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Fotografia notturna a Roma tra 1974 e 1995: luce, popolo e visione contemporanea. Il racconto del fotografo francese Hervé Gloaguen.

Nel panorama della fotografia europea del secondo Novecento, l’opera di Hervé Gloaguen si distingue per una qualità rara: la capacità di tradurre la fotografia in esperienza sensibile e al contempo di elevare l’esperienza a forma di linguaggio espressivo. Non si tratta semplicemente di fotografie urbane, né di un’indagine sociologica: Gloaguen costruisce una vera e propria drammaturgia visiva, in cui Roma diventa un dispositivo scenico e il suo popolo – attore e spettatore simultaneamente – si muove all’interno di una condizione temporale sospesa, quella della notte.

La mostra À Rome la nuit. Fotografie di Hervé Gloaguen, ospitata al Museo di Roma in Trastevere dal 25 marzo al 6 settembre 2026, restituisce questo sguardo nella sua forma più compiuta, attraverso un corpus di immagini realizzate tra il 1974 e il 1995.

Hervé Gloaguen: formazione, impegno e ricerca

Il percorso artistico di Hervé Gloaguen si inscrive pienamente nelle trasformazioni culturali del secondo dopoguerra. Nato nel 1937 a Rennes, si forma presso l’École technique de photographie et de cinématographie (ETPC) – antenata dell’École Louis-Lumière – dove acquisisce competenze tecniche in ambito fotografico.

Determinante è l’incontro con il mondo del jazz, che gli offre un modello operativo: improvvisazione e struttura, libertà e disciplina. Gloaguen stesso stabilisce un parallelismo diretto tra musica e fotografia: entrambe implicano una parte costruita e una parte aperta all’imprevisto.

Questo atteggiamento si riflette anche nel suo rapporto con la tecnica. Non è interessato alla tipologia di macchina fotografica, né alla sua aura tecnologica: ciò che conta è esclusivamente il risultato, ovvero la capacità dell’immagine di restituire una presenza.

Nel 1972 è tra i fondatori dell’agenzia Viva, insieme a figure come Claude Dityvon e Martine Franck. Il progetto è chiaro: sottrarre la fotografia al controllo dei media e restituirle autonomia critica; ridefinendo il rapporto tra autore, soggetto e diffusione delle immagini.

Durante questi anni, Gloaguen realizza reportage su eventi cruciali – dalla rivoluzione portoghese alla caduta di Saigon – ma soprattutto sviluppa un linguaggio in cui l’immagine è sempre collocata in un contesto storico, sociale e politico. Le lotte operaie, le manifestazioni, i conflitti internazionali – inclusa la guerra del Vietnam – non sono solo temi, ma campi di tensione in cui la fotografia misura la propria responsabilità.

Parallelamente, sviluppa progetti più personali, come quello su Roma. Dopo la chiusura dell’agenzia nel 1982, entra in Rapho e amplia il proprio raggio d’azione: Africa, rifugiati, interventi per organizzazioni internazionali come l’UNICEF e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.

À Rome la nuit. Fotografie di Hervé Gloaguen | © donation Hervé Gloaguen, Ministère de la Culture (France), Médiathèque du patrimoine et de la photographie, diffusion
À Rome la nuit. Fotografie di Hervé Gloaguen | © donation Hervé Gloaguen, Ministère de la Culture (France), Médiathèque du patrimoine et de la photographie, diffusion
À Rome la nuit. Fotografie di Hervé Gloaguen | © donation Hervé Gloaguen, Ministère de la Culture (France), Médiathèque du patrimoine et de la photographie, diffusion

Il primo incontro di Gloaguen con Roma avviene nel 1974, durante un viaggio in Italia. È un colpo di fulmine. Il fotografo ritorna più volte, negli anni Ottanta e Novanta, seguendo anche i suggerimenti di Alberto Moravia, che lo indirizza verso l’EUR, rivelandogli una città diversa, più astratta e monumentale. Negli ultimi soggiorni scopre anche Trastevere, con la sua vitalità popolare. In una lettera al figlio Loïc, afferma «Quello che vorrei fissare nelle mie fotografie è qualcosa di meraviglioso, qualcosa di eterno. Forse il meraviglioso è proprio questo: la vita vera». Una definizione di intenti che coincide con la sua stessa poetica.

La notte romana: macchina teatrale e spazio della visione

Quando il sole tramonta, Roma smette di offrirsi come semplice spazio urbano declinandosi in azione scenica. Le luci artificiali – lampioni, riflessi sulle fontane e chiarori intermittenti – costruiscono una nuova topografia visiva di contrasti e apparizioni. In questo passaggio la scelta di Gloaguen è radicale: fotografare senza flash, accettando il rischio dell’oscurità, della perdita di controllo e dell’indeterminazione.

Questa scelta, come emerge dalle sue stesse note, non è soltanto tecnica, ma ha valenza etica: l’uso del flash avrebbe “aggredito” le persone fotografate. Per questo il fotografo sceglie la discrezione, l’invisibilità e soprattutto la durata – “passare del tempo e ancora del tempo” – come condizione necessaria alla visione. 

Un elemento decisivo, è  proprio il rapporto con il tempo. Le immagini di À Rome la nuit non sono il frutto di un progetto lineare, ma di una pratica intermittente: soggiorni di un mese, ripetuti negli anni, che sommati costituiscono circa sei mesi complessivi di lavoro. Questa frammentazione produce un effetto preciso: l’opera costruisce una continuità artificiale, resa possibile dallo sfondo nero della notte e dalla permanenza della città.

Il risultato è una fotografia che rinuncia all’evidenza per cercare la presenza. Le figure emergono come epifanie: un volto, un gesto e un abbraccio. Non c’è gerarchia tra monumento e individuo, entrambi partecipano allo stesso dispositivo teatrale.

Negli anni Settanta, mentre gran parte della fotografia umanista privilegiava il bianco e nero, Gloaguen opta per il colore. Il colore, soprattutto in condizioni di luce scarsa, introduce instabilità: dominanti cromatiche, sfocature e grana. Il fotografo bretone sfrutta questa precarietà per sottrarre l’immagine alla dimensione illustrativa, evitando ogni deriva da “cartolina”.La notte, in questo senso, diventa uno strumento critico: sottrae al colore la sua funzione “graziosa” e lo riporta a una dimensione più instabile e ambigua.

Il nero della notte agisce come un fondale unitario, capace di tenere insieme immagini scattate a distanza di anni. Gloaguen esplicita anche un altro dato cruciale: il fallimento. Molte immagini non funzionano, “fiaschi” necessari che fanno parte del processo. La riuscita non è immediata, ma emerge attraverso la selezione e la pazienza, fino a formare un insieme omogeneo. In questo senso, la serie è si pone come un montaggio che trasforma la dispersione dell’esperienza in forma.

Inoltre, come già detto, al centro dell’indagine di Gloaguen non vi è l’architettura, ma il corpo sociale. Le sue immagini restituiscono una pluralità di presenze: studenti, borghesi, turisti, coppie, lavoratori e figure marginali.

Roma, nelle sue fotografie, non è mai vuota. È attraversata da una vitalità diffusa che si manifesta soprattutto nelle piazzePiazza Navona, Piazza di Spagna, Piazza del Popolo e Piazza della Rotonda – dove il popolo si raccoglie dopo il caldo del giorno.

Qui si attiva una dinamica precisa: la città offre la scena, ma è il popolo a produrre lo spettacolo. Si mangia, si beve, si osserva e ci si lascia osservare. La dimensione sensoriale è totale: il rumore dell’acqua, il brusio delle voci e il contatto con la pietra ancora calda.

Un’immagine esemplare è quella del ragazzo che si tuffa nella Fontana di Trevi, il volto dipinto di verde: gesto performativo, quasi teatrale, capace di sintetizzare perfettamente la visione di Gloaguen. Non esistono spettatori passivi, tutti partecipano alla costruzione del senso.

À Rome la nuit. Fotografie di Hervé Gloaguen | © donation Hervé Gloaguen, Ministère de la Culture (France), Médiathèque du patrimoine et de la photographie, diffusion
À Rome la nuit. Fotografie di Hervé Gloaguen | © donation Hervé Gloaguen, Ministère de la Culture (France), Médiathèque du patrimoine et de la photographie, diffusion
À Rome la nuit. Fotografie di Hervé Gloaguen | © donation Hervé Gloaguen, Ministère de la Culture (France), Médiathèque du patrimoine et de la photographie, diffusion

L’opera di Hervé Gloaguen su Roma si pone come una ricerca sul “meraviglioso” inteso come qualità intrinseca del reale. La notte diviene il luogo privilegiato di questa rivelazione: uno spazio in cui il visibile si rarefà e proprio per questo si intensifica. 

Ciò che emerge con maggiore chiarezza, anche nelle parole dell’autore, è che il vero protagonista non è la città in sé, bensì il suo uso: il popolo che la attraversa, la abita e la reinventa ogni sera. In questo gesto reiterato, quotidiano, Gloaguen riconosce qualcosa di eterno.

E forse è proprio qui che la fotografia trova la sua necessità: non nel fissare ciò che è già dato, ma nel rendere visibile ciò che, senza di essa, resterebbe inosservato.

L’esposizione al Museo di Roma in Trastevere, aperta dal 25 marzo al 6 settembre 2026, riunisce 68 fotografie a colori, costituendo il nucleo principale del progetto romano.

Promossa da Roma Capitale e organizzata dalla Médiathèque du patrimoine et de la photographie del Ministero della Cultura francese, la mostra è curata da Hervé Gloaguen ed Emmanuel Marguet.

Si inserisce nel programma per il 70° anniversario del gemellaggio Roma-Parigi, configurandosi come un dispositivo di dialogo culturale tra le due capitali.

Andrete a vedere la mostra À Rome la nuit. Fotografie di Hervé Gloaguen al Museo di Roma in Trastevere? Fatemelo sapere qui nei commenti, oppure sulla mia pagina Instagram!

Informazioni utili sulla mostra

À Rome la nuit. Fotografie di Hervé Gloaguen
A cura di Hervé Gloaguen ed Emmanuel Marguet
Dal 25 marzo al 6 settembre 2026
Museo di Roma in Trastevere
Piazza Sant'Egidio 1/b, 00153 Roma (RM)
Orari: dal martedì alla domenica dalle 10:00 alle 20:00. Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura. Chiuso il lunedì.
Biglietto: intero 9,50€ / biglietto ridotto 5€. Gratuito per i residenti a Roma e nell’area metropolitana (mediante esibizione di valido documento che attesti la residenza). Ingresso gratuito per i possessori di MIC card. Per verificare le altre condizioni di riduzione o gratuità, consultare il sito ufficiale.
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