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Itinerario di tre giorni da trascorrere nella magica capitale della Danimarca, tra canali, facciate colorate e una luce indimenticabile.

Hygge è senza dubbio uno dei termini più conosciuti e amati dai danesi: si tratta di un concetto che descrive l’essenza di un momento piacevole, di comfort e calore. Questa parola racchiude lo spirito di Copenaghen e della sua atmosfera accogliente e rilassata.

Copenaghen è avvolta da un’aria delicata e salmastra, che si mescola all’aroma invitante del pane appena sfornato, mentre i primi raggi di sole accarezzano i tetti di rame ossidato, specchiandosi nelle placide acque dei canali. Lungo le strade acciottolate, il suono delle biciclette diviene presto una melodia familiare, mentre i nasi si riempiono dell’odore di cannella proveniente dalle bageri – i panifici danesi – dove le vetrine si arricchiscono poco a poco di kanelsnegl, la famosa girella alla cannella.

Il nome della città deriva da ‘København‘ – ‘porto dei mercanti’ – un tempo crocevia di scambi e racconti dal mare. Oggi il richiamo lontano dei gabbiani che sorvolano il porto si confonde con gli altri suoni che si diffondono in città.  

La luce nordica del mattino dipinge riflessi sulla superficie dell’acqua nel tanto fotografato Nyhavn. È qui, tra le vivaci facciate colorate e i banchi di pescatori che un tempo dominavano il porto, che si avverte l’energia vibrante di una città che è impossibile non amare

Copenaghen è una città di contrasti armoniosi. Qui, il design d’avanguardia convive con antichi palazzi di mattoni rossi e la quiete delle stradine acciottolate si dissolve al calar della sera, quando i locali e i bistrot si animano di luci e conversazioni. Città giovane e vibrante, è anche la regina indiscussa della gastronomia nordica. Copenaghen è una capitale in continuo movimento, un laboratorio di idee e creatività che detta tendenze nel design, nella moda e nell’architettura. Qui, il rispetto per la natura e la qualità della vita sono molto evidenti e perfino le acque del porto sono particolarmente limpide. Facile da raggiungere, vicina alla Svezia grazie all’Öresund Bridge che la collega a Malmö, Copenaghen è la meta perfetta per un weekend o un soggiorno più lungo

Cenni storici su Copenaghen

Risalendo al 12.000 a.C., quando il ghiaccio cedette il passo a terre fertili, l’Isola della Selandia divenne un crocevia di culture ancestrali, anticipando la nascita della futura metropoli.

Fu nel XII secolo, con la costruzione della sua prima fortezza sotto il patrocinio di Absalon, Vescovo di Roskilde, che si fecero i primi passi verso la fondazione della città. L’antica roccaforte oggi cede il passo al magnifico Palazzo di Christiansborg, simbolo di potere e governo.

I Vichinghi, celebri per la loro abilità nei mari, hanno plasmato la storia di Copenaghen con le loro incursioni leggendarie e la loro capacità di costruire navi che hanno navigato verso terre lontane, inclusa la storica York.

Aroldo I Gormsson, noto come “Dente Blu”, ha unito la Danimarca nel X secolo, stabilendo una dinastia reale che continua a prosperare fino ai giorni nostri. La monarchia danese, la più antica al mondo, è ancora oggi rispettata e ammirata, incarnata nel sovrano attuale, Federico X, il cui lignaggio vichingo conferma una connessione profonda con il passato eroico della nazione.

Frederiks Kirke | © Serena Annese 
Breakfast da Sonny | © Serena Annese 
Tra le strade di Copenaghen | © Serena Annese 

Sotto il regno di Cristiano IV nel XVI secolo, conosciuto come il Re Costruttore, Copenaghen conobbe un’epoca d’oro di prosperità e innovazione architettonica. Monumenti iconici come la fortezza di Frederiksborg, la Biblioteca Nazionale, il castello di Rosenborg e la maestosa torre Rundetårn sono testimonianza di quel periodo di splendore.

Tuttavia, i secoli successivi non furono privi di prove: invasioni, epidemie e disastri naturali minacciarono la città. L’incendio devastante del 1728 ridusse in cenere la struttura medievale di Copenaghen, ma non spezzò lo spirito indomito della città.

Nel XIX secolo, la città si riprese vigorosamente, inaugurando i Giardini di Tivoli e dando vita alla rinomata birreria Carlsberg. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la Danimarca affrontò l’occupazione nazista con coraggio, salvando la stragrande maggioranza degli ebrei danesi grazie alla determinazione della Resistenza e alla solidarietà dei vicini svedesi.

Oggi, Copenaghen è famosa per la qualità della vita, il design innovativo e l’impegno ecologico. Vincitrice di numerosi premi internazionali, inclusi il titolo di “Miglior Città del Mondo per Vivere” nel 2008 e la designazione di “Capitale Verde Europea” nel 2013, la città continua a ispirare per il suo progresso contemporaneo.

PRIMO GIORNO

Rådhusplads: cuore nevralgico della storia di Copenaghen

Il primo giorno a Copenaghen ha inizio. La prima sosta è da Sonny (Rådhusstræde 5), uno di quei locali dove l’aroma del caffè si mescola alla luce del mattino, e ogni dettaglio, dal tono del legno alla musica che sussurra in sottofondo, parla di cura e bellezza essenziale. Un angolo di calma chic, dove l’estetica nordica si fa calore, e ogni colazione ha il sapore di una coccola.

Dopo una deliziosa colazione, proseguiamo verso la Rådhusplads, la piazza del Municipio, dove il brusio della Vesterbrogade si intreccia con il passo vivace dei pedoni lungo Strøget, la via dello shopping. Nonostante i moderni cartelloni pubblicitari e i lavori in corso per la metropolitana, la piazza conserva la sua storia e l’atmosfera nordica. A dominare la piazza c’è il maestoso Rådhus, il Municipio, costruito tra il 1892 e il 1905 in mattoni rossi come omaggio al Rinascimento italiano. È il frutto della visione dell’architetto Martin Nyrop, che intrecciò stili diversi in modo armonico. Dalla sala consiliare illuminata dal lucernario, ai cortili che richiamano i palazzi italiani, fino all’orologio astronomico di Jens Olsen, ogni elemento rende il Municipio un esempio di grande splendore architettonico

La torre dell’orologio svetta a oltre 105 metri e dalla sua cima – raggiungibile salendo 298 gradini – si può godere di una vista panoramica che abbraccia l’intera città, con i suoi tetti rossi, i canali che scintillano alla luce del sole e la linea dell’orizzonte che sembra fondersi con il mare. Inoltre, ogni giorno, il carillon della torre diffonde le sue note nell’aria.

Indirizzo: Rådhuspladsen 1, 1553 København 
Orari: il Municipio è gratuito e aperto dal lunedì al venerdì dalle 9:00 alle 16:00, sabato dalle 09:30 alle 13:00 (il sabato l’accesso è limitato alla sala principale). Chiuso la domenica. Per accedere alla torre dell’orologio occorre partecipare ad un tour guidato (30 kr o inclusi della Copenaghen Card) della durata di circa 30 minuti. I tour seguono i seguenti orari: dal lunedì al venerdì alle 11:00 e alle 14:00, il sabato alle 12:00.

Poco distante, la statua di Hans Christian Andersen, con il cilindro inclinato e lo sguardo sognante rivolto verso i Giardini di Tivoli. Il parco, fondato nel 1843, è uno dei parchi di divertimento più antichi al mondo. Con una vasta gamma di giostre moderne, spettacoli teatrali e concerti dal vivo, offrono un’esperienza per tutte le età.

Rådhus | © Serena Annese 
Fontana del Drago | © Serena Annese 
Giardini di Tivoli | © Serena Annese 

Al centro della Rådhusplads, c’è la Fontana del Drago, che raffigura un drago e un toro impegnati in un eterno duello. La fontana, nata dalla creatività di Joakim Skovgaard e Thorvald Bindesbøll – celebre anche per l’iconica etichetta Carlsberg – aggiunge un tocco di leggenda alla piazza. Accanto, un antico pilastro di pietra segna il punto in cui sorgeva Vesterport, la porta occidentale delle mura cittadine. Alzando lo sguardo si possono vedere i Lur Blowers, due fieri vichinghi che condividono un’unica colonna, suonando i loro strumenti di bronzo.

Un santuario d’arte a Copenaghen: la Galleria Ny Carlsberg Glyptotek

Non distante dalla Rådhusplads c’è la Galleria Ny Carlsberg Glyptotek. Qui, sotto volte ornate e pavimenti in mosaico, è custodita una collezione d’arte che va dall’Egitto dei faraoni alla Parigi impressionista, dai busti dell’antica Roma alle delicate ballerine di Degas. Il nome “Carlsberg” vi sarà familiare, e non è un caso: fu proprio Carl Jacobsen, figlio del fondatore della celebre birra danese, a dare vita a questa collezione straordinaria.

Uomo di visione e mecenate appassionato, Jacobsen credeva fermamente che l’arte dovesse toccare il cuore prima ancora della mente. Non desiderava un museo didattico o accademico, ma un’esperienza sensoriale e spirituale, dove anche il visitatore privo di conoscenze artistiche potesse lasciarsi incantare dalla forza delle forme, dalla grazia della materia. La sua visione prese forma nel 1888 con una prima, generosa donazione al pubblico. Da lì, l’embrione della Glyptotek si ampliò, alimentato dal gusto raffinato del suo fondatore e dai profitti del birrificio Carlsberg.

Nel 1897 il museo aprì ufficialmente le porte, con una sede progettata dall’architetto Vilhelm Dahlerup. Nel 1996 l’architetto Henning Larsen progettò un terzo edificio ispirato sia all’architettura egizia che a quella dei villaggi di montagna, con una splendida terrazza panoramica affacciata sui tetti di Copenaghen. Questo spazio ospita oggi la straordinaria collezione di pittura francese dell’Ottocento: Monet, Cézanne, Manet, Delacroix, ma soprattutto Gauguin – con una raccolta che farebbe invidia ai più prestigiosi musei parigini. E ancora, capolavori di Renoir, Van Gogh, Picasso.

Infine, come un cuore verde al centro del museo, si apre il Winter Garden, un giardino d’inverno coperto da una cupola di vetro, dove palme e piante esotiche accompagnano la quiete dei visitatori. Anche questo spazio, voluto da Dahlerup, rispecchia l’ideale di Jacobsen: un luogo dove arte e natura convivono, offrendo ristoro allo spirito oltre che all’intelletto. Oggi, la Galleria Ny Carlsberg Glyptotek – considerata uno dei musei più importanti di Copenaghen – custodisce più di 10.000 opere, tra antichità e arte moderna, scultura e pittura.

Indirizzo: Dantes Plads 7, 1556 København, Danimarca
Orari:
la galleria è aperta tutti i giorni dalle 10:00 alle 17:00. Il giovedì chiude alle 21:00.
Biglietto: 135 Kr (circa 18€) / per verificare le condizioni di riduzione o gratuità, consultare il sito ufficiale.

L’eleganza del castello di Rosenborg

Torniamo indietro e imbocchiamo Vesterbrogade, che ci conduce in un altro luogo simbolo della città. Circondato dai rigogliosi sentieri dei Giardini del Re – ‘Kongens Have’ – si trova il Castello di Rosenborg, una residenza fiabesca costruita tra il 1606 e il 1634, quando il re Cristiano IV decise di erigere una residenza estiva che avrebbe dovuto essere tanto sontuosa quanto funzionale. Circondato da giardini incantevoli e da un orto pensato per rifornire la corte, il Castello divenne presto il rifugio prediletto del monarca, che vi passò gli ultimi giorni della sua vita. La costruzione, che richiese trent’anni di lavori, si trasformò in un’opera d’arte architettonica che, pur con le modifiche apportate nei secoli, ha mantenuto il suo fascino originario. Fino al 1710, Rosenborg fu la dimora della famiglia reale danese, ma con l’ascesa di Federico IV, la residenza si spostò in una nuova dimora più moderna. Da quel momento, il castello divenne il custode dei più preziosi tesori danesi, inclusi i Gioielli della Corona, e i suoi interni rimasero pressoché intatti dal XVIII secolo.

Galleria Ny Carlsberg Glyptotek | © Serena Annese 
Paul Gauguin, Nudo di donna che cuce, 1880 | © Serena Annese 
Galleria Ny Carlsberg Glyptotek | © Serena Annese 

Gli appartamenti reali, decorati con mobili e dipinti d’epoca, descrivono perfettamente l’eleganza della dinastia danese, dal Trono presieduto da tre leoni d’argento, alla Sala degli Arazzi, che narra le guerre tra Danimarca e Svezia. C’è anche un trono con latrina incorporata, un dettaglio tanto bizzarro quanto affascinante. Il vero gioiello di Rosenborg, tuttavia, sono i suoi inestimabili Gioielli della Corona, una collezione che vanta corone di re danesi, scettri e monili tempestati di diamanti e pietre preziose. Alcuni di questi gioielli sono ancora oggi indossati dalla regina Margherita II in occasioni ufficiali, rendendo ogni visita ancora più affascinante.  

I giardini del castello, poi, sono un luogo di ritrovo perfetto per chi vive a Copenaghen, con passeggiate rilassanti o picnic all’aria aperta; in particolare, il Giardino Barocco, con il suo labirinto floreale, e il Padiglione di Ercole, con le statue di Orfeo ed Euridice

Indirizzo: Øster Voldgade 4A, 1350 København
Orari: per verificare gli orari di apertura stagionali, consultare il sito ufficiale.
Biglietti: i giardini sono gratuiti, mentre il biglietto per visitare il castello è di 105.00 DKK (circa 14€) / per verificare le condizioni di riduzione o gratuità, consultare il sito ufficiale.

Ogni giorno, il Castello di Rosenborg si anima con un rituale che incanta i visitatori: il celebre cambio della guardia. La Guardia Reale ha origini antiche, risalenti al 1658, quando il re Federico III decise di fondare questo corpo di elite con l’obiettivo di proteggere la sua famiglia. Da allora, la guardia ha avuto il compito di sorvegliare non solo il Castello di Rosenborg, ma anche la Fortezza di Kastellet e il Palazzo di Amalienborg

La cerimonia del cambio della guardia ha inizio intorno alle 11:30 e dura circa mezz’ora, concludendosi esattamente a mezzogiorno, e se il cielo è sereno, l’atmosfera si riempie di musica, poiché quando la bandiera è issata al Palazzo di Schack, si sa che la Regina Margherita è a casa e il cambio della guardia sarà accompagnato da marce solenni.

Ogni guardia reale, in uniforme blu scuro – a volte accompagnata da una tunica rossa – e da un imponente copricapo di pelliccia, assume la propria posizione davanti all’ingresso del castello, e marciando con passo deciso, percorre le strade della città fino a giungere davanti al Palazzo di Amalienborg, con la sua imponente piazza e la statua di Re Federico V che si erge al centro. Qui, si trovano le quattro residenze del palazzo – il Palazzo di Cristiano VII, il Palazzo di Federico VIII, il Palazzo di Cristiano IX e il Palazzo di Cristiano VIII. E tra queste antiche mura si cela anche il Museo di Amalienborg, dove si ripercorre la storia della famiglia reale danese e della sua corte.

Castello di Rosenborg | © Serena Annese 
Cerimonia del cambio della guardia | © Serena Annese 
Statua della regina Caroline Amalie | © Serena Annese 

Torvehallerne: vivace ambiente gastronomico

È giunta l’ora della pausa pranzo e nei pressi del Castello di Rosenborg si trova Torvehallerne, il mercato coperto più frequentato di Copenaghen. È un incontro di culture e sapori al di sotto delle moderne vetrate dei suoi due padiglioni. Qui, le bancarelle di verdura dai colori sgargianti si affiancano a fioristi che espongono mazzi di tulipani e rose, mentre i chioschi del cibo diffondono nell’aria aromi che spaziano dal Mediterraneo all’Estremo Oriente. All’interno del mercato si trovano piccoli negozi di utensili da cucina, pasticcerie vegane e forni artigianali che sfornano dolci al lievito madre

I banchi del pesce traboccano di ostriche fresche e frutti di mare, mentre gli stand di street food offrono un viaggio culinario che va dalle tapas spagnole alle crêpes cinesi Jian bing. Non mancano poi i classici smørrebrød danesi, con le loro fette di pane di segale ricoperte di aringhe, salmone o verdure croccanti.

Anche senza acquistare nulla, passeggiare tra i banchi è un’esperienza sensoriale che vale la pena vivere. Non a caso, è stato inserito nella top 10 dei migliori mercati di street food secondo The Guardian e celebrato dal New York Times come il miglior angolo culinario della città. Con oltre 60 bancarelle, eventi gastronomici e un’attenzione crescente alla sostenibilità – grazie anche alla collaborazione con l’app Your Local per ridurre gli sprechi – Torvehallerne si conferma come uno dei migliori mercati di Copenaghen

Indirizzo: Frederiksborggade 21, 1362 København
Orari: apertoda lunedì a giovedì dalle 10:00 alle 19:00, venerdì dalle 10:00 alle 20:00, sabato dalle 10:00 alle 18:00 e la domenica dalle 11:00 alle 17:00.

Immersi nel verde nel Giardino Botanico di Copenaghen

Il pomeriggio lo trascorriamo in uno degli angoli più tranquilli e affascinanti della capitale danese: il Giardino Botanico. Questo luogo straordinario, che si stende su una superficie di oltre 10 ettari, è un rifugio per i sensi, un’oasi di pace e bellezza. Fondato nel lontano 1600 sotto il patrocinio del re Cristiano IV, il Giardino Botanico di Copenaghen ha vissuto secoli di evoluzione. 

La sua nascita è legata al desiderio di preservare la conoscenza delle piante medicinali, un compito che venne avviato con l’Hortus Medicus, un giardino pensato per sostenere le pratiche mediche dell’epoca. Un secolo dopo, nel 1870, l’orto botanico si trasferì nella sua sede attuale, alle porte di Øster Farimagsgade, vicino alla Stazione di Nørreport, dove si è trasformato in uno dei giardini più imponenti d’Europa.

Palazzo di Amalienborg | © Serena Annese 
Torvehallerne | © Serena Annese 
Torvehallerne | © Serena Annese 

Ogni sentiero che attraversa il parco è un bellissimo viaggio botanico. Le colline artificiali, ricoperte da una miriade di piante provenienti dai quattro angoli del mondo, invitano alla contemplazione, mentre i piccoli ponti di legno, i laghetti e i muretti di pietra arricchiscono il paesaggio di un grande fascino. Qui, è facile imbattersi in persone che praticano yoga o che si abbandonano alla lettura di un libro sotto l’ombra di un albero. 

Uno dei suoi angoli più affascinanti è la Palm House, una maestosa serra in ferro bianco, dalla forma circolare in perfetto stile coloniale. Al suo interno, un ambiente tropicale e controllato ospita una vasta collezione di piante esotiche, tra cui le liane e le palme che sembrano raccontare storie di terre lontane. La serra, che risale alla fine del XIX secolo, è un capolavoro architettonico che si sviluppa su più livelli, permettendo di osservare le piante dall’alto grazie a una passerella in ferro battuto che circonda l’intera struttura.

Un’ulteriore meraviglia da non perdere è la Casa delle Farfalle, dove è possibile entrare in contatto con questi affascinanti insetti colorati che volano liberamente in un ambiente a loro dedicato. Fate molta attenzione a non schiacciarle, spesso si posano sul pavimento della serra, invisibili a un passo distratto.

Indirizzo: Øster Voldgade 3, 1350 København
Orari: il giardino botanico è aperto da marzo ad ottobre tutti i giorni dalle 8:30 alle 18:00 e da ottobre a febbraio dalle 8:30 alle 16:00. La Palm House è aperta da marzo a ottobre da martedì a domenica dalle 10:00 alle 17:00, lunedì (solo luglio e agosto) dalle 10:00 alle 17:00, da ottobre a febbraio da martedì a domenica dalle 10:00 alle 15:30, chiusa lunedì.
Biglietto: l’ingresso all’orto botanico è gratuito, mentre l’ingresso alla Palm House (che include anche la Casa delle Farfalle) ha un costo di 70 corone danesi (11€ circa). L’orto botanico fa parte del Museo di Storia Naturale della Danimarca, per questo motivo c’è anche un biglietto che include tutto /  per consultare prezzi, riduzioni e orari stagionali, consultare il sito ufficiale

Tivolihallen (Vester Voldgade 91) è la perfetta conclusione per questo primo giorno a Copenaghen; è uno di quei ristoranti che non si incontrano per caso, bisogna saperlo cercare. Il locale, raccolto e luminoso nonostante la posizione leggermente interrata, accoglie con un’atmosfera intima e familiare. Il menù, essenziale ma ricco di carattere, celebra con orgoglio la cucina danese tradizionale.

Giardino Botanico | © Serena Annese 
Palm House | © Serena Annese 
Casa delle farfalle | © Serena Annese 

SECONDO GIORNO

Ørstedsparken: un meraviglioso giardino nel cuore di Copenaghen

Il secondo giorno ha inizio con una breve passeggiata lungo i sentieri di un altro bellissimo parco pubblico: Ørstedsparken. Un parco incastonato tra Nørre Voldgade e Nørre Farimagsgade, che da quasi 150 anni offre riparo, respiro e bellezza ai suoi visitatori. Nato tra il 1876 e il 1879 dal talento del paesaggista Henrik August Flindt, Ørstedsparken sorge laddove un tempo si ergevano le imponenti mura difensive della città. Il parco ne segue ancora il tracciato, come una cicatrice riconvertita in meraviglia verde, occupando l’area che andava dal bastione di Ahlefeldt fino alla fortezza di Helmer. Questi spazi fortificati, dismessi dopo la metà dell’Ottocento, vennero trasformati in aree verdi accessibili a tutti: oasi urbane nate da ciò che prima divideva.

Ørstedsparken è un luogo dall’anima stratificata: 6,5 ettari di verde, attraversati da sentieri ombrosi, prati accoglienti e un lago che si stende quieto come uno specchio lungo 1,8 ettari. Settimane dopo la sua apertura, il 27 ottobre 1879, divenne subito un rifugio per cittadini e viaggiatori, amanti della natura e della contemplazione. Non è un caso che questo parco porti il nome di Hans Christian Ørsted, uno degli scienziati più illustri della Danimarca. È stato lui, nel XIX secolo, a scoprire l’elettromagnetismo, cambiando per sempre la storia della fisica. A lui è dedicata la statua bronzea eretta nel 1876, che domina un tratto del parco dove un tempo sorgeva il bastione Hahn. 

Nei mesi estivi, i prati si animano di concerti, eventi e incontri all’aria aperta, trasformando il parco in una vera e propria agorà cittadina. Affacciato sul lago, accanto ai salici che sfiorano l’acqua, si trova il Café Hacienda: un piccolo padiglione nato nel 1991, che la domenica ospita dibattiti pubblici, chiacchiere appassionate, pensieri condivisi davanti a una tazza di caffè.

Lo Statens Museum for Kunst di Copenaghen

Proseguiamo verso lo Statens Museum for Kunst – o SMK, la Galleria Nazionale della Danimarca – da non confondere con il Museo Nazionale Danese di Vesterbro. Questo incredibile museo custodisce l’essenza artistica della nazione, una testimonianza visiva che va dal XIV secolo fino alle più recenti tendenze contemporanee. Le sue origini risalgono alle antiche stanze della Kunstkammeret, la wunderkammer dei monarchi danesi, che prese forma nel 1750. Quando Gerhard Morell, un tedesco di formazione, divenne il custode della collezione di Federico V, suggerì di separare la raccolta dei dipinti da quella degli altri oggetti preziosi. In risposta, il re iniziò a fare acquisizioni di opere italiane, olandesi e tedesche, mirando a rendere la sua collezione all’altezza delle grandi case reali europee. Un acquisto destinato a entrare nella storia fu il “Cristo in Pietà sorretto da due angeli” di Andrea Mantegna.

Flæskesteg di Tivolihallen | © Serena Annese 
Ørstedsparken | © Serena Annese 
André Derain, La ballerina, 1906 | © Serena Annese 

Fino al 1884, la collezione si trovava nel Palazzo di Christiansborg, che però fu distrutto. Da allora, la galleria visse una vita errante, senza una sede definitiva, fino all’apertura ufficiale del museo nel 1896. Da quel momento, il museo ha arricchito le sue sale con numerosi acquisti, ma l’Ottocento vide la predominanza dell’arte danese. Nel 1927, una generosa donazione di Johannes Rump, un ingegnere appassionato d’arte, arricchì ulteriormente la collezione. In queste donazioni, tra cui 25 opere di Henri Matisse, che contribuirono a dar vita alla famosa sezione di arte francese del museo. Tra i gioielli di questa collezione, ci sono “La donna in camicia” di André Derain e “Madame Matisse” di Henri Matisse, icone di una modernità senza tempo. 

Oggi, la Galleria d’Arte Nazionale è la custode della più grande raccolta di arte della Danimarca, con oltre 400.000 pezzi tra dipinti, sculture e fotografie. La sezione “Arte Europea 1300-1800 è una delle più affascinanti del museo, una panoramica che si estende su più di cinque secoli. Qui trovano posto opere straordinarie, come il “Cristo in Pietà sorretto da due angeli” di Mantegna e il “Ritratto di Lorenzo Cybo” di Parmigianino, affiancate dalle tele di Rubens, Rembrandt e Cranach.

Indirizzo: Sølvgade 48-50, 1307 Indre By
Orario: apertoda martedì a domenica dalle 10:00 alle 18:00, mercoledì dalle 10:00 alle 20:00. Chiuso lunedì.
Biglietto: 130 DKK (circa 18€) / per verificare le condizioni di riduzione o gratuità, consultare il sito ufficiale

Le Kartoffelrækkerne e la colorata via di Olufsvej: storia di resistenza e rinascita

Restando in zona non possiamo non visitare le strette e accoglienti stradine del quartiere di Østerbro. Qui si trovano 11 filari di case, disposti ordinatamente come campi coltivati, che si estendono tra le antiche mura del parco Østre Anlæg e le sponde del lago Sortedam. Originariamente, questo terreno fu destinato alla coltivazione di patate nel 1700, quando la città cercava di nutrire la sua crescente popolazione confinata all’interno delle mura. Nel XIX secolo, mentre la città si espandeva freneticamente, le condizioni di vita all’interno delle mura erano estreme. Le case si accalcavano sempre più in alto e strette, con scantinati e soffitte sfruttati al massimo, senza fognature e con acqua non potabile. Le strade, infestate dai topi, emanavano un odore sgradevole. L’epidemia di colera del 1853, che causò la morte di 5.000 persone, segnò una svolta drammatica.

Statens Museum for Kunst di Copenaghen | © Serena Annese 
Olufsvej | © Serena Annese 
Olufsvej | © Serena Annese 

Finalmente, le autorità decisero di intervenire. Fu in questo contesto che emersero le prime iniziative per migliorare le condizioni abitative della classe operaia. Il movimento operaio degli anni ’70 dell’Ottocento sfidò le norme sociali esistenti, cercando di guadagnare influenza politica per migliorare sia le condizioni di lavoro che quelle di vita. Dopo l’epidemia, fu fondata la Workers’ Building Association, che costruì le prime case fuori dalle mura cittadine, come Brumleby, per offrire soluzioni rapide e necessarie al problema abitativo. 

Questi edifici, noti come Kartoffelrækkerne per la loro disposizione regolare, sono diventati un simbolo di progresso sociale. Costruite tra il 1873 e il 1889, queste 480 case erano progettate per ospitare molte famiglie su più piani, riflettendo l’ascesa sociale desiderata dai loro abitanti. Oggi le Kartoffelrækkerne, un tempo simbolo di povertà, sono tra le proprietà più ambite di Copenaghen. Nel cuore dell’elegante e tranquillo quartiere di Østerbro, si trova una delle strade più affascinanti di Copenaghen: Olufsvej. Lunga appena un centinaio di metri, questa viuzza sembra uscita da una cartolina, con le sue case a schiera dipinte nei toni più accesi dell’arcobaleno. In estate la strada si riempie di malvarose altissime, rose profumate e cespugli di lavanda, trasformandosi in un piccolo giardino urbano all’aperto. 

Le facciate colorate lungo il Canale di Nyhavn

Raggiungiamo ora lo scorcio di Copenaghen più famoso e fotografato: il canale di Nyhavn – noto in passato come Gyldenløves. Questo antico porto, oggi simbolo della capitale danese, è il riflesso del passato commerciale della città. 

Nyhavn – che in danese significa “porto nuovo” – è famoso per le case colorate che fiancheggiano il canale, un tempo rifugio di marinai e commercianti, e che oggi ospitano eleganti ristoranti e caffè alla moda. La sua storia ha inizio nel 1671, quando il re Cristiano V, con grande lungimiranza, decise di collegare il centro di Copenaghen al porto per facilitare il traffico marittimo e l’arrivo delle merci in città. Era un’epoca di scambi e commerci, e Nyhavn divenne subito un punto nevralgico per l’economia della capitale danese e uno degli snodi principali per il commercio marittimo, così importante da competere con i porti britannici di Londra e Southampton. Fu durante questo periodo che Ole Bernt e il capitano Just Ludvigsen, grazie ai guadagni ottenuti dal commercio nel Mar Baltico, decisero di costruire il celebre magazzino al numero 71 di Nyhavn. Completato nel 1805, oggi l’edificio ospita uno degli hotel più iconici della zona, l’Hotel 71 Nyhavn. Ma la fama di Nyhavn non si fermò qui, nel corso dei secoli il canale divenne anche un rifugio per poeti e scrittori, tra cui Hans Christian Andersen, che visse a Nyhavn per quasi vent’anni.

Un tempo, le sue rive ospitavano taverne per marinai, bordelli e botteghe, contribuendo a creare un’atmosfera pittoresca. Con il passare degli anni, però, Nyhavn cadde in declino, trasformandosi in una zona malfamata e poco raccomandabile. Fu solo a partire dagli anni ’70 che iniziò una massiccia opera di riqualificazione, che restituì splendore al canale. Gli edifici furono restaurati, le vecchie barche in legno vennero trasformate in locali e ristoranti, e il canale divenne un punto di ritrovo per gli abitanti e per i turisti in cerca di un angolo autentico. 

L’ancora commemorativa, che si trova all’inizio del canale, rende omaggio ai marinai danesi che persero la vita durante la Seconda Guerra Mondiale. Ogni giorno, l’ancora viene decorata con fiori e candele, in ricordo di oltre 1.700 marinai che hanno sacrificato la loro vita al servizio delle forze alleate. 

Canale di Nyhavn | © Serena Annese 
Canale di Nyhavn | © Serena Annese 
Patate, porri, salsa gribiche, crescione di Aamanns 1921 | © Serena Annese 

Il canale, circondato da edifici storici e taverne, è anche il punto di partenza per le gite in battello che attraversano i canali di Copenaghen, offrendo una prospettiva unica sulla città. 

Nel cuore di Nyhavn – tra il ponte di Nyhavn e Kongens Nytorv – si trova anche il Museo delle Navi Veteran, un vero e proprio museo a cielo aperto che ospita alcune delle navi storiche più significative della storia marittima danese. Tra queste, una delle più affascinanti è la “Lightvessel No. XVII Gedser Rev”, costruita nel 1895.

Non distante si trova uno dei locali storici della città: Aamanns 1921 (Niels Hemmingsens Gade 19-21). Qui si possono mangiare probabilmente gli smørrebrød migliori di Copenaghen. Il menù è essenziale, una selezione mirata di piatti che parla il linguaggio della qualità e della stagionalità. I contrasti sono delicati, le consistenze sorprendenti, le combinazioni sempre armoniche. E poi ci sono loro, i protagonisti indiscussi: gli smørrebrød, piccoli capolavori su fette di pane che variano secondo l’abbinamento – dal classico rugbrød scuro e intenso, ad altri più leggeri e fragranti. 

Suggerimento: prenotare è fondamentale, i posti si esauriscono facilmente, e una volta vissuta l’esperienza, è facile comprenderne il motivo.

Nyboder: giallo che racchiude il tempo

Tra i quartieri più interessanti di Copenaghen ce n’è uno colorato di una sfumatura inconfondibile: il giallo caldo e polveroso di Nyboder. Un quartiere intriso di mare, di ordini imperiali e di vita quotidiana. Fu re Cristiano IV, sovrano visionario e architetto del futuro, a sognare queste file ordinate di case a schiera per ospitare i suoi uomini di mare. La Marina Reale Danese stava crescendo a vista d’occhio: si passò da venti a sessanta navi, e con esse aumentava il numero di marinai, artiglieri, falegnami, timonieri e cuochi che solcavano i mari per la corona. Serviva un rifugio per loro sulla terraferma, un luogo che rappresentasse casa, comunità e rifugio.

Nel 1631, il sogno prese forma. Sorsero, a due passi dal cuore pulsante della capitale, le prime abitazioni di quello che sarebbe diventato un quartiere leggendario: Nyboder. Il progetto fu affidato al costruttore reale Hans van Steenwinckel il Giovane, che ne fece un piccolo universo autosufficiente, con scuole, un ospedale e persino una forza di polizia interna. Era una città nella città, destinata a chi dedicava la propria vita al servizio della nazione. Le famiglie dei marinai vi abitavano in cambio di un impegno non da poco: vent’anni di servizio militare. Ma in cambio ricevevano stabilità, dignità e un tetto sicuro, in un tempo in cui tutto questo era tutt’altro che scontato.

Il numero 24 di Sankt Pauls Gade custodisce oggi un frammento prezioso di quella memoria: le Mindestuer, le Stanze Commemorative, un museo domestico in miniatura, visitabile solo la domenica, dove ogni oggetto, ogni parete racconta la vita che scorreva tra quelle mura secoli fa.

Nyboder | © Serena Annese 
St. Paul’s Church | © Serena Annese 
Kastellet | © Serena Annese 

Nel corso del tempo, Nyboder ha subito trasformazioni. La sua espansione, durata più di quarant’anni, fu interrotta bruscamente alla fine dell’Ottocento, quando fu demolita metà delle costruzioni originali. Eppure ciò che è rimasto è sopravvissuto non solo al tempo, ma anche ai cambiamenti sociali, diventando una delle testimonianze architettoniche tra le più notevoli di tutta la città.

 Ciò che rende inconfondibile Nyboder, oltre al suo impianto rigorosamente ripetuto, è quel colore dorato che abbraccia ogni facciata: il giallo Nyboder. Non sempre è stato così. Le prime case erano dipinte di bianco e rosso, ma col tempo questo giallo è diventato simbolo e segno distintivo. Un colore che riscalda anche nelle giornate più cupe, come se il sole avesse deciso di restare a vivere lì, fra quelle mura modeste ma tenaci. Ancora oggi, quasi quattro secoli dopo, tra quelle stesse mura  vi abitano uomini e donne delle forze armate danesi, e dal 2006 anche civili.

Kastellet: un angolo di pace a Copenaghen e la famosa statua della Sirenetta

Dirigiamoci ora verso Kastellet, la cittadella di Copenaghen: una magnifica fortezza di mattoni rossi, considerata una delle strutture difensive meglio conservate del Nord Europa. La sua costruzione – con la sua forma a stella e i bastioni che si affacciano verso l’orizzonte – risale al 1626 per volontà del re Cristiano IV, che ordinò l’edificazione di una postazione avanzata – la ‘Sankt Annæ Skanse’ – per sorvegliare l’ingresso del porto. 

Era un progetto ambizioso: estendere la protezione della città fino alle acque che lambivano le coste settentrionali, ma fu solo sotto il regno di Federico III che il piano prese forma completa, dopo l’assedio svedese di metà Seicento. Il tempo trasformò Kastellet in un baluardo silenzioso che fu testimone di momenti cruciali: dalla battaglia contro il Regno Unito nel 1807, fino all’invasione tedesca del 1940, quando la cittadella cadde senza opporre resistenza. Nonostante le ferite della storia, il sito è stato restaurato nel 1999 grazie al fondo A.P. Møller, restituendo alla città un prezioso parco storico.

Qui si gode di un’atmosfera rilassante: i viali sinuosi tra le fortificazioni, le anatre e i cigni che scivolano sull’acqua, e i bambini rincorrono i gabbiani sotto l’occhio vigile delle mura. Gli edifici interni raccontano ancora la vita della cittadella: la casa del comandante, risalente al 1725, con la sua facciata barocca color ocra, e la polveriera della Regina, unica superstite di due magazzini costruiti nel 1712 per conservare la polvere da sparo. Anche i cancelli d’ingresso sono due gioielli architettonici: la Porta del Re, che guarda verso la città, è decorata con il busto di Federico III e un orologio che scandisce il tempo dal 1874. La Porta della Norvegia, più sobria, si apre verso l’esterno, un tempo affacciata su campi che oggi appartengono alla metropoli. 

Tra le curiosità più affascinanti, c’è una chiesa con il complesso carcerario annesso, dove i prigionieri potevano seguire la messa attraverso minuscoli fori nelle pareti, e il mulino a vento, che svetta sull’angolo sud-occidentale, memoria di un’epoca in cui le città fortificate dovevano garantire la propria autosufficienza durante un assedio.

Nei pressi di Kastellet, su una roccia solitaria appena fuori dal porto, si trova la statua più immortalata del paese, la Sirenetta. Una visita alla Sirenetta è ormai un rito imprescindibile per chi si trova nella capitale danese. 

Kastellet | © Serena Annese 
Mulino a vento a Kastellet | © Serena Annese 
La Sirenetta | © Serena Annese 

Den Lille Havfrue – questo è il suo nome in danese – è una scultura in bronzo che raffigura la protagonista della celebre fiaba di Hans Christian Andersen: una giovane sirena disposta a sacrificare la sua vita marina e la sua identità pur di conquistare l’anima umana. Alta solo 1,25 metri e dal peso di 175 chilogrammi, la scultura è diventata uno dei simboli più riconoscibili di Copenaghen, al pari della Statua della Libertà a New York o del Manneken Pis a Bruxelles

Commissionata nel 1909 da Carl Jacobsen – figlio del fondatore del birrificio Carlsberg – la scultura fu ispirata da un balletto sulla Sirenetta che lo stesso Jacobsen aveva visto al teatro reale di Copenaghen. Decise di chiedere di posare come modello per il busto alla ballerina Ellen Price. Tuttavia, mentre la testa della statua fu modellata sulla base di Ellen, il corpo fu tratto da un altro modello, la moglie dello scultore Edvard Eriksen, poiché la ballerina non accettò di posare nuda. Il risultato fu la statua che oggi possiamo ammirare, inaugurata il 23 agosto 1913.

Curiosità: la scultura è stata vittima di atti vandalici e attacchi, il più famoso dei quali avvenne nel 1964, quando un gruppo di artisti situazionisti, tra cui Jørgen Nash, tagliò e rubò la testa della Sirenetta. Anche se non fu mai ritrovata, la testa fu successivamente ricostruita. Nel 2003, la statua venne fatta esplodere con degli esplosivi, e ritrovata nelle acque del porto. A causa di questi attacchi ripetuti, si è diffusa la voce che – tra il 1913 e il 1980 – l’originale sia stato custodito dalla famiglia Eriksen in un luogo sicuro, mentre quella visibile oggi sarebbe una copia.

Indirizzo: Gl. Hovedvagt, Kastellet 1, 2100 København 
Orari: aperto tutti i giorni dalle 06:00 alle 20:00 (fino alle 22:00 nei mesi estivi). La statua della Sirenetta può essere vista a qualsiasi ora, essendo al di fuori delle mura dell’antica fortezza. 

Concludiamo il secondo giorno da Nr. 30 Spisested & Vinbar (Nansensgade 30), un angolo di Copenaghen, dove ogni dettaglio – dal lume caldo delle candele all’aroma che arriva dalla cucina – è scelto per incantare. Qui c’è un’armonia sottile tra l’intimità di una vinoteca e la raffinatezza di un bistrot nordico. Il menù è un viaggio tra ingredienti freschissimi e intuizioni creative. Ogni piatto arriva come un piccolo quadro, bilanciato, sorprendente. C’è tradizione, ma sempre rielaborata con uno sguardo audace e mai banale.

TERZO GIORNO

La Rundetårn: la spirale di mattoni verso il cielo

Ha inizio l’ultimo giorno a Copenaghen, all’interno di una torre antica: la Rundetårn, ‘la Torre Rotonda’. Una spirale di mattoni che accompagna il visitatore – lentamente e silenziosamente – verso il cielo. Voluta dal visionario re Cristiano IV e completata nel 1642, la Rundetårn fu il primo osservatorio astronomico della città, concepito per guardare oltre i tetti, le luci e i confini del mondo conosciuto. Ed è, ancora oggi, l’osservatorio più antico d’Europa ancora in funzione.

Nr. 30 Spisested & Vinbar | © Serena Annese 
Rundetårn | © Serena Annese 
Rundetårn | © Serena Annese 

Ciò che rende davvero unica questa torre è il suo cuore a spirale: una rampa elicoidale che si avvolge attorno a un nucleo cavo. Nessuna scala, nessun gradino: solo un lento cammino inclinato, che si snoda per sette giri e mezzo, conducendo dolcemente fino alla cima. Si dice che re Cristiano IV potesse raggiungere l’osservatorio a cavallo, salendo senza mai scendere dalla sella. Questo corridoio avvolgente è lungo più di 200 metri e si inclina con grazia, permettendo alla luce di scivolare lungo i muri bianchi e di insinuarsi tra i ricordi delle generazioni passate.

A 35 metri d’altezza, la piattaforma panoramica si apre come un abbraccio sulla città. Da lì, Copenaghen si stende in ogni direzione: i tetti rossi, le guglie gotiche, i riflessi dei canali. È un punto di osservazione privilegiato non solo per l’architettura, ma anche per il cielo: nelle sere limpide d’inverno, il telescopio del 1929 rivive la sua gloria, permettendo ai visitatori di scrutare i pianeti e le stelle.

Un planetario del XVII secolo, ancora visibile all’interno, mostra un sistema solare con il Sole al centro, seguendo le rivoluzionarie idee di Copernico. Ma un tempo, nella torre, convivevano anche teorie diverse: quella geocentrica di Tycho Brahe e quella eliocentrica. Quando, nell’Ottocento, gli strumenti astronomici divennero troppo grandi per i suoi spazi, l’università spostò le osservazioni altrove. Ma la Rundetårn continuò a essere faro, punto di riferimento, luogo di cultura e meraviglia.

A metà strada tra terra e cielo, la torre custodisce un altro tesoro: l’antica Sala della Biblioteca, un tempo cuore intellettuale dell’Università di Copenaghen. Quando aprì nel 1657, ospitava diecimila libri, raccolti da tutta la città. Qui studiò e si ispirò anche il giovane Hans Christian Andersen, che descriveva la torre come un luogo incantato, sospeso tra fiaba e conoscenza.

Alla Rundetårn sono legate anche delle leggende. Dall’ingegnere che la scalò in automobile, al chierichetto che cadde nel suo cuore cavo durante una partita a nascondino. C’è persino una piattaforma in vetro sospesa nel vuoto, da cui si può guardare giù, fino a 25 metri sotto: un brivido per chi non teme l’altezza.

Indirizzo: Købmagergade 52A, 1150 København, Danimarca
Orari: Aperta tutti i giorni dalle 10:00 alle 20:00.
Biglietto: 40 Kr (circa 5,36€) / per verificare le condizioni di riduzione o gratuità, consultare il sito ufficiale.

La Biblioteca Reale e il Diamante Nero di Copenaghen: gioiello di cultura e architettura

Un altro luogo di cultura danese è la Biblioteca Reale, fondata nel 1648 per volontà di re Federico III, con l’ambizioso intento di raccogliere e custodire la conoscenza dell’epoca. Oggi, il suo patrimonio conta oltre 30 milioni di documenti, tra cui preziosi manoscritti medievali, prime edizioni e volumi rari che raccontano la storia della letteratura e del pensiero europeo

Ma è nel 1999 che la biblioteca assume il suo aspetto più iconico, con l’inaugurazione di un’estensione moderna e visionaria: il Diamante Nero. Progettato dallo studio di architettura Schmidt, Hammer & Lassen, l’edificio si presenta come un’imponente struttura monolitica rivestita in granito nero dello Zimbabwe e vetro affumicato

Diamante Nero | © Serena Annese 
Diamante Nero | © Serena Annese 
Libri della Biblioteca Nazionale | © Serena Annese 

A seconda della luce del giorno, la sua superficie lucida riflette il cielo, il mare e la città, trasformando il suo aspetto in un continuo gioco di sfumature. Attraversando il grande ingresso in vetro, ci si ritrova in un atrio spettacolare: uno spazio ampio e luminoso, dove la luce naturale filtra attraverso le vetrate e si diffonde tra le onde sinuose degli ambienti interni. 

Da qui, un grande corridoio collega la parte storica della biblioteca con la sua controparte moderna, creando un dialogo architettonico tra epoche diverse. Al suo interno c’è un’ampia sala di lettura con scaffali colmi di volumi antichi, il Museo Nazionale della Fotografia – con una collezione di oltre 50.000 opere, tra scatti storici e contemporanei – l’Auditorium Queen’s Hall (600 posti, perfetta per concerti jazz, conferenze e incontri culturali), un’area ristoro e il Museo Danese del Libro, con manoscritti medievali e volumi antichi, tra cui un prezioso evangelario del 1060 scritto su pergamena.

Indirizzo: Søren Kierkegaards Pl. 1, 1221 Indre By
Orari: la biblioteca reale di Copenaghen è aperta da lunedì a venerdì dalle 8:00 alle 21:00, il sabato dalle 9:00 alle 19:00. La domenica è chiusa. Nei mesi di luglio e agosto da lunedì a venerdì dalle 8:00 alle 19:00, il sabato dalle 9:00 alle 19:00. La domenica è chiusa. 

La fame di cultura lascia spazio alla fame vera e propria e Gasoline Grill (Landgreven 10) fa al caso nostro. A prima vista potrebbe sembrare solo una vecchia stazione di servizio, ma è molto di più. Ogni hamburger è un piccolo capolavoro che mescola essenzialità e perfezione. Il pane – soffice, ma compatto – racchiude una carne succulenta, cotta con quella precisione che solo chi conosce davvero la materia può permettersi. Gli ingredienti sono freschi, scelti con cura e dosati con equilibrio. 

Se si visita Copenaghen nei mesi estivi, un’alternativa per la pausa pranzo può essere Reffen (Refshalevej 167), uno dei mercati più iconici della capitale danese. Circondato dall’atmosfera rilassata del porto, Reffen ospita diverse bancarelle e food truck che offrono una miscela deliziosa di cucina internazionale e piatti danesi tradizionali.

Scoprendo Christiania

Dopo aver recuperato le energie, proseguiamo lungo le strade di Copenaghen per visitare un angolo di libertà e ribellione: Christiania, che per quasi mezzo secolo ha sfidato le convenzioni. Christiania, con i suoi 7,7 ettari di terreno nel quartiere di Christianshavn, è una vera e propria enclave indipendente, una piccola utopia urbana che continua a vivere sotto le sue leggi non scritte, lontane da quelle del governo danese. È una delle aree più dinamiche e vivaci della città, facilmente raggiungibile a piedi o in autobus.

Questa “città libera”, fondata nel 1971 da un gruppo di giovani spiriti anarchici, ha da sempre avuto una relazione ambigua con il resto del mondo. A differenza della Christiania, che esisteva a Oslo – un nome che la capitale norvegese ha portato fino al 1925 – la Christiania di Copenaghen si è forgiata come una comunità che non riconosce le leggi tradizionali, creando un microcosmo di autogestione e resistenza. Inizialmente, fu un atto di ribellione spontanea: i suoi fondatori abbatterono la recinzione di un vecchio complesso militare per dar vita a un sogno di vita collettiva e anarchica. La visione del giornalista Jacob Ludvigsen, che proclamò Christiania una “terra dei coloni“, aspirava a costruire una società totalmente autonoma, dove la libertà individuale fosse l’unica legge. Oggi, sebbene la sua filosofia originaria si sia evoluta, l’area resta una roccaforte di indipendenza e innovazione sociale.

Cheeseburger di Gasoline Grill | © Serena Annese 
Christiania | © Serena Annese 
Christiania | © Serena Annese 

Le sue strade sono una galleria di arte di strada, murales che raccontano la storia di un luogo libero da convenzioni, dove l’arte e la cultura sono protagoniste. Christiania è anche un centro di sperimentazione, con laboratori artigianali, negozi di artigianato, bar alternativi e luoghi dove la musica, il teatro e altre forme di espressione creativa sono all’ordine del giorno. Qui, oltre alla produzione di birra artigianale, inclusa quella aromatizzata alla cannabis, vi sono anche ristoranti, caffè e spazi culturali che attirano giovani e adulti in cerca di un’esperienza diversa. Christiania è un caleidoscopio di colori, forme e suoni. Tra magazzini riconvertiti, case di legno, murales e sculture sparse: c’è sempre qualcosa che cattura l’attenzione.

A dispetto della sua fama legata alla libertà e alla sperimentazione, Christiania ha anche affrontato sfide e difficoltà. La presenza di bande di narcotrafficanti ha complicato la sua gestione, costringendo la comunità a confrontarsi con le autorità per cercare di ripristinare l’ordine. Tuttavia, il 2023 ha segnato un cambiamento significativo, con la decisione di smantellare la Pusher Street e di avviare un processo di rinnovamento che punta a ripristinare la serenità del quartiere. Le automobili, infatti, sono vietate, e il traffico di droghe pesanti è oggi un problema in via di risoluzione.

Consiglio: non è un luogo violento, né pericoloso per chi lo visita. Ciò che è richiesto è solo un minimo di rispetto: non scattate foto alle persone senza il loro consenso, non disturbate la quiete del luogo e non invadete la privacy di chi vive qui. Basta avere rispetto di chi vive e lavora a Christiania (non si tratta di un luna park) e verrete accolti con un grandissimo sorriso.

Opera Park: un rigoglioso e futuristico parco a Copenaghen

Il viaggio sta per concludersi, ci dirigiamo così verso l’ultima tappa. Sull’isola artificiale che fronteggia l’Opera Reale di Copenaghen, dove un tempo il cemento dominava sovrano, eco dell’era industriale, oggi cresce un particolare giardino. Lì dove il porto era solo un luogo di transito e lavoro, ospita una radura lussureggiante grande quanto tre campi da calcio, una vera oasi urbana pensata per accogliere residenti e visitatori in cerca di relax e natura. Progettato dallo studio danese COBE, l’Opera Park è un teatro vegetale, che si apre come un tappeto erboso intessuto con oltre 80.000 piante e 600 alberi, selezionati tra 223 specie provenienti da ogni angolo del mondo. L’antico spirito marinaresco di Copenaghen rivive qui in forma botanica.

Il parco si divide in sei ambienti, sei giardini con identità e atmosfere distinte, come sei atti di un’opera in cui la protagonista è la natura stessa. C’è la quiete meditativa della foresta nordica, con betulle argentate e pini rossi; la solennità colonnare della foresta nordamericana, dove magnolie e sequoie si ergono come cattedrali vegetali; l’eleganza fiorita del giardino inglese, dominato da rose, biancospini e piante perenni dai toni pastello. Il viaggio prosegue tra il fascino esotico del giardino orientale, dove i ciliegi in fiore e i cedri blu donano al paesaggio un senso di sospensione, e la foresta danese, cuore identitario del progetto, con le sue querce robuste e stagni ricamati di ninfee. All’interno della serra centrale, batte il cuore mediterraneo del parco: qui agrumi, fichi e ulivi trovano rifugio sotto un tetto-giardino, in uno spazio che fonde vegetazione e architettura.

L’Opera Park è costruito proprio come un palcoscenico: primo piano, sfondo e profondità scenica si alternano grazie alla disposizione sapiente delle piante, pensate per guidare lo sguardo verso il porto, dove l’acqua riflette luci, vento e stagioni. Il paesaggio, leggermente rialzato, protegge il giardino dai venti marini e dai temporali improvvisi, mentre il sistema di raccolta dell’acqua piovana alimenta la vegetazione anche nei mesi secchi. Nulla è lasciato al caso: ogni elemento, dal parcheggio interrato alla scelta delle essenze vegetali, contribuisce a un ecosistema armonico e autosufficiente.

La serra è il fulcro architettonico e simbolico del parco, disegnata come un fiore dai cinque petali. Al suo interno si trovano una caffetteria, un’area di ristoro, una zona per eventi e accessi diretti al parcheggio sotterraneo. In ogni stagione, anche nei mesi più freddi, quando la città rallenta, questo spazio rimane vivo, intimo, riscaldato dalla luce naturale e dall’energia prodotta dai pannelli solari installati sul tetto dell’Opera Park.

Opera Park | © Serena Annese 
Dolci nelle bakery danesi | © Serena Annese 
Gasoline Grill | © Serena Annese 

Cosa mangiare a Copenaghen

La cucina danese è un curioso miscuglio di semplicità rustica e creatività culinaria. Prendiamo lo smørrebrød, ad esempio: una singola fetta di pane di segale, generosamente imburrata e sormontata da una varietà di ingredienti come aringhe marinate, roast beef, uova sode e gamberetti, il tutto guarnito con erbe fresche e un tocco di limone o senape. È come se i danesi avessero deciso che un panino chiuso fosse troppo limitante per la loro creatività gastronomica.

Poi c’è il flæskesteg, il piatto nazionale danese: fette di pancetta di maiale croccantiservite con patate bollite e una salsa al prezzemolo. Un piatto che, nonostante la sua semplicità, resta profondamente radicato nella cultura e nella storia danese.

E non possiamo dimenticare le frikadeller, polpette di carne di maiale e manzo, insaporite con spezie e servite con contorni come patate, salsa e insalata di cavolo.

E come non menzionare i panificati danesi, che con il loro profumo burroso sembrano voler sedurre i passanti fin dal marciapiede? I danesi prendono il pane molto sul serio, tanto che il rugbrød – un pane di segale denso, scuro e leggermente acido – è praticamente una religione. Non è solo il supporto per lo smørrebrød, è un’esperienza di masticazione.

E poi ci sono i dolci, i famigerati wienerbrød, che ironicamente non sono viennesi ma interamente danesi nella loro esuberanza zuccherina. Strati infiniti di pasta sfoglia, burro e crema che si arricciano come una poesia ipercalorica, spesso sormontati da glassa, marmellata o nocciole tritate

Per i più golosi, c’è il risengrød, un budino di riso dolce preparato con riso a grano corto, latte e vaniglia, guarnito con cannella e una generosa cucchiaiata di burro. Una delizia cremosa e profumatissima, perfetta per le fredde giornate invernali.

E ovviamente, nessun viaggio gastronomico in Danimarca sarebbe completo senza una tazza di caffè. I danesi bevono caffè come se fosse una necessità fisiologica, ma non lo fanno in fretta, no: lo bevono con calma, seduti in un angolo accogliente con una candela accesa, una coperta sulle gambe e magari una fetta di kanelstang (una specie di treccia alla cannella che farebbe impallidire qualsiasi cinnamon roll americano).

Tutto questo rientra nella filosofia del hygge, un concetto danese intraducibile che unisce il piacere delle piccole cose, il calore delle relazioni e una sorprendente quantità di coperte e luci soffuse. È un modo di vivere che trasforma anche una semplice merenda in un rituale di benessere emotivo – e onestamente, se ci aggiungi un dolce alla crema e una buona chiacchierata, chi può dar loro torto? L’unico vero pericolo in Danimarca è proprio la tentazione di ordinare “solo un altro” dolcetto… dieci volte di fila.

Kanelstang | © Serena Annese 
Aringa marinata con fiori di sambuco, crème fraîche, maiale croccante di Aamanns 1921 | © Serena Annese 
Birrificio danese Mikkeller | © Serena Annese 

Come raggiungere Copenaghen

In aereo: arrivare a Copenaghen dall’Italia è molto semplice: dista infatti appena un paio d’ore di volo. Linee aeree low cost come Ryanair e EasyJet collegano la capitale danese a numerose città italiane – Roma, Bergamo, Bologna, Milano, Napoli e Venezia. Per chi preferisce affidarsi a compagnie tradizionali, anche Alitalia e Norwegian offrono voli diretti.

In treno: non esistono collegamenti diretti dall’Italia, ma partire da città europee come Amburgo (6 ore), Oslo (7 ore) o la vicinissima Malmö (appena 40 minuti) è molto facile. Il cuore del traffico ferroviario internazionale è la stazione di København Hovedbanegård, dove ogni giorno convergono viaggiatori da tutta Europa.

In nave: Copenaghen è una tappa fondamentale per le crociere che attraversano il Baltico e risalgono i fiordi norvegesi, con partenza dai porti del Mediterraneo: Barcellona, Roma, Marsiglia e Atene. Ogni anno, oltre quattro milioni di viaggiatori vi sbarcano.

Quando andare a Copenaghen e altre informazioni utili

Copenaghen si rivela più affascinante durante la stagione estiva, quando la luce del giorno si prolunga, le temperature divengono piacevoli e tutti i monumenti aprono le loro porte al pubblico, inclusi i Giardini di Tivoli. Inoltre, da maggio a settembre il clima temperato accompagna un’offerta culturale che si espande, rendendo l’esperienza ancora più ricca. 

La Danimarca è tra i Paesi più costosi dell’Unione Europea, e la sua capitale figura tra le città più care. La moneta in circolazione è la corona danese (kr), usata anche nella remota bellezza della Groenlandia e tra i paesaggi brumosi delle Isole Faroe. Nella quasi totalità dei negozi, ristoranti e caffè, è possibile pagare con carta di credito o bancomat, senza bisogno di contanti. Solo in rare occasioni – un autobus che parte all’alba, o una bancarella di street food – potrebbe essere richiesto l’uso dei contanti.

Nella capitale danese, il traffico ha un ritmo diverso, scandito dal tintinnare dei campanelli e dal frusciare delle ruote di migliaia di biciclette sull’asfalto. Qui, pedalare non è solo un modo per muoversi: è uno stile di vita, una dichiarazione d’amore verso l’ambiente e la propria salute. Una rete fittissima di piste ciclabili abbraccia Copenaghen come una seconda pelle, permettendo a chiunque, abitanti e visitatori, di attraversarla in libertà, in sicurezza e con una leggerezza tutta nordica.

Conoscevate già Copenaghen? L’avete già visitata o lo farete presto? Fatemelo sapere qui nei commenti, oppure sulla mia pagina Instagram!

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