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Tra ciottoli, ponti, moschee e bazar: guida a Mostar in un giorno.

C’è un odore dolciastro nell’aria, una specie di incantesimo fatto di miele, lavanda e carbone bruciato. Mostar ti accoglie così: non con fanfare o tappeti rossi, ma con profumi fluttuanti e un cielo che si specchia timidamente nel fiume Neretva color smeraldo.

È una città che ha l’aspetto di una cartolina illustrata da un artigiano ottomano con un debole per l’estetica balcanica: strade acciottolate che sembrano scolpite dal tempo e da mille passi incerti, botteghe stipate di tutto quello che non sapevi di volere – narghilè, lampade di vetro colorato che brillano al sole, tappeti, caffettiere in rame battuto e borse che profumano di cuoio.

Nel cuore del centro storico, sito Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, si trova Kujundziluk, l’anima musulmana di Mostar. È qui che la “via dell’oro” – chiamata così forse più per la luce che la attraversa che per il reale valore degli oggetti – si srotola tra moschee, chiese e sinagoghe come una lezione di convivenza incisa nella pietra.

E poi c’è lui, lo Stari Most, il “ponte vecchio”. Orgoglioso, ricostruito, fotogenico fino all’inverosimile. Ma Mostar non dimentica. Allontanandosi dal centro storico, si vedono i muri crivellati dai proiettili, le case mutilate, i vuoti. La guerra è finita, ma restano i segni, come monito per il futuro. Mostar si infila sotto pelle e anche se si visita in un solo giorno, non si dimentica più.

Cenni storici su Mostar

Nata come centro amministrativo ottomano nel XV secolo, Mostar fiorì come crocevia di culture e religioni che ancora oggi testimoniano la sua ricca diversità. Il nome della città deriva dai “mostari“, i custodi del leggendario ponte che unisce le sponde divise.

La città attraversò periodi di dominio austro-ungarico e jugoslavo, e fu teatro di conflitti durante la Seconda Guerra Mondiale prima di essere inclusa nella Bosnia-Erzegovina della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. Il 9 novembre 1993 segnò il tragico epilogo della storia dello Stari Most, edificato nel XVI secolo per volere del sultano Solimano il Magnifico

I bombardamenti condotti dalle unità croate portarono alla sua distruzione, un evento simbolico che trascese il mero conflitto militare, infliggendo una ferita profonda alla popolazione musulmana. Tuttavia, dalle ceneri della distruzione è emerso un simbolo di speranza e rinnovamento, che ha portato alla ricostruzione del ponte e di tutto ciò che rappresentava, anche nel suo valore simbolico.

Cosa vedere a Mostar

Cuore di pietra e di luce: il centro storico di Mostar

Il centro storico di Mostar è un mosaico di culture, colori e memorie. Le stradine acciottolate, sempre animate dal vociare di turisti, venditori e artigiani, si sviluppano come un labirinto intricato e luccicante.

Kriva Ćuprija: il “Ponte Storto” di Mostar

Alle spalle del più famoso Stari Most, tra vicoli tranquilli e casette di pietra chiara, si trova il Kriva Ćuprija, il “Ponte Storto”. Questo piccolo ponte in pietra bianca, con la sua arcata che si piega sopra il torrente Radobolja, è considerato il fratello maggiore dello Stari Most e il più antico ponte ottomano conservato a Mostar. Secondo la leggenda, furono proprio le sue linee a ispirare gli architetti del futuro Ponte Vecchio. 

Qui Mostar mostra i suoi scorci più intimi e autentici: ristoranti affacciati sull’acqua, antichi mulini e il suono del torrente che scorre impetuoso.

Da qui, seguendo il corso del Radobolja fino al Neretva, si giunge a una piccola spiaggia nascosta, un angolo di pace da cui ammirare l’imponente Stari Most da una prospettiva insolita e magnifica.

A pochi passi da questa spiaggia, nel cuore del quartiere storico c’è una piccola panetteria, Dan i Noć (Gojka Vukovića), una vera gemma da scoprire. Dan i Noć non ha tavoli ma ha il burek più buono di Mostar. Rotoli di pasta dorata, ripieni di carne, formaggio o spinaci, sfornati ancora fumanti. Croccanti fuori, morbidi dentro. Il genere di cibo che si mangia con le mani, mentre si ammira la bellezza della città. Aperta anche la domenica, un dettaglio da non sottovalutare in una città dove molte attività chiudono per riposare.

Stari Most, il cuore fragile e indomito di Mostar

Uno dei simboli della città è il famoso ponte Stari Most, un arco elegante e possente che da secoli attraversa il fiume Neretva: non a caso il nome Mostar viene proprio da “mostari, i custodi del ponte: le due torri che lo sorvegliano, una a est e una a ovest. L’arco in pietra bianca tenelija riflette la luce del sole in sfumature dorate, mentre l’acqua turchese del fiume scorre lenta sotto di lui. 

Lo Stari Most fu voluto da Solimano il Magnifico nel 1558 e affidato al giovane architetto Mimar Hayruddin, allievo del celebre Sinān. La leggenda racconta che Hayruddin costruì lo Stari Most con tale timore e pressione – si dice che la sua vita fosse in gioco – tanto da preparare il proprio funerale per il giorno in cui vennero rimosse le impalcature. Ma il ponte rimase in piedi. E non solo: per lungo tempo fu la più ampia arcata a singolo arco al mondo. Un capolavoro d’ingegneria e grazia, di audacia e bellezza.

Durante la guerra dei Balcani, lo Stari Most fu preso di mira e distrutto il 9 novembre 1993 dalle forze croate. Il suo crollo non fu solo un atto bellico, ma una ferita inferta all’anima della città: quel ponte era il simbolo dell’unione tra popoli, religioni, storie. Un ponte che univa, abbattuto per dividere.

Al termine della guerra, però, con un progetto internazionale – al quale l’Italia contribuì in modo decisivo – e con l’utilizzo di molte delle pietre originali recuperate dal fiume, lo Stari Most fu ricostruito. Fu inaugurato nel 2004 e l’anno successivo l’UNESCO lo dichiarò Patrimonio dell’Umanità, insieme all’intera città vecchia.

All’interno di un piccolo edificio a fianco della torre, è ospitata la mostra fotografica permanenteWar Photo Limited, una potente collezione di immagini del fotoreporter Wade Goddard, che racconta la guerra senza sconti, con l’onestà cruda della pellicola.

Lo Stari Most è famoso anche per le gare di tuffi. Già nel XVII secolo si disputavano da qui le gare che oggi sono regolate. Per tuffarsi serve l’autorizzazione del Diving Club, che organizza anche la leggendaria competizione estiva, iniziata ufficialmente nel 1968 e ora parte della Red Bull Cliff Diving World Series.

Consiglio: attraversate il ponte con scarpe adatte e suole antiscivolo. Le pietre lisce e levigate dal tempo possono tradire l’equilibrio.

Sulla riva sinistra del fiume Neretva: Kujundžiluk Bazaar

Oltrepassando lo Stari Most, sulla riva sinistra che costeggia il fiume, si raggiunge il quartiere di Kujundžiluk, conosciuto come il Vecchio Bazar, uno dei luoghi più antichi di Mostar, e indubbiamente uno dei più suggestivi. Nonostante sia oggi una meta turistica molto frequentata, conserva intatta la sua atmosfera caratteristica, trasportando chi lo visita in una dimensione simile a un souk o a un bazar orientale.

Le strade acciottolate sono fiancheggiate non più dalle oltre 500 botteghe ottomane, ma da piccoli negozi, caffè e ristoranti. Le case tradizionali e le moschee si alternano a botteghe dove si lavora il rame, si tessono tappeti o si vendono i prodotti locali e altre prelibatezze. Scivolando tra i banchi, ci si può imbattere in miele dorato, confetture artigianali e bottiglie di Rakija, la famosa grappa locale, che i venditori non esitano a offrire con un sorriso.

Passeggiando lungo le strade di Kujundžiluk, l’arte dell’incontro è tangibile. Si susseguono moschee, chiese e sinagoghe, incontri simbolici e secolari, che hanno forgiato l’identità complessa e affascinante di Mostar.

L’elegante Moschea di Koski Mehmed Paša a Mostar

Lungo il quartiere ottomano, affacciata con grazia sul fiume Neretva, si trova la moschea di Koski Mehmed Paša. Costruita interamente in pietra bianca e sormontata da una cupola azzurra, è uno dei simboli più riconoscibili del paesaggio urbano. Edificata nel 1617 per volere di Mehmed Koskija, cronista alla corte del gran visir Lala Mehmed Sokolović, questa moschea ha attraversato guerre e restauri senza mai perdere la sua anima originaria. 

L’ingresso avviene attraversando un cortile raccolto, silenzioso, dove si trova una fontana per le abluzioni. La pietra baciata dal sole, le piante che crescono tra le fessure del muro e il canto lontano del muezzin conferiscono a questo luogo un’atmosfera raccolta e contemplativo. L’interno è sobrio e essenziale; le decorazioni sono minime ma delicate: fiori stilizzati – rose, tulipani, garofani – sembrano sbocciare silenziosi sulle pareti della cupola.

Salendo i 78 stretti e vertiginosi gradini del minareto si guadagna una prospettiva sul panorama circostante che toglie il fiato: i tetti in pietra delle case ottomane, il profilo elegante dello Stari Most con le sue torri sentinella, e le acque turchesi del Neretva che scorrono lente. 

Inoltre, percorrendo il sentiero che conduce sul retro si arriva a un terrazzo da cui ammirare il fiume e il ponte che lo sovrasta. Uno degli scorci più poetici di Mostar.

Indirizzo: Mala Tepa 16, centro storico di Mostar
Biglietto:
per visitare solo la moschea 5 KM (2,50€) / per visitare la moschea e salire in cima al minareto 10 KM (5€).

Bišćevića Ćošak: dove il tempo si ferma sul ciglio della Neretva

Seguendo una delle traverse di via Marsala Tita, ci si ritrova davanti a un’antica porta di legno. Dietro quel portone si nasconde Bišćevića Ćošak, una dimora ottomana sospesa sul bordo del fiume Neretva. Costruita nel 1635 e miracolosamente risparmiata dai bombardamenti del ’93, questa casa è aggrappata a due solidi pilastri di pietra. La vista da qui è mozzafiato!

Superato il portone, si entra in un cortile raccolto, pavimentato con ciottoli e avvolto da un rispettoso silenzio. La parte visitabile della casa è piccola, ma custodisce mobili intarsiati a mano, tappeti dalle trame orientali, decorazioni delicate che raccontano la vita quotidiana di una famiglia dell’epoca. Le stanze – tre in tutto – sono divise secondo la tradizione: la camera matrimoniale, la stanza riservata alle donne e quella degli uomini. Ognuna con la sua luce e i suoi dettagli.

Si sale al piano superiore tramite una stretta scala in legno, dove ci si trova immersi in un ambiente le cui finestre si aprono sul fiume sottostante. Al piano inferiore vive ancora la famiglia proprietaria. Nel giardino, come da tradizione ottomana, si trovano separati cucina e bagno, un piccolo dettaglio che svela l’attenzione all’igiene e alla sicurezza delle abitazioni tradizionali. 

Non è l’unica casa ottomana visitabile in città – ci sono anche la Muslibegović e la Kajtaz – ma è forse la più poetica e la più raccolta.

Indirizzo: Biščevića bb, centro storico di Mostar
Biglietto:
10 KM (5€).

Per il pranzo o per la cena Šadrvan (Jusovina 11), ai piedi dello Stari Most, è il ristorante ideale per assaggiare la cucina autentica. Il piatto nazionale, servito sotto una campana di metallo cesellato, è un trionfo di carne cotta lentamente o alla brace: ćevapi, sudžuk, stufati speziati e riso profumato. Porzioni generose, sapori decisi ma armonici. Il menù è vasto, le porzioni abbondanti e pensate per condividere; è consigliato prenotare, perché è senza dubbio uno dei ristoranti più famosi di Mostar.

La toccante visita al Museum Of War And Genocide Victims

Mostar è una destinazione ricca d’arte, con scorci magnifici e una cucina dai preziosi sapori, ma custodisce anche un passato profondamente doloroso, che si svela nel Museo delle Vittime di Guerra e del Genocidio. Non è una visita semplice, ma è necessaria.

Qui viene raccontata la guerra che ha insanguinato la Bosnia-Erzegovina tra il 1992 e il 1995, e lo si fa senza filtri: fotografie ingiallite dal tempo, lettere mai spedite, oggetti quotidiani che diventano reliquie di chi non è più tornato. E poi le storie di chi ha perso tutto, tranne la propria voce.

La missione di questo luogo non è solo quella di documentare. È quella di custodire la memoria, darle un volto, un nome, un peso. Di ricordare ciò che spesso il mondo preferisce dimenticare: che l’orrore può nascere anche dietro l’angolo di casa, e che le guerre non finiscono con un trattato, ma si trascinano per generazioni nei silenzi, nei sospetti, nelle fratture invisibili.

I video proiettati nelle sale sono duri, diretti. Non lasciano spazio al dubbio né all’indifferenza. Si esce con gli occhi umidi e il cuore pieno di domande, ma anche con una consapevolezza nuova.

Indirizzo: Maršala Tita, Mostar 88000, Bosnia ed Erzegovina
Orari:
aperto tutti i giorni dalle 9:00 alle 21:00.
Biglietto: 10 KM (5€)

La giornata a Mostar si può concludere da Food House (Rade Bitange 12), un ristorante a due passi dal centro ma abbastanza defilato, dall’aspetto casalingo: tovaglie a quadri, cortile raccolto e piatti della tradizione. Il menù spazia con naturalezza dalla carne alle proposte vegetariane e vegane, celebrando la cucina bosniaca con apertura e creatività.

Cosa mangiare a Mostar: viaggio nei profumi dell’anima balcanica

La regina indiscussa delle tavole di Mostar è la trota del Neretva. Pescata nelle acque limpide e fredde che scorrono tra le rocce, viene servita quasi sempre grigliata, condita appena con un filo d’olio e limone. Il burek, spirale dorata di pasta fillo farcita con carne, spinaci o formaggio, è lo street food più famoso. Versioni più piccole come i buredžici vengono spesso servite fumanti, insieme a panna acida e aglio.

Il piatto che meglio rappresenta la cucina bosniaca è il ćevapi, piccoli cilindri speziati di carne macinata, avvolti nel calore di un pane soffice (somun o lepinja), con cipolla cruda e una generosa cucchiaiata di ajvar, crema dolce e pungente di peperoni e melanzane. 

Tra i piatti più amati dai locali, ci sono anche i ražnjići, spiedini teneri di vitello o pollo, e la pljeskavica, un grande hamburger balcanico che si può gustare “al naturale” o ripieno di formaggio e spezie. Nei giorni più freddi, è facile lasciarsi conquistare da piatti più avvolgenti come la klepe, piccoli ravioli di carne serviti con panna e aglio, o la begova čorba, zuppa densa e vellutata con pollo, verdure e okra. E poi c’è la tarhana, minestra rossa di pomodoro e spezie. 

Anche a Mostar la baklava è il dolce più celebre, ma c’è anche la ruža, a forma di rosa, o la tufahija, una mela cotta ripiena di crema di noci, servita tiepida con panna montata. Prima di salutare Mostar, occorre ordinare un caffè bosniaco, servito in una džezva di rame lucido, da sorseggiare lentamente. 

Non dimenticate la pivo – “birra”: la Mostarsko è prodotta proprio qui, ma anche la Sarajevsko e la Karlovačko accompagnano perfettamente un pomeriggio soleggiato. Per chiudere in bellezza, Mostar è piena di gelaterie e tra i gusti artigianali, il più sorprendente è quello alla lavanda. Insolito e profumato!

Come raggiungere Mostar

Situata nel cuore meridionale della Bosnia-Erzegovina, a circa 130 chilometri dalla poetica Sarajevo e a un soffio dal confine croato, Mostar è la meta perfetta per una fuga di un giorno. Non importa se partite da Sarajevo, da Dubrovnik o da Spalato. Per raggiungerla ci sono diverse opzioni.

Per chi ha poco tempo ma desidera vedere molto, un tour organizzato è la scelta più comoda. E in effetti, Mostar è una delle escursioni più gettonate non solo da Sarajevo, ma anche da Spalato e Dubrovnik

Una seconda opzione può essere il treno. La linea ferroviaria che collega Sarajevo a Mostar è tra le più scenografiche d’Europa: attraversa valli profonde, costeggia fiumi turchesi, si insinua tra montagne silenziose. Un viaggio che dura circa due ore, con partenza mattutina e ritorno nel tardo pomeriggio. Il biglietto di andata e ritorno costa circa 10€. Una volta a Mostar, il centro storico si raggiunge a piedi in 20 minuti.

La Bosnia vanta anche un’efficiente rete di autobus. Le corse tra Sarajevo e Mostar sono numerose, con partenze scaglionate lungo tutta la giornata. Il tragitto dura circa due ore e mezza. I biglietti costano attorno agli 8€ a tratta. Gli autobus partono dalla Central Bus Station di Sarajevo, accanto alla stazione ferroviaria. Prenotazione online consigliata, soprattutto nei periodi di alta affluenza.

L’ultima opzione è l’auto a noleggio. Mostar è ben collegata sia con Sarajevo che con la Croazia: due ore da Sarajevo e Spalato, due ore e mezza da Dubrovnik e le strade da percorrere offrono scorci particolarmente suggestivi. Fate solo attenzione al traffico dei mesi estivi, soprattutto al confine con la Croazia.

Quando andare a Mostar

Visitare Mostar nei mesi di aprile, maggio o giugno è la decisione ideale: l’aria è già tiepida, i giardini sbocciano e la folla non ha ancora invaso i vicoli della città vecchia. Anche settembre regala giornate splendide, con la malinconica bellezza della fine dell’estate e cieli ancora azzurri.

Luglio e agosto, invece, sono i mesi del sole implacabile. Mostar è una delle città più calde della Bosnia-Erzegovina, e il suo cuore di pietra trattiene il calore.

E se oltre alla bellezza cercate anche cultura, Mostar non delude. Oltre al celebre tuffo acrobatico dallo Stari Most, che ogni estate attira spettatori da ogni dove, la città si anima con eventi e manifestazioni. Tra tutti, il Mostar Film Festival, che ogni dicembre accende i riflettori sul cinema balcanico e internazionale. Nel 2023 ha festeggiato la sua 17ª edizione, trasformando per quattro giorni la città in un salotto creativo.

Dove dormire a Mostar

Tra le mille possibilità che Mostar offre per dormire, gli Apartments Villa Mike sono un rifugio elegante e intimo, immersi tra le strette stradine della città e a pochi passi dal quartiere storico. Questa incantevole villa, curata con passione da una famiglia accogliente e attenta, presenta un cortile interno arredato con meticolosa cura. La piscina è una benedizione dopo le giornate calde passate a esplorare i tesori della Bosnia ed Erzegovina. 

Gli interni degli appartamenti sono arredati con gusto e dotati di ogni comfort. Denis, il figlio, è un padrone di casa esemplare: sempre disponibile, cordiale e pronto ad aiutare con genuina gentilezza. La dedizione della famiglia si respira ovunque, rendendo il soggiorno un’esperienza autentica e indimenticabile.

Conoscevate già Mostar? L’avete già visitata o lo farete presto? Fatemelo sapere qui nei commenti, oppure sulla mia pagina Instagram!

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