista non è più soltanto una giovane donna, ma lo spirito stesso del glicine. Questa versione, ulteriormente diffusa dalle interpretazioni di Onoe Baikō VII nei teatri di Kyoto e Tokyo, ha contribuito a consolidare la popolarità del pezzo.
Sul piano scenico, Fuji Musume si distingue per la sua essenzialità: un solo personaggio domina la scena, accompagnato da un ensemble musicale nagauta composto da cantanti e strumenti tradizionali quali shamisen, tamburi, flauto e piccoli gong. La forza dello spettacolo risiede nella capacità di trasformare ogni elemento – dal movimento al suono, dal costume allo sguardo – in un veicolo espressivo.
Il culmine visivo è rappresentato dai molteplici cambi d’abito: la protagonista indossa fino a quattro kimono diversi, muovendosi su uno sfondo decorato da glicini nei toni del malva e del viola. La danza costruisce una sequenza di immagini suggestive, in cui gli sguardi e i gesti della fanciulla esprimono le sfumature del sentimento amoroso. In questa dimensione poetica, la fanciulla alterna grazia e malinconia, seduzione e rimpianto.
Nakamura Takanosuke: il giovane protagonista del kabuki contemporaneo
Nato nel 1999, Nakamura Takanosuke appartiene a una delle più prestigiose dinastie del teatro kabuki. Figlio maggiore di Nakamura Tomijirō V, insignito del titolo di Tesoro Nazionale Vivente, ha intrapreso il proprio percorso artistico fin dalla prima infanzia, debuttando sul palcoscenico nel 2001 con Ishibashi.
Cresciuto sotto la guida del padre, Takanosuke ha sviluppato una tecnica solida e rigorosa, accompagnata da una notevole presenza scenica e da una spiccata preparazione fisica. Il suo stile si distingue per l’attenzione filologica nei confronti del repertorio classico, interpretato con rispetto e consapevolezza, ma anche con una sensibilità contemporanea capace di dialogare con il pubblico di oggi.
Nel corso della sua giovane carriera ha già ottenuto importanti riconoscimenti, tra cui il Premio dell’Accademia delle Arti Giapponese per i Giovani Artisti e il Premio per gli Artisti Emergenti conferito dall’Agenzia per gli Affari Culturali. Traguardi che ne confermano il talento e ne consolidano la posizione come una delle figure più promettenti della nuova generazione di attori kabuki, sempre più apprezzato anche dal pubblico internazionale.
Il teatro kabuki: storia, caratteristiche e riconoscimento UNESCO
Il kabuki rappresenta una delle espressioni più emblematiche e riconoscibili del teatro tradizionale giapponese. Con oltre quattro secoli di storia, questa forma scenica è stata riconosciuta nel 2008 dall’UNESCO come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità, a testimonianza del suo valore universale.
Nato nel XVII secolo come intrattenimento popolare, il kabuki ha da sempre riflesso gusti, mode e dinamiche sociali del Giappone dell’epoca. Il termine stesso “ka-bu-ki” racchiude la natura composita di quest’arte: “ka” (canto), “bu” (danza) e “ki” (abilità recitativa). Tre elementi che, nel kabuki, si fondono in un linguaggio unico, capace di integrare musica, movimento e interpretazione in una forma scenica complessa e altamente codificata.
Per uno spettatore non abituato, l’approccio iniziale può risultare impegnativo. Le barriere linguistiche e culturali, insieme alla presenza di ruoli altamente specializzati come quello dell’onnagata – attori uomini che interpretano personaggi femminili – richiedono una certa familiarità per essere pienamente compresi. Eppure, è proprio questa complessità a costituire il fascino del kabuki.
Un altro elemento caratteristico è il kumadori, il trucco scenico che, attraverso colori e linee marcate, definisce la natura dei personaggi: eroi, spiriti, demoni o figure soprannaturali. Questo uso espressivo del volto contribuisce a rendere immediatamente leggibile il ruolo dell’attore, amplificando l’impatto visivo della rappresentazione.
Nella Edo del Seicento – l’attuale Tokyo – i teatri kabuki erano luoghi di incontro tra classi sociali diverse, un fenomeno raro per l’epoca. Gli spettacoli trasportavano gli spettatori in universi narrativi fatti di dilemmi morali, intrighi politici, tragedie e storie d’amore, attraverso una combinazione dinamica di danza, musica e recitazione. Ancora oggi, gli intervalli di danza e canto, insieme alle variazioni ritmiche e alle soluzioni spettacolari, continuano a coinvolgere e sorprendere il pubblico.
Non meno importante è il rispetto delle regole di fruizione: durante le rappresentazioni è richiesto silenzio e attenzione, mentre l’uso di dispositivi elettronici o la possibilità di scattare fotografie sono rigorosamente vietati. Un approccio che riflette la natura rituale e profondamente codificata di questa forma teatrale.
Il ruolo del gruppo Shochiku nella diffusione del teatro giapponese
Accanto al percorso individuale dell’artista, si inserisce il ruolo fondamentale del Gruppo Shochiku Co., Ltd., storica realtà dell’intrattenimento giapponese. Fondata nel 1895, la compagnia opera su tre principali ambiti: produzione cinematografica e audiovisiva, attività teatrali e gestione immobiliare.
Nel corso di oltre un secolo di attività, il Gruppo Shochiku ha contribuito in modo determinante alla diffusione della cultura giapponese, sostenendo la produzione di spettacoli, film e contenuti multimediali di alta qualità. La sua missione resta quella di dare forma alla narrazione in tutte le sue declinazioni, portando sul palcoscenico e sullo schermo storie capaci di raggiungere e coinvolgere un pubblico globale.
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